14 Mar 2013 | Centro internazionale, Chiesa, Spiritualità
«Insieme a tutta la Chiesa sono veramente felice di questo momento, che fa vedere sia la vitalità della Chiesa che la freschezza dello Spirito Santo che trova sempre il modo di sorprendere. Oltre alla sorpresa, perché certamente non era uno dei cardinali di cui si parlava, c’è la gioia di pensare che anche questo è un segno di novità, per la Chiesa di oggi, che mi pare stia vivendo un momento speciale, cominciato con la rinuncia al ministero di vescovo di Roma da parte di Benedetto XVI e seguito da questo nuovo papa, che ha saputo suscitare un’eco straordinaria in tutto il mondo. Molto significativa la scelta del nome Francesco, perché mi sembra esprimere il desiderio di un ritorno alla radicalità del Vangelo, ad una vita sobria, ad una grande attenzione all’umanità e anche a tutte le religioni. E inoltre mi sembra particolarmente degno di nota che sia un gesuita a scegliere il nome di Francesco: mi pare significhi apertura ai carismi, a tutti i carismi, riconoscere quanto c’è di buono in ognuno di essi e valorizzarlo. Sono stata poi particolarmente colpita dal suo stile semplice, familiare nella prima uscita sulla loggia: mi è parso che sapesse toccare il cuore degli uomini, delle donne, dei bambini presenti. Ritengo che in questo momento in cui si riscontrano gravi sofferenze nell’umanità, c’è bisogno di qualcuno capace di arrivare ai cuori e di far sentire a ciascuno la gioia di avere un padre e un fratello che ci vuole bene». Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari Su Città Nuova online leggi anche: Il Papa che viene “quasi dalla fine del mondo” – di Alberto Barlocci Fratellanza da vivere – di Piero Coda Il mondo accoglie il nuovo Papa – di Amanda Cima Jorge Mario Bergoglio è Papa Francesco – di Sara Fornaro, Maddalena Maltese (altro…)
14 Mar 2013 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
“Da Roma ha diffuso nel mondo l’ideale della fraternità universale”: queste le parole che l’Amministrazione capitolina a nome dell’intera città ha voluto incise sulla targa che dedica la Stazione Viale Libia della metropolitana (linea B1) a Chiara Lubich. La cerimonia dello scoprimento si è svolta davanti ad una piccola folla il 14 marzo, in occasione del quinto anniversario della nascita al cielo della Fondatrice dei Focolari che non lontano da qui aveva dimorato quando il Movimento muoveva i primi passi nella Capitale. A questa circostanza fa cenno la presidente Maria Voce: “Bella la scelta di questo quartiere dove, per ben 15 anni Chiara ha vissuto momenti di particolare luce – mentre si definivano le linee e la fisionomia di un’Opera di Dio – e momenti di particolare dolore – mentre la Chiesa studiava e vagliava il Movimento”.
In sindaco Gianni Alemanno, intervenendo al Convegno “Chiara Lubich, carisma, storia, cultura”, ha voluto mettere in risalto l’unità del messaggio di questa iniziativa con l’elezione dell’arcivescovo di Buenos Aires al soglio pontificio: “Oggi faremo un gesto semplice, scopriremo una targa. Un ricordo di Chiara alle tante persone che passeranno da qui e un ricordo anche di questo percorso di fede, contributo al nuovo umanesimo di cui c’è tanto bisogno. La scelta di un papa che arriva dal sud del mondo è un segnale chiaro: noi dalla crisi economica e morale in cui ci troviamo usciremo solo con una grande scelta di umiltà e semplicità”; poi, nel corso della cerimonia le parole del sindaco si soffermano sul “profondo legame” di Chiara Lubich “con Roma, dove, nel cuore del quartiere Trieste ha operato, ha pensato, ha scritto, ha trasmesso il suo messaggio”. Questo rapporto con la città di Roma era stato suggellato dal conferimento della cittadinanza onoraria alla fondatrice dei Focolari il 22 gennaio 2000, giorno del suo ottantesimo compleanno; in quell’occasione, ricorda ancora Maria Voce, Chiara espresse tutta la “passione per la città eterna ed anche il preciso impegno di dedicarsi più e meglio a che essa, città unica al mondo, simbolo di unità ed universalità, corrisponda alla sua vocazione”. Impegno tanto profondo quanto concreto nel quotidiano di ciascuno. «Nel messaggio di Chiara Lubich – prosegue infatti la Presidente – troviamo piste interessanti che lei attinge dal Vangelo: l’amore vissuto è la forza trainante della storia ma occorre “saper amare” secondo quell’arte impegnativa ed esigente che ama tutti, ama per primi, a fatti, si fa uno con l’altro, sa perdonare… E questo cominciando intorno a noi: in famiglia, in condominio, nel quartiere, per strada, nei luoghi di studio, di lavoro, di aggregazione, persino in Parlamento, fino anche ad una stazione della metro, crocevia continuo di persone, simbolo pure dell’anonimato.
