1 Lug 2002 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Il progetto dell’ Economia di Comunione nasce durante un viaggio che Chiara ha fatto nel 1991 in Brasile.
Attraversando la città di San Paolo, avverte la tragicità del problema sociale in quella terra, constata che la stessa comunione dei beni, che sin dall’inizio si attuava nel Movimento, non è più sufficiente ad aiutare i poveri. Propone allora la nascita di aziende, rette da persone che mettano in comune liberamente gli utili aziendali per tre finalità: aiutare quelli che sono nel bisogno, formare alla cultura del “dare” e sostenere l’azienda. Questo progetto assume il nome di “Economia di Comunione”. A riguardo delle aziende diceva: “A differenza dell’economia consumista, basata su una cultura dell’avere, l’Economia di Comunione è l’economia del dare. Ciò può sembrare difficile, arduo, eroico. Ma non lo è perché l’uomo fatto ad immagine di Dio che è Amore, trova la propria realizzazione proprio nell’amare, nel dare. …dare non significa soltanto dare gli utili o dare qualcosa. Non è quello. E’ quel dare che noi abbiamo imparato dal Vangelo che significa amare tutti. Quindi la cultura dell’amare: Amare anche i dipendenti, amare anche i concorrenti, amare anche i clienti, amare anche i fornitori, amare tutti. Lo stile di vita aziendale deve essere tutto cambiato, tutto deve essere evangelico, altrimenti non abbiamo economia di comunione”. Il ‘sogno’ di allora sta diventando realtà: molte aziende sono nate e non solo in Brasile, ma in molti Paesi del mondo, imprese già esistenti hanno fatto proprio il progetto, modificando lo stile di gestione aziendale e la destinazione degli utili. A tutt’oggi sono 761 le aziende che vi aderiscono nel mondo, 250 in Italia. Quando è stato lanciato questo progetto anche noi vi abbiamo aderito subito con radicalità. E’ stato come una vera bomba che ha cambiato la nostra vita, una luce che ha illuminato e dato più senso al nostro lavoro, alla nostra economia. Ci siamo scoperti imprenditori, non per noi ma per un disegno molto più grande e abbiamo capito che potevamo allargare il nostro orizzonte all’umanità intera. Ha assunto un nuovo significato l’assumere in azienda persone in difficoltà, come una famiglia di profughi composta dai genitori e sei bambini. Abbiamo capito il perché della nostra cura nel produrre rispettando la natura e l’ambiente ed anche il nuovo rapporto con i dipendenti interessandoci di più delle loro problematiche e necessità. Un’altra conseguenza della nostra adesione è stato l’esaminarci e confrontarci su come vivere il dare. Il dare non è stato facile. Eravamo soliti pensare di reinvestire quasi tutto l’utile nell’azienda. Ma, pur tenendo conto di questa necessità, abbiamo superato questi pensieri pensando ai tanti poveri che potevamo aiutare . Ed anche quando, per difficoltà subentrate, gli utili non ci sono più stati, il dispiacere di non poterlo più fare è servito per scoprire tutti i valori, anche più profondi del vivere questa economia nuova: i rapporti con le persone, la correttezza professionale e verso le istituzioni, l’armonia nell’azienda. Poli Industriali Nella cittadella del Movimento in Brasile, quest’invito a concretizzare il progetto dell’EDC, è stato accolto subito con slancio e generosità ed è nato a pochi chilometri di distanza dall’abitato, un polo imprenditoriale: il polo Spartaco. Alla società per azioni che si è costituita per amministrarlo aderiscono oggi più di 3600 persone che , con radicalità, hanno messo a disposizione i loro risparmi, spesso di modesta entità, dando vita così ad un azionariato diffuso. Lanciando il Polo Spartaco in Brasile, Chiara Lubich aveva esclamato: “siamo poveri, ma tanti”, suggerendo di ripartire il capitale in azioni dal valore nominale modesto, a cui molti potessero accedere. Il Polo in Brasile oggi è una realtà, con già sei aziende funzionanti, esempio e modello di una nuova economia. Sono nati, in questi ultimi anni, Poli imprenditoriali anche in Argentina e si stanno costituendo negli USA, in Francia ed in Belgio. Nell’aprile 2001 a Castelgandolfo, a dieci anni dal lancio del progetto, si è tenuto un seminario per operatori dell’economia di comunione e Chiara ha lanciato una nuova sfida: far nascere anche in Italia, nei pressi della cittadella di Loppiano un polo industriale, a cui potranno collegarsi le aziende italiane che aderiscono al progetto. La proposta è stata