Nata nel 1997, l’iniziativa “Hanno sloggiato Gesù” scaturisce da una riflessione di Chiara Lubich, Fondatrice del Movimento dei Focolari che, colpita dall’assenza di riferimento al significato del Natale invita a riportare Gesù al centro.
In tutto il mondo, migliaia di gen 4 – i bambini dei Focolari – hanno accolto questo appello e ogni anno si impegnano nella realizzazione di piccoli Gesù bambino di gesso che poi vengono donati ai passanti agli angoli delle strade nel periodo natalizio. Le offerte ricevute si utilizzano per progetti rivolti ai loro coetanei in necessità o che vivono in Pesi in guerra in varie parti del mondo.
[…] il 7 dicembre del 1943. Vado da sola, infuriava una grande bufera. Io avevo l’impressione proprio di aver il mondo contro.
[…] Mi era stato preparato un panchetto vicino all’altare e avevo un messalino in mano piccolino, piccolino. E mi fanno pronunciare la formula con la quale mi dono totalmente a Dio per sempre. Io ero talmente felice di quella cosa che non mi rendevo conto neanche forse di quello che facevo perché ero giovane. Ma quando ho pronunciata la formula ho avuto l’impressione che un ponte cadesse dietro di me, che non potevo più tornare indietro perché ormai ero tutta di Dio, quindi non potevo più scegliere. E lì è caduta una lacrima sul messalino.
Però la felicità era immensa! E sapete perché? Sposo Dio quindi mi aspetto tutto il bene possibile. Sarà fantastica, sarà una divina avventura, straordinaria. Io sposo Dio! E dopo abbiamo visto che è stato proprio così.
[…] Qual è il mio consiglio? Il mio consiglio lo direi a me stessa: abbiamo una vita sola, puntiamo in alto, puntiamo in alto, giochiamo il tutto per il tutto, merita, merita. […] in quanto sta a voi, fate questo atto di generosità: puntate in alto, voi non risparmiate!
Uno di questi pomeriggi sono andato a trovare mia madre per portarle alcune cose, come faccio di solito. Faceva caldo e lei stava ancora facendo il pisolino, quindi ho lasciato tutto nella lavanderia per non svegliarla. Quando stavo per tornare a casa, ho notato che avevano tagliato l’erba del marciapiede (nella nostra località questo compito spetta al Comune) e tutto era rimasto un po’ sporco. Ho pensato subito che lei, al risveglio, avrebbe visto il marciapiede in quello stato e avrebbe iniziato a spazzarlo, pur sapendo che non dovrebbe farlo perché le provoca mal di schiena. Sono tornato a prendere una scopa, perché so dove la tiene, e ho iniziato a spazzare. Questa semplice e piccola esperienza mi ha dato la stessa gioia che provavo quando ero un Gen 3, un adolescente del Movimento dei Focolari, anche se sono passati tanti anni.
(D. C. – Argentina)
Durante la spesa
Ieri ero al supermercato. Mentre guardavo i prodotti in uno scaffale, mi sono accorta di essere osservata insistentemente da un signore. Non essendo una persona a me nota, ho proseguito i miei giri e anche lui ha fatto altrettanto. Poco dopo però, all’uscita, mi aveva aspettato, salutandomi: “Non si ricorda proprio di me?”. Siccome il suo viso mi era sconosciuto, gli ho chiesto di darmi qualche elemento per ricordare. “Sono Stefan – ha risposto– e anni fa lei mi ha aiutato molto con un documento che mi ha fatto. Guardi, lo conservo ancora”; e aperto il borsello, raggiante, mi fa vedere un tesserino di riconoscimento che veniva rilasciato anni fa agli stranieri. Guardo la data e vedo che è del 1993, ma ben conservato. E Stefan: “Sono passati trentadue anni, ma non mi sono mai dimenticato di come si è data da fare per me e cosa ha significato questo documento in quel momento, così ho sempre conservato il tesserino in suo ricordo, grazie!”. E ha soggiunto: “Lei è uguale ad allora”. Non aveva visto le rughe, ma ricordava l’amore. E l’amore resta.
