18 Ott 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria
«Numerose rivoluzioni nella storia hanno avuto inizio in modo inatteso. I giovani si sono spesso trovati al centro. Immerso come tanti nei problemi delle mega-città dei nostri Paesi, anch’io mi sono chiesto: quando verrà il cambiamento? Ne discutevo con altri amici, studiavo i percorsi dei grandi protagonisti della storia, mi ponevo tante domande. Quando ho cominciato a lavorare come giornalista presso la sede dell’ANSA a Sâo Paulo, non perdevo occasione per far emergere nei miei articoli i segnali della crisi, cercando la verità. Mi sentivo carico di grandi aspirazioni. Eppure mano a mano che facevo esperienza, sentivo che la spinta dell’idealismo non bastava… La complessità del mondo contemporaneo mi metteva di fronte ad una domanda di competenza e di esperienza a cui non mi sentivo in grado di rispondere. Tanto più in una situazione di crisi galoppante come quella delle nostre società interdipendenti, con i problemi del lavoro, della finanza internazionale, i conflitti, con meccanismi istituzionali obsoleti. Ho avvertito che il rischio era quello di lavorare… fuori rotta, mentre la storia corre verso scenari che non sapevo decifrare. La decisione di iscrivermi all’Istituto Universitario Sophia (IUS), si è innestata su questa riflessione. Ho deciso di investire nel biglietto aereo e nei preparativi tutto quello che avevo e di dedicare due anni della mia vita a percorrere una strada che mette insieme teoria e azione quotidiana, per approfondire una nuova cultura, quella dell’unità. Mi sono iscritto all’indirizzo politico e sono entrato in un laboratorio di vita in cui, giorno dopo giorno, con studenti e docenti di diverse provenienze, affrontiamo un intenso programma di studio che declina la cultura dell’unità in numerosi ambiti delle scienze e dell’azione umana. Allo IUS facciamo esperienza che un obiettivo alto di cambiamento sociale si può, anzi si deve accompagnare ad una preparazione approfondita: serve formarsi professionalmente, servono conoscenze multidimensionali, apprendere un metodo di dialogo a 360 gradi, per rapportarsi con persone e popoli vicini e lontani e saper gestire la rete delle interdipendenze che caratterizza il nostro tempo. Il fitto confronto tra le discipline, illuminato dal carisma di Chiara Lubich, è sostenuto dallo sforzo quotidiano di tradurre in pratica le intuizioni e i risultati accademici che raggiungiamo in aula. Tutto ciò mi ha coinvolto e mi ha dato prospettive assai diverse e strumenti nuovi. Giunto alla fine del percorso posso dire di aver acquisito alcune competenze specialistiche che mi aiuteranno nel mio lavoro di giornalista, non solo a scrivere pezzi più elaborati tecnicamente, ma soprattutto a cogliere elementi di quei fatti che prima probabilmente mi sarebbero sfuggiti. Ho capito che il “nuovo” che cerco si costruisce nel rapporto con le persone, con i colleghi di lavoro, con quanti intervisto, con il pubblico che mi legge: verrà solo da una intensa vita di dialogo, di condivisione e di verifica comunitaria. E valorizzando i segni di quella tensione all’unità, viva e operante nella storia, che trovo ovunque nelle storie che racconto. Aspirare ad un mondo migliore è qualcosa di molto importante, ma cercare gli strumenti adeguati è altrettanto fondamentale. Allo IUS ho capito che non si può improvvisare, che dobbiamo dedicare tempo e risorse per mettere le condizioni necessarie». (Fonte: Istituto universitario Sophia online) (altro…)
16 Ott 2012 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
“Hanno per protagonisti giovani e ragazzi, famiglie, professionisti, operai, dirigenti, religiose, sacerdoti, che affrontano col Vangelo le situazioni del quotidiano e le sfide della società. Un popolo che crede, vive, muove, coinvolge, nel rispetto delle convinzioni e dell’esperienza altrui, consapevole che ogni persona può dare un contributo alla grande famiglia umana”. Così viene presentato il libro, edito da Città Nuova, a cura di Chiara Favotti. Pubblichiamo, come piccolo ‘assaggio’, una delle storie raccolte in “Una buona notizia, gente che crede, gente che muove”.
