Genfest 1973: La rivoluzione del Vangelo
I pullman carichi di giovani si inerpicavano con fatica sulle strette vie che salgono da Incisa Valdarno (Firenze) verso Loppiano. Una fila interminabile e inattesa che rischiava di far saltare ogni prevista organizzazione: ma chi si aspettava che arrivassero 10.000 giovani per quella che è poi diventata una grande festa destinata a ripetersi ogni anno e in città diverse del pianeta? Una vera invasione che lasciò a bocca aperta e ad occhi spalancati i pochi abitanti del piccolo paesello toscano. Nasceva, in un giorno di un sole primaverile che spaccava i volti e i cuori (dopo una vigilia di vento e pioggia), il primo Genfest della storia! E io c’ero! Sì, io c’ero! “Vivir para contarlo” (vivere per raccontarla), direbbe García Márquez. Ho davanti a me quell’anfiteatro naturale di Loppiano, gremito da giovani provenienti dall’Italia e alcuni paesi europei (con tante ore di viaggio sulle spalle) e da rappresentanti di tanti paesi del mondo: come me, che arrivavo dall’Argentina.
Gustavo Clariá
Religioni per un’ecologia integrale
«Tra le religioni serve uno sforzo comune di collaborazione anche per promuovere l’ecologia integrale, dispongono di risorse per far progredire insieme un’alleanza morale che promuova il rispetto della dignità della persona umana e la cura del creato». Con queste parole, prima di affacciarsi in piazza san Pietro in occasione dell’udienza generale del mercoledì, Papa Francesco ha salutato gli 80 delegati di Religions for Peace (RfP), accompagnati dal Cardinale Jean-Louis Pierre Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. Il Papa ha espresso la sua «stima e gratitudine per l’operato di Religions for Peace; voi rendete un servizio prezioso sia alla religione sia alla pace, perché le religioni sono destinate per loro natura a promuovere la pace, tramite la giustizia, la fratellanza, il disarmo, la cura del creato».
Quando Dio chiama a un amore infinito
“Soul”, anima. È il nome del programma televisivo, per incontrare “fino in fondo all’anima” protagonisti di questo tempo, di spessore umano e culturale. La conduttrice, Monica Mondo, domenica 24 settembre ha dialogato con Maria Voce. Un gruppo di ragazze a Trento. Un contesto disastroso di guerra. «Un’ispirazione ha fatto capire a Chiara Lubich l’esigenza di un ideale eterno, che non passa. Questo ideale è Dio». Sono le prime battute di Maria Voce, attuale Presidente dei Focolari. L’intervista spazia dalle origini alle sfide attuali del Movimento dei Focolari. L’unico, in ambito ecclesiale, diretto per Statuto da una donna. «La valorizzazione della donna è molto più semplice di quanto si pensi. Significa riconoscere quelle sue caratteristiche specifiche senza le quali l’uomo non può esprimere se stesso. Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, e li ha creati distintamente, uomo e donna, per creare l’umanità in loro. La parte della donna è molto importante. È la sua femminilità, la sua capacità di donarsi, di essere disposta al sacrificio». Sulla propria esperienza personale, Maria Voce racconta: «Vengo da una famiglia tradizionalmente cattolica e praticante. Il problema è nato quando ho deciso di donarmi a Dio. Mio padre era molto attaccato a me, aveva fatto tanti “disegni” sulla mia persona. Essendo la prima di sette fratelli, era normale anche per me pensare: mi sposerò, avrò tanti figli. Il Movimento mi ha dato la possibilità di vivere integralmente il Vangelo. Per me è cambiata la vita. Ho continuato a fare l’avvocato al mio paese, ma ho cominciato a incontrare i clienti vedendo in loro un fratello da amare. Questa è stata la trasformazione nella mia vita. Quando ero in focolare in Turchia, per il mio compleanno, per la prima volta mio papà mi ha scritto: “Tanti auguri! Papà”. Dopo pochi giorni è morto per un infarto. Ho sentito che era stato amore di Dio riconciliarsi pienamente con la mia scelta». Cos’è un focolare, una casa? «È un gruppo di persone che convivono, chiamate da Dio alla stessa vocazione, disposte a dare la vita l’una per l’altra, momento per momento, per essere Opera di Maria. L’opera più grande di Maria è stata dare al mondo Gesù. Le focolarine, i focolarini vogliono rivivere Maria, avendo fra loro la presenza viva di Gesù per l’amore scambievole». Verginità, una parola che oggi non è di moda. «La verginità è la risposta a una chiamata. È Gesù che per amore chiama qualcuno a un amore infinito. E nell’infinito non ci sono parti, l’infinito è tutto. Se Dio chiama con questo amore, la risposta non può essere che un amore totalizzante. Anche per vivere bene il matrimonio bisogna essere vergini di cuore». Chiara Lubich le ha dato un altro nome. Un nome strano, il nome di una località?