2 Set 2014 | Chiesa, Cultura

In udienza con Papa Francesco
«Assist di Maradona… e gol di Baggio!». No, non era solo nostalgia. Ieri sera allo Stadio Olimpico di Roma, la Partita Interreligiosa per la Pace voluta da Papa Francesco ha regalato non solo sprazzi di magia calcistica, ma un’occasione senza precedenti per veicolare un messaggio capace di intercettare decine di paesi collegati. «La gente, specialmente i giovani, vi guarda con ammirazione per le vostre capacità atletiche» – ha dichiarato Francesco ricevendo in udienza gli atleti prima dell’evento: «anche con i vostri atteggiamenti quotidiani, carichi di fede e di spiritualità, di umanità e di altruismo, potete rendere una testimonianza in favore degli ideali di pacifica convivenza civile e sociale, per l’edificazione di una civiltà fondata sull’amore, sulla solidarietà e sulla pace». Un messaggio di stringente attualità, in un momento di gravissime tensioni in molteplici aree del mondo, che ha ben espresso le numerose organizzazioni che hanno aderito e sostenuto l’iniziativa, tra cui i Focolari che nelle parole di Maria Voce, attuale presidente, l’aveva definita: «Un prezioso contributo alla formazione di una mentalità nuova, aperta all’accoglienza e al dialogo. La sua realizzazione – continuava – sarà segno di speranza e getterà nel cuore di tanti nuovi semi di pace». Il match promuoveva gli sforzi di due associazioni impegnate nel supporto diretto alle fasce più̀ deboli della società̀, in Europa, in Sudamerica e nel resto del mondo, che hanno dato i nomi alle squadre contendenti e beneficiato degli incassi. Da una parte Scholas Occurrentes, ente educativo promosso dallo stesso pontefice, con sede presso la Pontificia delle Scienze nel Vaticano, dall’altra la Fondazione P.U.P.I. Onlus, creata da Paula e Javier Zanetti, ex leggendario capitano dell’Inter campione d’Europa nel 2010 e della Nazionale argentina, che da oltre dieci anni promuove e sostiene programmi di adozione a distanza e assistenza per alleviare le diverse condizioni di disagio attraverso il progetto “Un’alternativa di Vita”, rivolto ai bambini dai 3 ai 13 anni che vivono in contesti socioeconomici svantaggiati.
Dopo un momento musicale condotto dall’attrice e cantante argentina Tini Stoessel, popolare per il suo ruolo Disney di Violetta, la gara ha preso il via contando su 52 atleti, alcuni dei quali vere e proprie stelle del pallone. Volenteroso il mitico Diego Armando Maradona, capace di restare in campo 90 minuti a 53 anni; sempre emozionante il tocco di Roberto Baggio, che non calcava il terreno di gioco dal Maggio 2004, ma ha accettato per l’occasione di tornare a indossare gli scarpini. In campo anche Shevchenko, Trezeguet e Del Piero, indimenticati campionissimi di Milan, il primo, e Juventus, oltre a tanti altri giocatori attualmente in attività, provenienti da ogni angolo del globo. Ampia anche la copertura mediatica: 12 le TV estere presenti, oltre alla RAI. Per la cronaca, la gara si è conclusa con il risultato di 6-3 per la squadra di P.U.P.I.: ma a vincere è stata il messaggio di pace che dall’Olimpico è partito verso il mondo: una partita difficile, appena iniziata, ma che è possibile vincere. (altro…)
30 Ago 2014 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Arrivare in Terra Santa a fine luglio, con notizie drammatiche sui telegiornali, è stata, come qualcuno l’ha definita, “un’autentica pazzia”. Questo del ‘focolare temporaneo’, cioè un Focolare di un mese nella Palestina, era un progetto partito in primavera, quando sembrava tutto calmo. Poi, poche settimane prima della partenza, la situazione è precipitata: “Che fare?”, ci siamo chiesti e subito la risposta:“È questo il momento più opportuno per andare e testimoniare che l’amore è più forte della paura”. Sicuramente la presenza dei Focolari presenti nel territorio, da decenni ormai, era ed è la nostra sicurezza. Perciò, il 30 luglio ci siamo insediati a Betlemme, in un piccolo appartamento. Risvegliarsi nella città dove è nato Gesù, è stata un’impressione forte. “È un sogno?”, ci siamo domandati. Abbiamo presto iniziato con le visite alle famiglie, sacerdoti, giovani: tutti sorpresi e felici di vedere che due focolarini dall’Italia erano davvero arrivati ed uno da Gerusalemme si era unito a loro. Ci sono stati anche alcuni appuntamenti forti, come la Mariapoli a Nazareth, che ha avuto un bel numero di partecipanti (nonostante la situazione), con una lettera e delle foto arrivate dai nostri residenti a Gaza che non potevano essere fisicamente presenti. Poi l’8 agosto, nel pieno dei combattimenti, un incontro interreligioso a Gerusalemme, con arabi cristiani ed amici ebrei e musulmani insieme: lo scopo era pregare e chiedere la pace. Un’ora di ‘luce intensa’ nella notte della guerra, con momenti intensi ed emotivi. Un rabbino ha sorpreso tutti con una commovente preghiera per i bambini di Gaza. In tutto circa 80 partecipanti. Un piccolo miracolo, data la situazione.
