27 Apr 2004 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Poznan è una delle più antiche città polacche, situata a 50 chilometri da Gniezno, dove si è svolto il Congresso “Europa dello Spirito”. Pur avendo una tradizione plurisecolare, è una città dall’anima giovane per la presenza sul suo territorio di ben 19 università che ne fanno uno dei più vivaci centri accademici polacchi.
Mons. Stanisław Gadecki, arcivescovo di Poznan, afferma: “Quando ho sentito che Chiara Lubich veniva a Gniezno, ho subito chiesto ai Focolari se c’era la possibilità di un incontro a Poznan, in particolare per gli studenti. Non credevo che sarebbe stato possibile, ma alla fine ci siamo riusciti. E, come abbiamo visto oggi, l’atmosfera è stata così speciale che quelli che hanno partecipato sono stati presi dalla spiritualità dell’unità, dalla spiritualità dei focolarini.” Il 13 marzo, Chiara è stata dunque invitata a parlare nell’Auditorium dell’università Adam Mickiewicz. Prima del suo intervento, sul palco dinanzi al monumentale organo, si presenta il piccolo “popolo polacco” del Movimento dei Focolari, formatosi prima degli anni ’90, quando non si poteva far altro che vivere il Vangelo. C’è grande commozione allorché si proietta una sintesi filmata degli incontri del “Papa polacco” con il Focolare. Poi l’intervento di Chiara propone all’assemblea la radicalità evangelica dell’amore, che appare la sola soluzione per risollevare la temperatura della vita della comunità cristiana. È l’antidoto al consumismo, alla tiepidezza; è gioia e fervore. In conclusione, l’arcivescovo Stanisław Gadecki consegna a Chiara un riconoscimento della diocesi per la sua visita. Il card. Józef Glemp, arcivescovo di Varsavia, così si esprime: “Nell’aula dell’università di Poznan non abbiamo solo ascoltato un discorso di Chiara Lubich – la conosco molto bene -, ma abbiamo assistito al crearsi di quello che chiamerei l’ambiente della fede. I giovani hanno potuto sperimentare, non solo dal discorso e dalla razionalità degli argomenti, questo ambiente che permette di rivolgersi direttamente alle persone, dandogli del tu. Penso che in questo consista il grande carisma di Chiara.” (altro…)
6 Apr 2004 | Chiesa, Focolari nel Mondo
Una religiosa, in un momento di buio, toccata dalla serenità con cui una consorella viveva la sua grave malattia, ne scopre il segreto: l’amore a Gesù crocefisso e abbandonato, cuore della spiritualità dell’unità, dei Focolari. “Per me – racconta – è una conversione”. Riscopre l’attualità del suo fondatore: “Di fronte alla miseria materiale e spirituale del suo tempo, San Vincenzo consacrò la sua vita all’evangelizzazione dei poveri che egli chiamava “i nostri padroni”. In Gesù abbandonato ora lei riconosce il volto del Signore trasfigurato nella povertà di oggi, in un quartiere malfamato, in una comunità a servizio dei tossicodipendenti, fra i rifiutati dalla società. C’è chi si riavvicina a Dio e “passa dalla morte alla vita”, perché inizia ad amare i fratelli. Sono una Figlia della Carità di S.Vincenzo de’ Paoli. La Compagnia di cui faccio parte è stata fondata nel XVII secolo da Vincenzo e Luisa Marillac. Ho conosciuto l’Ideale dell’unità in un momento di buio e di fatica, attraverso una consorella che ne viveva la spiritualità. Le era stato diagnosticato un tumore al cervello, tuttavia lei era rimasta serena e sempre aperta e pronta ad amare. Durante l’anestesia spesso ripeteva:”Per te Gesù, per te”. Dove trovava questa forza? Ne ho scoperto il segreto: l’abbraccio a Gesù Crocefisso e Abbandonato. Anch’io voglio vivere quest’avventura. Per me è un momento di conversione vera: lo Spirito santo mi aiuta a bruciare il tarlo che da anni toglie