«Mi riporta alla memoria una delle pagine più significative di Chiara – aggiunge –: “Ecco la grande attrattiva del tempo moderno: penetrare nella più alta contemplazione e rimanere mescolato con tutti, uomo accanto a uomo”, “perdersi tra la folla ed informarla di divino, come s’inzuppa un frusto di pane nel vino”, “segnare sulla folla ricami di luce”, “dividere col prossimo l’onta, la fame, le percosse, le brevi gioie”, “perché l’attrattiva del nostro, come di tutti i tempi è ciò che di più umano e di più divino si possa pensare: Gesù e Maria: il Verbo di Dio, figlio di una falegname; la Sede della Sapienza, Madre di casa». Nel ringraziare dunque il Sindaco Alemanno, l’Amministrazione capitolina e tutti i convenuti per la bella iniziativa, Maria Voce si augura che da essa scaturisca «l’ispirazione a vivere ovunque la vocazione pienamente umana e pienamente spirituale di questa amata città di Roma, ed accendervi piccoli fuochi di luce, di speranza, per il bene di tutti». Leggi più Guarda video (altro…)
12 Mar 2013 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
L’edizione brasiliana del progetto “Forti senza violenza” che in Europa ha raggiunto più di 500.000 giovani, ha preso il via nel gennaio 2013 in varie città del paese sudamericano. L’obiettivo dell’iniziativa è di rendere forti i giovani contro la violenza, l’isolamento, il mobbing e le molteplici esperienze di oppressione sottile ma dolorosa. Centro del progetto è il musical “Streetlight” della band internazionale Gen Rosso. Racconta una storia vera, quella di Charles Moats che cresce nel ghetto di Chicago e rimane fedele ai suoi ideali legati al Vangelo, nonostante le difficoltà e l’odio che sperimenta. Si decide per la non violenza e vive la sua scelta con coerenza fino a sacrificare la propria vita. Nei diversi moduli del progetto orientati allo spettacolo finale, che comprendono un periodo di 4 settimane, gli studenti approfondiscono il tema della violenza con le sue conseguenze negative, e imparano a riconoscere e a sviluppare le proprie capacità e talenti. Nello spettacolo conclusivo i giovani sono coinvolti attivamente durante il musical, insieme al Gen Rosso: sul palcoscenico e anche dietro le quinte. Per la sua realizzazione hanno collaborato l’associazione Starkmacher di Mannheim che lo sostiene in Germania, e le “Fazendas da Esperanza” brasiliane, luoghi, spesso delle fattorie, dove i giovani possono trovare un’uscita dal mondo della droga e da altre dipendenze.
