16 Mar 2004 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
L’inaugurazione della cittadella Lieta, “laboratorio di unità”
A conclusione della visita, ha acquistato particolare significato l’inaugurazione della incipiente cittadella del Movimento: la Mariapoli Lieta, piccolo bozzetto di un mondo rinnovato dal Vangelo, nel contesto della politica e della Chiesa in Irlanda. Vi sono presenti sia personalità civili che religiose.
Le radici spirituali della diffusione in Irlanda dell’Ideale dell’unità Più volte, durante questo viaggio in Irlanda, sono stati ricordati coloro che sono alla radice della diffusione dell’ideale dell’unità in questo Paese: i primi ad accoglierla e a diffonderla, Margaret Neylon e il figlio Eddie, il primo gen, inchiodato in una carrozzella. Toccante il momento della scoperta della targa con la foto di Lieta, focolarina argentina, all’inaugurazione della cittadella che porta il suo nome. Per questo Ideale, Lieta ha lavorato per 30 anni in Irlanda: dall’inizio degli anni Settanta, fino al 2002, quando ci ha lasciato. Vivi nel cuore di tutti, Joe McNamara, uno dei primi focolarini sposati e il focolarino Stephen Lukong, del Camerun, partito improvvisamente per il Cielo poche settimane or sono. Gli ultimi suoi giorni erano stati segnati da una profonda esperienza spirituale. Il loro nome è fissato anche nei viali e nelle piazzette della cittadella.
L’Irlanda, che vanta un’antica e profonda tradizione cristiana, in questi ultimi decenni sta soffrendo l’impatto violento della scristianizzazione, anche a causa del boom economico. Il presidente della Conferenza episcopale irlandese, mons. Sean Brady aveva invitato Chiara Lubich a parlare ad un gruppo di vescovi sulla spiritualità di comunione e sulla sua esperienza di evangelizzazione. Nel dialogo,, i vescovi rivelano le loro preoccupazioni più gravi per il difficile momento che sta attraversando il Paese. Il problema più serio: le nuove generazioni. Chiara parla della loro domanda di modelli, di testimoni. Poi il dialogo prosegue sul rapporto con le altre religioni, la politica, la collegialità, la famiglia.
La ricerca della luce, filo conduttore dell’antica storia d’Irlanda La riscoperta delle antichissime radici di una storia che risale a 5000 anni or sono, l’evangelizzazione iniziata da San Patrizio nel 5° secolo, l’epoca missionaria, l’attuale crisi, che mostra segni di ricerca di quella luce che percorre tutta la storia irlandese, e l’accoglienza della luce del carisma dell’unità, 30 anni or sono: altrettante tappe, delineate con espressioni artistiche e musicali, alla festa della famiglia del Movimento con Chiara Lubich, all’Università di Dublino dove, in circa 1000, erano giunti dall’Irlanda del Nord e dalle altre contee. Chiara ha rilanciato tutti a vivere la fraternità tra cattolici e protestanti e nei rapporti con le altre religioni, in particolare l’Islam, in questa che oggi è, per la prima volta, anche terra di immigrazione. Forti, la mattina, le testimonianze della comunità irlandese: una giovane che racconta della sua ricerca di Dio nelle turbolenze giovanili; una coppia dell’Irlanda del Nord, che resiste alle tentazioni dell’odio, tra bombe e attentati, per far vincere quell’amore che lancia ponti tra la comunità protestante e quella cattolica dell’Ulster. L’arcivescovo Diarmuid Martin, coadiutore di Dublino, presente all’incontro, all’omelia durante la messa ha incoraggiato a vivere e diffondere questo carisma di unità che – ha detto – “rafforza l’unità tra i cristiani e opera per un ecumenismo dei cuori, dove l’amore è vivo in ciascuno e aiuta a comprenderci meglio e a superare le tensioni delle divisioni”. (altro…)
9 Mar 2004 | Focolari nel Mondo