accolta con grandissimo entusiasmo e un piccolo gruppo di esperti ha iniziato subito a studiarne la realizzazione. E’ stata suggerita la costituzione di una società per azioni che miri a coinvolgere quante più persone possibili per realizzare anche qui in Italia un’azionariato diffuso e per questo il valore nominale di ciascuna azione è stato fissato a 50 €. Il complesso nascente è stato chiamato: “Polo Lionello”, per ricordare il focolarino Lionello Bonfanti, uno degli artefici della costruzione della cittadella di Loppiano ed in ottobre si è costituita l’EdiC S.p.A., un nome che sentiamo come una responsabilità perché carico di una grande idealità: rendere visibile l’EdC. Nel suo statuto se ne precisano i fini: l’acquisto, il progetto e la costruzione di immobili, che saranno dati in locazione alle aziende che vorranno insediarsi; lo studio , la realizzazione e l’organizzazione di impianti industriali, commerciali e di servizi e corsi di formazione. L’art. 32 evidenzia la novità del progetto EdC: infatti per essere pienamente coerenti ai principi ispiratori si è voluto stabilire che il 30% degli utili venga destinato ad un fondo per indigenti. Immediati e sorprendenti sono stati gli echi di risposta all’iniziativa: La regione toscana ha approvato una mozione di sostegno al polo imprenditoriale di Loppiano. Nel testo si chiede alla giunta regionale di aderire al progetto perché “laboratorio di una nuova economia” e di inserirlo nei programmi di sviluppo della regione quale modello da proporre per l’attuazione di una nuova politica di cooperazione allo sviluppo. Anche l’amministrazione comunale ha dimostrato grande interesse dando tutto l’appoggio affinché il cuore del progetto abbia sede nel comune di Incisa in Valdarno. La risposta degli imprenditori italiani è stata subito pronta e generosa, mostrando come il Polo sia già, ancora prima di essere realizzato, centro di attrazione e riferimento, un faro di luce, per tutte le aziende di EdC ed anche per il mondo economico. Ad un convegno, tenutosi a Loppiano nel febbraio scorso, hanno partecipato più di 550 fra imprenditori, operatori economici e studenti, una ventina di aziende hanno manifestato il desiderio di potersi insediare nel Polo e più di un centinaio di esperti, professionisti e dirigenti d’azienda hanno offerto la disponibilità a collaborare alla realizzazione di questo progetto. Le aziende individuate e disposte a trasferirsi nel Polo, o ad aprirvi una propria filiale, condividono l’Economia di Comunione; sono imprenditori pieni di ardore e con uno slancio da veri pionieri. Anche tantissime persone che sono venute a conoscenza di questa iniziativa, vi hanno aderito prontamente, dichiarando, che appena sarà possibile iniziare la raccolta, vi contribuiranno per sentirsi pienamente artefici ed attori pur non essendo imprenditori; sono persone di ogni tipo: giovani e ragazzi, lavoratori, pensionati, casalinghe ed anche imprenditori che, pur condividendo il progetto e volendolo sostenere, non possono trasferire la propria attività. Sappiamo che tutto questo è un grande impegno, un grande sforzo ma ci aiuta il pensare che non è tanto un “buon investimento” quello a cui stiamo lavorando, ma è la realizzazione di un’ Opera di Dio. Per sovvenire alle necessità di molti, l’intento è quello di produrre utili, ma vorremmo sottolineare la peculiarità di altri beni che la società intende generare : un complesso di beni meno visibili, difficilmente quantificabili, espressi dalla qualità e stile di vita, dai rapporti di amore all’interno delle aziende, fra le aziende e fuori di esse, beni che presuppongono un grande ideale. Per questo, l’inserimento nella cittadella di Loppiano, è un aiuto , un sostegno, è la fonte che genera quel “supplemento d’anima” necessario. Siamo ancora agli inizi, ma siamo sicuri che questo progetto, per l’adesione di tanti, si realizzerà. (altro…)
12 Dic 2001 | Focolari nel Mondo
Comunicato Stampa
Nel corso di una seduta straordinaria del Consiglio regionale questa mattina, alla presenza di un folto pubblico è stato conferito a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, il Premio per la pace, la solidarietà e lo sviluppo dei popoli. In base alla Legge regionale 28 del 1998 sulla cooperazione allo sviluppo, alla solidarietà internazionale e alla pace, le sono stati donati una medaglia e un assegno di 20 milioni per finanziare le numerose opere benefiche del movimento.