«Sì, Emmaus. Indica il desiderio e l’impegno a far presente Gesù anche dopo la sua morte e risurrezione, camminando con lui». Succedere a un fondatore non è semplice. Difficile conciliare fedeltà e attualizzazione di un carisma. «L’ispirazione è nel carisma. Il carisma è eterno, le persone passano. Chiara Lubich ha vissuto pienamente questo carisma nel suo tempo, e ce l’ha passato. Siamo uniti alla fonte, però adesso ci chiediamo: cosa direbbe Chiara oggi? È questo che mi guida nel mio agire. Non è una cosa ripetitiva, ci sono tante manifestazioni nel Movimento che ai tempi di Chiara non c’erano». Ma è ancora il tempo dei Movimenti? «I Movimenti hanno caratteristiche che favoriscono la vita cristiana. Hanno ancora tanto da dire e da dare, non solo per i giovani, ma anche per la salute delle famiglie». Cattolici impegnati in politica e Europa. Che bilancio? «Se l’Europa dimentica le sue radici cristiane, sparirà. Per questo è importante che i cattolici lavorino in politica, per rivalorizzare le sue radici cristiane, mettersi di fronte all’altro riconoscendolo uguale, fratello perché figlio di Dio. Si può dialogare con tutti, qualsiasi sia la sua appartenenza e il suo credo. Perché si dialoga con le persone. Anche amare i nemici fa parte del Vangelo!». C’è ancora questa capacità di inventare luoghi, esperienze, proporre novità? «Non dobbiamo creare cose nuove, ma rinnovare il mondo con il carisma che abbiamo. Penso alle persone del Movimento, di qualsiasi vocazione, che decidono di mettere a disposizione la loro vacanza per testimoniare il Vangelo nell’Amazzonia; o che vanno in una cittadella per costruire una scuola per i bambini poveri del circondario». Ma qual è il crinale tra la testimonianza, l’evangelizzazione e il dialogo, senza imposizioni o spirito di battaglia? «Dobbiamo annunciare Cristo prima di tutto con la nostra vita. Se la nostra vita testimonia Cristo, prima o poi nell’altro verrà l’interesse di sapere cosa c’è alla radice. L’unità è quella di cui parla il Vangelo, è l’unità in Dio, in cui ognuno si riconosce perché figlio di Dio e fratello dell’altro. Se non c’è questa base non si può parlare di unità, ma di comprensione reciproca. L’unità viene da Dio ed è in Dio. Si può sperimentare anche con persone che non hanno la stessa fede o lo stesso modo di vedere le cose, ma sono disposte a unirsi per un ideale più grande, quello di essere fratelli». I cattolici non si nascondono troppo? «Devono essere più incisivi. Forse uno dei frutti del Movimento è quello di risvegliare il DNA cristiano che ci portiamo dietro dal battesimo». Lei ha ancora il piglio dell’avvocato! Se oggi dovesse difendere una causa, a cosa vorrebbe dedicarsi con la massima passione? Maria Voce non ci pensa un attimo: «Alla fraternità universale». Leggi l’ Intervista integrale https://youtu.be/WzIuz75PTMM (altro…)
La souffrance
Au cours d’entretiens avec des groupes d’origines diverses, Chiara Lubich répond à des questions sur la souffrance, suscitées par des événements auxquels nous pouvons être confrontés tous les jours : découragements, maladies, catastrophes naturelles, injustices, la mort… Elle donne des conseils pratiques, des indications précieuses, comparables à des panneaux de la circulation utiles sur la route de la vie. Ce sont des réponses simples, à la lumière de la spiritualité de l’unité, de quelqu’un qui a vécu les situations douloureuses auxquelles elle se réfère. En toile de fond, le cri du Christ en croix : » Mon Dieu, pourquoi m’as tu abandonné ? « Éditions Nouvelle Cité