Dal 1968, nel cuore della Baviera, vicino Augsburg, sorge ad opera di Pfarrer Hess e Chiara Lubich, la cittadella ecumenica di Ottmaring, testimonianza dell’unità già in atto tra evangelici e cattolici. In questo cammino di unità si inseriscono anche le religiose, che offrono una comune testimonianza di vita del Vangelo. Alle porte di Augsburg, 11 kilometri dal centro della città, si trova la cittadella ecumenica di Ottmaring. E’ sorta nel 1968, come frutto di uno stretto rapporto tra Pfarrer Hess, fondatore della Bruderschaft von gemeinsamen Leben evangelica e Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolari. Il tutto si svolge con l’incoraggiamento del vescovo cattolico di Augsburg, Joseph Stimpfle, e del vescovo evangelico della Baviera, Hermann Dietzfelbinger e dal suo successore Johannes Hanselmann. La cittadella è divenuta così importante punto di riferimento e un autentico modello di come si possa realizzare il testamento di Gesù “Che tutti siano uno”. Nel 1988 è stato conferito a Chiara, dal sindaco della città di Augsburg, il premio per la festa della Pace. Si tratta della pace religiosa tra le confessioni cattolica e luterana, con la motivazione: «Per meriti speciali, per la promozione di azioni comuni a livello interconfessionale». In quell’occasione noi, come gruppo ecumenico di religiose, ci siamo sentite particolarmente coinvolte, poiché il gruppo è sorto nel 1971 su iniziativa di entrambi i vescovi amici del movimento. In quell’anno si organizzò un convegno ecumenico a Pentecoste, ad Augsburg. Cristiani cattolici ed evangelici, religiose e religiosi, hanno collaborato alla preparazione di esso, al quale sono convenuti 20.000 cristiani provenienti da tutta la Germania, spinti dal desiderio di giungere all’unità. Sia nel periodo di preparazione, sia durante il convegno, si è radicata in noi, religiose di entrambe le confessioni, la certezza che avremmo continuato insieme il nostro cammino verso l’unità. Da 25 anni ci incontriamo circa 6-8 volte l’anno e sempre sperimentiamo in modo nuovo l’agire di Gesù tra noi. Di solito siamo 20 o 30 consacrate, di 12 diverse comunità, sia cattoliche che evangeliche. Fanno parte del gruppo suore di Maria Ward, le sorelle evangeliche della Bruderschaft e del Casteller Ring, le diaconesse, ma anche le suore vincenziane, francescane, domenicane, di don Bosco…
Un racconto a due voci
«Nei nostri incontri impariamo a conoscere ed amare la comunità delle altre, a conoscerci ed a stimarci reciprocamente. Preghiamo insieme, meditiamo le verità della fede, leggiamo la Parola di Vita e ci scambiamo le nostre esperienze sul Vangelo. E’ un dono per noi partecipare dei vari carismi e dei diversi compiti nella comunità, riconoscendo così in tutto l’unico Signore che opera tutto in tutti. Per me questo gruppo è una cellula viva e costato come la comunità dell’altra è anche la mia». Sr. C.H., cattolica «Anch’io in questo gruppo faccio l’esperienza di far parte di una vera famiglia, dove vedo realizzato un pezzo di unità che cresce sempre più. Percorriamo insieme un tratto del cammino comune ed ogni volta si uniscono a noi sempre nuove suore, che desiderano condividere que-sta esperienza. Nell’impegno comune prepariamo quella che noi chiamiamo la “Parola di riflessione”, che si svolge in un parco pubblico di Augsburg in estate ed il giorno di Pentecoste. Nel periodo di avvento e per la giornata mondiale di preghiera per la donna, viene realizzata in una chiesa. E’ un’occasione per offrire a tutti la nostra comune testimonianza. Vogliamo continuare ad impegnarci in modo radicale affinché l’unità tra le Chiese sia presto realtà». Sr. I.A., diaconessa evangelica (altro…)
9 Mar 2004 | Focolari nel Mondo
In ospedale un ritmo di lavoro senza tregua, pesantezza spirituale, poi un’ondata di luce, sgorgata dalla testimonianza dell’Amore evangelico che si fa vita con radicalità. Sr. V. riscopre l’amore di Dio, la sua vocazione. Nuovo slancio nel mantenere vivo giorno per giorno l’amore scambievole nella sua comunità. Cambiamento che non passa inosservato da parte di medici, infermieri, in un ambiente prevalentemente ateo. La vita attorno rifiorisce. Poi gli anni della guerra, la resistenza pacifica del convento: dall’unità una forza di pace che si irradiava all’esterno più forte delle persecuzioni e violenze. Quando molti anni fa ho conosciuto questo Ideale dell’unità, nella mia vita è entrata una nuova luce. Sono stata toccata dall’Amore che subito si traduceva in vita, mi sono sentita amata personalmente da Dio e profondamente grata perché mi aveva chiamata a seguirlo