Il premio venne istituito sulla base di una mozione proposta fra gli altri da Massimiliano Costa (capogruppo Ppi-Udeur Insieme) e Nicola Abbundo (Forza Italia) e approvata all’unanimità dal Consiglio regionale. Chiara Lubich nel suo intervento, ha annunciato che il contributo finanziario ricevuto verrà destinato a un complesso scolastico in Pakistan frequentato da 118 allievi e all’annesso Centro per il dialogo cristiano-musulmano: “Sarà un ulteriore segno – ha detto – che la convivenza fra religioni diverse è possibile e rappresenterà una testimonianza di pace”.
“Vogliamo consegnarglieli – ha detto il Presidente del Consiglio Vincenzo Gianni Plinio aprendo la seduta – in segno di riconoscenza per la sua incessante e meritoria opera per la pace ed al servizio dell’umanità”. Plinio ha ricordato i 12 dottorati honoris causa e le altrettante cittadinanze onorarie, i sei premi internazionali che la Lubich ha ricevuto e in particolare quello prestigioso dell’Unesco del 1996.
“A parlare della Lubich – ha aggiunto Plinio – sono i fatti: in poco più di 50 anni ha dato vita ad un ampio movimento impegnato nel rinnovamento spirituale e sociale della comunità e nella diffusione del Vangelo come fonte di valori capaci di ricostruire l’uomo e ricomporre la famiglia umana. In 182 paesi la Lubich è riuscita a coinvolgere non solo cattolici ma persone di oltre 350 diverse Chiese e fedi religiose insieme a moltissime persone animate da diverse convinzioni. Con la forza dell’amore verso gli altri è riuscita a sanare violenze, odi e pregiudizi ridando a tanti disperati un po’ di fiducia e dignità”.
Ma Plinio ha voluto ringraziare la Lubich anche per quanto lei e i suoi collaboratori hanno fatto e continuano a fare per i più deboli e i più poveri fra i liguri ed i genovesi: “E’ infatti degno di massimo rispetto anche e soprattutto da parte della pubblica amministrazione chi, superando le logiche del profitto, ha saputo, come il consorzio Tassano, creare cooperative sociali in grado di condividere parte dei loro utili con i poveri e attente all’inserimento lavorativo di soggetti in fascia debole che oggi risultano fuori dal processo produttivo”.
Dopo il presidente Plinio ha preso la parola il Presidente della Giunta Sandro Biasotti che nel rivolgersi a Chiara Lubich si è detto emozionato come quando ha incontrato il Papa”. Biasotti si è poi detto onorato di poter incontrare una persona del suo valore morale: “Lei – ha aggiunto – è riuscita ad adattare il suo ruolo all’evoluzione dei tempi ed è riuscita ad essere attuale per ben 50 anni”.
Chiara Lubich, dopo aver ringraziato il Consiglio regionale per l’ambito riconoscimento, ha ripercorso a grandi linee le tappe del suo movimento nato nel 1943 a Trento in piena guerra. Ed è proprio in quel momento terribile che si sviluppò la volontà di far crescere la fratellanza e l’amore fra i popoli. Chiara Lubich ha ricordato i primi contatti, nel 1969, con il capoluogo ligure, i suoi imprenditori e i suoi lavoratori. Grazie anche al contributo di questi ultimi, l’azione incessante dei focolarini si sviluppò fra i Bangwa, un popolo che abitava un posto sperduto nella foresta del Camerun ed era in via di estinzione, decimato da una mortalità infantile che raggiungeva il 90 per cento. Vennero inviati medici, creato un piccolo dispensario, diffusa una cultura igienico sanitaria di base. “I risultati – ha ricordato la Lubich – non si fecero attendere: la mortalità infantile diminuì rapidamente.
Ma quello è stato solo il primo passo: oggi il villaggio un tempo sperduto nella foresta è diventato sede di sotto-prefettura”.
Altra operazione che ha visto l’intervento dei genovesi è il progetto “Genova per il Nord Est del Brasile”: grazie a 150 opere donate da pittori e scultori e al patrocinio della Regione Liguria, è stata creata a Recife una moderna falegnameria che dà lavoro in una zona poverissima. Negli anni ‘80 inoltre è nata un’azienda dedicata alla cooperazione allo sviluppo grazie alla quale sono stati dotati di acqua potabile 25 villaggi del Benin.