alla mia vita la freschezza e la generosità per Gesù. Dentro sento una voglia matta di amare. Inizio a frequentare il Focolare, partecipo agli incontri dove attingo la luce per vivere il carisma dei miei fondatori. Divento più libera, più gioiosa, più donna, più Figlia della Carità. Le regole e l’esperienza di S. Vincenzo de’ Paoli e di S.Luisa de Marillac mi sembrano più vicine. Il mio Fondatore, di fronte alla miseria materiale e spirituale del suo tempo consacrò la sua vita all’evangelizzazione dei poveri che egli chiamava i “nostri padroni”. Riscopro in Gesù Abbandonato il volto del Signore trasfigurato nella povertà d’oggi. Così, se nel 1600 le mie consorelle andavano ad evangelizzare, curare, nutrire, vestire i poveri, raggiungendoli sulle strade, sui campi di battaglia, nelle soffitte, negli ospedali, nelle galere…….Io scopro oggi la bellezza e l’attualità del nostro carisma vivendo in un quartiere malfamato di Milano. In questi anni capisco qual è il mio modo di contribuire alla realizzazione dell’Ideale dell’unità: essere il mio fondatore redivivo per realizzare l’unità. Anni dopo sono mandata in una comunità a servizio dei tossicodipendenti. Sperimento l’insicurezza e l’assurdo di abbracciare una realtà di fronte alla quale sono impreparata e inadeguata. Mi ribello al pensiero di essere confinata in una cascina su una montagna, senza un ruolo ed un’attività ben precisa. Ma è proprio nel vivere quest’esperienza, apparentemente senza colore, che il Signore mi libera da attaccamenti e sicurezze e rinnovo il mio “si” a Gesù. Così Lui che mi prepara a vivere un’altra avventura: sono trasferita in un monolocale, in un quartiere popolare di Torino, segnato dalle nuove povertà: etilisti, dimessi da ospedali psichiatrici, barboni, anziani, in altre parole gli ultimi, rifiutati dalla società. Ho la fortuna di condividere la spiritualità dell’unità con una consorella. Vivendo con i poveri 24 ore su 24 incontro Gesù Abbandonato ad ogni passo. Mi scontro con la diffidenza. La gente pensa che le suore siano lì a controllare e le guardano con disprezzo e indifferenza. Ma loro sono i “nostri padroni”, in loro riconosciamo il Volto di Gesù. A poco a poco l’amore li conquista. I barboni diventano i nostri primi amici. C’interessiamo della vita dei nostri vicini e apriamo la porta della nostra casa a tutti. Certo, non è sempre facile, a volte subentra l’impazienza, il disagio, la ripugnanza e lo scoraggiamento di fronte all’ingratitudine e alla pretesa esigente dei più poveri. Ma abbracciando il dolore, Gesù Abbandonato, ritrovo la capacità d’amare, ritrovo la forza e la gioia di vivere ciò che S.Vincenzo chiede alle sue suore di Carità: “I poveri sono i tuoi padroni, dei padroni terribilmente esigenti. Più loro saranno brutti e ingiusti, più dovrai amarli”. L’amore reciproco con la mia consorella genera Gesù in mezzo (cf. Mt 18,20) e la nostra casa diventa punto di riferimento per la gente del quartiere, per un gruppo di giovani che vogliono condividere la nostra attività caritativa. Alcuni si riavvicinano a Dio facendo l’esperienza della parola: “Siamo passati dalla morte alla vita perché abbiamo amato fratelli”. E alcuni capiscono che Dio li chiama a seguirLo. Durante l’inverno la nostra casa si apre anche agli extracomunitari che altrimenti vivrebbero all’addiaccio; alcuni sono musulmani. Rimangono stupiti di fronte al disinteresse, all’amore concreto e al rispetto con cui andiamo loro incontro. Chiara Lubich c’insegna ad amare “facendoci uno”. Durante il periodo del Ramadan facciamo trovare loro un pacchettino con del cibo, affinché dopo il tramonto possano avere qualcosa da mangiare. Anche i giostrieri diventano nostri