come religiosa. Potevo ricambiare questo amore cominciando da chi mi stava più vicino, nella mia comunità, e poi portarlo a chiunque avrei incontrato nel lavoro… Noi religiose eravamo oberate dal lavoro negli ospedali statali con turni molto impegnativi; io lavoravo giorno e notte e questo non facilitava il vivere tra di noi una vera vita comunitaria. I ritiri, ad esempio, non si tenevano con regolarità; così pure non approfondivamo la conoscenza della nostra fondatrice o delle nostre regole e costituzioni: questo portava ad una pesantezza spirituale. Con questa nuova luce del carisma dell’unità, che aveva preso me e altre consorelle, abbiamo cominciato a vivere l’amore scambievole, sperimentando la presenza di Gesù promessa a chi vive nell’amore: «Dove due o tre sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo ad essi». Questo ci dava ogni volta la forza e la gioia per ripartire a testimoniare il suo amore anche nel lavoro e con chiunque ci capitava di incontrare in un ambiente ateo. Dopo un po’, nell’ospedale, infermieri e medici mi hanno chiesto quale fosse la radice di questa mia felicità; ho potuto comunicare loro come cercavo di mettere in pratica il Vangelo insieme a molte altre persone e che questo mi aiutava anche nei momenti più difficili. Col tempo ci siamo trovati in molti: cattolici, ortodossi, luterani, persone indifferenti, non credenti… non solo a leggere insieme la Parola di vita, ma anche a scambiarci le esperienze, a condividere le difficoltà scoprendo nell’amore il movente di ogni azione. Questa esperienza andava oltre l’ospedale e coinvolgeva parenti, amici, conoscenti. Ogni volta rimanevo sbalordita di fronte a ciò che Dio operava nelle persone che incontravamo. Ricordo a esempio il cambiamento radicale di una personalità importante nel campo politico. Sono trascorsi gli anni e, per la situazione difficile che si è venuta a creare a causa della guerra, molte persone di altre nazionalità hanno dovuto lasciare il Paese. Anche le religiose di diversi ordini, per motivi di sicurezza, hanno dovuto abbandonare le case abitate da decenni e quelle che rimanevano si dovevano riunire formando nuove comunità. Proprio in questo momento mi è stato chiesto di prendere la responsabilità di un nuovo convento. Non mi era facile lasciare la realtà costruita per anni, a volte con fatica, ma ho sentito che dovevo dire il mio «sì» fino in fondo alla nuova volontà di Dio ed obbedire ai superiori, credendo nella forza dell’unità. L’impatto è stato duro; mi sono trovata in un nuovo convento dove mi sembrava non si riuscisse a creare una vera armonia: ognuna aveva abitudini diverse, ognuna viveva come era abituata precedentemente. Mi mancavano quei momenti di scambio fraterno in cui ci si accordava sui programmi da fare, ci si consigliava o ci si comunicavano i frutti di un’esperienza. Mi sono chiesta come poter fare. Ho iniziato a pregare e pian piano a parlare personalmente con l’una e con l’altra, ma i risultati erano scarsi. Lì mi sono ricordata di Gesù abbandonato ed ho capito che il mio amore doveva avere la misura del suo: «Amatevi… come io ho amato voi» (Gv 13,34). L’ho riscelto con nuovo impegno. Ho capito che dovevo accettare le altre consorelle così come erano, senza volerle cambiare, ma amando io per prima. A poco a poco il clima mutava, vedevo come l’amore ritornava, si costruivano tra noi rapporti profondi, altri si consolidavano. Abbiamo iniziato ad aiutarci concretamente, ad essere più aperte tra noi, a vedere il positivo in ognuna. Un giorno, una consorella spontaneamente ha chiesto in prestito una macchina per accompagnarmi ad un incontro, un’altra l’ha sostituita nel suo compito, e in questa atmosfera di amore scambievole tutte eravamo più felici e la diversità era diventata contributo all’unità. Uno dei momenti più belli è quando ci incontriamo con le religiose di altri ordini. Nonostante le difficoltà a muoverci a causa dei molti impegni che ognuna ha, è sempre una festa il ritrovarci insieme. L’unità che si costruisce acquista una dimensione ancora più profonda e scopriamo la bellezza di ogni Famiglia Religiosa come fiori diversi di un unico