16 Mar 2013 | Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Ecumenismo, Spiritualità
«…Sogno, nella nostra Chiesa, un clima più aderente al suo essere Sposa di Cristo; una Chiesa che si mostri al mondo più bella, più santa, più carismatica, più conforme al modello Maria, quindi mariana, più dinamica, più familiare, più intima, più configurata a Cristo suo Sposo. La sogno faro dell’umanità. E sogno in essa una santità di popolo, mai vista. Sogno che quel sorgere – che oggi si costata – nella coscienza di milioni di persone d’una fraternità vissuta, sempre più ampia sulla terra, diventi domani, con gli anni del 2000, una realtà generale, universale. Sogno con ciò un retrocedere delle guerre, delle lotte, della fame, dei mille mali del mondo. Sogno un dialogo d’amore sempre più intenso fra le Chiese così da far vedere ormai vicina la composizione dell’unica Chiesa. Sogno l’approfondirsi d’un dialogo vivo e attivo fra le persone delle più varie religioni legate fra loro dall’amore, “regola d’oro” presente in tutti i loro libri sacri. Sogno un avvicinamento e arricchimento reciproco fra le varie culture nel mondo, sicché diano origine a una cultura mondiale che porti in primo piano quei valori che sono sempre stati la vera ricchezza dei singoli popoli e che questi s’impongano come saggezza globale. Sogno che lo Spirito Santo continui a inondare le Chiese e potenzi i “semi del Verbo” al di là di esse, cosicché il mondo sia invaso dalle continue novità di luce, di vita, di opere che solo Lui sa suscitare. Affinché uomini e donne sempre più numerosi s’avviino verso strade rette, convergano al loro Creatore, dispongano anima e cuore al suo servizio. Sogno rapporti evangelici non solo fra i singoli, ma fra gruppi, movimenti, associazioni religiose e laiche; fra i popoli, fra gli stati, sicché si trovi logico amare la patria altrui come la propria. E’ logico il tendere a una comunione di beni universale: almeno come punto d’arrivo. Sogno un mondo unito nella varietà delle genti… Sogno perciò già un anticipo di cieli nuovi e terre nuove come è possibile qui in terra. Sogno molto, ma abbiamo un millennio per vederlo realizzato». (tratto da Chiara Lubich, Attualità leggere il proprio tempo (a cura di Michele Zanzucchi), Città Nuova Editrice, Roma 2013) (altro…)
6 Feb 2013 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“Scoprire le Scritture nell’induismo, buddhismo, confucianesimo, taoismo, islam e cristianesimo ed il loro contributo alla pace e all’armonia” è il titolo del corso che ha radunato 290 membri del Movimento dei Focolari, provenienti da India, Pakistan, Indonesia, Filippine, Giappone, Corea, Vietnam, Myanmar, Cambogia, Australia e numerosi partecipanti provenienti dalle diverse regioni della Thailandia. Un vero spaccato dell’Asia, con lo scopo di approfondire la conoscenza delle grandi religioni orientali e formarsi ad un dialogo maturo. L’appuntamento era molto atteso, dopo l’ultima edizione nel 2011 tenutasi nelle Filippine, nella cittadella “Mariapoli Pace”, vicino a Manila. La scuola è stata aperta dal preside della Scuola del Dialogo con le Religioni Orientali (SOR), l’arcivescovo di Bangkok, Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, che nel suo saluto inaugurale ha affermato, tra l’altro: «Le diverse religioni considerano le loro Scritture sacre con modalità diverse. Ma una cosa le accomuna, e questo è fondamentale: sono tutte fonti di sapienza». Competenti relatori hanno offerto i loro interventi: il Dr. Seri Phongphit di Bangkok per il Buddhismo Theravada, il Dr. Donald Mitchell per il Buddhismo Mahayana, i professori Adnane Mokrani per l’Islam, Philipp Hu per il Confucianesimo, Stephen Lo per il Taoismo e Luciano Cura per l’Induismo. Il vescovo Roberto Mallari delle Filippine ha presentato le sue riflessioni sull’Esortazione Apostolica Verbum Domini. E come tema che riassumeva tutta la scuola, Andrew Recepcion, presidente dell’Associazione internazionale dei missiologi, ha offerto una illuminante lezione sulla nuova evangelizzazione in Asia (IACM), in relazione al dialogo interreligioso.