«Sono africano e sto studiando nel Nord Italia. Qualche tempo fa avevo letto su una rivista un articolo, in cui l’autore diceva che una “notte” sta pervadendo la cultura occidentale in tutti i suoi ambiti, portando a una perdita degli autentici valori cristiani. Sinceramente non avevo capito molto il senso di questo scritto, finché non mi capitò un fatto che mi fece aprire gli occhi. Era sabato pomeriggio. Alcuni ragazzi, miei vicini di casa, mi propongono di uscire con loro e di trascorrere una serata insieme. Vogliono fare qualcosa di diverso. Siamo in sei o sette. Per iniziare, andiamo a ballare in un locale. All’inizio mi diverto, mi dicono che ho la musica nel sangue, che so ballare bene. Ben presto però mi accorgo che intorno a me alcuni ballano senza alcun rispetto né per se stessi né per gli altri. Non ballano per puro divertimento, ma per lanciare messaggi ambigui. Dentro di me avverto una voce sottile, che mi chiede di andare controcorrente e di ballare con dignità e per amore. Dopo qualche ora, i miei compagni propongono di cambiare locale. Mi fido di loro, in fin dei conti sono miei amici, e accetto. Entriamo in un altro locale. Il tempo di rendermi conto dove sono, tra musica ad altissimo volume, luci psichedeliche e un odore acre che entra forte nel naso, e rimango subito sconvolto. Questa non è una normale discoteca, qui delle ragazze si prostituiscono. Sono molto deluso e arrabbiato. Senza dire una parola mi giro ed esco dal locale. Uno dei miei amici mi insegue. Mi insulta, mi dà del ritardato. Non gli rispondo. Passano pochi minuti, ne esce un altro, questa volta non per insultarmi, ma per darmi ragione. Infine un altro amico si sfila dal locale e anche lui mi dà ragione. Rimango sorpreso, avevo creato una catena di controcorrente. Senza aver parlato né degli ideali cristiani in cui credo, né di Dio, gli altri mi avevano visto e avevano capito. Passa qualche mese. Non pensavo più da un pezzo a quell’episodio. Un giorno un ragazzo, che era stato con noi quella sera, viene da me, mi dice di essersi pentito e di non voler più frequentare quel tipo di locali. Questa esperienza mi ha aiutato a capire più radicalmente la necessità di rischiare e di dire “no” a certe proposte». (Yves, Camerun) Hai anche tu una buona notizia da segnalarci? (altro…)
16 Ott 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità

Guarda la trasmissione sul sito di TV2000
Da piccola “avevo come motto della mia vita: “Il mio popolo un giorno non avrà fame e neanche sete. E fare questo sarà la mia vita”. A raccontarlo è Angela Luce Silva, focolarina originaria di Masejo, Brasile, durante i giorni di LoppianoLab a Tv2000. Una storia, la sua, in cui il donarsi totalmente a Dio le ha svelato un popolo ancor più ampio e l’ha condotta dal Brasile all’Italia, dalla Thailandia all’Indonesia dello tsunami nel 2004, all’impegno con l’Amu (Ong del Movimento dei Focolari). Riportiamo alcuni stralci dell’intervista – Guarda qui il video integrale in italiano. Il Brasile è una grande potenza, ma in quegli anni non era facile… “Erano gli inizi degli anni ’80, e proprio mentre mi ponevo tante domande ho conosciuto i giovani del Movimento dei Focolari. Per me è stato bellissimo, un grande cambiamento perché lì, fra di loro vedevo già una società nuova, diversa e vivevano come i primi cristiani, mettevano in comune le loro necessità, i loro beni, le loro cose. Per me era vedere un Vangelo fatto vita”. Tutto è partito quando avevi 15-16 anni e ti trovavi in Brasile. C’è un luogo che mi ha colpito ascoltando il tuo racconto… “È a Recife, vicino al mare. Si chiamava l’Isola dell’Inferno perché quando veniva l’alta marea questa località si riempiva di fango”. Ma c’era anche un altro tipo di fango… “È una regione dove ci sono le favelas, i mocambos, e le persone vivono sulle palafitte. Una vita di esclusione e di impoverimento: spaccio di droga, prostituzione. Avevo finito l’università, volevo stare con queste persone, così insieme ad altri giovani siamo andati ad abitare lì, insieme a queste persone. Con loro cercavamo di capire quale era il processo di sviluppo che potevamo fare insieme”. Oggi l’isola non si chiama più Isola dell’Inferno, ma Isola di Santa Teresinha (di Lisieux). Ora tutto è trasformato. 