Ci sentiamo profondamente cambiati per tre aspetti: il dolore, l’amore e la preghiera. Il primo è il dolore per le storie che i nostri ci raccontano: le aspirazioni ad uno Stato, quelle di una pace vera e duratura; dall’acqua, alla libertà di movimento, ad un futuro migliore per i propri figli e, soprattutto, l’aspirazione a vivere in armonia ed in pace con tutti i vicini. Il secondo elemento è l’amore: quanto amore abbiamo ricevuto in queste tre settimane! Molto più di quanto abbiamo dato. E il terzo, la preghiera: momenti lunghi, a volte anche giorni interi passati in silenzio a pregare per tutti: per chi muore e per chi spara; e preghiera affinché arrivi perdono reciproco in questa terra imbevuta di sangue. La caratteristica di tutta l’esperienza è stata vivere in mezzo alla gente, mescolati tra tutti. Non un comodo appartamento nella grande città: abbiamo imparato a razionare l’acqua che scarseggia, per esempio. Questa è praticamente la vita dei palestinesi. Volevamo e stiamo provando cosa significhi passare i check-point; cosa significhi sorridere e salutare ad un soldato con un mitra in spalla; oppure essere gentile con una nonna che, sotto il sole, cerca di vendere piantine di menta. In tutto questo abbiamo sperimentato la presenza di Dio. E Dio, in Terra Santa, lo senti camminare fianco a fianco a te ancora una volta, per queste strade. Un’esperienza vissuta insieme a quelli che sono qui per contribuire a realizzare il sogno di Gesù: ‘che tutti siano una cosa sola’ (Gv 17,21). Quella preghiera per cui Chiara Lubich ha dato la sua vita. Un giorno arriverà il mondo unito anche in Terra Santa: sarà il mondo del perdono reciproco, la vera acqua che disseterà questa sete di pace. E quel giorno, noi tutti insieme, dobbiamo essere qui per continuare ad amare». Luigi Butori (Italia) (altro…)
28 Ago 2014 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Senza categoria
“Networking – Chiesa nei rapporti”: quattro giornate di vita insieme, incontri, confronti, testimonianze, laboratori dedicati a giovani sacerdoti e seminaristi che vogliono essere uomini di Dio partecipi e attivi nelle sfide della gente e del proprio tempo. Don Justin Nary ha 42 anni e viene dalla Repubblica Centrafricana. Inizia a parlare con calma e sembra si riferisca a qualcun altro quando racconta di quegli oltre 2.000 musulmani a cui ha dato ospitalità per salvarli dalla violenza omicida che ha insanguinato recentemente il suo Paese, a rischio della sua stessa vita. Poco prima è stata la volta di don Josef Pal, rumeno, che ha raccontato uno dopo l’altro fatti del dialogo che ha saputo intessere nella sua città a livello ecumenico, sociale, con persone di convinzioni non religiose, sia nelle comunità parrocchiali che con le istituzioni civili. Sono brani di vita, storie di sacerdoti “appassionati di umanità”, col desiderio di contagiare i 268 partecipanti di “Net-working – Chiesa nei rapporti”, l’appuntamento che si è tenuto a Loppiano dal 19 al 22 agosto scorso per sacerdoti, seminaristi e persone orientate al sacerdozio. “Ci siamo rivolti alla nuova generazione sacerdotale – spiega don Alexander Duno del Centro sacerdotale dei Focolari, per i sacerdoti e seminaristi diocesani, organizzatore dell’evento – e la risposta è stata massiccia: i partecipanti provenivano da 38 Paesi in maggioranza europei, con rappresentanze da Africa, Asia, Americhe e parlavano 12 lingue. Grandi le aspettative su questa quattro giorni all’insegna dell’immagine della “rete”: desiderio di comprendere, partecipare e condividere vita e drammi della gente e dei propri popoli.
