Movimento dei Focolari
Germania: Arte e Vangelo

Purificati dalla Parola

Un “morto vivente” «Ero nell’anticamera del commissario, faceva caldo ed ero molto stanco, quando è arrivato un uomo malvestito, claudicante. Dopo avermi salutato con un filo di voce debole, accorgendosi che mi interessavo a lui, mi ha raccontato la sua storia: era un rifugiato senzatetto, senza amici né famiglia, senza documenti; un “morto vivente”, come dicevano i poliziotti che l’avevano fermato. Nel salutarlo gli ho detto dove abitavo: se fosse venuto, l’avremmo accolto, dato da mangiare, e offerto da dormire. Infatti qualche giorno dopo si è fatto vivo da noi, così abbiamo potuto aiutarlo concretamente prima che si mettesse per la strada di Yaundè. Per la nostra famiglia è stato lui, immagine del Cristo sofferente, il dono».  P. B. (Costa d’Avorio) Effetti di un furto «Dopo una bella giornata al parco acquatico con le nostre bambine, al parcheggio ci accorgiamo che dalla nostra macchina erano stati rubati documenti, chiavi… Dopo la denuncia del furto, ci prepariamo alla notte piazzando dei mobili dietro le principali entrate. Le bimbe trovano dei lati avventurosi nella vicenda. Il giorno dopo, quando vado a comprare le nuove serrature, mi accorgo che la spesa è esattamente la cifra inattesa che mia moglie aveva ricevuto un giorno prima. Il fatto ci ha aiutato a riflettere e insieme abbiamo deciso di non serbare rancore ai ladri. Qualche giorno dopo, ritrovandoci a recitare le preghiere, una delle bimbe ha voluto ricordare anche loro che ci avevano dato l’occasione di imparare a perdonare». S. G. – Genova (Italia) Sulla strada «Sulla strada incontro una prostituta; mi fermo, la saluto, le dono la Parola di vita col commento di Chiara Lubich, spiegando che è un pensiero del Vangelo. «Perché fai questo?», le chiedo. «Ho tre figli da mantenere» è la sua risposta. Poi mi consiglia di portare quel foglietto anche ad una compagna, seduta più avanti dentro una macchina. Saluto anche lei, mentre le offro la Parola di Vita: «È un pensiero su Gesù». Lei ringrazia e aggiunge che ha appena terminato di recitare il rosario; poi mi mostra un libricino di preghiere a Maria. Stessa domanda anche a lei. Risponde: «Sono divorziata e ho quattro figli da far mangiare ogni giorno». Insieme recitiamo un’Ave Maria affinché possa trovare un lavoro dignitoso».  M. R. – Segni (Italia) Tratto da: Il Vangelo del giorno, Città Nuova Editrice. (altro…)

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L’avventura dell’unità: Gli ultimi anni di Chiara

Dopo un periodo di malattia e di ritiro in Svizzera all’inizio degli anni novanta, l’esistenza di Chiara Lubich conosce un’accelerazione folgorante nella sua apertura verso la società e i popoli più lontani. Ormai sicura del pieno inserimento dell’Opera di Maria nella Chiesa, dà vita ad una straordinaria stagione di dialoghi, di viaggi, di riconoscimenti. Lauree honoris causa, cittadinanze e premi vari in tutti i continenti dimostrano quanto l’influenza della sua figura fosse giunta al suo apice. Tra il resto, si ricordano in questi anni (1994-2004) l’apertura e il consolidamento di profondi e vasti dialoghi con fedeli delle grandi religioni; l’avvio di una lunga serie di diramazioni del Movimento atte ad approfondire il contributo del carisma dell’unità nei vari ambiti sociali (economia, politica, comunicazione, sanità…); il lancio di una grande azione insieme ecumenica e politica «per ridare un’anima all’Europa»… Passato questo lungo periodo di viaggi, fondazioni e aperture di nuove frontiere, giunge per Chiara l’ora della malattia. Gli ultimi tre anni della sua avventura terrena sono così, forse, i più difficili della sua esistenza. Gesù abbandonato, lo Sposo suo, si presenta all’appuntamento «in forma solenne». In un’oscurità in cui Dio appare tramontato come il sole dietro l’orizzonte. Eppure Chiara continua ad amare, momento per momento, fratello dopo fratello. Continua a servire il “disegno di Dio” sul Movimento, seguendone gli sviluppi fino agli ultimi giorni, quando, con sua grande gioia, viene approvato dal Vaticano il nascente Istituto universitario Sophia. L’ultimo mese lo trascorre al Policlinico Gemelli, a Roma. Lì, sbriga ancora la corrispondenza e prende decisioni importanti per il Movimento. Riceve una lettera del Papa che spesso rilegge, trovandone grande conforto. Il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I passa a salutarla e a benedirla. Negli ultimi giorni esprime il desiderio di tornare a casa. Saluta personalmente i suoi primi compagni e i suoi più stretti collaboratori. Poi, mentre si aggrava, consuma le sue ultimissime energie accogliendo centinaia e centinaia di persone che giungono a casa sua per vederla, darle un bacio, dirle ancora una sola parola: grazie. La commozione è grande, ma più grande la fede nell’amore. Si canta il Magnificat per le grandi cose che il Signore ha fatto in lei e si rinnova l’impegno a vivere il Vangelo, cioè ad amare, come lei ha sempre fatto e insegnato. Chiara si spegne il 14 Marzo 2008 poco dopo le 2 del mattino. La notizia si diffonde rapidamente in tutto il mondo, dove c’è la sua famiglia spirituale che prega unita. Nei giorni seguenti migliaia di persone, da semplici operai a personalità del mondo politico e religioso, arrivano a Rocca di Papa per renderle omaggio. I funerali si svolgono nella Basilica romana di S. Paolo fuori le mura, incapace di contenere la grande folla accorsa (40.000 persone). Inviato da Benedetto XVI – che, nel suo messaggio definisce Chiara, tra l’altro “Donna di intrepida fede, mite messaggera di speranza e di pace” –, il Segretario di Stato Tarcisio Bertone presiede la celebrazione eucaristica concelebrata insieme a 9 cardinali, più di 40 vescovi e centinaia di sacerdoti.  Di Chiara, risuonano le sue parole espresse un giorno: «Vorrei che l’Opera di Maria, alla fine dei tempi, quando, compatta, sarà in attesa di apparire davanti a Gesù abbandonato-risorto, possa ripetergli: “Quel giorno, mio Dio, io verrò verso di te… con il mio sogno più folle: portarti il mondo fra le braccia”. Padre, che tutti siano uno!». (altro…)

