Portogallo: progetto RAISE
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Siria: ritornare al dialogo
La forza militare impiegata nella notte tra il 13 e 14 aprile ha riportato al centro delle preoccupazioni internazionali il conflitto in Siria. Dopo l’accorato appello del Santo Padre, la presidente dei Focolari, Maria Voce, ha ripetuto a nome dei membri del Movimento nel mondo la sua vicinanza, solidarietà e preghiera per il popolo siriano che da ormai sette anni vive sofferenze immani. «Essendo in continuo contatto con le nostre comunità in Siria – dice Maria Voce – non possiamo non far nostra la loro impressione dolorosissima di essere vittime di una guerra per procura, causata e portata avanti da interessi altrui». «Il Movimento – sottolinea la presidente – si appella ai responsabili politici in tutto il mondo perché si faccia ritorno ad un dialogo profondo e veritiero, guidato dalla ricerca sincera di una soluzione pacifica a favore del bene del popolo siriano e di tutti i popoli nel Medio Oriente». Rocca di Papa, 15 aprile 2018 (altro…)
Emergenza Siria
La guerra civile e le continue tensioni hanno fatto della Siria un Paese martoriato. Chi ha perso il lavoro è stato costretto a spendere tutti i risparmi per sopravvivere e curarsi. Medici, insegnanti e molti professionisti sono emigrati all’estero. Chi è rimasto, molto spesso, ha perso la casa e ha contribuito a sovraffollare quartieri già allo stremo. I settori cui bisogna agire con maggiore urgenza per la ricostruzione futura sono quelli del sostegno al reddito, istruzione e assistenza sanitaria. Dal 2012 il Movimento dei Focolari offre sostegno e assistenza alla popolazione siriana attraverso il lavoro di AMU onlus e AFN onlus. Tutti possono collaborare sostenendo il Programma Emergenza Siria, in particolare nelle seguenti attività:
- Assistenza socio-sanitaria per garantire l’accesso alle cure mediche a 115 persone, per patologie croniche e interventi chirurgici e per supporto psicologico, a Homs e Kafarbo;
- Sostegno al reddito familiare, per circa 800 persone a Kafarbo, Homs, Aleppo e Damasco.
- Sostegno allo studio e formazione scolastica per 220 ragazzi a Homs e Damasco;
- Istituto scolastico EHIS per sordomuti, per 75 bambini ad Aleppo;
- Corso professionale di artigianato tradizionale siriano per 60 persone ad Aleppo;
Scarica volantino Per supportare il programma: Causale: Programma Emergenza Siria Azione per un Mondo Unito ONLUS (AMU) – presso Banca Popolare Etica IBAN: IT58 S050 1803 2000 0001 1204 344 Codice SWIFT/BIC: CCRTIT2T Azione per Famiglie Nuove ONLUS (AFN) – presso Banca Prossima IBAN:IT55 K033 5901 6001 0000 0001 060 Codice SWIFT/BIC: BCITITMX I contributi versati sui due conti correnti per l’emergenza Siria verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN. (altro…)
A forza di rialzarsi
«Da circa tre anni noi Giovani per un Mondo Unito di Roma collaboriamo con le educatrici, l’amministrazione penitenziaria e il “Comitato G9”, un gruppo di otto detenuti dell’omonimo reparto del carcere di Rebibbia che, pur non avendo figli, sono impegnati per favorire occasioni d’incontro fra gli altri detenuti e le rispettive famiglie». A raccontare questa avventura è Raffaele Natalucci, giovane ventinovenne di Roma. «Tre volte l’anno allestiamo degli stand dove genitori e figli hanno uno spazio per stare insieme, giocare e disegnare con i più piccoli. Durante gli eventi organizzati nell’area verde, il cortile interno del carcere, partecipano circa trecento persone, tra detenuti e famiglie, e numerosi volontari provenienti dall’esterno. Durante uno di questi eventi abbiamo raccolto la testimonianza di un detenuto: “La privazione della libertà ti estranea dalla realtà. A forza di stare in cella, tra quattro muri, anche la vista si abbassa. Chi ha beneficiato di permessi premio racconta che faceva fatica a guardare lontano, verso l’orizzonte. La possibilità di svolgere lavori all’interno del carcere per me vuol dire molto. Prima impiegavo le mie capacità in attività illegali, ma quello che facevo era come un gelato d’estate, si scioglieva al sole. Invece lavorare, organizzare manifestazioni sportive o iniziative a favore degli altri detenuti vale cento volte il salario”». Continua Raffaele: «Come Giovani per un Mondo Unito stiamo vivendo un’esperienza umana molto forte: l’ordine della polizia penitenziaria di lasciare ogni oggetto personale prima di entrare risuona, ogni volta, come un invito ad abbandonare anche i pregiudizi, andando oltre le barriere tra il mondo esterno e il carcere, per costruire un rapporto autentico con le persone detenute, a tal punto che ormai ci chiamiamo il “Comitato esterno”. Abbiamo avviato un “Progetto sulla legalità” con una serie di incontri tematici all’interno del carcere. In piena sintonia con le educatrici, i detenuti e con l’aiuto di esperti, abbiamo scelto di approfondire alcuni temi, come le relazioni interpersonali, l’integrazione tra culture, la “legalità del noi”, la riscoperta delle proprie attitudini e il reinserimento professionale». «In occasione della festa del papà, il 19 marzo, abbiamo invitato lo psicologo Ezio Aceti a parlare di “genitorialità” a circa settanta detenuti nel teatro dell’istituto penitenziario. Un intervento focalizzato sulle aspettative e sui bisogni del bambino. “Prendere atto dei pensieri dell’altro, raccontarsi nella verità, mostrare una immagine positiva – ha spiegato Aceti – sono i presupposti necessari affinché l’incontro tra detenuti e figli possa dare frutti”. Durante il dibattito un detenuto ha chiesto: “Cosa può dire a sua figlia un padre condannato all’ergastolo?”