Caratteristica dell’intero meeting è stato il binomio dialogo – comunione, sostenuto anche dal Centro internazionale di Loppiano che ha accolto i partecipanti e che da 50 anni fa della fraternità il proprio segno distintivo. Si è così dato vita ad un cantiere in cui esperti, docenti e partecipanti costituivano un unico team di lavoro che, oltre alle plenarie, ha affollato i 27 workshop tematici animati da professionisti internazionali. Si sono affrontate tematiche come famiglia, economia, politica, pluralismo culturale e religioso, dialogo con l’Islam e le grandi religioni. Ci si è confrontati su di una Chiesa “in uscita verso le periferie esistenziali e sul profilo della parrocchia oggi come “rete di comunità”. Grande l’attenzione a questioni cruciali per la vita dei sacerdoti oggi: equilibrio della vita, il dono e la sfida del celibato, solitudine e forme di vita comune, capacità di dialogo nei conflitti e sfide sociali. Una prima serie di questi laboratori ha messo a fuoco gli scenari del mondo di oggi scoprendovi, al di là delle crisi, squarci di fraternità già in atto e abbozzi di risposte carichi di speranza. Molto partecipati anche i laboratori successivi sulle diverse realtà dell’attualità ecclesiale. Si è così stagliata l’immagine di una Chiesa vivace, dialogante, che non indietreggia di fronte alle novità della contemporaneità, ma penetra nei punti di snodo della storia, per illuminarla dalla prospettiva della Parola evangelica dell’unità, vissuta attraverso rapporti e comunità che fanno della comunione il proprio punto di forza.
“In questi giorni – commentava don Stefano Isolan, giovane sacerdote di Fiesole – abbiamo vissuto la bellezza di essere presbiterio e non individui isolati pieni di impegni e riunioni: di essere davvero nodi di una rete, importanti l’uno per l’altro”. “Ho sperimentato – così un pastore evangelico della Serbia – la gioia di avere tanti fratelli e di sentire l’amore che ci lega pur di Chiese diverse”. “L’idea della comunione non resta nella testa ma entra nella vita”, ha affermato un giovane avviato al seminario. E un altro: “Pur diversi fra noi, c’è stata fra noi grande confidenza. I workshop ci hanno veramente aiutati”. Nota comune, la gioia e la rinnovata speranza per aver vissuto, come augurato da Papa Francesco ai Vescovi dell’Asia nel recente viaggio in Corea del Sud, un’esperienza di “dialogo autentico”, quello che nasce da “una capacità di empatia (…) frutto del nostro sguardo spirituale e dell’esperienza personale, che ci porta a vedere gli altri come fratelli e sorelle”. Ora, a convegno concluso, la sfida continua su scala nazionale, europea ed extra continentale: nelle parrocchie, nelle comunità, a fianco della gente, nelle città in cui i sacerdoti e seminaristi sono tornati col desiderio di continuare a concretizzare il motto paolino scelto per il convegno: «Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo ha accolto voi». Visita sito web networking2014.focolare.org Fotogallery: Loppiano (altro…)
26 Ago 2014 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Mentre da tutto il mondo si levano voci per la pace, e anche il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso invita a prendere posizione, arriva una lettera dei musulmani dei Focolari in Maghreb a sostegno della dichiarazione dei Focolari in Giordania, condivisa dall’intero Movimento. «Noi, musulmani del Focolare dell’Africa del Nord (Marocco, Algeria e Tunisia) vogliamo testimoniare la nostra totale adesione e il nostro pieno sostegno alla dichiarazione dei Focolari in Giordania. Le nostre religioni sono un tesoro a disposizione dell’umanità, esse sono là per magnificare ciò che c’è di meglio nell’essere umano. Ma, come nell’ora attuale, esse sono manipolate per servire disegni di potere e di forza e non di giustizia e di pace. Le religioni sono ‘innocenti’. Le vittime appartengono a tutte le religioni ma, purtroppo, anche i manipolatori. L’ultimo inganno, in ordine di data, si svolge davanti ai nostri occhi inermi in Iraq e Siria, sotto il vessillo dell’ISIS. Che si chiami Califfato, Emirato o Sultanato non cambia il carattere violento, selvaggio e disumano del suo essere. Il suo rifarsi all’Islam è usurpazione, peggio ancora, una falsificazione, tanto più che le sue prime vittime sono stati altri musulmani. Solo considerazioni politiche e geostrategiche irresponsabili hanno guidato