amici; nelle loro carovane incontriamo i bambini per prepararli ai sacramenti e gli adulti per far conoscere loro che Dio li ama. Lo scorso anno il ridimensionamento della nostra Congregazione mi porta a trasferirmi altrove ma l’esperienza d’unità vissuta continua a dilatarsi in altri ambienti. Ritorno a Milano e provo un distacco doloroso di fronte al grido di tanti poveri con i quali ho condiviso la mia vita in questi anni. Sperimento così la frase di Chiara: “Ogni distacco dal ben che ho fatto è un contributo a edificare Maria” e ripeto: “Per te, Gesù”, che ora continuo a scoprire nei volti dei nuovi fratelli che mi mette accanto. Così nell’impegnarmi a incarnare nella vita il carisma che S.Vincenzo ha lasciato alla Chiesa, cerco, in unità con tutta l’Opera di Maria, di realizzare il testamento di Gesù: “Che tutti siano uno”. Questo mi dà un ardore nuovo e l’avventura continua con i nuovi fratelli nei quali riscopro ogni volta il Suo Volto”. (sr. R.R.) (altro…)
5 Apr 2004 | Focolari nel Mondo
Da mesi, forse da anni, non riesco più a prendere un’ora di svago. Un pomeriggio mi lascio convincere da mia sorella ad andare al cinema. Entrando in sala il mio sguardo incrocia due occhi che mi fissano con insistenza. Un ragazzo sui diciotto anni mi viene incontro, chiedendo di parlarmi all’intervallo del film. Lì per lì non lo riconosco, ma poi iniziano a frullarmi in testa ricordi e immagini. Come ho fatto a non accorgermene subito? Quello è Roman, mio figlio, che non vedo da otto anni, da quando è andato a vivere con suo padre, dopo la nostra separazione. Aveva appena dieci anni allora, ed ora lo ritrovo un uomo. Ci abbracciamo in silenzio. Poi mi dice: “Mamma, posso venire a vivere con te?”. Dopo le lacrime di tutti e due, torniamo insieme a casa. Quella notte, per la prima volta, i miei 4 figli dormivano sotto lo stesso tetto: lui e suo fratello, nati dal mio primo matrimonio, e gli altri due più piccoli, nati dal secondo matrimonio.
Una vita in mille pezzi Ho avuto spesso l’impressione che la mia vita fosse come un vaso che cadeva in mille pezzi, e che più io cercavo di rimetterli insieme, più il vaso si rompeva. Dopo un’infanzia difficile e rapporti tesi in famiglia, il giorno del mio diciassettesimo compleanno mi ero sposata. Era un passo un po’ affrettato, ma ero convinta che il matrimonio mi avrebbe dato quella felicità che aspettavo. Invece non ho avuto un solo momento di tranquillità. Malgrado fossero nati due figli, la situazione è arrivata in breve a un punto di rottura, e dopo 10 anni di matrimonio ci siamo separati. A 27 anni con un bimbo piccolo (Roman era rimasto con il padre), e un matrimonio fallito alle spalle, non era facile ricominciare. Non avevo nessuno accanto, e anche quel Dio che avevo incontrato da bambina sembrava scomparso. In quella solitudine, quando un altro uomo mi ha dimostrato un po’ d’affetto, nel desiderio di offrire al bambino il calore di una famiglia, ho accettato di sposarlo. Sono nati due figli ed ho vissuto un periodo felice. Poi sopraggiunge un’altra prova durissima: il mio compagno viene colpito da un tumore. Si alternano momenti di speranza e di sconforto, sino a quando, per i dolori acutissimi, in un momento di crisi non ce l’ha fatta più e si è tolto la vita. E’ possibile ricominciare! Rimango di nuovo sola, con tre figli da mantenere. Questa morte tragica mi getta nella disperazione, e vorrei anch’io farla finita. Un giorno, non so perché, entro in una chiesa, dove non mettevo più piede da quando ero ragazza. Non riesco a dire niente, piango soltanto. Uscendo, sento dentro una grande pace: era lui, Dio… mi dava la possibilità di ricominciare. Riprendo a frequentare la chiesa, superando