26 Mag 2004 | Focolari nel Mondo
Come San Martino Sono rimasta vedova da giovane, con tre figli a carico e una situazione finanziaria precaria. Come domestica a ore guadagnavo poco. Un giorno mi sono recata in chiesa a pregare e lì ho notato un uomo sofferente. Aveva i pantaloni tutti rattoppati. Ho chiesto a Dio di farmi capire se aveva bisogno d’aiuto. Alzando gli occhi ho notato un affresco di San Martino. Allora ho capito di non aspettare altri segni, ma di fare come San Martino, che aveva vissuto senza mezze misure il comando evangelico dell’amore. Mi sono avvicinata, e lui: “Sono appena uscito dall’ospedale e non posso più lavorare. Ora sono qui, ma veramente avrei voluto buttarmi sotto un treno. Non so come andare avanti”. Gli ho fatto coraggio dicendogli: “Lei è nel posto giusto. Venga sempre qui. Lui l’aiuterà”. Gli ho dato tutto quanto avevo guadagnato quel giorno: 80 franchi svizzeri. Il giorno seguente ho ricevuto inaspettatamente la visita di uno zio che non vedevo da dieci anni. E’ stata una gioia grandissima. Salutandomi, mi ha messo in mano una busta. Aprendola, vi ho trovato la somma di 8.000 franchi svizzeri!
(M.M. – Svizzera) Al lavatoio pubblico Due giorni fa sono andata al lavatoio pubblico, quello vicino casa mia, per fare il bucato. C’era un bel sole quel giorno e tante donne lavavano i panni, anche se lo spazio era proprio poco. Stavamo chiacchierando allegramente quando è arrivato un anziano. Non ci vedeva quasi. Aveva due lenzuola, una camicia e il suo turbante da lavare e chiedeva che gli facessimo un po’ di posto. Nessuna voleva spostarsi. Dentro di me penso: “Ma Gesù ritiene fatto a sé tutto quello che facciamo o non facciamo ai nostri fratelli”. Mi sono rivolta a lui: “Baba (appellativo di rispetto che si usa con le persone anziane), dammi le tue cose, te le lavo io”. Le altre donne si sono messe a ridere: “Con la famiglia numerosa che ti ritrovi e quella montagna di panni, mica dirai sul serio?”. Ho ripetuto al Baba l’invito e ho cominciato a lavare le sue lenzuola. Era molto contento, mi ha dato la sua benedizione paterna e, prima di allontanarsi, ha voluto lasciarmi per forza il pezzetto di sapone che custodiva gelosamente. Nessuno rideva più. Nel silenzio, presso quel lavatoio, è successo qualcosa di nuovo: c’era chi prestava la sua bacinella all’altra, chi porgeva la brocca piena d’acqua a quella più lontana. Era iniziata una catena d’amore! (F.V. – Pakistan) (altro…)
20 Mag 2004 | Focolari nel Mondo
Un sorriso meraviglioso Un giorno Renata, facendo ordine in sala da pranzo, scuote la tovaglia dalla finestra e le cade un tovagliolo sul balcone del piano di sotto. Corre giù, suona e le apre un signore anziano, molto distinto e serio che qualche volta aveva incontrato e salutato sulle scale. “Mi è caduto un tovagliolo sul suo balcone, potrei riaverlo?” “Si accomodi”. Prima che Renata vada via, il signore le chiede: “Vuol dirmi, signorina, il motivo del suo meraviglioso sorriso?”. Renata aveva un po’ fretta, e in più la parola ‘meraviglioso’ rivolta a lei la rendeva un po’ scomoda. Ma quell’uomo così serio, che tante volte aveva raccomandato a Gesù, forse aveva avvertito qualcosa della vita che cercava di vivere. Così, tutta rossa in viso risponde: “Sono felice perché ho trovato l’ideale più bello e più grande che si possa sognare. Ho trovato Dio e per Lui ho lasciato tutto: i genitori, lo studio, la casa. Vivo con alcune compagne che hanno scoperto lo stesso ideale e cerchiamo di dare a tutti l’Amore che Gesù ci fa sperimentare”. L’uomo l’ ascolta attentissimo e dopo la saluta con un “Grazie e tanti auguri”. Dopo alcuni giorni suona alla porta del focolare un giovane sacerdote cercando “quella ragazza sorridente che ha parlato col signore del piano di sotto”. Renata si fa avanti