1 Mar 2015 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale
Le tre parole cardine “uscire”, “insieme”, “opportunamente preparati”, sono state indicate dalla presidente dei Focolari, Maria Voce, nell’autunno scorso, come prospettive di impegno per i prossimi anni. Papa Francesco le ha ribadite all’udienza con 500 membri del Movimento, lo scorso 26 settembre aggiungendovi altri due verbi: “contemplare” e “fare scuola”. Provenienti da ogni città d’Italia, questi mille ragazzi, avranno occasione di confrontarsi su diverse tematiche che oggi scoraggiano tanti giovani, ma è proprio dalle tante crisi che li circondano che vogliono ripartire perché tengono al proprio Paese e credono che la speranza possa dare un indirizzo diverso al corso della storia. Nonostante la sfiducia che ha contagiato tanti, spingendoli a lasciare l’Italia per cercar “fortuna altrove” questi ragazzi vogliono invece interrogarsi sul proprio Paese, sul significato di bene comune, di partecipazione attiva, alla vita politica, di lotta alle mafie e all’illegalità, sulle criticità nel mondo del lavoro, su una felicità cercata a basso prezzo, sulla povertà sempre più diffusa. Ci si confronterà sul conflittuale rapporto tra scienza e fede, senza dimenticare le fragilità delle relazioni interpersonali, i percorsi di comprensione di problemi spinosi come quello dell’omosessualità e la visione antropologica cristiana: tante ferite che alla luce della fraternità evangelica diventano piste di impegno, di studio, di progettualità. M
olte le tematiche d’attualità che affronteranno: la gestione criminale dell’ambiente, l’identità sempre più multietnica e multiculturale dell’Italia, l’accoglienza dei migranti e il rischio strisciante del razzismo. Ogni giorno ci saranno momenti dedicati alla preghiera e alla spiritualità, ma c’è posto anche per il divertimento sano con un’anteprima del nuovo spettacolo del Gen Rosso, con un Talent show che dia spazio ai “talenti artistici” e infine un workshop sul valore del gioco e della creatività. Il dialogo e il dibattito pubblico saranno una costante di tutti i momenti. Perché Loppiano? «Perché rappresenta in miniatura ogni nostra città, ma offre una marcia in più che vorremmo portare nei nostri territori: scegliere la fraternità come legge di vita e di governo» spiega Aurelia, di Bologna, una dei componenti del comitato organizzatore. In una lettera indirizzata al neo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, i giovani hanno voluto testimoniare che il cambiamento, parte dall’«impegno personale come cittadini, dall’attenzione alle necessità dei più fragili e della comunità ferite, fino all’accoglienza e alla condivisione delle altre culture che popolano il Paese». Fonte: Loppiano online
26 Feb 2015 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale

Le salme dei poliziotti uccisi nella strage di Mamasapano il 25 gennaio scorso
«La nazione sta vivendo momenti molto difficili. Un battaglione di poliziotti infatti, inviati ad arrestare due persone sospettate di terrorismo, è stato assalito da combattenti del Fronte Nazionale di Liberazione Islamico e 44 di loro sono stati uccisi. Il Parlamento stava proprio deliberando sul nuovo trattato di pace tra il Governo e i musulmani di Mindanao, con ampie concessioni in tanti ambiti. Adesso, però, si è tutto bloccato. E ieri è comparso sulla rete il video di un poliziotto ferito e poi colpito ripetutamente a morte da un militante del Fronte. È da immaginare l’indignazione della gente!». Così ci scrivono Carlo e Ding da Manila. Oscar, invece, lavora presso l’Ufficio Comunicazioni del Governo che doveva quindi scrivere sull’accaduto. Un compito non certo facile per uno come lui che s’impegna ogni giorno a vivere la spiritualità dell’unità con tutti. «Per il mio lavoro – scrive – devo guardare quanto succede nei Social Media. Questa mattina ho visto il video dei nostri uomini SAF (poliziotti) uccisi dai ribelli musulmani. Mi ha molto colpito vedere un poliziotto a terra, ferito ma ancora vivo, colpito due volte alla testa e un altro sventrato con un falcetto nel petto… Era pesante, quasi surreale, non riuscivo a respirare. Nel video si vede anche che i ribelli raccolgono le armi e gli effetti personali dei poliziotti uccisi e poi continuano a sparare. Era così difficile pensare alla pace mentre guardavo quelle immagini. Volevo reagire, fare qualcosa. Ero quasi in lacrime. Poi, guardavo le sessioni del Parlamento sulla vicenda. Chi cercava di gettare la colpa su un generale per imprecisioni, chi accusava un altro per mancanza di coordinamento. Ancora una volta, pensavo, come si può parlare di pace?