Angela Luce Silva lavora con
“Azione per un mondo unito”
La storia di Luce poi procede verso altre destinazioni perché nel ’90 lasci il Brasile e vieni in Italia… “Ad un certo punto non era per me sufficiente dare solo la mia conoscenza o le mie cose materiali. Sentivo che c’era un grande richiamo di Dio a vivere un’avventura con Lui, di donarmi a Lui”. Ma arriviamo ad oggi, l’Azione per il Mondo Unito, l’Amu oggi è la tua vita, il tuo impegno. Cosa significa? “Lavorare all’Amu è una sfida grandissima, una chance, l’opportunità di realizzare il sogno della fraternità universale perché all’Amu lavoriamo per i progetti di sviluppo in 56 Paesi. Mi occupo del settore dell’educazione allo sviluppo. Cerchiamo di dare anche qui in Italia il senso della speranza ai giovani, perché bisogna cambiare tanti stili di vita. Capire che al Sud tanti problemi esistono perché al Nord stiamo troppo bene. ‘Ma come – mi dirai – siamo in crisi!’. Ma è vero e no, perché se pensiamo a certi Paesi allora i nostri problemi si ridimensionano”. (Fonte: Tv 2000) (altro…)
15 Ott 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale

Un milione e mezzo di siriani sono sfollati dalle zone più “calde” del Paese
Decidere di lasciare la propria terra, la propria casa, il lavoro, gli amici, è un fatto traumatico, quando non si ha altra scelta. Non si può prevedere se e quando si potrà ritornare e se si troverà ciò che si è lasciato. Un milione e mezzo di siriani sono sfollati dalle zone più “calde” del Paese verso regioni meno pericolose, mentre 311.000 – queste le ultime stime dell’ONU – si sono rifugiati nei Paesi confinanti: Turchia, Iraq, Giordania e Libano. Non si intravvede ancora una possibile soluzione di questo conflitto che vede schierate su fronti opposti le forze governative e le forze di opposizione; anzi, si teme un’estensione della crisi a livello internazionale. Eppure, il vento della primavera araba aveva fatto sperare nella forza della resistenza non violenta e nella spinta pacifica verso una riforma del Paese in senso democratico, in un contesto in cui la convivenza fra diverse fedi religiose non aveva mai destato seri problemi. Poi, tutto è precipitato. Mentre si cercano ancora nuove soluzioni diplomatiche con la speranza che la vera anima del popolo siriano possa emergere e realizzare le sue aspirazioni alla convivenza pacifica, senza frantumare il Paese, si cerca di dare sollievo alla popolazione colpita. In Libano, il Movimento dei Focolari è in prima linea nell’aiuto ai profughi. Le comunità hanno risposto a questa emergenza con grande generosità, mettendo a disposizione quanto potevano, soldi e beni. Presso il Centro Mariapoli di Ain Aar sono alloggiate alcune famiglie siriane, mentre altre sono ospitate in varie parti del Paese. “Tutti vorrebbero rientrare in Siria – scrivono i responsabili del Movimento in Libano – ma la situazione non lo consente. Così abbiamo iscritto i bambini alle scuole libanesi e attendiamo l’evolversi degli avvenimenti. I rifugiati partecipano con quello che possono, ma il costo della vita in Libano è di 5 volte superiore a quello siriano e le risorse economiche finiscono velocemente”. 