Domani Chiara Lubich riceverà la cittadinanza onoraria della città di Genova.
10 Nov 2001 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Senza categoria
- Thomas Klestil – Presidente della Repubblica Austriaca
- Jos Chabert – Presidente della Camera delle Regioni alla UE
- Chiara Lubich – Fondatrice del Movimento dei Focolari
Trasmissione Internet E’ un avvenimento progettato da tempo. Dopo l’11 settembre rivela una particolare attualità e significato. La tragedia che ha colpito gli Stati Uniti, ha posto la comunità mondiale di fronte alla necessità di una risposta politica di tipo nuovo. Nell’opinione pubblica mondiale cresce la coscienza di appartenere ad un’unica famiglia umana. L’Europa ha un ruolo importante da giocare nella ricerca di vie e strumenti che possano far crescere una nuova cultura di giustizia sociale e cooperazione su percorsi di pace e di fraternità tra i popoli, uniche vie praticabili nell’attuale drammatica situazione mondiale. “Ai comuni – ha dichiarato il sindaco van Staa – viene richiesto coraggio, apertura, senso di responsabilità”. I comuni possono contribuire all’unità europea con un processo dal basso: questa prima assemblea dei poteri locali dell’Europa unita mostrerà quanto le amministrazioni locali siano in grado di agire nel “costruire” i cittadini d’Europa, nel contribuire a comporre e ricomporre diversità delle culture e delle religioni, da sempre ricchezza del vecchio continente, nell’aprire sfide di fraternità intrecciando rapporti stretti e diretti con comunità locali dei paesi poveri degli altri continenti. Il convegno si propone così di “dare un’anima” al processo di integrazione e di allargamento dell’Europa. Oltre alla presenza del Presidente austriaco Thomas Klestil, spiccano i due interventi centrali: quello del Presidente della Commissione europea Romano Prodi su “le grandi opportunità dell’attuale fase storica dell’Europa” e quello di Chiara Lubich su “la fraternità in politica come chiave dell’unità d’Europa e del mondo”. Hanno confermato la loro adesione sindaci da tutta Europa, dall’Atlantico agli Urali, spalancando i confini dell’Europa unita. Significativa, in questa proiezione al futuro, la partecipazione anche di oltre 200 giovani, studenti in scienze politiche o comunque attenti al futuro politico del continente. Sindaci e giovani lavoreranno insieme in quattro gruppi tematici di lavoro, finalizzati alla redazione di un “appello per l’unità europea” rivolto ai governi dei paesi rappresentati, per una autentica “Europa – comunità di popoli”. Il Consiglio Europeo, tenutosi a Nizza nel dicembre scorso, aveva chiesto alle istituzioni europee, governi e parlamenti nazionali, di aprire sull’Europa un dibattito ampio ed aperto per una vasta sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Il Convegno di Innsbruck sarà una tappa importante e forse unica per la sua rilevanza in questo progetto: il documento finale sarà consegnato nelle mani del presidente della commissione che sta preparando il prossimo appuntamento del Consiglio, fissato per dicembre a Laeken, in Belgio. Le premesse ci sono tutte, come lascia presagire la dichiarazione del Presidente Prodi: “Il convegno costituirà un significativo momento, indispensabile per aiutare a creare un Europa in cui tutti i cittadini si sentano protagonisti”. Chiara Lubich, da parte sua, ha affermato: “L’unità d’Europa: un ideale, un impegno, quello di dare al nostro continente un supplemento d’anima che rinnovi i suoi cittadini e le sue grandi o piccole istituzioni”. Ufficio Stampa Innsbruck Responsabile: Mr. W. Weger – Mail: w.weger@magibk.at Tel: 0043 512 5360 1930 – Fax: 0043 512 5360 1757 Portatile: 0043 664 14 02 761 Fax diretto: 0043 512 58 24 93 (altro…)
10 Ott 2001 | Focolari nel Mondo
Da New York:
Ci ha dato gioia vedere che in un documentario alla fine della giornata veniva riportata la frase di un ministro nella cattedrale di Washington: "L’amore è più forte dell’odio". E il Rev. Billy Graham, predicatore protestante molto famoso: "L’America ha bisogno di un rinnovamento spirituale". In un’altra intervista un signore diceva: "Quello che i politici e i leaders civili e religiosi non sono riusciti a fare, l’ha fatto questa tragedia: ha unito l’America". Abbiamo saputo dai nostri amici afro-americani che l’Imam W.D. Mohammed (loro leader), aveva fatto in moschea un sermone, dove diceva che la soluzione alla violenza è proprio vivere meglio la loro fede, essere dei veri musulmani, perché l’Islam è una religione di pace.