la vergogna iniziale. Lì trovo una comunità parrocchiale viva, trovo calore, accoglienza. A poco a poco scopro che dietro a questa vita c’è una scelta radicale del Vangelo. E’ loro stile di vita quell’amore scambievole, che è il comandamento nuovo di Gesù. Scopro un cristianesimo vivo. Inizia in me una vera, profonda conversione. Nelle parole di Gesù trovo la luce e la forza per superare i momenti difficili. Capisco che il passato non esiste più, e l’incontro con Dio rende tutto nuovo e luminoso. Ora, con quattro figli da mantenere, però, i problemi economici non mancano; eppure al momento opportuno è sempre arrivato quello di cui avevamo bisogno: un vestito, una riparazione gratuita, una somma per delle spese impreviste. Un amore più forte della morte Una sera, verso mezzanotte, bussano alla porta. Roman era fuori per lavoro e doveva tornare per quell’ora. Invece sono due poliziotti: Roman è stato investito da una macchina sulle strisce pedonali ed è morto sul colpo. “Mio Dio, questo è troppo”, grido. Arrivano subito i miei nuovi amici. Presenti accanto a me tutta la notte, condividono in silenzio l’abisso di dolore, mi aiutano a non disperare, trasmettendomi una forza non solo umana. Ho finalmente trovato la famiglia che da sempre ho cercato, quella dei figli di Dio. Affrontiamo insieme i momenti più difficili: all’obitorio, il funerale. Pian piano si fa strada una certezza: anche questo è amore di Dio. Gli ripeto il mio sì. La vita riprende. Mi ritrovo nuova. Quell’abisso di dolore ha scavato in me una nuova capacità d’amore. Ora mi è chiaro più che mai: solo l’amore resta. (L. M.) (altro…)
16 Mar 2004 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Incontri al massimo livello in campo politico, economico ed ecclesiale hanno caratterizzato la prima visita di Chiara Lubich in Irlanda, riportati anche dai due quotidiani nazionali più importanti: Irish Times e Irish Indipendent.
I temi dell’Europa, in questo semestre di presidenza irlandese dell’Unione europea, hanno avuto particolare rilievo nei colloqui con il Primo ministro Bertie Aherne e con la Presidente della Repubblica Irlandese, Mary McAleese.
In un Paese che dal boom economico di questi ultimi anni è ora alla ricerca di una profonda dimensione etica, rilievo ha avuto il convegno svolto alla Facoltà di Economia dell’Università Dublino dove è stata proposta l’Economia di comunione come via per umanizzare la globalizzazione, aperto dal Governatore della Banca d’Irlanda che ha dichiarato: “Il progetto dell’Economia di comunione nasce da una cultura spirituale che mi sembra molto importante. L’economia ha bisogno di una profonda dimensione etica che l’Economia di comunione può portare anche in Irlanda.”
L’Irlanda, sino a pochi decenni or sono profondamente cattolica, è ora alla ricerca di una risposta all’onda di scristianizzazione in atto in tutto il mondo occidentale.
Il Presidente della conferenza episcopale irlandese, mons. Seran Brady ha invitato Chiara Lubich a parlare sulla Chiesa-comunione e sulla sua esperienza di evangelizzazione ad un gruppo di vescovi. Presenti anche il Nunzio, mons. Lazzarotto, l’arcivescovo di Dublino, card. Connell, l’arcivescovo coadiutore, Diarmuid Martin. Tra i commenti: “Qui c’è un dono dato da Dio alla sua Chiesa”.
La ricerca della luce, viene riscoperta come il filo conduttore dell’antichissima storia d’Irlanda, rappresentata, con i linguaggi dell’arte, alla festa della famiglia dei Focolari a Dublino, dove in oltre 1000, anche dall’Irlanda del Nord, si sono incontrano con Chiara Lubich. La fondatrice dei Focolari ha rilanciato tutti a portare ovunque la luce dell’ideale d’unità, la fraternità che nasce dal Vangelo vissuto.