Il video su internet è stato già visto da almeno 4 milioni di persone. Parte del mio lavoro è quello di capire i possibili scenari e come venirne fuori. Allora mi sono chiesto quale potrebbe essere lo scenario peggiore. E ho avuto paura. Ho immaginato che, dopo aver guardato quelle immagini, tanti potrebbero provare rabbia e cercare vendetta. Potrebbero vedere ogni musulmano come un possibile aggressore e scagliarsi contro. “E se si scatena una rivolta civile?”, mi sono chiesto. In ufficio, come previsto, le emozioni dei colleghi erano altissime. Ho cercato di ascoltare quello che Dio diceva al mio cuore: “Ora più che mai dobbiamo parlare di pace. Se noi che comprendiamo meglio la situazione proviamo questi sentimenti di vendetta, come reagiranno quelli più emotivi e meno informati?”. Un mio collega all’improvviso ha detto: “La pace è una parola impronunciabile in questo momento. Dobbiamo puntare sull’unità di tutti i filippini, al di là del credo religioso”. E un altro: “Quanto è avvenuto è stato un atto di uomini violenti, che non s’identificano con tutta la comunità musulmana”. La rabbia si è sciolta lentamente. Abbiamo anche ricordato ciò che un deputato di Mindanao aveva detto: “È facile arrabbiarsi ed essere influenzati dalle nostre emozioni, perché non avete visto l’effetto della guerra con i vostri occhi sulla vostra porta di casa. La guerra non è la risposta”. Sono rimasto felicemente sorpreso ed ho lasciato l’incontro con una certa pace in cuore. In questi tempi, più di ogni altra cosa, penso che dobbiamo lavorare insieme per portare l’ideale dell’unità a più persone possibile. La minaccia di guerra è reale. La minaccia dei nostri connazionali di essere arrabbiati con i nostri fratelli musulmani è reale. Ma il Vangelo ci indica la via del dialogo e della pace. Domani è un nuovo giorno per me. Un altro giorno di ascolto di tante conversazioni online. Avrò la possibilità di costruire dei rapporti di fiducia e di pace». (altro…)
23 Feb 2015 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
«Ricordati, Luigino, l’Economia di comunione l’ho fatta nascere per i poveri. Voi fate bene a studiare, ma ricordati sempre dei poveri». Queste parole Chiara Lubich me le ha ripetute molte volte nei dieci anni nei quali l’ho affiancata, con la commissione internazionale, per coordinare l’EdC. Riscattare dalla povertà subita (ben diversa da quella scelta) continua ad essere lo scopo ultimo del progetto, il senso della nostra azione. Finché ci saranno sulla terra persone che non possono vivere una esistenza decente per mancanza di risorse, nessun sistema economico e sociale può definirsi giusto, tantomeno di comunione. Le povertà amate e alleviate dall’EdC in questi 23 anni di vita si sono diversificate, ampliate. Dalle favelas di San Paolo e del Brasile, si è subito passati alle favelas di tante città; poi abbiamo capito, per l’azione tenace di imprenditori come Paco Toro (Spagna), che per ridurre le povertà potevamo creare posti di lavoro e assieme alla Ong Azione Mondo Unito (AMU) abbiamo iniziato a sostenere lo sviluppo di micro attività produttive in vari Paesi del mondo. Infine, abbiamo constatato che la presente crisi aveva riportato povertà antiche e nuove anche nella ricca Europa. Tra queste la piaga dell’azzardo, che sta devastando centinaia di migliaia di famiglie, soprattutto quelle più povere. Da qui l’impegno dell’EdC Italia per sostenere la campagna Slotmob, che in un anno è stata presente in oltre 70 città e sta cambiando la mentalità in tante persone. Negli ultimi anni poi l’Economia di Comunione si sta diffondendo in particolare nel continente africano, le cui aziende che da quest’anno hanno iniziato a versare utili per sostenere i poveri del mondo sono salite a 10 mentre altre 12 si sono avvicinate al progetto; varie sono le borse di studio per giovani africani, alcuni dei quali frequentano con impegno l’Istituto Universitario Sophia. Così, attratti da questa vita nuova e fiorente, come espressione di reciprocità, abbiamo pensato di tenere a Nairobi, in Kenya, il nostro congresso internazionale, a quattro anni da quello in Brasile nel 2011.