intimidita e il sacerdote si presenta: “Sono il figlio del signore che abita qui sotto. Volevo ringraziarla per l’incontro che lei ha avuto con mio padre. Dopo la morte della mamma ho sentito la chiamata al sacerdozio. Ma lui non ha capito e quando sono entrato in seminario ha rotto ogni contatto con me, rifiutandosi perfino di vedermi. Sono passati tanti anni da allora, ma l’altro giorno, dopo quel breve colloquio con lei, mi ha mandato a chiamare. Mi ha detto che, grazie al suo meraviglioso sorriso, aveva capito la mia vocazione e sentiva la spinta a riconciliarsi con me. Evidentemente, attraverso la sua testimonianza, Dio gli si è rivelato”. Tratto da “Un silenzio che si fa vita” – Marchesi – Zirondoli – Città Nuova Mi ha dato la forza di ricominciare Negli anni ’80, nella cittadella di Loppiano sono stati accolti alcuni giovani con problemi di droga. Renata ha svolto un ruolo molto importante, di aiuto, di sostegno, di recupero, seguendoli con un amore speciale. Uno di loro racconta: Da ragazzo, con alcuni dei miei amici, mi sono trovato anch’io purtroppo nel giro della droga. All’inizio “leggera”, più avanti anche “pesante”. Per 9 anni. Finché, dopo l’ennesimo tentativo di disintossicazione, grazie a una famiglia dei Focolari, la mia vita ha cambiato radicalmente direzione. E’ stata la riscoperta del Vangelo: ora la mia vita aveva un senso profondo. Quando sono arrivato a Loppiano, quindi, ormai avevo smesso, ma mi trovavo in quella fase di passaggio in cui occorre un grande sostegno. Qui c’era già C., che in quel periodo stava ancora venendone fuori. Ed è con lui che abbiamo iniziato, lavorando e partecipando, nel nostro possibile, alla vita della cittadella. Dai due iniziali che eravamo, siamo arrivati a 7/8 e tutti avevamo fatto esperienza di droga, furti, carcere,… insomma, un po’ di malavita assortita. Alcuni siamo riusciti a venirne fuori, altri sono anche morti. Abitavamo in un appartamentino. Renata ci ha fatto il regalo, più di una volta, di venire a cena da noi, mettendosi subito alla nostra portata. Sempre, quando mi sono trovato davanti a lei, mi sono sentito importante, prezioso, non so come dire. Non tanto a parole, ma con il suo atteggiamento ti metteva in una posizione di privilegio. Ricordo che, nonostante le poche parole scambiateci, non c’è stato mai un momento di imbarazzo, di silenzio, di quelli da riempire per forza, per convenienza. Sapeva farsi piccola piccola e tu potevi esprimerti fino in fondo. Ci sentivamo i suoi pupilli, i suoi eletti… sembrava vivesse per noi. Ho sempre sentito che potevo contare su di lei, che avrei potuto dirle tutto di me, come ad una sorella, come ad una mamma. Ciò che mi toccava profondamente era il suo sguardo: quando incrociava i miei occhi, anche se era insieme ad altre persone, era tutta per me, si illuminava ed era raggiante. Questi incontri, questa presenza forte di Renata è stata determinante per me in questo cammino: come immaginate, non era semplice, occorreva una grande volontà. Oggi capisco che era l’Amore con la A grande che Renata mi trasmetteva, che mi dava la forza di andare avanti al di là delle difficoltà, delle paure, della tentazione di tornare indietro. Prima di arrivare a Loppiano, avevo in fondo al cuore un solo desiderio: stare in un posto dove mi parlassero di Dio dalla mattina alla sera. Renata sin dal primo momento ha capito questa mia sete e a poco a poco mi ha dissetato, facendomi sperimentare Dio. Quando era ormai agli ultimi giorni, le ho scritto una lettera. Ho saputo che la teneva sul comodino perché voleva rispondermi però poi non ce l’ha fatta. Ma è come se mi avesse risposto. Ho trovato la forza di ricominciare una vita nuova e, a mia volta, aiutare altri ragazzi e ragazze che avevano fatto la mia stessa esperienza.