Ha concluso il viaggio l’inaugurazione della cittadella Lieta, un “laboratorio di unità”. Un momento toccante: quando sono stati ricordati coloro che sono le radici spiritualità della diffusione dell’ideale dell’unità in Irlanda.
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16 Mar 2004 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
L’Irlanda è un Paese che conta 5 milioni di abitanti. In questo momento sta ricoprendo un ruolo importante, per la Presidenza
di turno dell’Unione europea, proprio nel tempo in cui avverrà lo storico ingresso dei primi Paesi dell’Est nell’Unione. Ed è specie sui temi dell’Europa che sono stati incentrati i colloqui di Chiara Lubich con i massimi vertici della Repubblica Irlandese.
A colloquio con la Presidente della Repubblica La Presidente, Mary McAleese, riceve Chiara al palazzo presidenziale. E’ profondamente cristiana. Nata nell’Irlanda del Nord, ha vissuto sulla sua pelle che cosa vogliono dire traumi e violenze. Programma del suo mandato è: “Costruire ponti”. I 50 minuti di colloquio tra Chiara e la Presidente sono stati intensi e hanno toccato molti aspetti, non ultimo l’Europa, e la problematica delle radici cristiane. Chiara ha avvertito con lei una profonda sintonia. Il primo Ministro Bertie Ahern, dopo l’incontro con Chiara, ha dichiarato: “Il messaggio di oggi è molto importante per un’isola come l’Irlanda che è stata divisa, che ha una società ancora travagliata e che conta anche difficoltà religiose. Abbiamo anche parlato delle difficoltà dell’Unione europea, nella prospettiva ormai imminente di coesistenza tra culture e Stati diversi. Penso che quello che ho sentito oggi e ciò che ho letto nel passato, testimoni il grande lavoro svolto dal Movimento: mettere assieme la gente, capendo i loro problemi”. La fraternità come categoria politica: proposta ad un gruppo di politici Erano in 19, tra cui 10 deputati e senatori di diversi partiti. Ampia la rappresentanza dell’Irlanda del Nord, tra cui il presidente del partito SDLP (Social Democratic and Labour Party), Mark Durkan. Antonio Maria Baggio, venuto da Roma, ha presentato il Movimento politico per l’unità che prospetta a persone impegnate nelle più diverse appartenenze partitiche, la fraternità come categoria politica. L’ascolto è profondo. E’ nata una nuova speranza. Fermo il proposito di continuare ad incontrarsi. (altro…)
16 Mar 2004 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
E’ il governatore della Banca d’Irlanda, Laurence Crowley, che apre un Convegno ospitato dalla Facoltà di Economia
dell’Università Statale di Dublino, dal titolo: “Umanizzando l’economia globale, verso un’Economia di comunione”. E’ una proposta economica innovativa, nata dall’humus della spiritualità dell’unità, dei Focolari, che suscita vivo interesse nel mondo accademico irlandese. Lo illustra il messaggio di Chiara Lubich. L’uditorio è qualificato: accademici, imprenditori, studenti. 200 persone. L’Economia di Comunione, una fucina di nuove idee, portatrice di una cultura economica innovativa, viene illustrato da esperti. Le esperienze di alcuni imprenditori, a cominciare dai pionieri del Polo Spartaco (Brasile), hanno dato ancora maggiore credibilità al progetto.
Il governatore Crowley, dichiara: “L’Economia di Comunione mi interessa certamente per gli aspetti che riguardano la teoria economica e aziendale che vi sta dietro. Ma, a quanto mi è dato di capire, il progetto nasce da una cultura spirituale che mi sembra molto importante. L’economia ha bisogno di una profonda dimensione etica che l’Economia di comunione può portare anche in Irlanda, dove il dinamismo economico necessita di un supplemento di valori etici”. (altro…)