Saremo in quella grande città dal 27 al 31 maggio e dal 22 al 26 vi si svolgerà la prima scuola panafricana per giovani. L’Africa – che oggi soffre ancora molto anche per i rapporti predatori che tanti Paesi industrializzati hanno avuto e continuano ad avere con essa, prima dimenticandola e poi isolandola – quando sente il pericolo di contagio – è destinata ad essere la grande protagonista dell’economia e della società di domani. La sua voglia di vivere, i suoi giovani, le sue culture antichissime, lo dicono già con forza. L’EdC vuole andare in Africa per amarla, per apprendere dalla sua cultura della vita, per praticare la comunione e la reciprocità. E per costruire insieme un nuovo modello di sviluppo e una nuova economia. Ma assieme, e nella mutua stima. Nella festa dei popoli. di Luigino Bruni Fonte: EdC online Iscrizioni: www.eoc-nairobi-2015.info Info: info@eoc-nairobi-2015.info (altro…)
10 Feb 2015 | Chiesa, Cultura, Sociale
Un patto educativo da ricostruire armonicamente: tra famiglia, scuola, istituzioni civili, cultura. È l’idea che sta alla base del progetto delle Scholas Occurrentes, [le scuole che vengono incontro, scuole vicine] nate in Argentina su iniziativa dell’allora arcivescovo di Buenos Aires J.M. Bergoglio e rilanciate oggi a livello internazionale. «Scholas vuole in qualche modo reintegrare lo sforzo di tutti per l’educazione, vuole rifare armonicamente il patto educativo, perché solo così, se tutti noi responsabili dell’educazione dei nostri ragazzi e giovani ci armonizzeremo, l’educazione potrà cambiare. Per questo Scholas cerca la cultura, lo sport, la scienza; per questo Scholas cerca i ponti, esce dal “piccolo” e va a cercarli più lontano. Oggi sta attuando in tutti i continenti questa interazione, questa conoscenza», ribadisce papa Francesco, a conclusione del 4° congresso mondiale che si è svolto in Vaticano dal 2 al 5 febbraio scorsi. Momento culmine di questi giorni, il collegamento in video conferenza con alcuni ragazzi diversamente abili che partecipano ai programmi di inclusione scolastica delle 400.000 scuole legate dal progetto. Tra loro Isabel di 13 anni, non vedente, che ama l’atletica e chiede al Papa di dire a chi è in difficoltà «di non arrendersi, perché con un po’ di sforzo si può arrivare dove si vuole». Sì, perché «in tutti voi c’è uno scrigno», ha detto Francesco nel video messaggio ai ragazzi, «e dentro c’è un tesoro. Il vostro lavoro è aprire lo scrigno, tirare fuori il tesoro, farlo crescere, darlo agli altri e ricevere il tesoro degli altri». Erano presenti in oltre 250, tra i maggiori esperti in materia di educazione e di responsabilità sociale, di credi e culture diverse, e delegazioni di organizzazioni sportive, così come rappresentanti del mondo dell’arte, dello spettacolo e della cultura, e di società di Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ITC) che, attraverso le tecnologie più avanzate, permettono di «costruire un’aula dove tutti abbiano posto», come ha dichiarato José María del Corral, direttore delle Scholas.
Riscoprire, quindi, il gioco come cammino educativo, educare alla bellezza, ritrovare l’armonia tra il “linguaggio della testa” e il “linguaggio del cuore” sono le piste di lavoro per l’educazione delineate dal Papa nel suo intervento. Miccia per gli attori in gioco, presenti al convegno di Scholas, che nei giorni precedenti avevano portato esperienze, ricerche e progetti educativi in cui l’apprendimento e la solidarietà si fondono in una linea pedagogica inclusiva: alunni con bisogni educativi speciali, dipendenze, povertà, cura dell’ambiente. A riguardo sono stati presentati, tra gli altri, alcuni progetti nati nell’ambito dei Focolari, come il progetto Udisha in India, la mobilitazione contro il gioco d’azzardo di Slot Mob in Italia, il progetto Living Peace in Egitto. Due mattinate sono state dedicate inoltre ad approfondire la pedagogia dell’Apprendimento e Servizio Solidale: essa, sviluppatasi negli Stati Uniti a partire dagli anni ’60, negli ultimi 20 anni è stata promossa da Maria Nieves Tapia dei Focolari, insieme a tanti altri delle più diverse reti ed organizzazioni. Col CLAYSS (Centro Latinoamericano di Apprendimento e Servizio Solidale, ) si cerca anche di metterla in dialogo con le ricerche su fraternità e prosocialità. Al convegno è stata presentata nei suoi principi teorici da Carina Rossa, di Educare all’Incontro e la Solidarietà (EIS) LUMSA e di Educazione e Unità (EDU); e la rete di Scholas si è impegnata ad implementarla. «A guadagnarci in tutto questo sono i ragazzi», ha concluso papa Francesco, sottolineando così l’importanza di questo lavoro che porta a costruire ponti tra giovani di ogni nazione e credo, educando alla pace e alla fraternità. Anzi, ha affermato ancora: «Non cambieremo il mondo, se non cambiamo l’educazione». Un vero e proprio «piano di salvataggio» in atto, come lo ha definito in altre occasioni, per arginare quella cultura dello scarto che non sta lasciando posto nella società per tutta una generazione di bambini e giovani. E continuare a credere che «la vita è un bel tesoro, ma che ha senso solamente se la doniamo». Info per aderire al progetto: www.scholasoccurrentes.org Discorso integrale del Papa (altro…)
