24 Ago 2015 | Cultura, Focolari nel Mondo
Migliaia di persone “s’incontrano” con le sculture dell’artista abruzzese così in sintonia con la “Laudato sì” di papa Francesco, che da tanti anni ormai ricicla materiale di scarto che utilizza per le sue creazioni.
Ma Roberto Cipollone, in arte Ciro, oltre ad accogliere visitatori crea dei veri e propri workshop per grandi e piccoli al fine di trasmettere un modo nuovo di vedere e sentire il mondo a contatto con la materia che viene lavorata e modellata insieme: “un modo di vedere limpido, semplice, un contatto con la bellezza senza orpelli”, afferma l’artista con la naturalezza che gli è tipica. A Loppiano, oltre alla ‘Bottega’ che è il vero e proprio laboratorio creativo, è stata allestita una mostra permanente ad opera di Sergio Pandolfi. Mentre per tutto il mese d’agosto Ciro sta esponendo nel monastero di Camaldoli: una quarantina di opere, per lo più a tema sacro, esposte in una chiesetta romanica, posta all’interno del monastero e dedicata allo Spirito Santo.“Queste opere e il romanico – afferma Ciro – si sposano benissimo, ho portato opere di pietra serena, in legno, e poi il romanico nella sua essenzialità permette alle opere di vivere”.

La mostra di Ciro a Camaldoli
Molti i visitatori di Camaldoli che, nel silenzio del monastero e della natura circostante, possono ammirare e gustare e, in certo modo, pregare con le opere. Ma non finisce qui. In quest’estate 2015 Ciro s’è cimentato nell’allestimento scenico di uno spettacolo teatrale itinerante che andrà in scena a Perugia nella straordinaria cornice della Rocca Paolina. Lo spettacolo – che narra una nota vicenda storica della Perugia del XVII secolo – andrà in scena dal 21 agosto al 13 settembre nei fine settimana. FOTOGALLERIA (altro…)
23 Ago 2015 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Fuori dell’azione centrifuga dell’amore, l’uomo a nulla tiene tanto quanto alla differenziazione. Trova mille ragioni nella stessa religiosità per separarsi, annullando, nel fatto, quella libertà di circolazione, ripristinata da Gesù, quando abbatté la parete divisoria, e fece che non ci fosse più né greco né giudeo, né servo né padrone, né maschio né femmina, ma fosse tutto e in tutti Dio. […] Ecco lo scopo dell’amore: ecco lo scopo dell’esistenza: far di tutti uno. Far di tutti, l’Uno, che è Dio. Per l’impulso della carità divina tutta l’esistenza, tutta la storia diviene una marcia di ritorno verso l’unità. Da Dio tutti si viene; a Dio tutti si torna. Farsi uno col fratello, è scomparire in lui, sì che tra Dio, me e il fratello, si stabilisca, mediante la mia soppressione, un passaggio diretto, una discesa senza ostacoli, – dall’Uno all’altro: ed ecco che io nel fratello trovo Dio. Il fratello mi serve di tempio per accendervi la luce di Dio. Così, Dio, io lo trovo nel sacramento dell’altare e nella persona del fratello, per effetto dell’amore. Il fratello rompe le barriere, e nella breccia fa passar la vita: la vita, che è Dio. Il fratello fa da “ianua caeli”, da porta al Paradiso. Ci sono cristiani, i quali vanno a servire gli umili, negli strati sociali più bassi, non tanto per convertire, quanto per convertirsi: dando amore sotto forma di servizi (a malati, disoccupati, vecchi, tutti i rifiuti sociali, come dicono), trovano Cristo; e così molto più di quanto donano, ricevono. Donano un pane, trovano il Padre. Si convertono gli assistenti e si convertono anche gli assistiti. Santificano sé e santificano i prossimi. Cioè, si sale a Dio scendendo sotto ogni livello umano, per servire, da laggiù, tutti gli uomini, in qualunque ripiano collocati. Così il samaritano trovò Dio scendendo da cavallo e raccogliendo il fratello dissanguato sulla terra riarsa; mentre il sacerdote ebreo, che non guardava il disgraziato in terra perché guardava Dio in cielo non trovò né Dio né fratello: non trovò Dio perché non si volse al fratello. È questo un modo di procedere del Padre, che proclama la sua gloria nel più alto dei cieli mandando il Figlio a nascere nel più obbrobrioso dei ricoveri: una stalla. Ciò stabilisce una linea diretta tra stelle e stalle, per il filo divinizzante dell’amore. Così, gli ultimi saranno i primi. È un capovolgimento. Ovvero è il modo di calcolare di Dio, il quale conta cominciando dal basso, mentre noi contiamo cominciando dall’alto: e quel che è primo per noi diventa ultimo per lui, e viceversa; onde, ricchezza, potenza, gloria, che per noi stanno in testa, per lui stanno in coda: sono lo zero. Con questo metro si misurano esattamente uomini e cose». (tratto da Igino Giordani,Il fratello, Città Nuova, Roma 2011, pp.78-80) (altro…)