giardino della Chiesa. Sperimentiamo che le esperienze delle altre sono un prezioso arricchimento, che ciascuna porta poi alle proprie comunità. E tutto diventa più vivo. Troviamo la forza di superare le inevitabili difficoltà anche in un ambiente come il nostro, che si trova in piena diaspora. Ricordo l’estate del ’95, quando nel Paese del Sud-est europeo in cui eravamo, sono iniziati ad arrivare migliaia di profughi e la situazione è diventata molto tesa poiché le forze estremiste volevano occupare con la violenza le case e i conventi cattolici. Di giorno in giorno le notizie erano sempre più allarmanti. Alcune religiose di vari istituti volevano fuggire ed eravamo in un incubo continuo. Ci siamo messe in contatto col focolare e lì, con Gesù fra noi, abbiamo ritrovato vigore. E’ nata in noi una nuova certezza: solo l’amore può vincere le situazioni più assurde. Abbiamo comunicato questa certezza anche alle suore degli altri conventi e insieme abbiamo riversato questa nuova forza sui laici e su chiunque incontravamo. Ora le condizioni di vita sono più tranquille, ma ringraziamo Dio per ciò che abbiamo vissuto e per averci dato la possibilità di sperimentare che la fraternità, l’unità, è l’avventura più bella che si possa vivere, avventura che si costruisce solo con l’amore esclusivo a Gesù abbandonato, unico Ideale della nostra vita. Sr. V. M. (altro…)
9 Feb 2004 | Focolari nel Mondo
La difficile conquista del dialogo vero, base per azioni concrete di solidarietà. Un gruppo di amici, alcuni cristiani e altri di convinzioni non religiose, animato dallo spirito dei Focolari, racconta la genesi di alcune attività di solidarietà internazionale, portate avanti insieme: un percorso che passa attraverso il superamento di non poche difficoltà… Mettersi in gioco – Sono insegnante di matematica e vivo con la mia famiglia in una città del nord Italia. Qualche anno fa sono venuta a sapere che il Movimento dei Focolari da qualche tempo promuove il dialogo tra persone di convinzioni diverse, anche non religiose, e decido di partecipare. In questi incontri scopro, da parte di tutti, il desiderio di mettersi in gioco: una sfida a mantenere ciascuno la propria identità, con l’apertura e il rispetto verso quella dell’altro. Ci troviamo a condividere valori universali quali il bisogno di giustizia, di pace, di fraternità. Al tempo stesso ci accorgiamo però che già il linguaggio usato per esprimere questi stessi valori mette in luce soprattutto le differenze, creando a volte tensioni e malintesi e mettendo a dura prova la nostra capacità di comunicare. Uno sguardo al mondo – Nel 2001, durante un Convegno a Castelgandolfo (Roma), conosciamo una persona impegnata in un’azione sociale con “bambini di strada” a Quito (Ecuador). Anche lei non credente, è in contatto col focolare di quella città. Ci fa partecipi dell’estrema povertà in cui numerose famiglie vivono in questa terra dell’America Latina e del pericolo per i loro figli di cadere nella droga, nella prostituzione, nella violenza. Decidiamo di conoscere più da vicino quella realtà; uno di noi si reca in Ecuador e insieme alle persone del Movimento progetta alcune attività utili alle famiglie del posto; lo scopo è di offrire un lavoro autonomo, stabile, con reddito dignitoso, che consenta loro di vivere una vita più serena, e trasmettere dei valori ai propri figli. La fantasia supplisce alle nostre tasche vuote – Per sostenere questo progetto occorrono risorse, circa 12.000 dollari, tanti per noi. Cerchiamo comunque di renderci operativi nel concreto. Iniziamo ad incontrarci con più regolarità, una volta al mese; non manchiamo di inventiva e il nostro lavoro dà vita ad una sorta di solidarietà a cascata che coinvolge amici in tutta la Lombardia e non solo! Tortellini fatti in casa, gustose marmellate, lotterie, cene, buffet, gite in battello, visite culturali: troviamo la collaborazione di persone che ci fanno dono della loro esperienza oltre che della loro professionalità. Per incrementare i nostri guadagni, raccogliamo anche oggetti nelle nostre case, che poi vendiamo in mercatini di Bergamo, Brescia, Mantova e Milano. Riceviamo