22 Gen 2015 | Focolari nel Mondo, Sociale
Tutto è partito da una semplice merendina buttata nel cestino e dalla sorpresa dei bambini nel sapere che ci sono persone che non hanno nemmeno da mangiare: “Maestra, cosa sono i bambini poveri?”, domandano. Così nell’ottobre del 2013 gli allievi della scuola dell’infanzia e della scuola primaria dell’I.C. “G. Giuliano” di Latina riescono a raccogliere un carico da inviare ai loro coetanei di un orfanotrofio di Mae Sot, nel nord della Thailandia. Poi, nell’aprile del 2014, partono altri 30 scatoloni pieni di giocattoli. I costruttori di questo ponte di solidarietà sono sempre loro: i bambini di Latina e quelli di Mae Sot. Ma il ponte non si spezza, anzi continua! Il ponte Latina-Mae Sot è sempre più una realtà concreta, che inizia ad aprire i suoi orizzonti verso altre periferie. Infatti nel 2016 abbiamo iniziato a sostenere anche altre realtà, presenti in Vietnam, dove arriviamo con immutato entusiasmo. Grazie a tutti i bambini, ragazzi, insegnanti, genitori della nostra scuola una realtà tanto lontana geograficamente parlando, è sempre più vicina nei cuori di tutti noi, dimostrandoci che, senza aspettarci troppo dall’alto, un mondo migliore è possibile…partendo dal nostro piccolo. Video del viaggio dei Focolari a Mae Sot nel 2014 https://www.youtube.com/watch?v=d_jVpNjD1-g https://www.youtube.com/watch?v=5Ye7Au–vIc&feature=youtu.be Questo video racconta quello che abbiamo fatto nel 2016. Leggi anche: Thailandia chiama e Latina risponde Da Latina alla Thailandia, il sogno continua
19 Gen 2015 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Sociale
Da noi il 25 dicembre non è vacanza – racconta una volontaria di un Centro per bambini con disabilità. Tuttavia, avvisando con anticipo le famiglie dei bambini disabili che stanno facendo la riabilitazione da noi, almeno quel giorno ci fermiamo. Così, di comune accordo con i ragazzi del team, abbiamo pensato di trascorrere il Natale presso il Centro, pranzando insieme. I ragazzi hanno invitato anche alcuni giovani che durante l’anno ci hanno aiutato nel servizio presso gli orfanotrofi, contenti di esserci. Alcuni fra loro sono cristiani, altri no, come la maggior parte delle persone attorno a noi, ma il desiderio di essere una famiglia è nel cuore di ognuno. Quando ci salutiamo c’è in tutti uno sguardo di gioia, come quando si attende qualcosa di bello. In questo periodo sono alloggiate vicino al Centro, dove cerchiamo di mettere in pratica la spiritualità dell’unità, alcune famiglie con i loro bambini che stiamo seguendo: vengono da lontano. Stanno vivendo situazioni molto difficili e dolorose, per tanti motivi. Anche se il servizio è sospeso, abbiamo detto loro se volevano venire per trascorrere insieme un momento di festa. Tutte hanno detto di sì. Una mamma ha pianto, tanto era felice della proposta: “So che il Natale per voi è una festa molto importate, se mi invitate vuol dire che allora anch’io sono importante!”. Un’altra mamma, circa tre settimane prima aveva preso il treno per venire in città col marito e far visitare la loro bambina affetta da una forma severa di paralisi cerebrale. Ha girato alcuni posti ma tutti le hanno detto che non valeva la pena fare tanta fatica, era meglio tornare a casa e lasciare le cose come stavano. Con una grande pena in cuore, ha già in mano il biglietto del treno per il pomeriggio. Si ricorda però di una sua parente cristiana che tempo prima le aveva parlato di una chiesa dove era stata. Anche se lei non è cristiana, sente un impulso a cercare questa chiesa. La trova, e vi incontra un sacerdote. Questi conosce un giovane del nostro team, che canta nel coro della chiesa, e le dice: “Guardi, qui ad un quarto d’ora a piedi c’è un posto dove visitano i bambini come la sua, provi ad andare”. Le spiega la strada e arrivano da noi. Anche se non c’è appuntamento, due di noi le accolgono. Dopo poco lei chiama il marito che le aspettava alla pensione e gli dice: “Non partiamo più”. Abbiamo poi compreso che il rapporto fra di loro sta attraversando un momento di crisi, a motivo della bambina:“Quando sono arrivata qui, la cosa che mi ha colpito di più è stato il sorriso delle persone. Ho ritrovato la speranza ed anche mio marito è meno depresso”. L’invito alla Festa è esteso anche a loro. Natale… un Dio che si fa piccolo per renderci tutti fratelli! (altro…)