21 Ago 2015 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

Fot AP/Raad Adayleh
Il 7 agosto scorso, la chiesa cattolica in Giordania ha voluto ricordare, con una serata ecumenica di preghiera, il tragico fatto avvenuto un anno fa, con il conseguente sfollamento di più di 100.000 cristiani. «Più di 2000 fedeli, in maggioranza iracheni rifugiati, hanno pregato con solennità e con un dolore profondo nel piazzale della chiesa di Fuheis», scrivono da Amman. «È stata di grande consolazione la lettura della lettera scritta da Papa Francesco, ma anche la notizia dell’aiuto concreto che la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha deciso di far arrivare e che permetterà a 1400 bambini iracheni di andare a scuola quest’anno». Alla serata di preghiera erano presenti il Segretario Generale della CEI, Mons. Galantino, accompagnato da P. Ivan Maffeis; il Patriarca caldeo dell’Iraq Mons. Louis Sako, con i suoi vicari Mons. Salomone Warduni e Mons. Basil Yaldo; il Patriarca dei latini, Mons. Fuad Twal; l’attuale vescovo dei latini in Giordania, Mons. Marun Lahham; ed il vescovo emerito dei latini Mons. Salim Sayegh. Presente anche il Segretario della Nunziatura, Mons. Roberto Cona, con alcuni sacerdoti di vari riti, anche della Chiesa Ortodossa, presenti in Giordania ed Iraq, con alcune personalità civili. Un evento all’insegna dei cristiani che si radunano per pregare insieme.
«Dopo la preghiera – scrivono le focolarine di Fheis – era prevista una cena per le autorità religiose presenti, presso le suore del Rosario, offerta dalla Caritas locale. Ma, inaspettatamente, il vescovo latino di Amman, d’accordo con il Segretario della Nunziatura, ha desiderato che questa cena avvenisse a casa nostra! Quindi, sono scattati i preparativi all’ultimo momento, ma sempre con grande gioia ed emozione per questa inattesa benedizione di Dio di poter diventare una casa accogliente per la Chiesa». «Sono venuti circa 40 persone,tra cui anche il Sindaco della città con alcune personalità civili. I cardinali, patriarchi e vescovi hanno voluto pregare nella nostra cappella: un momento sacro». «In questo tempo di sospensione e di grande minaccia per la pace e per la presenza dei cristiani in Medio Oriente, è stato un forte richiamo questa preghiera dei cristiani insieme, in un’atmosfera di pace e di unità. Un sollievo per queste terre martoriate». (altro…)
18 Ago 2015 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Scrutando la composizione della sala del centro Chiara Lubich, a Trento, quest’anno, potremmo stupirci di una certa sua bizzarra eterogeneità: 250 giovani dai 16 ai 30 anni provenienti da più di 20 nazioni, 70 tra sacerdoti e seminaristi e una ventina di adulti che si impegnano a vivere la spiritualità dei Focolari a livello parrocchiale o diocesano. Quale idea c’è dietro quest’incontro previsto dal 2 al 7 agosto a Trento? Cosa lega così tante realtà culturali differenti? Una prima risposta la troviamo nel titolo dell’incontro: “Anche adesso come ieri”. Ed una seconda nella stessa città di Trento. Questi giovani, adulti e sacerdoti si riuniscono per riflettere sul primo nucleo generativo del proprio carisma spirituale e per ripercorrere (anche fisicamente) il cammino che dal 1943 ha ispirato ed informato il Movimento dei Focolari. «Abbiamo iniziato l’incontro in un clima esplosivo di gioia – raccontano Ludovico e Eleonora –. Il programma vuole essere un immersione nella vita dei primi tempi, con la radicalità del vivere la Parola».