Da Chicago:
Anche se nell’anima c’è ancora l’angoscia degli avvenimenti dell’11 settembre e la paura di ciò che può succedere ora, gioisco a vedere che questo Paese sta reagendo con tantissimo amore, unità e una solidarietà mai sperimentate. Vedo l’anima religiosa dell’America che viene a galla dopo essere stata per 30-40 anni soffocata dalla mentalità di chi vuole ammazzare la fede in Dio. Poi sono stata colpita dalla solidarietà con i nostri amici ebrei e musulmani, e con cristiani di altre Chiese. In tutta la società, persone di diverse fedi stanno incontrandosi e pregando per la pace.
Da San Antonio:
In questi ultimi giorni siamo stati in contatto con i nostri amici musulmani afro-americani di diverse città: San Antonio, Dallas, Houston, Tulsa, Oklahoma City, Baton Rouge, New Orleans e Jackson. Grande la loro gioia e gratitudine per il nostro sostegno, preghiera e unità. A Dallas, dove hanno sparato ad una moschea di musulmani del Medio Oriente, i nostri amici sono accorsi in soccorso e sostegno. Qui a San Antonio siamo andati ad un incontro di preghiera per la pace, invitati dal nostro amico Imam. Loro notano il bene che sta venendo fuori da questa tragedia e gioiscono specialmente delle preghiere gli uni per gli altri.
Da Karachi – Pakistan:
Certo la sospensione c’è, la trepidazione, per i nostri Paesi, per il Pakistan, l’Afghanistan. Ma è più forte quel "qualcosa" che dice speranza, futuro. Cristiani e musulmani preghiamo insieme. Anche se nel Paese prevale la tensione, nei "nostri" c’è tanta pace. Tutti sentono la spinta forte a diffondere l’ideale dell’unità nel nostro mondo musulmano perché "riscopra – come dicono i nostri amici musulmani – il vero volto dell’Islam". Stiamo cercando di stare vicino, di accrescere l’unità fra tutti, sostenendoli spiritualmente, e di vedere concretamente come aiutarli in questi momenti non facili, in particolare per la comunità cristiana.
Da Gerusalemme:
Due sentimenti abbiamo avuto in seguito a quanto è successo: sgomento per la tragedia e timori per le possibili ripercussioni nel mondo e in Medio Oriente. Ri-offriamo le nostre vite a Dio perché cadano i muri in Medio Oriente e perché la Parola "Unità" diventi una realtà fra i nostri popoli.
Da Londra:
Qui ciò che è accaduto ha un’eco fortissima in tutti. Anche qui, come in America, si moltiplicano le espressioni di solidarietà, che dà testimonianza a livello ecumenico e interreligioso di una nuova esigenza di unità al di là di ogni barriera.
Da Solingen (Germania):
Abbiamo scritto (ed incoraggiato altri a scrivere) ai politici responsabili del governo della Germania e ai capi dei partiti di impegnarsi fortemente per una soluzione politica e per l’eliminazione delle cause.
Da Lipsia (Germania):
Crediamo che il mondo unito si costruisce anche su questo dolore. Lo vediamo già nel nostro piccolo: nelle chiese piene, nei rapporti più veri, in tanti gesti di solidarietà e fratellanza nuova, nell’ansia profondissima per la pace!
18 Set 2001 | Focolari nel Mondo
D. – Di fronte ad una così grande tragedia e assurdità che ci supera tutti, si è alla ricerca di un senso. A tanta paura e angoscia, quale risposta?
R. – Quando ho visto incredibilmente quelle torri crollare, di fronte a questa immane tragedia, allo shock di una super-potenza che si scopre di colpo vulnerabile e tocca con mano il crollo di tante certezze, di fronte alla paura dello scoppio di una guerra dagli esiti imprevedibili, m’è parso di rivivere a Trento sotto i bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Tutto crollava e forte era la domanda se c’era qualcosa che nessuna bomba potesse distruggere? La risposta era stata: sì c’è. E’ Dio. Dio che scoprivamo Amore. Una scoperta folgorante che ci aveva dato la certezza che lui non può abbandonare noi uomini, che Lui non è mai assente dalla storia, anzi che sa convogliare qualunque cosa succede al bene. E l’ho toccato con mano in modo sorprendente. E mi sono chiesta: non sarà che proprio ora, all’inizio di questo XXI secolo Dio voglia ripetere questa grande lezione e darci di rimettere lui al primo posto nella nostra vita, costringendoci a mettere in sott’ordine tutto il resto? E questo mi dice speranza e futuro. Per cui quello che per tutti sembra un passo indietro, per me ha assunto un significato diverso. Ed ho visto che questa visione delle cose sta spuntando anche nell’anima degli americani. Così mi dicono da lì.