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Filippine: la fede dei più piccoli

Micha Jane e Ryan, abitano con la loro famiglia a Tacloban, capoluogo della provincia di Leyte, isola al centro sud ovest delle Filippine, tra le città più colpite dal tifone dell’8 novembre 2013. Su 200.000 abitanti, oltre 10.000 sono i morti stimati. I ragazzi che, con la loro famiglia fanno parte della comunità locale dei Focolari, conservano ricordi vividi della tragedia: “Non saprei dire quante volte abbiamo recitato con tutta la famiglia il santo Rosario – racconta Ryan –: passato il tifone la nostra casa era solo danneggiata sul tetto”. E Micha Jane: “Mio padre ci ha fatto rifugiare nel bagno perché unico ambiente della casa dotato di muri di cemento; ogni volta che la casa tremava e gli oggetti sbattevano sul muro esterno mi pareva di essere stata colpita. Allora ho cercato di concentrarmi di più nella preghiera e ho sentito le mie paure scomparire lentamente”. Passato il tifone sopraggiunge la notte: “Sentivamo parlare di case derubate, gente uccisa; ancora una volta abbiamo trovato la forza di chiedere aiuto a Dio e, allo stesso tempo, sentivamo di dover essere prudenti e attenti”. I giorni successivi sono davvero difficili. Il vento fortissimo spazza via tetti, case, alberi, e causa un’onda dall’oceano che in pochi minuti ha sommerso parte della città. Manca l’elettricità, l’acqua, non c’è modo di comunicare, nemmeno con i cellulari; i primi contatti telefonici vengono ripristinati solo dopo giorni. Micha Jane continua a raccontare: “Si sentivano spari occasionali, le notti erano straordinariamente silenziose. La maggior parte dei nostri vicini e amici sono sfollati a Cebu e Manila con aerei militari. Alcuni parenti volevano convincere mio papà a fare lo stesso. I miei genitori hanno invece deciso, invece, di rimanere. Ci hanno spiegato che volevano assumersi la responsabilità di soccorrere chi era in difficoltà. Man mano che i giorni passavano, abbiamo aiutato mio padre e mia madre a distribuire i beni di soccorso che cominciavano ad arrivare e abbiamo visitato i sopravvissuti al tifone”. Prosegue Ryan: “Ho pensato che sarei stato sopraffatto dalla mancanza di internet, della televisione… Eppure mi sono reso conto che c’è gioia e vita nell’incontrare le persone e amarle”. Micha Jane conferma: “La nostra vita è diventata ancora più semplice. Mio fratello pulisce il pavimento, io piego la biancheria che mia madre ha lavato. Abbiamo programmato il lavaggio dei piatti e il mio turno è dopo la prima colazione e mio fratello dopo il pranzo. Abbiamo trovato la vera gioia aiutando. I nostri giorni sono sempre pieni e appaganti. Ho capito che la vera felicità sta nell’amare”. Ancora l’emergenza nelle zone più colpite non è superata; passata l’onda degli aiuti di primo soccorso, anche con il sostegno di AMU (Azione per un mondo unito, ong) e AFN (Azione per Famiglie Nuove, onlus), dei Focolari, è iniziato il progetto di riparazione e ricostruzione di circa quaranta abitazioni. La convinzione di queste famiglie, a cominciare dai più piccoli, nella forza del Vangelo vissuto e della preghiera fatta insieme farà il resto. Associazione Azione per un Mondo Unito – Onlus presso Banca Popolare Etica, filiale di Roma Codice IBAN: IT16G0501803200000000120434 Codice SWIFT/BIC CCRTIT2184D Causale: emergenza tifone Haiyan Filippin AZIONE per FAMIGLIE NUOVE Onlus c/c bancario n° 1000/1060 BANCA PROSSIMA Cod. IBAN: IT 55 K 03359 01600 100000001060 Cod. Bic – Swift: BCITITMX

MOVIMENTO DEI FOCOLARI A CEBU Payable to : Emergency Typhoon Haiyan Philippines METROPOLITAN BANK & TRUST COMPANY Cebu – Guadalupe Branch 6000 Cebu City – Cebu, Philippines Tel: 0063-32-2533728
Bank Account name: WORK OF MARY/FOCOLARE MOVEMENT FOR WOMEN Euro Bank Account no.: 398-2-39860031-7 SWIFT Code: MBTCPHMM Causale: emergenza tifone Haiyan Filippine Email: focolaremovementcebf@gmail.com Tel. 0063 (032) 345 1563 – 2537883 – 2536407
Leggi anche: Filippine dopo il tifone (Città Nuova online)

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