questi attori e i loro macchinatori. Uniamo le nostre voci a quelle che in tutto il mondo stanno esortando alla pace e al dialogo tra culture e religioni. Vogliamo gridare forte perché il silenzio uccide. La nostra lontananza dai luoghi delle operazioni militari non ci impedisce di sentire fortemente le sofferenze. Nei nostri ricordi, sono ancora vive. Solo qualche mese fa, persone di tutte le religioni si sono riunite per dialogare e dichiararsi reciprocamente l’amore per ogni fratello, ognuno nella propria fede [Chiara e le religioni. Insieme verso l’unità della famiglia umana – Roma, 20 marzo 2014 – ndr]. I nostri scambi hanno dimostrato che sono di più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono. Esprimiamo la nostra disponibilità a partecipare a qualsiasi azione sia orientata ad una giusta soluzione dei conflitti in corso; ricordando che è nel fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi, che tracceremo il percorso della fratellanza». (altro…)
25 Ago 2014 | Ecumenismo, Focolari nel Mondo

Foto: S. Baldwin/UNHCR
«Ci sono alcuni membri della chiesa evangelica – racconta V. –che lavorano per distribuire i generi di prima necessità alla gente. Abbiamo visto che avevano bisogno di aiuto e ci siamo messi a loro disposizione. Il pastore evangelico era molto grato e noi felici di sentirci più uniti. Per tanti motivi non riesco sempre ad uscire con altri giovani per aiutare le persone in difficoltà. Un giorno, mentre facevo un giro per la scuola dove si trovano le famiglie profughe, ho visto due neonati sdraiati su un materasso per terra. Era buio e faceva caldo. Ho preso uno di loro tra le mie braccia. Quando è arrivata la mamma abbiamo cominciato a parlare e le ho chiesto se avesse bisogno di qualcosa. Lei, ringraziando, mi ha detto quasi con vergogna che aveva bisogno di un pigiama. Era da giorni che dormiva sempre con gli stessi vestiti. Tornando a casa e parlando con la mia famiglia ne abbiamo trovato uno per lei. In un’altra occasione ho incontrato una bambina di una famiglia che conoscevo, da sola, che piangeva. L’ho invitata nella mia stanza e abbiamo giocato insieme per tutta la mattina. Abbiamo anche portato delle matite e quaderni per i numerosi bambini. Si sono divertiti a disegnare e colorare. Abbiamo giocato e pregato insieme. Volevamo far sentire loro che c’è ancora “il Bene” nel mondo e che non devono avere paura. Sento che questo è il nostro ruolo: essere in piedi avendo un forte rapporto con Dio per poter incoraggiare gli altri, dare gioia, amore e pace». «A Qaraqosh, paesino del Nord – dice L. – ho visto un sacerdote insieme ad una suora che pulivano le strade, dopo giorni in cui si era accumulata la sporcizia perché il servizio pubblico non assicurava più la raccolta. Ho coinvolto i miei amici e ci siamo messi ad aiutarli». «Anche a Erbil – aggiunge A. –, dove c’è il maggiore numero di famiglie profughe, ci siamo incontrati con i giovani di Qaraqosh per vedere come organizzarci per aiutare chi ha bisogno. Ci siamo messi in contatto con alcuni sacerdoti ed abbiamo cominciato a distribuire cibo e acqua a tante persone».
Alcuni vorrebbero lasciare il Paese per stare con le loro famiglie che hanno deciso di partire. «Il dolore è grande – dice Aziz –, però nel cuore c’è un grande desiderio di continuare ad amare dovunque ci troveremo a vivere». «Era commovente – racconta R. – vedere alcune famiglie del Movimento che, nonostante avessero perso le loro case e tutto ciò che possedevano, volevano partecipare insieme a tutti i membri dei Focolari nel mondo all’iniziativa dei Giovani per un mondo unito “Sbloccare il dialogo”. Anche loro hanno postato la loro foto nell’apposito profilo social, come un impegno a vivere per la pace, pur in mezzo alla tragedia». «A Baghdad a Bassra non hanno sofferto dell’attuale situazione – conclude R. –, anche se si teme che tocchi anche a loro la stessa sorte se non ci saranno sviluppi nella politica a livello mondiale. In questa situazione, molto dolorosa, ci affidiamo insieme a Dio perché dia speranza e conforto alle migliaia di persone che hanno perso letteralmente tutto, compresa la speranza di un futuro sicuro e sereno». Per chi volesse aiutare per i cristiani dell’Iraq: IBAN JO09 ARAB 1110 0000 0011 1210 9985 98 Account: 0111 210998 0 598 Swiftcode: ARABJOAX100 Causale: Aiuto cristiani in Iraq ARAB Bank – Amman branch Amman – Jordan (altro…)