Il fatto che la SOR si sia svolta per la prima volta fuori della sua sede nella cittadella di Tagaytay, ha permesso ai partecipanti di immergersi nella realtà del Buddhismo theravada, tipico della Thailandia e di tutto il sud-Est asiatico. L’approccio al Buddhismo non si è limitato solo ad approfondire le sue Scritture a livello accademico, ma è sceso nella vita concreta, grazie alle esperienze di Metta e Beer, entrambi buddisti in amicizia con i Focolari dagli anni ‘80. Molto efficace e profondo il video che raccoglie le impressioni dei monaci buddisti sul loro rapporto personale con Chiara Lubich, corredate da esperienze vissute nell’incontro con l’ideale dell’unità: un motivo di ispirazione per tutti i presenti. Il Prof. Donald Mitchell, non potendo essere presente personalmente, ha svolto la sua lezione via skype collegando la SOR di Bangkok e la Purdue University, degli USA. L’atmosfera di comunione ha permesso ai partecipanti di comprendere le lezioni non solo intellettualmente, ma anche spiritualmente. Molti dicevano di aver compreso il dialogo interreligioso in un modo più profondo, come uno stile di vita, e non tanto come un’attività da svolgere. La “SOR 2013” è stata particolarmente significativa per l’Asia, nell’Anno della Fede; e il dialogo interreligioso è risultato,
non solo un ponte nella conoscenza delle religioni e culture, ma uno sprone per approfondire la propria fede cristiana. P. Vicente Cajilig, (O.P.), sottolineava che il dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari offre, in modi diversi, delle risposte concrete alle deliberazioni date dalla FABC (Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia). I partecipanti sono ritornati nelle loro nazioni grati per l’ideale dell’unità che porta a vivere le Scritture, la Parola, che fa scoprire il “vero sé, vero essere”, e con l’impegno rinnovato a vivere il carisma dell’unità più intensamente per essere un dono nella Chiesa. (altro…)
30 Dic 2012 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

Thomas Klann a Tokyo,
novembre 1985
«Novembre 1985. Mi trovavo in Giappone, al seguito di Chiara Lubich. Come cineoperatore curavo la documentazione di quel viaggio, importante per i dialoghi con personalità di religioni non cristiane. L’anziano venerabile Etai Yamada, grande personalità a capo del buddismo Tendai e amico di Chiara, aveva concesso un’intervista alla mia troupe. Il giorno fissato, venimmo a sapere che non stava bene ed era in ospedale. Pensavamo disdicesse l’impegno preso, ma non fu così. Volle uscire dall’ospedale e ci aspettò, vestito di tutto punto e solennemente assiso sul suo trono. Quel giorno avevo lasciato ad un collega le riprese video per curare l’audio. Utilizzavo un microfono a fucile, così da poter stare a distanza senza intralciare le riprese video. Mi inginocchiai, tenendo il microfono ai piedi del venerabile. Ce la misi tutta ad ascoltarlo amorevolmente. Ci servivano solo pochi minuti di suo parlato, da inserire in un documentario, ma lui, nonostante le condizioni di salute, continuava a parlare, rivolgendosi sempre a me, senza accorgersi minimamente del fatto che io non capivo il giapponese e dunque non potevo assolutamente comprendere cosa stesse dicendo. Parlò più di un’ora di seguito, e durante tutto quel tempo ho tenuto duro nel dargli il massimo dell’ascolto. 