(A.P. – Italia)
A cura di Maria Grazia Berretta (tratto da Il Vangelo del Giorno, Città Nuova, anno X– n.1° settembre- ottobre 2025)
La violenza – anche verbale – sembra essere sempre più una caratteristica della nostra epoca. Sui social media, poi, le divisioni diventano virali e creano ancora più odio, accentuano polarizzazioni, chiudono al dialogo. Non è facile uscire da questo circuito. Phil e Laura sono statunitensi: Phil vive a Tucson in Arizona e Laura viene da Boston. Politicamente sono su fronti opposti, ma condividono il carisma dell’unità e l’impegno a vivere il Vangelo ogni giorno. Qui raccontato come hanno sperimentato che non solo la parola, ma anche l’ascolto sincero possono aprire varchi nei muri delle convinzioni più ostinate.
François-Xavier Nguyên Van Thuân nacque a Huê (Vietnam) il 17 aprile 1928 in una famiglia profondamente cattolica. Ordinato sacerdote nel 1953, si dedicò con zelo alla formazione dei seminaristi, distinguendosi come professore, rettore e guida spirituale. Nominato nel 1967 Vescovo di Nha Trang, promosse una pastorale missionaria, vicina ai poveri e attenta all’apostolato dei laici.
Nel 1975 san Paolo VI lo scelse come Arcivescovo Coadiutore di Saigon, ma pochi mesi dopo fu arrestato dal regime comunista. Trascorse tredici anni di prigionia, nove dei quali in isolamento. In quella prova seppe unirsi intimamente a Cristo crocifisso, trasformando la sofferenza in offerta e la solitudine in comunione con la Chiesa. Durante quegli anni nacquero i suoi “Pensieri di speranza” che divennero un autentico testamento spirituale, capace di illuminare la fede di milioni di persone in tutto il mondo.
Un incontro decisivo fu, verso la metà degli anni ’70, quello con Chiara Lubich e la spiritualità del Movimento dei Focolari, che con il carisma dell’unità e la centralità di Gesù Abbandonato – Gesù che sperimenta l’abbandono del Padre sulla croce, espressione massima dell’amore – gli divenne sorgente di forza, anche nei momenti più bui.
Liberato nel 1988 ed esiliato, si stabilì a Roma, dove san Giovanni Paolo II lo chiamò a servire la Chiesa universale come Vicepresidente (1994) e poi Presidente (1998) del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. In questo ruolo annunciò instancabilmente il Vangelo della pace e della giustizia, viaggiando in tutto il mondo.
Nell’anno 2000 fu invitato da san Giovanni Paolo II a predicare gli esercizi spirituali per la Curia Romana. Creato Cardinale nel 2001, visse l’ultimo periodo segnato dalla malattia con serenità e totale abbandono a Dio. Morì a Roma il 16 settembre 2002, lasciando un’eredità spirituale di fede incrollabile, speranza luminosa e amore misericordioso.
Oggi la sua figura continua a parlare alla Chiesa e al mondo: la sua vita, plasmata dalla croce e dalla speranza, testimonia che l’amore di Cristo può trasformare ogni notte in aurora.
Vivere la speranza Pensieri di François-Xavier Nguyen Van Thuan scritti durante i primi mesi della prigionia (*)
979. Tu vuoi operare una rivoluzione: rinnovare il mondo. Potrai compiere questa preziosa missione che Dio ti ha affidato, solo con “la potenza dello Spirito Santo”. Ogni giorno, lì dove vivi, prepara una nuova Pentecoste. 980. Impegnati in una campagna che ha lo scopo di rendere tutti felici. Sacrificati di continuo, con Gesù, per portare la pace alle anime, sviluppo e prosperità ai popoli. 981. Resta fedele all’ideale dell’apostolo: “dare la vita per i fratelli”. Infatti, «nessuno ha un amore più grande di questo» (Gv 15, 13). 982. Grida un solo slogan: «Tutti uno», cioè: unità fra i cattolici, unità fra i cristiani e unità fra le nazioni. «Come il Padre e il Figlio sono uno» (cf. Gv 17, 22-23). 985. Attieniti saldamente a un unico principio-guida: la preghiera. Nessuno è più forte della persona che prega. 986. Osserva una sola regola: il Vangelo … Non è difficile, complicata o legalistica come le altre: al contrario è dinamica, gentile e stimolante. 994. Per il tuo apostolato usa il solo metodo efficace: il contatto personale. Con esso entri nella vita degli altri, li comprendi e li ami. Le relazioni personali sono più efficaci delle prediche e dei libri.