.“Che suo papà ha sbagliato, ma ce la sta mettendo tutta” è stata la risposta. “Se sua figlia vedrà nel padre la coerenza ed il coraggio di rialzarsi, avrà questa immagine del suo papà”. E ancora: “Genitorialità è mantenere vivo un legame. Occorre trasmettere ai figli un sentimento di appartenenza. In questo modo vivranno un’esperienza positiva e si ricorderanno del papà in carcere”. Lo psicologo ha infine esortato i detenuti: “Educare un figlio non vuol dire non sbagliare, ma mettercela tutta nonostante gli errori. Questo insegnerà ai figli la tolleranza. Potete essere dei buoni papà anche se avete sbagliato. In fondo tutti sentiamo lo scoraggiamento, ma dentro il nostro cuore un’altra voce ci dice: rialzati, ricomincia. Non è importante quante volte avete sbagliato, ma quante volte vi rialzerete. Il miracolo è che a forza di rialzarsi un cambiamento ci sarà”». (altro…)
Educare nella periferia di Parigi
Viso dolcissimo e voce rassicurante, Maria, mamma di due ragazzi, sposata ad un francese, insegna lingua italiana in una scuola “difficile” della periferia nord di Parigi. Una di quelle scuole dove raramente gli insegnanti si fermano. Serve grande determinazione, coraggio e passione per operare in una zona economicamente svantaggiata e segnata da un alto “traffico di droga, traffico d’armi, rackett”, con spacciatori davanti alla scuola, e con ragazzi di cultura e provenienza diversa. “Si tratta per me di rispondere ad una chiamata, quella di lavorare per l’uguaglianza delle possibilità, per proporre e preservare un’offerta formativa ambiziosa, e portare l’amore di Cristo dove apparentemente non c’è” racconta lei. Maria spiega come sia stato l’incontro con Chiara Lubich, fin da bambina, a nutrire questa aspirazione e ad accompagnarla nella sua vita adulta: “Il mio sguardo e il mio atteggiamento, grazie alla vita di unità con chi condivide lo stesso ideale, si rinnova ogni giorno nonostante le difficoltà”. Non è stato affatto facile, infatti, soprattutto all’inizio, comprendere come relazionarsi in maniera costruttiva con gli studenti, come reagire alle aggressioni verbali e agli atti di vandalismo. Presto è apparso chiaro che l’aiuto ai ragazzi passava per il coinvolgimento delle famiglie, e che anche i nuovi colleghi avevano bisogno di supporto per decifrare quella realtà complessa. Anzi proprio la sinergia fra colleghi poteva offrire agli alunni un esempio costruttivo: “Dal punto di vista didattico imposto il mio lavoro su progetti culturali interdisciplinari – spiega l’insegnante – l’organizzazione di un progetto permette di lavorare in équipe, di cercare di vivere la fraternità tra colleghi per poi proporre un tale modello ai ragazzi ed essere credibili”. Progetti che spesso si concludono con una gita in Italia, che motiva gli studenti all’apprendimento della lingua e favorisce scambi culturali con giovani italiani: rapporti nuovi nei quali fare un’esperienza di fraternità. Inoltre – spiega ancora Maria – “un tale progetto ci permette di coinvolgere le famiglie alla vita scolastica, di instaurare una relazione di fiducia per trovare insieme delle soluzioni perché non ci siano problemi economici per nessun alunno”. In altre parole, l’obiettivo di Maria è quello di creare una rete educativa che coinvolga anche le famiglie e i docenti, tutti impegnati per la crescita umana e culturale di questi ragazzi a rischio. E pian piano i frutti si vedono. Ad Aïcha, che in classe disturba, basta spiegare con calma e fermezza “che per vivere in armonia ognuno deve fare la sua parte”, e lei su un foglio di carta scrive: “Mi dispiace per il mio comportamento di venerdì, non era degno di me. Non accadrà più. Lei è una persona grande, intelligente e saggia che trasmette a noi alunni i valori giusti e la voglia di riuscire. Non la dimenticherò mai”. E ancora la cura e il rispetto permettono a Yanis, in genere molto passivo, di aprirsi e manifestare il suo interesse per l’arte e la storia. La chiave relazionale in tutti i casi è l’attenzione, la cura e la promozione della persona, ciascuna con la sua storia e la sua sensibilità: “Ho imparato a non aspettarmi subito i risultati – conclude Maria –. Anche quando un ragazzo non cambia, l’importante è continuare a credere in lui e accompagnarlo, non fermarci su quello che non va, ma cogliere tutto il positivo che c’è in lui valorizzandolo e gratificandolo. La sfida di ogni giorno è trovare il coraggio e la forza di coltivare la speranza con atti concreti di relazione”. (altro…)