In vista dell’inculturazione di “Forti senza violenza” nel contesto brasiliano, un gruppo dell’associazione Starkmacher ha fatto un viaggio in loco per cercare di trasmettere la propria esperienza. Sono stati a Guaratinguetá e a Fortaleza, rispettivamente nel sud e nel nordest del Brasile. In quell’occasione si sono incontrati con una quarantina di giovani e adulti (insegnanti/educatori) provenienti da varie città del Brasile, futuri moltiplicatori del progetto nel proprio paese. Sono stati istruiti nella metodologia, nella base pedagogica e nella struttura organizzativa che finora ha sostenuto il progetto. Nei quattro giorni e mezzo hanno, poi, elaborato insieme una variante specifica brasiliana del progetto di prevenzione. Un influsso notevole ha avuto, accanto ad altre personalità, Eros Biondini, segretario dello Stato di Minas Gerais. Si è impegnato a far da portavoce del progetto. Che “Forti senza violenza” arrivi proprio nel momento giusto in terra brasiliana, lo dimostra una discussione pubblica appassionata che si è accesa proprio in quei giorni intorno ad una nuova legge che prevede il ricovero forzato dei tossicodipendenti per la terapia. Le richieste di nuovi posti nelle “fazendas” sta aumentando notevolmente. “Forte sem violencia”, nella versione brasiliana, si prospetta come uno strumento che potrà dare nuove prospettive di sviluppo ai giovani brasiliani in situazioni difficili. A cura di Andrea Fleming (altro…)
11 Mar 2013 | Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità
A Mumbai, in India, gli eventi in programma approfondiranno il contributo del carisma dell’unità al dialogo tra le religioni: un viaggio che prenderà le mosse dalle visite di Chiara Lubich in India nel 2001 e nel 2003, e arriverà fino ai giorni nostri. Mentre ad Avellaneda, in Argentina, si approfondirà lo stesso carisma in dialogo con la cultura contemporanea. Facciamo un salto in Tanzania, dove all’università cattolica di Iringa saranno i giovani i protagonisti nel ricordare il rapporto speciale che li ha sempre legati alla fondatrice dei Focolari. E si potrebbe continuare ancora, e raccontare come tanti pezzi di un mosaico, le celebrazioni di vario tipo che in tutto il mondo si stanno preparando per ricordare Chiara Lubich (22 Gennaio 1920 – 14 Marzo 2008) a cinque anni dalla sua morte. Convegni culturali, iniziative di promozione sociale, celebrazioni eucaristiche, momenti artistici; in tutti e cinque i continenti sono centinaia gli eventi in programma per ricordare la figura carismatica di Chiara e approfondirne il pensiero. Di particolare rilievo è il convegno internazionale che si terrà a Roma, dal titolo “Chiara Lubich. Carisma, Storia, Cultura”. Avrà luogo il 14 Marzo nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università La Sapienza, e il 15 Marzo all’auditorium del Centro Mariapoli di Castel Gandolfo.

Quest’anno la ricorrenza della morte di Chiara Lubich cade in un momento storico particolare per la Chiesa, impegnata nell’importante compito della scelta del successore di Benedetto XVI. Una consapevolezza che è ben presente in tutti i membri del Movimento, che coglieranno queste circostanze come occasione per testimoniare ancora di più la vitalità e la fecondità dell’Ideale dell’Unità per ogni ambiente dell’operare umano, in ogni punto dei cinque continenti: un tesoro da offrire e mettere a disposizione di tutta la Chiesa, ora forse in modo ancora più deciso, dando attualità all’augurio che proprio due papi, Giovanni Paolo II prima e Benedetto XVI poi, hanno fatto al Movimento: quello di contribuire a far sì che “la Chiesa sia sempre più casa e scuola di comunione”.
Ecco allora gli eventi, di carattere tipicamente ecumenico, previsti a Ginevra, in Svizzera, promossi in collaborazione con il Centro Ecumenico della città, e a Oslo, in Norvegia, che vedranno la partecipazione di rappresentanti di varie chiese cristiane, riuniti proprio nello spirito della comunione. E per continuare, ecco il convegno che si è svolto il 23 Febbraio scorso a San Antonio, in Texas (USA) centrato proprio sulla spiritualità di comunione come risorsa per la Chiesa.