Il programma si è alternato tra argomenti tematici e gite sui posti dove i Focolari hanno percorso i primi passi: Piazza Cappuccini, Fiera di Primiero, Tonadico, Goccia d’Oro … «Durante la Messa nella Chiesa dei Cappuccini – scrive Zbyszek – ci siamo dichiarati pronti, con la grazia di Cristo, a dare la vita l’uno per l’altro, a cominciare dalle piccole cose nel quotidiano. In quel luogo dove Dio ha sigillato il patto d’unità tra Chiara e Foco (Igino Giordani), anche noi abbiamo voluto rinnovare quell’amore reciproco, che “Anche adesso come ieri” vogliamo vivere». C’è stata, poi, l’opportunità di arricchirsi attraverso l’intervento di esperti della comunicazione, del dialogo interreligioso, anche di cooperazione e sviluppo dell’AMU (Azione Mondo Unito). Con il loro contributo abbiamo riflettuto sulla comunicazione e le sfide della nostra società multietnica e multi-religiosa. Molto spazio è stato inoltre dedicato all’approfondimento del tema dell’immigrazione e dell’accoglienza attraverso la preziosa collaborazione offerta dal “Progetto Cinformi”, che ha presentato il modello di accoglienza proposto ed applicato dalla città di Trento, mettendosi anche a disposizione con laboratori attivi realizzati tramite due visite ai campi d’accoglienza. Momenti indimenticabili di incontro con un centinaio di rifugiati che sono in attesa di un futuro.
Alcuni di loro sono venuti a trovarci alla scuola. Rita confida: «Mi ha molto colpito Lamin, un giovane musulmano del Ghana che ha scritto una poesia alla sua mamma e ce l’ha voluta leggere a tutti. Una poesia piena di nostalgia ma anche di speranza. Gli occhi di queste persone dicono tutto, non si possono dimenticare». A conclusione due mete, una a breve e altra a lungo termine: appuntamento alla Giornata mondiale della gioventù (GMG) che il prossimo anno si farà a Cracovia (Polonia); e l’unità del mondo come obiettivo – secondo la preghiera di Gesù “Che tutti siano Uno” –, per il quale siamo convinti che vale la pena spendere la vita. «Partiamo con l’impegno di essere “Parola viva” – scrivono Danilo e Emanuele – e di portare questa “acqua pura di sorgente” nei nostri paesi e nella quotidianità delle nostre periferie, donandoci ad ogni prossimo che ci passerà accanto». (altro…)
17 Ago 2015 | Cultura, Focolari nel Mondo
Undici brani cantati in cinque lingue: inglese, italiano, spagnolo, portoghese e coreano. 47 minuti di pop-rock e world music , pieni di passione, forza, vitalità in musica e parole targati Gen Verde. Secondo Sally McAllister, manager della band, «si tratta di un album biografico e autobiografico al tempo stesso». Affermazione che ci trova le integranti del gruppo musicale tutte d’accordo. Infatti, spiegano che «è biografico perché la protagonista indiscussa di questo album è l’umanità che si racconta: la gente con le sue sfide di oggi, i drammi e le conquiste, la storia che segna il passo del mondo, popoli itineranti sulle strade del pianeta in cerca di terra, dignità, di un luogo da poter chiamare casa». Ma è anche un lavoro autobiografico «impregnato delle nostre storie e delle culture musicali da cui veniamo». «Ci siamo messe in gioco – dicono le ragazze del Gen Verde– e abbiamo voluto raccontare attimi e fatti che hanno segnato un punto di svolta nella nostra vita. Strade diverse, con partenze da luoghi fisici e dell’anima talvolta diametralmente opposti, ma che puntano tutti all’unico orizzonte della fraternità». Infatti, «ogni brano racconta una storia, come la Voz de la verdad, omaggio a Oscar Romero, raccontato da Xochitl Rodríguez, salvadoregna. Oppure Chi piange per te?: il grido delle migliaia di migranti attraverso la voce di una bambina che non arriverà mai sull’altra sponda del mediterraneo, ma che continua a riecheggiare dall’Africa all’Europa e in ogni continente in cui c’è gente costretta a partire per sopravvivere. Ancora: You’re Part of Me, è la storia spezzata di un popolo, quello coreano che non vuole arrendersi allo scandalo della separazione. L’arrangiamento musicale K-pop, genere amato oggi dai giovani coreani, dice che la voglia di unità non è affare di settant’anni fa ma di oggi, di questa generazione che non vuol mollare». (altro…)