D. – Quali sono i segni concreti di questa visione?
R. – Ci sono assolutamente dei segni concreti! Per esempio ho saputo che un ragazzo di 15 anni diceva: "Sono molto colpito dal male provocato da una simile azione; ma guarda quanto bene ne sta venendo fuori. E’ una gara di solidarietà che non si è mai vista." Attribuisco ciò al fatto che questi avvenimenti tragici hanno avvicinato maggiormente le persone a Dio. Ancora mi scrivono da New York – e questo lo si sa anche attraverso la televisione – che hanno visto la città completamente trasformata, muri di indifferenza sciogliersi in una valanga di aiuti concreti, di conforto, di prontezza a far qualcosa, proprio che allevi i dolori degli altri. E’ commovente – dicono – vedere tutto un popolo che, davanti alle avversità, si rivolge verso Dio in preghiere spontanee, dal Parlamento alle piazze, mostrando così le sue vere radici di fede. Secondo noi questo è un segno anche della vocazione particolare di questo grande Paese. Sono stata più volte negli USA: hanno una speciale vocazione all’unità. Sono presenti, si può dire, tutte le etnie del mondo. E’ un Paese talmente multi-religioso, multi-etnico, multi-culturale che potrebbe presentare al mondo un modello d’unità.
D. – Però non si può negare che ci sia anche un crescente sentimento anti-islamico; c’è stato anche un attentato negli Stati Uniti in questo senso. Che cosa si può fare per evitare queste divisioni, questi sentimenti che criminalizzano l’intero mondo musulmano?
R. – Da tempo nel nostro Movimento – ma non è solo nel nostro Movimento – abbiamo costruito una profonda unità in Dio con i musulmani; e proprio negli Stati Uniti, con un vasto Movimento musulmano afro-americano. Ed ho saputo che in questo momento li aiuta tanto l’essersi uniti con noi cristiani nell’impegno di portare nel mondo la fraternità universale. Dobbiamo riconoscerci fratelli, cristiani e musulmani. Siamo tutti figli di Dio. Perciò comportiamoci noi cristiani in questa maniera. Ecco, questa è la strada.
D. – Lei, appunto, conosce bene l’Islam e ci sono – lei dice – anche musulmani che sono nel suo Movimento dei Focolari?
R. – E certo! Moltissimi: ce ne sono in Algeria, ce ne sono in America, ce ne sono in Palestina. E in molti altri Paesi dove ci sono musulmani, in Africa, in Asia.
D. – Com’è possibile, a suo avviso, tanto odio da parte di alcuni fondamentalisti musulmani? Che cosa si può fare?
R. – Secondo me, qui c’è di mezzo il Male con la M maiuscola. Per questo io sento profondamente una cosa, che forse è un po’ originale: adesso si stanno mobilitando tutte le forze, a livello politico, tra capi di Stato, ecc. Ma bisogna che anche il mondo religioso si mobiliti per il bene, si unisca per il bene. Già lo si fa. Per esempio il Santo Padre, domenica scorsa ha parlato con così tanta forza – e tutti i giornali, ho visto, lo riportano – che bisogna che l’America non si lasci tentare dall’odio. Di continuo ripete i suoi appelli per la pace. E’ quanto già sta facendo, per esempio, la Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace. Pochi giorni fa c’è stato a Barcellona un incontro di centinaia di rappresentanti di religioni e di Chiese diverse, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio che hanno fatto anche un messaggio in cui si impegnano per la pace. Il nostro stesso Movimento, per esempio, nella sua espressione più politica – si chiama "Movimento dell’Unità" – porta questa idea della fraternità che è foriera di pace, attraverso i Comuni, attraverso i Parlamenti, in molte parti del mondo. Ma è poco, quello che facciamo. Tutto andrebbe intensificato e universalizzato. Non bisogna lasciar fare soltanto al mondo politico. E preghiamo che non si crei tragedia su tragedia se non si imbocca la strada giusta, secondo la saggezza e il buon senso. E m’è venuta un’idea: se noi tutti cristiani, attuassimo con rinnovato slancio la nuova evangelizzazione, così come il Papa la presenta, questa sarebbe una soluzione, perché porta proprio la fraternità, lo spirito di comunione, non solo fra i cattolici, ma poi, attraverso il dialogo, con tutti gli altri nel mondo. Insomma si potrebbe trovare una strada.