anche alcune donazioni! Nascono piccole attività – Un anno più tardi, nasce in Ecuador una piccola azienda per il riciclaggio della carta. Ora è fiorente, occupa tre o quattro persone ed è attualmente capace di dare nuovi posti di lavoro; viene attivato un allevamento di galline che è in rapido sviluppo: attualmente vi lavorano due persone; viene attrezzato con il collegamento a internet l’ufficio di una scuola. Temporali e arcobaleno – Ma nell’attuare queste iniziative veniamo sopraffatti da esigenze di tipo organizzativo e non mancano temporali, incomprensioni, che ci fanno mettere in discussione il nostro stesso essere in dialogo. E’ un momento di crescita. Dopo aver passato tanto tempo a progettare, a valutare lavori, a renderci utili, scopriamo di avere bisogno di un più autentico contatto interiore con l’altro; ci impegniamo ad essere più aperti e più attenti all’ascolto ed in modo quasi inatteso l’ambiente cambia; il commento “laico”, che noi prepariamo, alla frase del Vangelo che nel Movimento si cerca di mettere in pratica mese per mese, ci dà l’occasione di andare più in profondità. Così, ad es., una di noi vede nella parola del Vangelo “non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, la necessità che ha l’essere umano di essere sfamato non solo materialmente, perché per crescere, camminare e vivere ha bisogno di coltivare con i suoi simili la parte immateriale ed interiore di sé, affinché possa evolversi appieno. Diventiamo consapevoli del fatto che l’essenza del dialogo risiede nel bisogno che ciascuno di noi ha di comunicare, di essere accettato ed amato per quello che è; e che esso è per noi un’occasione di incontro anche con chi, pur essendo spinto dallo stesso nostro desiderio di condividere ciò che unisce, è così diverso da noi. Stiamo imparando a diventare più pazienti, a mettere da parte, se occorre, le nostre idee, per ascoltarci reciprocamente. Nuove richieste di collaborazione – In Brasile, in favore di adolescenti, inviamo il nostro contributo di 6000 dollari, nel momento in cui ne avevano più necessità: i contributi statali erano venuti meno; in Palestina, a favore di un gruppo di giovani, per creare un ufficio di servizi. Siamo consapevoli che le speranze che contribuiamo a costruire e che avremo l’opportunità di donare sono un’espressione del nostro stesso essere in dialogo. Alcuni di noi s’incontrano con una certa assiduità, altri con ritmi che sono loro più confacenti. Ciò che più conta è sapere che il dialogo non può essere racchiuso in un gruppo, ma ha un respiro più ampio, che ci coinvolge in una pratica quotidiana; per questo acquista forma di volta in volta, da persona a persona, nel nostro lavoro, nella nostra famiglia, con i nostri figli. (A. F. – Italia) (altro…)
19 Gen 2004 | Focolari nel Mondo
Alcuni ragazzi e ragazze polacche sono venuti ad abitare poco distanti da casa mia. Vivono tutti in un’unica stanza, dandosi all’alcol in attesa di qualcosa da fare. Tra loro c’è una ragazza piuttosto timida. Si rivolge alle suore del quartiere e con il suo povero italiano confida di non voler più stare con i suoi amici: teme un brutto futuro per tutti. Le suore l’ accolgono presso di loro, dandole vitto, alloggio e lavoro, ma il grosso problema da superare è l’assunzione. La ragazza, infatti, non ha il permesso di soggiorno per l’Italia. Il commercialista al quale è affidata la sua pratica, dopo alcuni mesi, non riesce ancora a regolarizzare la posizione. Le suore mi chiedono di fare qualcosa per risolvere la faccenda. Benché non sapessi nulla delle leggi vigenti, ho pensato che era l’occasione giusta per andare incontro ad una persona di un altro paese. Vado così all’ufficio di collocamento per informarmi sulla trafila: la domanda deve essere esposta lì per quindici giorni, poi per altri quindici all’ufficio di Roma. Per la concomitanza delle festività, spesso l’ufficio è chiuso o manca la persona interessata. Insomma, tanti giri: due mezze giornate di ferie per andare all’ambasciata, poi alla questura, dal corriere per far recapitare in Polonia i documenti per il visto e ancora all’ufficio imposte per il codice fiscale… Veramente