(*) Da: Il cammino della speranza. Testimoniare con gioia l’appartenenza a Cristo, Città Nuova, 6° ed., Roma 2004.
Sono due o tre parole. Niente di più. Ma sono sufficienti per orientare l’intera giornata. Infatti, vengono pubblicate a mezzanotte e all’alba arrivano su WhatsApp o via e-mail e “illuminano” l’intero giorno. Esprimono un pensiero del Vangelo o un valore universale e motivano ad agire, a impegnarsi, a guardare oltre le proprie occupazioni o preoccupazioni.
Un’idea geniale, per la sua semplicità e facilità di diffusione, nata da Chiara Lubich nel dicembre 2001 per aiutare coloro che collaboravano con lei al centro internazionale dei Focolari a vivere il momento presente. Ma come spesso accade, vedendo che l’idea e gli effetti erano molto positivi, si diffuse come i cerchi nell’acqua quando si lancia un sasso, attraversando confini, lingue, costumi e linguaggi.
La fondatrice dei Focolari, negli anni successivi, faceva spesso riferimento al “passaparola” e alle esperienze che suscitava nelle persone che lo mettevano in pratica. A volte per incoraggiare a non diminuire l’intensità o per proporre un ulteriore significato, come quando suggerì di aggiungere tacitamente al pensiero proposto ogni giorno l’intenzione di viverlo “soprattutto in contatto con i fratelli”. Questo segnò un cambiamento profondo, non solo nel cercare la perfezione personale, ma nel porsi costantemente in relazione con il fratello o la sorella che abbiamo accanto, entrare nei loro bisogni, renderli destinatari del nostro amore concreto.
A poco a poco è cresciuto e si è sviluppato. Attualmente il “pensiero del giorno” ricorda qualche aspetto della Parola di vita proposta ogni mese o fa riferimento alle letture della liturgia. È tradotto in 23 lingue. Alcuni, quando lo inoltrano o lo pubblicano sui social network, aggiungono un pensiero personale, un suggerimento per metterlo in pratica. Altri lo illustrano con un’immagine o creano uno “short” su Youtube. E c’è persino chi crea ogni giorno una breve canzone. Tutti i mezzi di comunicazione e tutti i social network sono utili per diffonderlo tra amici e conoscenti, avendo la delicatezza di chiedere prima se sono interessati a riceverlo.
Non sono parole al vento. Al contrario, stimolano, motivano all’azione, soprattutto nel rapporto con l’ambiente e con le persone che incontriamo durante la giornata, come racconta Marisa, dal Brasile: “Oggi stavo andando a fare lezione all’università, anche se in questo periodo non ho molta voglia di continuare quel lavoro. Ho l’età per andare in pensione, ma ho perso alcune promozioni e per il momento devo lavorare perché le mie figlie hanno ancora bisogno del mio aiuto economico. Quindi rinnovo il mio ‘Per te, Gesù’ ogni volta che vado all’università. Il pensiero di oggi è proprio: ‘adempiere ai nostri doveri’”.
Dal Senegal, Don Christian scrive: «Grazie per il Passaparola. Mi aiuta a nutrire la mia vita spirituale e a illuminare ogni giorno il mio rapporto con Dio e con i miei fratelli e sorelle». Per Maria Teresa, dall’Argentina, riceverlo ogni giorno è una risposta di Dio: «Lavoro nella pastorale per i migranti e ieri ho accompagnato uno di loro alla presentazione di un libro che ha scritto sulla “neuroconducción”. Mi è sembrato importante stare al suo fianco in questi momenti in cui poteva condividere e aiutarlo a diffondere i suoi talenti. È stata una nuova e bellissima esperienza di unità con lui e con le persone che sono venute e hanno accolto la sua conferenza come un dono che aveva da offrire».
Sono solo alcune pennellate della vita che si genera in centinaia di persone, o forse di più, che, con o senza un credo religioso, si svegliano ogni mattina con l’impegno a vivere le due o tre parole del “pensiero del giorno”.