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20 Mag 2004 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
– Il filo d’oro – Roma anni ’40: sotto i bombardamenti – La scoperta – Nessuno la sfiora invano – L’impennata finale Il filo d’oro “Leggeremo bene la nostra storia solo in Paradiso, dove coglieremo per intero il filo d’oro che, speriamo, ci porterà dove dobbiamo arrivare”. Con queste parole, Renata stessa iniziava il racconto della sua vita, che aveva scoperta tutta intessuta dell’amore di Dio. Nasce il 30 maggio del 1930 ad Aurelia, una piccola cittadina laziale. In seguito, con la sua famiglia, si trasferisce a Roma. I suoi non frequentavano la Chiesa, ma erano persone rette, sincere, ricche di valori umani. “Non finirò mai – ha sempre detto Renata – di essere grata a Dio per avermi fatto sperimentare la vita di una vera famiglia, soprattutto per l’amore che c’era tra i miei genitori”.
Quando scoppia la seconda guerra mondiale, Renata ha 10 anni. La sua grande sensibilità non la lascia indifferente, e nella sua memoria restano alcuni momenti forti.
Roma anni ’40: sotto i bombardamenti Il 13 luglio del ’43 nel vedere le bombe che cadono, decide di dare una direzione diversa alla sua vita. Scrive: “Mi resi conto che la morte poteva arrivare ed avvertii come in un lampo la vanità dei giochi, del denaro, del domani. Fu un momento di grazia… Quando rientrai a casa mi sentivo diversa. Avevo deciso di essere migliore”. Scompare improvvisamente una sua compagna di scuola, molto brava. E’ ebrea. “Perché vengono uccisi gli ebrei? Non sono come noi?”, si domanda, chiedendo con insistenza spiegazioni al babbo. L’8 settembre del 1943, giorno decisivo per la storia d’Italia, vede dal balcone di casa un soldato tedesco che si trascina faticosamente lungo il muro, strisciando, quasi per paura di essere visto. Un sentimento di compassione per lui e il suo popolo la pervade tutta…. Immagini lontane nel tempo, ma che parlano già di un amore senza misura per l’uomo, per tutti gli uomini, che dominerà poi la sua vita. Intanto con l’età cresce anche l’esigenza di una fede consapevole e si fa urgente il problema di Dio. Comincia a frequentare la chiesa, si inserisce in un gruppo mariano, e tra i suoi insegnanti privilegia quelli che manifestano più dirittura morale. A 14 anni sente una specie di “prima chiamata”: la spinta interiore a dare la vita perché i suoi trovino la fede. Assetata di verità, tra i 15 e i 19 anni si butta a capofitto negli studi per sondare le realtà più profonde, alla ricerca di Dio. Si iscrive alla Facoltà di Chimica, perché spera di scoprirLo penetrando nei segreti dell’universo: “Mi appassionava la matematica per la sua logica. Avevo momenti di esultanza quando la mente scopriva qualcosa di nuovo. Speravo di acquistare una conoscenza che potesse in qualche modo farmi abbracciare l’universale. Cercavo Dio negli esseri intelligenti in cui poteva esservi un riflesso di Lui. Non sapevo ancora che solo nel Creatore-Amore avrei potuto scoprire il creato e le creature, ed amarle”. La scoperta L’8 maggio del ‘49, giorno che lei definirà “straordinario”, dopo qualche esitazione – perché non voleva togliere tempo allo studio – partecipa ad un incontro dove Graziella De Luca, una delle prime compagne di Chiara Lubich, parla della riscoperta di Dio-Amore, della nuova vita evangelica, iniziata a Trento pochi anni primi, mentre infuriava la guerra. “Quel che disse non lo ricordo. Ricordo che quando uscii di lì, sapevo che avevo trovato. (…) Ebbi l’intuizione che Dio è Amore. Quell’esperienza è penetrata fin nel più profondo del mio essere. Ho perso l’immagine, che avevo, di un Dio solo giudice, che castiga i cattivi e premia i buoni e ho sentito un Dio vicino”. Convinta di aver ricevuto una chiamata da Dio, dà una virata decisiva alla sua vita. Poco dopo conosce Chiara. Immediatamente avverte con lei un legame strettissimo, vitale, come tra madre e figlia, insieme alla conferma chiarissima di darsi tutta a Dio nel Movimento dei Focolari. E dice il suo SI’ a Dio per sempre.