un gran da fare. Un giorno la ragazza mi chiede: “Ma perché mi aiuti?” Le rispondo che, essendo cristiana, lo faccio per amore e che non mi deve nulla in cambio. In effetti sentivo che era il mio mattone per costruire la fraternità fra tutti, facendo miei i problemi di chi mi sta accanto, pur sconosciuto. Dopo un mese la ragazza è stata assunta e la pratica si è chiusa in maniera perfetta. Proprio in questo periodo, in cui si parla tanto dell’immigrazione, penso alle infinite difficoltà che gli stranieri trovano per la lentezza della burocrazia e a quelli che, pur volendo mettersi in regola, rischiano di scoraggiarsi. L’amore però è una chiave che apre tutte le porte. L. – Italia Sono R. e vengo dall’Albania. Il mio paese ha vissuto per 50 anni sotto un regime che ha segnato fortemente la vita di tutti gli albanesi, portando ad una distruzione, oltre che economica, anche e soprattutto spirituale. Nonostante questa situazione, i valori del mio popolo, tanto provato, sono rimasti vivi e la mia famiglia riesce a trasmettermeli, insieme alla fede in Dio. La caduta del muro nel 1989 provoca anche in Albania un capovolgimento socio-politico. Noi giovani siamo confusi e disorientati. Non sappiamo più a chi credere, a quale verità aggrapparci, siamo segnati dalla passività, dalla mancanza di ottimismo, di speranza. Dentro di me sento che il passato non può essere il padrone dei nostri sogni. Anzi la speranza di una vita nuova è l’esigenza più forte che mi anima. Proprio in questo periodo conosco alcuni giovani. Attraverso di loro scopro una nuova dimensione del cristianesimo: credere nell’Amore di Dio per ciascuno di noi e agire di conseguenza. In Lui trovo la risposta a tutte le mie esigenze e inizio a vivere l’arte di amare che il Vangelo ci insegna. Nonostante il mio anelito alla pace e all’unità, dentro di me c’è però ancora un nodo da risolvere: si tratta delle persone che hanno portato il mio paese quasi al crollo di tutto. Al solo pensiero, sono presa da un senso di ribellione senza limite. Come posso perdonare? Eppure l’amore di Dio, entrato fino in fondo alla mia anima, mi permette di imparare a rispettarle e forse anche a capirle un po’. Inizio pian piano a superare la categoria del nemico, fino a scegliere di amare gli altri gratuitamente e senza preferenze. Credo che sia stato un primo passo per costruirmi una ‘coscienza’ di pace con cui contagiare quanti incontro. R. – Albania
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25 Dic 2003 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Messaggio del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I Eminenze, Eccellenze, Amati Fratelli nel Signore, cara Chiara, Vi abbracciamo caldamente e vi salutiamo con il saluto apostolico: Grazia e pace da Dio Padre e dal Signore nostro Gesù Cristo. E’ con diversi sentimenti che ci rivolgiamo al vostro benedetto incontro. Avremmo desiderato poter essere in mezzo a voi e “parlarvi a viva voice, perché la nostra gioia fosse piena” (2 Gv 1:12). Purtroppo questa opportunità ci è stata tolta improvvisamente e con violenza, a causa dei recenti attacchi terroristici, che hanno diffuso morte, dolore e caos in tutta la nostra Città. Questi orribili attacchi sfortunatamente vi hanno impedito di venire qui e avete deciso di avere l’incontro a Roma invece che a Costantinopoli, la Nuova Roma, come era stato programmato in origine. Preghiamo che la pace e l’ordine regnino di nuovo in questa Città e attraverso tutto il globo terrestre e che potremo avere il piacere della vostra presenza qui l’anno prossimo nel 2004. In questi tempi, in cui mancano stabilità e sicurezza, e nel nostro mondo, che non ha ancora visto “pace in terra agli uomini di buona volontà” (Lc 2:14), è fonte di speranza e di gioia che ci siano individui, organizzazioni o movimenti, come l’amato Movimento dei Focolari, che si sono resi conto che l’unità tra loro e del mondo in Cristo è l’elemento fondamentale di verità e di vita. Da’ ancor più speranza il fatto che essi abbiano fatto di questa unità lo scopo principale delle loro attività e della loro vita. E’ di questa unità, l’unità in Cristo, che il nostro amato