Un fotogramma del intervista al venerabile Etai Yamada
Alcuni anni dopo Etai Yamada morì. I suoi seguaci chiesero se potevano avere copia dell’intervista che ci aveva rilasciato. Ci demmo da fare per accontentarli, perché, essendo il sistema video giapponese diverso da quello europeo, dovemmo prima spedire le riprese in Gran Bretagna affinché fossero opportunamente ricodificate. Dal Giappone arrivò un grande ringraziamento: in quell’intervista Etai Yamada aveva raccontato tutta la sua vita spirituale, con particolari mai prima conosciuti, un documento preziosissimo per i suoi seguaci! Questo episodio non l’ho mai dimenticato, è sempre lì a ricordarmi che per attivare una buona comunicazione non è tanto indispensabile parlare, quanto amare». Thomas Klann (Centro S. Chiara Audiovisivi, Italia) Fonte: Una Buona Notizia, gente che crede gente che muove, Ed. Città Nuova, 2012, Roma. (altro…)
15 Dic 2012 | Cultura, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
«Nella situazione che la Siria sta vivendo – lacerata in un conflitto nutrito dall’ignoranza, dalla divisione e dal settarismo confessionale -, come padre e marito ho dovuto decidere se rimanere nel Paese che amo o emigrare per il bene della mia famiglia. Alcuni mesi fa avevo comprato i biglietti aerei e cominciato le pratiche necessarie per la partenza, ma, in fondo al cuore, non ero tranquillo, anche se avevo un’opportunità di lavoro a Beirut. Sentivo di avere una missione da offrire alla mia gente e al mio Paese. In quel momento la situazione ad Aleppo, la mia città, non era così grave ma tutti sentivamo che il peggio stava per arrivare. E, infatti, la situazione è precipitata rapidamente. Inizialmente, ho deciso che sarebbero partiti per Beirut mia moglie e i miei figli e io sarei rimasto da solo ad Aleppo. Ma mia moglie non era d’accordo: «O ce ne andiamo tutti o rimaniamo tutti insieme!». Così, invece di lasciare il Paese per proteggerci dal caos e dalla morte, abbiamo scelto insieme come famiglia, di rimanere. Non sono una persona abituata a pregare, ma ho sentito in quel momento che Dio mi chiedeva qualcosa. Sono andato in Chiesa ed ho offerto a Lui la mia vita e la vita della mia famiglia: « Il nostro futuro è nelle Tue mani». Mi ha invaso una grande pace interiore, nonostante la tensione che si respirava.
Con degli amici cristiani abbiamo cercato di capire i bisogni della nostra comunità provando a rispondervi attraverso aiuti, anche semplici. Un giorno, mentre lavoravo al restauro della Chiesa, mi sono trovato a parlare con il parroco delle difficili condizioni di vita di tante famiglie e del problema di trovare il latte per i bambini. Subito ci siamo messi alla ricerca di questo nutrimento di base, ma sui mercati non ce n’era più. Alla fine, siamo riusciti ad averne soltanto quattro scatole. Come fare per assicurare il latte ai bambini di quelle famiglie che appartenevano alla classe media ma che ora non avevano più alcuna entrata? Senza programmi in testa abbiamo iniziato ad annotare le necessità. All’inizio, nella lista figuravano ben 300 famiglie! Abbiamo chiesto a tanti delle donazioni, ricevendo soltanto 300 L.S. (pari a quattro dollari). Era impossibile fare qualcosa con una somma così irrisoria, ma è stato proprio in quel momento che una persona, venuta a conoscenza di questa situazione, è intervenuta coprendo tutti i bisogni immediati tramite la Caritas della Siria! Un giorno ho preparato un cesto di alimenti, come fosse per la mia famiglia. Poi l’ho portato ad una persona che, sorpresa, non lo voleva. Ma quando le ho detto: «Questo cesto l’ho preparato per me e quel che è mio è tuo», commossa lo ha accettato. Nel frattempo, le famiglie bisognose erano aumentate, passando da 300 a 1.500, per cui non riuscivamo ad assicurare nemmeno i prodotti di prima necessità. Abbiamo pensato, allora, di chiedere aiuto all’Organizzazione umanitaria “Mezzaluna Rossa”. Quando ci hanno chiesto se offrivamo il sostegno a gente di tutte le confessioni, era presente, per caso, una persona che conosceva il Centro per i bambini sordomuti che gestisco con mia moglie e sapeva che ci occupiamo di musulmani e cristiani allo stesso modo. Ha fatto, così, un cenno di assenso al responsabile della Associazione che ci ha consentito di aver accesso ai loro magazzini. Grande è stata la sorpresa per la grande quantità di aiuti ricevuti!» Jean (Aleppo) Fonte: Città Nuova online (altro…)
27 Nov 2012 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Nadia e Kadija sono di due città del Nord Italia. I loro volti rivelano tradizioni etniche, religiose e culturali diverse. Italiana di nascita e tradizione cristiana la prima, musulmana tunisina la seconda. La loro esperienza di integrazione è nata sui banchi di scuola e ha portato a risultati insperati. Fra questi, la tesi di laurea di Nadia in Scienze politiche, sulle donne musulmane, con un approfondimento sulla questione del velo. La loro è solo una delle esperienze raccontate il 25 novembre a Brescia, dove si sono dati appuntamento circa 1300 cristiani e musulmani per una giornata dal titolo “Percorsi comuni per la famiglia”, promossa insieme da Movimento dei Focolari e da varie associazioni e comunità islamiche.