La sua lunga esperienza di donazione in focolare inizia il 15 agosto del 1950. Ha compiuto da poco vent’anni. Il suo amore, la sua disponibilità senza limiti, la sua pace, pensando alla giovane età, non passano inosservate. Vive così i suoi 40 anni a servizio del Movimento dei Focolari, prima in vari focolari d’Italia, quindi in Francia, a Grenoble. Nel ‘67, a 37 anni, Renata arriva alla Scuola di formazione di Loppiano, dove trascorre gli ultimi 23 anni di vita come corresponsabile della cittadella stessa. Qui la sua donazione esplode in tutta la sua potenzialità. Più di mille giovani hanno assorbito da lei quella sapienza, quella forza interiore per crescere spiritualmente.
Nessuno la sfiora invano La sua vita è uno stupendo intreccio di amore e di dolore, nell’impegno di morire a se stessa per lasciar vivere Gesù in lei. Ed è Gesù che gli altri trovano stando alla sua presenza.
Per il suo amore senza misura, nessuno passa invano accanto a lei, come testimonia un gran numero di persone di tutte le categorie, condizioni, età, culture. Ognuno nel contatto con lei sperimenta quell’amore che fa di ogni uomo un prediletto di Dio, amato e compreso come figlio unico. Questo amore radicale, questa passione per l’uomo ha la sua radice nell’amore incondizionato a Gesù che sulla croce grida l’abbandono del Padre, e nel guardare come modello a Maria che, davanti al Figlio morente, ancora crede, ancora spera, ancora ama. Da qui la sua ascesa continua, compiuta secondo la Parola del Vangelo che considerava suo programma, quasi a tracciare la sua fisionomia spirituale: “Maria (…) serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). Tensione costante alla santità, sviluppo delle virtù, corrispondenza adamantina al carisma della fondatrice “che tutti siano uno” (Gv. 17,21) fiorivano da un intelligente e continuo spostamento di sé. L’impennata finale A 59 anni le viene annunciata una malattia che ben presto manifesta tutta la sua gravità: davanti a lei non restano che pochi mesi. Da quel momento la sua vita è un’impennata in Dio, mentre continua ad essere felice, come aveva promesso anni prima a Gesù. Il suo letto si trasforma in una cattedra di vita. In Cristo la morte non c’è, c’è la vita, e lei ripete fino all’ultimo istante: “Voglio testimoniare che la morte è vita”. Non si lamenta e rifiuta i calmanti. Vuole restare lucida, sempre pronta a dire il suo sì pieno a quel Dio che l’aveva affascinata da giovane e che ora le chiede il dono della vita. Negli ultimi giorni sembra che sia sotto un’anestesia divina, tanto riesce – pur tra la sofferenza – a trasmettere attorno a sé sacralità e gioia piena: “Sono come in una voragine d’amore. Sono troppo felice”. Inabissata in una realtà paradisiaca, va incontro allo Sposo il 27 febbraio 1990. La biografia completa di Renata Borlone è stata raccolta nel libro “Un silenzio che si fa vita”, di G. Marchesi e A. Zirondoli (Città Nuova Editrice) (altro…)
20 Mag 2004 | Focolari nel Mondo
“La vita dei santi è sempre un alimento prezioso per la comunità cristiana. Perché la vita di Renata? Perché ha scoperto che Dio è Amore e da questo momento tutta la sua vita sarà infiammata d’amore, fino alla sua morte”. Così il vescovo di Fiesole, mons. Luciano Giovannetti, il 18 dicembre 2003 ha illustrato ai presenti i motivi che lo hanno spinto a richiedere l’avvio della causa. Nel grande salone S. Benedetto, gremito di amici, nella cittadella di Loppiano, sulle colline di Incisa in Valdarno (FI), il Vescovo ha aperto ufficialmente il processo di canonizzazione di Renata Borlone (1930-1990), focolarina corresponsabile della cittadella di Loppiano dal 1967 al 1990. Una vita interamente donata a Dio e ai fratelli alla luce della spiritualità dell’unità, che continua a lasciare dietro di sé una scia luminosa. Chi era Renata Renata Borlone nasce il 30 maggio 1930 ad Aurelia, vicino Roma. Cresciuta in una famiglia non praticante, verso i 14 anni comincia a porsi il problema dell’esistenza di Dio e a frequentare la chiesa. Assetata di verità, si butta negli studi alla ricerca di Dio. A 19 anni viene a contatto con la