© Foto UNICEF HQ
Contemporaneamente, in Siria, la perdita progressiva del lavoro per la chiusura di molte fabbriche, il crollo del commercio e l’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, soprattutto gasolio e gas, rendono drammatica la vita per tante famiglie ed estremamente inquietante il futuro. Per questo è importante non lasciare sola la popolazione e sostenerla in ogni modo possibile. L’AMU (Associazione Azione per un Mondo Unito, Ong ispirata alla spiritualità dei Focolari) coordina la raccolta fondi e gli interventi di emergenza, insieme ai responsabili locali. Al momento i fondi raccolti sono destinati ad aiuti di prima necessità (vitto, alloggio, spese sanitarie), sia per famiglie di rifugiati che per famiglie sfollate in Siria. In Libano, inoltre, si sta provvedendo all’inserimento dei bambini profughi nelle scuole libanesi. Chi desidera esprimere alla popolazione siriana la propria vicinanza anche attraverso un contributo in denaro, può utilizzare il seguente conto corrente intestato a:
Associazione Azione per un Mondo Unito presso Banca Popolare Etica, filiale di Roma. Codice IBAN: IT16G0501803200000000120434 Codice SWIFT/BIC CCRTIT2184D Causale “Aiuti alle famiglie siriane” oppure “Scolarizzazione bambini siriani”.
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11 Ott 2012 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Leyland è una simpatica città del Lancashire (GB), nei pressi di Preston, cresciuta rapidamente dopo gli anni ’50 con l’espansione dell’industria automobilistica ed altre industrie. Convivono da trecento anni, cattolici, anglicani, metodisti ed altri cristiani di varie Chiese. “Negli anni ‘80 – racconta John – alcuni della parrocchia di Santa Maria hanno partecipato ad una Mariapoli e ne sono rimasti così bene impressionati che, in seguito, vi hanno invitato altri parrocchiani. Per trovare i fondi per la partecipazione, vendevano panini dopo lo Messa…! Altri, incuriositi, hanno offerto i loro talenti organizzando feste, serate musicali, quiz, produzioni teatrali, che non solo sono serviti a raccogliere fondi, ma anche a radunare i membri della parrocchia. Così, ogni anno il numero dei partecipanti alla Mariapoli è cresciuto e, al ritorno, hanno cercato di vivere nella loro comunità ecclesiale lo spirito di unità sperimentato”.
“L’evangelizzazione non è una teoria – è Leslie che continua – ma un modo di vita che coinvolge tutti: quelli che frequentano regolarmente la Chiesa, quelli che vengono di rado e anche coloro a cui la religione non interessa affatto. Ogni persona viene apprezzata per sè stessa e contribuisce all’impresa comune, come Julie, che non parla e si muove con difficoltà ma che aiuta per le pulizie della parrocchia, dando coraggio e speranza a chi lavora con lei. Julie, che ha trovato la fede da pochi anni, è un simbolo di ciò che succede qui: accogliere tutti, accogliere i poveri ed i bisognosi, prendersi cura dei malati, degli anziani, tutto con spirito di gioia. La Chiesa è aperta a tutti. Una volta ha accolto persino il funerale di un indù, dato che la famiglia non sapeva dove tenerlo. Per l’occasione sono venuti tanti amici e parenti, rimasti colpiti dall’accoglienza che hanno trovato”. “Quest’anno c’erano 200 cresimandi – continua John – e la preparazione ai Sacramenti ha richiesto un lavoro immenso, ma il rapporto d’unità tra gli animatori ha fatto superare tutti gli ostacoli. Come servizio alla popolazione facciamo delle cerimonie speciali per bambini in carrozzella di età pre-scolare e anche per quelli che li curano. Raggiungiamo così tante persone che non frequentano la Chiesa. Con la Società di S. Vincenzo ci prendiamo cura degli anziani, degli ammalati, dei soli, facendo loro compagnia e portando anche aiuto materiali, spesso frutto della comunione con altre parrocchie vicine. Recentemente è stato istituito il ‘Fondo Newman’, sponsorizzato dalla nostra parrocchia con lo scopo di aiutare le persone in necessità. Esso copre, ad esempio, le spese di trasporto scolastico dei bambini che abitano nei dintorni. Gestisce anche la comunione dei beni e la successiva distribuzione di mobili ed indumenti a famiglie in necessità”.