D. – Che cosa può dare il cristianesimo all’Islam, in questo dialogo?
R. – La fraternità, la fraternità. Il piano di Dio sull’umanità è proprio la fraternità. E’ quella anche il correttivo della politica deviata, che un po’ viviamo anche noi qui in Occidente. Fraternità che è possibile anche con gli uomini di altre fedi e di altre convinzioni, perché l’amore fraterno è nel DNA di ogni uomo creato a immagine e somiglianza di Dio.
D. – Eppure in questo momento si sta vivendo un po’ un clima di guerra…
R. – E sì, purtroppo! Si sperava di no, e invece mi sembra che le cose si fanno più gravi.
D. – Che cosa può fare l’uomo della strada, l’uomo semplice?
R. – Ci sono già iniziative concrete. So di una città italiana che vorrebbe offrirsi per ospitare nelle famiglie i bambini di New York e Washington rimasti orfani. Noi stessi accogliamo in una delle nostre cittadelle vicina a New York persone bisognose di aiuto. Mentre sul posto siamo tutti impegnati ad aiutare chiunque incontriamo con qualsiasi mezzo. L’amore è inventivo. Bisogna darsi da fare.
D. – Lei quindi anche in questa tragedia vede un mondo che va verso l’unità?
R. – Verso il bene, verso l’unità. Proprio così. Anzi, guardi, paradossalmente noi qui e i nostri del Movimento negli Stati Uniti, ci diciamo la stessa cosa. Noi abbiamo come ideale, appunto, un mondo migliore, un mondo unito. Ecco, ci diciamo: ma qui paradossalmente le porte… si spalancano per arrivare prima all’unità.
2 Ago 2001 | Focolari nel Mondo, Senza categoria
E' il dialogo tra cristiani e laici la nota fondamentale e qualificante di questo VI Convegno Internazionale che ha affrontato tematiche di grande attualità: Globalizzazione economica e cultura, politica e etica sociale. La base è una comunione profonda costruita mettendo al centro la persona, rendendo così possibile e fecondo lo scambio di riflessioni, esperienze, proposte. E' Chiara Lubich stessa, che, nel messaggio rivolto ai partecipanti di convinzioni non religiose, letto in apertura del Convegno, evidenzia le radici di questa comunione tra cristiani e laici:
“Noi, come tutti i cristiani, abbiamo certamente fede in un Dio trascendente, ma incarnatosi su questa terra, fattosi uomo. Il fatto che ha preso carne umana è – vorrei dire – il punto qualificante della nostra religione che il Movimento sottolinea appieno. Ed è qui quel qualcosa di grande che ci permette un profondo legame con voi, una comunione con voi, impegnati come siete a rispettare, a potenziare l'essere umano, ogni uomo, con l'incremento e la salvaguardia dei suoi valori. Ciò che anche noi dobbiamo e vogliamo fare assieme a voi”: E' sull'Uomo-Gesù che fissiamo lo sguardo quando con voi desideriamo spenderci per il bene dell'uomo, le sue necessità, ma anche quando vogliamo comprendere le sue immense potenzialità e le sue ricchezze“.
Portata universale del dialogo
Un movimento, come quello dei focolarini, nato da una profondissima convizione religiosa, dalla scelta di Dio come ideale della loro vita, può forse essere d’interesse per uomini e donne di altre convinzioni? C’è qualche segno che tutto quanto facciamo può contribuire al grande disegno che abbiamo dinanzi: la fraternità universale per un mondo unito? A questi interrogativi ha risposto il messaggio di Chiara Lubich, approfondito dalle esperienze nelle più diverse condizioni di vita da laici di Firenze, Roma, Barcellona e Parigi.