vita evangelica di alcune delle prime focolarine, che si erano appena trasferite a Roma, e avverte una gioia e una pienezza mai sperimentate prima; le si fa evidente una certezza: Dio esiste, Dio è amore! Una scoperta folgorante che trasforma tutta la sua vita. Inizia così una straordinaria avventura che per 40 anni la vede protesa a edificare questa nuova Opera della Chiesa. Ben presto riveste compiti di responsabilità sia in Italia che all’estero. Dal 1967 è a Loppiano come corresponsabile della cittadella e incaricata della formazione spirituale delle focolarine. Muore il 27 febbraio 1990, lasciando a tutti l’esempio della sua vita che ci interpella ancora oggi. (altro…)
27 Apr 2004 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Non è la prima volta che a Gniezno ci si interroga sul futuro dell’Europa, ma il Congresso di quest’anno ha avuto particolare rilievo, a motivo dell’ormai imminente ingresso della Polonia nell’Unione Europea. Significativa la sede: Gniezno. Qui sono nate, nell’anno 1000, la Chiesa e la stessa nazione polacca. Qui è sepolto Sant’Adalberto, martirizzato nel suo tentativo di cristianizzare i prussiani, e considerato quindi uno dei padri dell’Europa unita.
“Europa Ducha”, “Europa dello Spirito”, è il titolo di questo importante Convegno organizzato dal Forum di Sant’Adalberto, che comprende varie associazioni e movimenti polacchi. Vi hanno preso parte oltre 500 partecipanti di tutto il Vecchio Continente. 15 i Paesi rappresentati, 25 organizzazioni pubbliche, centinaia di giornalisti. Erano presenti figure di spicco: da mons. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici, al card. Lehmann, Presidente della Conferenza episcopale tedesca, al primate polacco card. Jozef Glemp; fondatori di Movimenti ecclesiali, come Chiara Lubich e Andrea Riccardi. Numerosa la partecipazione di politici, autorità civili, intellettuali. Zofia Dietl, organizzatrice, spiega: “Abbiamo invitato i Movimenti perché il titolo: ’L’Europa dello Spirito’, vuole mostrare la spiritualità europea e coloro che la stanno costruendo. Ora, gli elementi più importanti della spiritualità europea sono proprio i Movimenti, le Nuove Comunità. Per questi motivi l’apertura è stata affidata a Chiara Lubich e ad Andrea Riccardi.”
La sala circolare il 12 marzo è gremita in ogni ordine di posti. Dopo i discorsi di presentazione, la parola di Chiara Lubich, che affronta il tema “Carisma dell’unità, carisma d’Europa”. Piotr Cywinski, moderatore della mattinata, così commenta: “Questo congresso è iniziato in modo forte e convincente, grazie a questo contributo che è un vero trattato di teologia dell’unità.”
Dopo Chiara, il prof. Andrea Riccardi presenta un vasto affresco storico dell’Europa. Inizia così: “Ovunque vado mi accorgo che c’è un grande bisogno dell’Europa.” Nel dialogo con i presenti che segue, Andrea e Chiara suggeriscono le linee dell’Europa dello spirito, completandosi a vicenda, in un grande afflato di speranza in un’Europa che esiste e che funziona… Nel pomeriggio, un dibattito su “Cristiani e denaro”. Esso vede riuniti Michel Camdessus, la prof.ssa Gronkiewicz-Waltz e il focolarino sposato olandese Leo Andringa. La proposta dell’Economia di comunione fa breccia nel pubblico. Non appare un’utopia ma una realtà profetica. Hanna Gronkiewicz-Waltz, ex presidente della Banca di Polonia, attualmente presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, afferma: “L’Economia di comunione è possibile (…). Potrebbe essere la soluzione a livello nazionale, regionale e personale.” E Michel Camdessus, ex direttore generale del Fondo monetario internazionale, commenta: “Economia e comunione possono essere coniugate insieme, sì. Un principio che evidentemente abbiamo tutti dimenticato è il principio della fraternità; il mondo deve essere costruito in primo luogo su queste basi. Noi cristiani, poi, facciamo un passo supplementare passando dalla fraternità alla comunione. Noi dobbiamo far questo, e suggerirlo agli altri, perché siamo tutti fratelli.” Il Congresso di Gniezno si chiude con l’intervento di autorevoli personaggi della