“Il Consiglio pastorale – continua ancora John – è attento alla popolazione e sostiene tutte le iniziative rivolte alla partecipazione e comunione tra tutti grazie all’aiuto di tanti animatori volontari. Collaboriamo, poi, con altre 10 chiese vicine. Il gruppo ecumenico nato spontaneamente è molto attivo. Quando è morta la moglie di un predicatore laico metodista, la prima persona che hanno chiamato è stato il nostro parroco. Molti cattolici poi sono andati al suo funerale nella Chiesa metodista. Rapporti come questi sono all’ordine del giorno. Fuori della nostra Chiesa – conclude – c’è una scritta in latino che dice: ‘Dove c’è carità e amore, lì c’è Dio’. Tutto un programma! Infatti, vorremmo che la nostra parrocchia sia una scintilla di luce per il mondo che la circonda”. (altro…)
7 Ott 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
«Mi chiamo Nacho, sono argentino ed ho 25 anni. Ho giocato per tanti anni, a calcio, in una squadra importante dell’Argentina e la mia vita s’incamminava verso quel mondo anche dal punto di vista professionale. Ero fidanzato con una ragazza che viveva, sin da piccola, il mio stesso ideale basato sui valori evangelici. Sognavamo di sposarci e di avere tanti figli. Avevo molti piani in mente di come sarebbe stata la mia vita accanto a lei. Insomma, ero un ragazzo felice della mia vita cristiana e dell’ideale di un mondo unito per il quale avevo scelto di vivere! Ma proprio mentre ringraziavo Dio per avermi accompagnato sempre nella mia vita e per quello che stavo vivendo insieme a Lucia, ho sentito dentro di me come se Lui mi dicesse: “Nacho, tu sei disposto a seguirmi, lasciando tutto e consacrare la tua vita solo a me?” E subito mi è venuto da risponderGli: “Certo che lo sono”. Mi sono chiesto cosa volesse dire “il mio tutto” e ho capito che Dio mi chiedeva di seguirlo lasciando la mia famiglia presente, papà, mamma, fratelli ma, soprattutto, lasciando la mia possibile famiglia futura. Ne ho parlato con Lucia. Non è stato facile per nessuno dei due ma, ancora con le lacrime agli occhi, ho avuto quel giorno la conferma della decisione che stavo per prendere: quella di seguire Gesù come focolarino, nella strada tracciata da Chiara Lubich. Non è semplice spiegare quello che sperimento vivendo ciò che Gesù ci ha promesso e cioè che non c’è nessuno che abbia lasciato casa, padre, madre, figli e che non riceva cento volte tanto in questa vita. Questo lo vivo giorno dopo giorno, ad esempio nel dare un po’ del mio tempo per qualcuno che ha bisogno e sentirlo veramente come mio fratello…e soffrire oppure gioire con lui. Qualche giorno fa sono arrivato a casa stanco morto dopo il lavoro e l’unica cosa che desideravo era riposarmi un po’. Un altro focolarino stava preparando la cena e mi ha chiesto una mano perché era in ritardo. Ho cominciato ad aiutarlo, così, dimenticandomi della mia stanchezza, ho sentito la gioia di poter vivere per lui. Facendo queste piccole esperienze, riesco a scoprire me stesso ancora di più. Vedo che i miei limiti diventano una pedana di lancio e che i miei orizzonti si allargano soprattutto nei confronti delle altre culture. Nella convivenza con persone di altri paesi sento che le uniche barriere che possono esserci sono quelle dentro noi stessi. E questo mi fa anche superare la paura di andare incontro allo sconosciuto, a quello che è diverso da me, perché ho capito che la diversità non crea tanto la divisione ma serve al complemento di noi stessi. Ora sto completando la mia formazione nella Scuola dei focolarini in Svizzera. Poi ancora non so in quale focolare del mondo andrò, con chi abiterò, ma sento che Dio mi ha chiamato personalmente per contribuire a realizzare la fraternità nel mondo, abbracciando la famiglia dell’umanità intera con un cuore libero, e per questo ideale voglio dare la mia vita». Da Genfest 2012
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