fratello, Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II ha parlato quando, rattristato dall’incomprensibile persistenza di gente nel voler separare i cuori, ha detto, “ciò di cui l’umanità ha bisogno sono ponti e non muri.” Ha detto queste parole come un vero Pontifex. E’ questa unità che è anche il tema delle vostro discussioni per l’incontro di quest’anno; “perché siamo tutti uno in Cristo Gesù” (Gal 3:28). La promessa di Dio ad Abramo che nel suo seme tutte le nazioni della terra sarebbero state benedette si è realizzata con l’incarnazione di nostro Signore. Questa benedizione è reale perché nella vita spirituale non c’è alcuna differenza tra ebreo e greco, schiavo e libero, uomo e donna. Sono tutti uno, tutti uguali agli occhi di Dio, egualmente invitati al sacro banchetto del Suo Regno e hanno tutti uguali opportunità di salvezza. Questa nuova realtà, che in quel tempo era di scandalo a tutti, abolisce il razzismo e la discriminazione sociale e dei sessi. Ci unisce (tutti) nello stesso scopo: il prevalere della pace e della giustizia di Dio sulla terra e la salvezza del genere umano. Tuttavia, l’unità tra individui e tra società non è sufficiente. Le coppie divorziano facilmente, le amicizie cambiano e finiscono e le condizioni stabilite sono facilmente ritrattate. Non possiamo cercare soltanto di essere uniti tra noi umanamente, ma dobbiamo anche essere uniti in Cristo. Questo è il vero significato della frase “in Cristo Gesù”. Ciò vuol dire insieme con Lui, essere uno con Lui. Questa è l’unità dello Spirito che è anche umanamente il legame più forte, e mette insieme persone anche se non si conoscono. Ciò avviene perché tutte le differenze si risolvono in Cristo. La via per raggiungere quest’unità spirituale ci è data dai Vangeli. “E da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i Suoi comandamenti” (1Gv 2:3). Quindi non abbiamo la conoscenza di Dio solo studiandoLo, ma osservando i Suoi comandamenti. Se qualcuno conosce tutto di Cristo ma non osserva i Suoi comandamenti e non vive secondo la Sua santa volontà, questi è lontano dallo Spirito di Dio, e perciò lontano dai suoi fratelli. Ciò che questo tipo di unità richiede è l’amore. “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14:15) . Perciò è con l’amore che noi osserviamo i comandamenti di nostro Signore. Questo è il messaggio che Cristo ha portato al mondo e che gli apostoli hanno diffuso in tutte le nazioni. Noi riteniamo che il Movimento dei Focolari sia nato per proclamare al mondo questo messaggio. Solo se amiamo veramente il nostro Dio e Signore osserviamo i Suoi comandamenti e saremo uniti a Lui a tra di noi. Solo allora potremo ripetere le parole di San Paolo, che era unito a (tutto) il mondo, “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”(Gal 2:20). Di nuovo ci spiace che non siamo potuti essere insieme per questo incontro, ma preghiamo che nostro Signore benedica tutti voi e tutti i vostri dialoghi. E sebbene non siamo insieme, siamo uniti nell’amore per il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Messaggio del Primate d’Inghilterra, l’arcivescovo Rowan Williams a Sua Eminenza il card. Miloslav Vlk 25 Novembre 2003 Sua Eminenza, invio con molto piacere i miei saluti per il Convegno ecumenico 2003 dei Vescovi amici del Movimento dei Focolari. Ho saputo che l’incontro è stato spostato da Istanbul a Roma, a seguito degli ultimi atroci attacchi terroristici che hanno avuto luogo nella stessa settimana della mia visita lì. Sono sicuro che le vostre preghiere sono con coloro che in quella città sono stati così colpiti da questa violenza. In tali circostanze, a nessuno di noi occorre ricordare che l’amore di Dio, espresso tangibilmente, è più che mai necessario nel nostro mondo travagliato e diviso. Siate certi della mia preghiera, mentre riflettete insieme sulla perenne attualità degli ispirati ideali di Chiara Lubich e mentre considerate come meglio incoraggiare l’opera del Movimento dei Focolari . Sinceramente in Cristo, vostro Rowan, Arcivescovo di Canterbury (nostre traduzioni dall’inglese originale)
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