politica europea. In particolare il presidente della Polonia Aleksander Kwaśniewski, che inizia il suo discorso con un caloroso riconoscimento dell’importanza dei Movimenti cristiani nella vita europea. Segue un dibattito interessante sul ruolo dei politici nell’attuale momento storico, con l’on. Rocco Buttiglione e l’ex primo ministro polacco Tadeusz Mazowiecki. Che Gniezno sia stata una tappa importante per l’Europa sulla via verso Stoccarda, lo dice il card. Lehmann, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca e arcivescovo di Magonza: “In maggio ci vedremo a Stoccarda e sarà una buona continuazione di questo convegno. Credo che siano necessari tanti sforzi, tante tendenze, tante associazioni… Ma i Movimenti hanno uno spirito forte, un movimento continuo, e questo mi pare molto importante. Non basta l’entusiasmo del momento, una certa spontanea esplosione; bisogna lavorare con continuità, cosa che i Movimenti fanno.” (altro…)
27 Apr 2004 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Danuta Huebner, ministro polacco degli Affari europei
“I movimenti e le comunità cristiane hanno un proprio ruolo da svolgere: sono più vicini alla gente e perciò la loro responsabilità nel processo di integrazione consiste proprio nel dialogare con i semplici cittadini. Debbono far passare la discussione da un livello alto, filosofico, al livello della vita quotidiana. Così i valori umani e cristiani che legano l’Europa diventeranno argomento di dialogo e riflessione, e potremo entrare nell’Unione più consapevoli di quello che facciamo”. Rocco Buttiglione, ministro italiano degli Affari europei “Lo Spirito di Dio suscita la novità. Dove la Vecchia Europa sembrava ormai aver abdicato alla sua eredità cristiana, lo Spirito di Dio ha parlato di nuovo, con i movimenti. Non è la prima volta: era successo già con Francesco, Domenico, Ignazio, Benedetto… i nuovi movimenti sono una testimonianza di vitalità delle radici dell’Europa, cristiane ma non solo, prodotte da gente che ha contribuito a creare l’Europa, con una ricerca sincera della verità, di Dio”. Tadeusz Mazowiecki, ex primo ministro polacco, il primo dopo la caduta del regime comunista Se l’Europa deve essere una comunità politica, deve anche essere radicata nella cultura di quella che noi chiamiamo “Europa dello Spirito”. Svilupparla necessita di nuove idee, di uomini che possiedano nuove idee. Credo che tanti movimenti presenti ora qui siano nati proprio dal bisogno di nuove idee, e hanno proprio quel ruolo. La Chiesa è sempre antica e sempre si rinnova, oggi, grazie proprio ai nuovi movimenti. Credo che tutto ciò serva non solo alla Chiesa, ma anche all’Europa. Il bisogno di valori più profondi non è avvertito solo da chi vive il cristianesimo, ma anche da persone lontane dalla fede. C’è bisogno di autorità morali. La gente ha un profondo bisogno di solidi principi, e questo si vede. E questa è la grande chance che i movimenti possono offrire. Michel Camdessus, ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale “Penso che assistiamo ad un evento magnifico che mostra la vitalità del cattolicesimo polacco, ma anche dei legami ecumenici, e della serietà con la quale la Polonia si impegna nell’avventura europea. E’ certo che i movimenti spirituali hanno qualcosa da dire all’Europa, come tutti i cristiani. In particolare noi portiamo all’Europa il pensiero sociale cristiano, un tesoro che diamo al mondo intero. Credo che non esista sistema di pensiero che porti tante risposte alle inquietudini dell’uomo contemporaneo come il cristianesimo”. Adam Schulz, gesuita, incaricato della Consulta polacca dei movimenti “L’Europa di domani ha bisogno soprattutto di santità, ed è questo il contributo più importante che possono portare i movimenti. Una santità espressa in modi diversi; è diversa per il politico o per un uomo di cultura, per uno studente… Veramente oggi l’Europa ha bisogno di persone che vivano il Vangelo in modo radicale. I movimenti sono uno dei pochi ambienti dove si può crescere in questo tipo di santità, e io guardando all’Europa vedo questi testimoni. (altro…)