E poi in Thailandia, in Corea, a Melbourne in Australia, e in tutta Europa: occasioni uniche per dire “grazie” a una testimone, riconosciuta tra le figure di riferimento del XX secolo, che ha aperto vie di dialogo inesplorate per la convivenza tra persone e popoli di cultura e religioni diverse, per la promozione della pace e della fraternità universale. Per conoscere tutte le iniziative in programma nel mondo puoi cliccare qui: https://www.focolare.org/anniversary (altro…)
9 Mar 2013 | Centro internazionale, Chiesa, Dialogo Interreligioso, Spiritualità
La decisione di papa Ratzinger dello scorso 11 febbraio mi sembra ci abbia offerto un distillato della sua riflessione teologica e spirituale. Anzitutto l’evidenziare il primato di Dio, il senso che la storia è guidata da Lui. E ancora, l’indirizzarci a cogliere i segni dei tempi e a rispondervi con il coraggio di scelte sofferte, ma innovative. Con una chiara nota di speranza per “la certezza che la Chiesa è di Cristo”. Ma a quale Chiesa Benedetto XVI guardava? Per amore di quale Chiesa ha fatto un passo di simile portata? Penso di non sbagliare additando la “Chiesa-comunione”, frutto del Vaticano II ma anche prospettiva, “sempre più espressione dell’essenza della Chiesa”, come ha sottolineato papa Ratzinger anche alla fine del suo pontificato. Un “sempre più”, per dire che ancora non ci siamo appieno. Quale allora la direzione? La Chiesa, si sa, è per il mondo. Per questo, di fronte alle esigenze di riforma ad intra, mi sembra debba privilegiare il guardare fuori di sé, intensificare il dialogo con la società. Tale contatto vitale le permetterebbe di far sentire la sua voce chiara nella fedeltà al Vangelo e nel contempo ascoltare le istanze degli uomini e delle donne di questo tempo. Col risultato di trovare nuove risorse e insospettata vitalità anche al suo interno. Occorrerà insistere certamente sul dialogo ecumenico, sul grande tema dell’unione visibile tra le Chiese, cercando di arrivare a definizioni della fede e della prassi ecclesiale accettabili da tutti i cristiani. Auspicherei poi una Chiesa più sobria, sia in rapporto al possesso di beni che nelle espressioni liturgiche e nelle sue manifestazioni; proporrei una comunicazione più fluida e diretta con la società contemporanea, che consenta alla gente di rapportarsi con essa con più facilità, e un atteggiamento di maggiore accoglienza anche nei confronti di chi la pensa diversamente. Universalità e apertura ai dialoghi saranno perciò due note che dovranno essere raccolte dal nuovo Papa. Affinché possa rispondere a queste enormi sfide, lo immaginiamo uomo di profonda spiritualità, unito a Dio per cogliere dallo Spirito Santo le soluzioni ai problemi, nell’esercizio costante della collegialità, coinvolgendo altresì i laici, uomini e donne, nel pensare e nell’agire della Chiesa. A noi quindi spetta lavorare con nuovo senso di responsabilità. Si tratta di suscitare stimoli creativi su diversi livelli. Penso all’economia, che uscirà dalla crisi solo se si porrà al servizio dell’uomo; alla politica, che deve ritrovare credibilità tornando ad essere “vita comune nella polis”; alla comunicazione, che ha da essere fattore di unità nel corpo sociale; penso anche alla giustizia, nell’apertura verso chi sbaglia, chi patisce le piaghe dello sfruttamento, verso chi ha sofferto per gli errori di altri uomini e altre donne anche di Chiesa. Penso a coloro che si sentono esclusi dalla comunione ecclesiale, come le “nuove unioni”. Anche questo è Chiesa, perché il Cristo che l’ha fondata è morto sulla croce per sanare ogni divisione. Si tratta di far brillare il suo vero volto. Per questo ho invitato quanti aderiscono allo spirito del Movimento in tutto il mondo a un nuovo “patto” che accresca ovunque l’ascolto, la fiducia, l’amore reciproco in questo tempo d’attesa, affinché nell’unità e nella collegialità la Chiesa possa scegliere quel papa di cui anche l’umanità ha bisogno». Fonte: Zenit Altri articoli: Radio Vaticana Comunicati stampa del Servizio Informazione Focolari (altro…)