Si è trattato di uno sviluppo dell’esperienza vissuta nella cittadella di Loppiano nell’ottobre 2010, quando 600 fra musulmani e cristiani di varie parti d’Italia, si erano incontrati per un momento di riflessione su percorsi comuni di persone di fede e tradizioni diverse. Il “laboratorio Brescia 2012” dice che il cammino verso la fratellanza universale tra persone di diverse religioni, a cui Chiara Lubich spronava decine di anni fa, ha fatto un balzo in avanti. Emerge, infatti, come siano ormai molte le esperienze che favoriscono l’integrazione, e che stanno formando generazioni al dialogo. Nel corso di una tavola rotonda, alla quale hanno partecipato due imam, Kamel Layachi di Treviso e Youssef Sbai di Massa, si sono toccati i problemi quotidiani che le famiglie di entrambe le estrazioni devono affrontare. Maria Voce, in Francia per le Settimane Sociali, si fa presente con un messaggio in cui assicura la sua preghiera “a Dio Onnipotente e Misericordioso” affinché benedica “questi ‘percorsi comuni’ perché mettano in luce il contributo considerevole che le comunità di credenti … possono dare al tessuto sociale lì dove si trovano”. “Sono come germogli nuovi – continua – che fanno sbocciare il senso di famiglia, creando convivenze armoniose tra i cittadini, nel pieno rispetto dei diritti e dei doveri, al di là delle differenze di cultura e di religione”.
Si è trattato di un evento realizzato con momenti di meditazione sul valore della famiglia nella tradizione islamica ed in quella cristiana, con esperienze vissute sul territorio e nel quotidiano, con momenti artistici. Fra questi particolarmente toccante quello condotto da Harif Abdelghani, marocchino, che con un canto popolare ha coinvolto tutti i presenti. E poi la festa animata in sala dai 130 bambini e ragazzi con danze e canzoni preparate al mattino; e ancora l’intensità e l’affluenza ai momenti di preghiera collettivi, distinti per cristiani e musulmani. Ci si è confrontati su alcuni aspetti del problema delle migrazioni, tenendo conto sia di chi deve affrontare i traumi di viaggi, l’incognita di trovare una casa, un permesso di soggiorno, un lavoro, di dover imparare una lingua diversa, e che spesso ha provato la discriminazione, la paura, il dubbio, il sospetto; sia di chi vede arrivare accanto alla porta di casa volti nuovi e nuovi modi di parlare, vestire, mangiare, comportarsi, e deve affrontare la novità culturale. Problemi affrontati “a partire da Dio”: è la sua presenza nella vita delle persone e delle famiglie che può davvero cambiare le cose. Dai rapporti interpersonali all’interno del gruppo famigliare a quelli con il mondo esterno, i vicini, colleghi di lavoro e compagni di studio. Soprattutto, la presenza di Dio può portare a scelte importanti comuni: “Partiamo da qui – afferma l’imam Layachi in conclusione – con la promessa che cristiani e musulmani facciamo insieme davanti a Dio: essere servitori del bene comune nei nostri quartieri, nelle nostre città, nel nostro Paese”. Fonti: Città Nuova online Servizio Informazioni Focolari Italia (altro…)