Riflessioni ed esperienze sull'economia
Il laico Armando Romano ha affrontato il tema della globalizzazione economica e di quella culturale, che condiziona pesantissimamente la vita dei popoli del Sud, ma anche del Nord del mondo. Povertà estreme sempre più insopportabili per i primi; solitudini, separazioni, egoismi, disagi umani e politici per i secondi. Alla denuncia di Armando ha fatto eco con soluzioni innovative Luigino Bruni dell'Università di Milano. Egli ha indicato nella riconduzione del mercato alla sua funzione originaria di socializzazione, come pure nei rapporti umani improntati più alla comunicazione amichevole ed altruistica che alla caccia di sempre più costosi quanto inutili “status-simbols”, insomma in una nuova cultura solidale, il futuro di un'economia sostenibile, giusta, responsabile e… portatrice di felicità.
Le testimonianze di due giovani imprenditori belgi e di uno portoghese, responsabili di due medie imprese in fase decisamente espansiva, che sostengono il progetto dell'Economia di Comunione in favore di 10.000 famiglie emarginate in vari Paesi in via di sviluppo, come pure un filmato sulle sei aziende operanti nel Polo industriale nei pressi di San Paolo in Brasile, hanno conquistato colla forza dei fatti l'attenzione ed il cuore dei 300 presenti.
Riflessioni ed esperienze sulla politica
Il laico Roberto Montanelli e la cattolica Lucia Crepaz presentavano insieme le loro riflessioni sulla politica: riflessioni su una concezione alta e su una pratica della politica vista come attuazione del 3° assunto della rivoluzione francese, la fraternità, rimasto piuttosto in ombra rispetto a quelli della libertà ed eguaglianza, ma essenziale ad ambedue perché la libertà degli uni non avvenga a scapito di quella degli altri, o l'uguaglianza non si trasformi in camicia di forza per la libertà. La testimonianze di tre sindaci italiani e di un ex segretario di partito, già vittima del nazismo, il viennese Franz Muhri, personaggio di grande spessore umano, che, assieme ad alcuni componenti della segreteria del partito, in dialogo col locale Movimento dei focolari sta portando a compimento lo statuto del nuovo partito comunista austriaco, ora pienamente democratico e inserito nella società civile (anche nella sua componente religiosa).
Etica sociale
E’ la base ed il fine di ogni attività umana. Solo un'etica basata sui diritti ed i valori umani può umanizzare ogni attività umana, attività che nella nostra società hanno purtroppo se stesse come mezzo e fine e producono asservimento alienazione, a cominciare proprio dalla politica e dall'economia, dalla scienza e dall'informazione. Il laico Piero Taiti parte dall'art. 1 della dichiarazione ONU del '48, che proclama la libertà di ogni uomo, per affermare che essa non può essere conculcata da sovrano alcuno, portatore di qualsivoglia ideologia di razza, di religione, di popolo o quant'altro. Nota quante volte tale libertà sia stata nel corso della storia umana proclamata e negata, in nome di questo o quel potere, compreso quello – presunto – della ragione. Cita Hans Jonas, che dichiara imprescindibile per la convivenza umana la corresponsabilità di ciascun cittadino per ogni suo simile e distingue il diritto, valido e obbligatorio per tutti e quindi difesa per tutti, dall'etica, che non impone ma anima la convivenza umana.
Il cattolico Antonio Baggio, dell'università Gregoriana di Roma, ravvisa nell'etica che nasce dal dialogo il tratto fondamentale della nascita e della crescita della cultura europea: da Socrate, che dialogava col dàimon divino presente in sé, a Platone, che dialogava col gruppo degli altri discepoli del suo maestro, a Gesù di Nazareth, che dalla domanda profondamente umana a Dio: “Perché mi hai abbandonato?” arriva alla risposta dell'affidarsi a quello stesso Dio.
Toccante la testimonianza di Luli, non credente di Quito (Equador), che con altre giovani del Movimento riesce a rendere dignitosa la vita di 160 bambini di strada della sua città. Il gruppo di Milano invierà un suo esperto da lei per sostenere la sua azione. Maurizio, cattolico, e Khaled, musulmano tunisino, gestiscono insieme ad un terzo pescatore una barca a Cesenatico (Rimini) e organizzano feste che coinvolgono tutti i marinai del porto. Molto concreto nei particolari del racconto del loro duro lavoro, il loro dialogo costruttivo nella vita di ogni giorno.
Gruppi di Lavoro
Se ne costituiscono 15, composti da 15-20 membri ciascuno. Ad essi si dedicano oltre 3 ore filate. Ci si conosce in profondità, gli argomenti e le esperienze del convegno permeano lo scambio di esperienze, critiche, proposte, sostanziale adesione allo spirito che anima il dialogo.