17 Feb 2012 | Centro internazionale, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«La venuta di Maria Voce è stata per noi come una pioggerella fresca, adesso qui tutto rifiorisce». È un giovane algerino, che riassume in queste poche parole la visita della presidente del Movimento dei focolari, agli algerini che ne condividono lo spirito. Negli anni ‘90, quando cominciava a formarsi la comunità, Chiara Lubich rispondendo alla domanda di qualcuno che la invitava a visitarla, aveva risposto: “Bisogna lavorare a questo”. Un cammino di dialogo durato anni e tuttora in corso. La visita di Maria Voce – dal 9 al 14 febbraio – è stata quindi un avvenimento molto importante per la comunità dei Focolari in Algeria, e non solo. Il dialogo con i musulmani è, infatti, in questo Paese, una punta avanzata, riconosciuto dalla Chiesa locale e ben al di là: la visita a Mons. Ghaleb Bader, arcivescovo di Algeri, lo ha confermato.
L’Algeria non è più una destinazione turistica, l’immagine dell’Islam ai nostri giorni è offuscata da molti avvenimenti che spesso non hanno nulla a che vedere con la religione. La visita di Maria Voce va al di là di tutto questo. Come Chiara ricordava spesso, il dialogo è un’“autostrada” per avanzare verso il mondo unito, e questa piccola comunità di musulmani, che ha fatto sua la spiritualità dei Focolari, suscita interrogativi. Come è possibile? “Bisogna viverlo per capire”, dirà Maria Voce ad un certo punto. In questo freddo siberiano che attraversa l’Europa, l’Africa del Nord non è risparmiata: Tlemcen, arroccata a 900 metri di altitudine, è abituata al freddo, che quest’anno è comunque eccezionale. Una città dal passato culturale e religioso molto ricco ed è qui – dove nel 1966 si è aperto il primo focolare in Algeria – che, nel tardo pomeriggio del 10 febbraio, arriva la presidente dei Focolari.
L’attende un’accoglienza alla tlemceniana, con due stupendi cavalli arabi e i loro cavalieri, che fanno la guardia d’onore, i bambini in abito tradizionale che offrono latte e datteri, secondo l’usanza di queste regioni prossime al deserto; Maria Voce si presta volentieri al rito e abbraccia tutti. I colpi di fucile la fanno sussultare, l’emozione è molto grande. Non è minore l’indomani, quando entra nella piccola sala del Centro Mariapoli con i 130 invitati, tutti musulmani, ad eccezione dei membri del focolare, quattro studenti africani, due vescovi e due religiosi domenicani di Tlemcen, invitati per l’occasione. Sono presenti anche alcuni dal Marocco e dalla Tunisia. Dopo una breve storia dell’arrivo dell’ideale dei Focolari nel Maghreb, inizia il dialogo e si vive un momento di ‘primavera’: “I veri protagonisti di questa ora sono stati i giovani”, commenta al suo rientro in Italia. Cominciano per primi, raccontando le loro esperienze e ponendo alcune domande, alle quali Maria Voce risponde in francese con una grande semplicità. Negli adulti presenti, una profonda commozione, nata dalla certezza che il futuro è assicurato. E le risposte sono valide per tutti, “anche per i vescovi”, come afferma Mons. Henri Teissier, arcivescovo emerito di Algeri, che si è ritirato nel “Centro Mariapoli Ulisse” dei Focolari a Tlemcen, e che partecipa all’incontro. Il tono delle domande, mette in luce la difficoltà di far conoscere quest’ideale nella vita di tutti i giorni, in Algeria come in altre parti del mondo; l’impegno necessario per andare contro corrente.
Nelle risposte di Maria Voce è spesso presente la parola “amore”, sintesi della spiritualità focolarina: “Se si è nell’Amore verso l’altro, non c’è più niente che ci separa”. Sottolinea quindi l’importanza della relazione fra le persone: “La crisi nel mondo di oggi, prima che economica e politica, è una crisi dei rapporti”. Da qui l’importanza di “un amore gratuito, che non aspetta niente in cambio, totalmente disinteressato, totalmente Amore per Dio attraverso il fratello”. La gioia è al culmine. Musica algerina, Andalusa, molto popolare a Tlemcen, e abiti tradizionali ornano il pomeriggio di festa. Le parole di numerosi canti sono anche lodi a Dio che mostrano tutta la profonda religiosità di questo popolo. Come è tradizione in Algeria tutto si conclude danzando.
Tlemcen, capitale internazionale della cultura islamica per l’anno 2011-2012, ospite di numerose manifestazioni culturali e religiose, si mostra in tutta la sua bellezza. Il sole si affaccia quando è il momento di visitarla per completare il viaggio. Fouad, l’accompagnatore – originario di Tlemcen – ne è innamorato. La fa scoprire, con tutti i suoi santi musulmani, parte del patrimonio della città, di cui il più famoso è Sidi Boumediene, molto conosciuto in tutto il mondo islamico. Sulla sua tomba Maria Voce prega perché tutti i musulmani della comunità algerina possano seguire l’esempio di questi santi. Fouad, all’uscita, intona qualche verso di un canto che riporta un insegnamento del santo: “Lascia la tua tristezza, lascia la tua vita e donati a Me”. E uno scambio di battute conclude la visita. Fouad: «Tutto è di Dio, noi siamo niente». Maria Voce: «Sì, ma apparteniamo a Dio». Fouad: «Ecco, questa è la parola: “appartenere”». (altro…)
10 Feb 2012 | Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
La morsa del freddo che ha attanagliato tutta l’Italia già nel fine settimana scorso potrebbe essere la metafora del livello e della complessità della crisi in cui si trova l’Italia. C’è piena avvertenza che l’accantonata litigiosità tra i partiti e la discesa dello spread (il differenziale tra titoli tedeschi e italiani) non sono elementi sufficienti per sentirsi avviati sulla buona strada. Con questa consapevolezza era stato fissato da tempo per il 3-5 febbraio a Castel Gandolfo un appuntamento tra i responsabili di ogni livello del Movimento dei focolari in Italia. Un numero così ampio di persone coinvolte (400), due giorni e mezzo di analisi, dialogo ed elaborazione, un obbiettivo preciso: cosa fare di più e meglio per l’Italia di oggi? Tutti questi ingredienti hanno reso questo convegno un unicum, perché mai si era svolto in passato qualcosa di analogo.
I risultati indicano prima di tutto un rinnovato impegno comunitario nei confronti del Paese, che si vuole manifestare attraverso alcune priorità maturate e condivise. Ed ecco che, sul versante della politica, i Focolari italiani hanno deciso di far proprio l’impegno già avviato dal Movimento politico per l’unità, quello di sollecitare la riforma della legge elettorale vigente, attraverso un primo appuntamento alla Camera dei deputati e un lavoro di sensibilizzazione, regione per regione, dei parlamentari di tutti i partiti. Sul fronte dell’economia e del lavoro, verrà potenziata e resa più capillare la rete esistente tra domanda ed offerta di lavoro tra tutte le aree del Paese, mentre pensando ai giovani e alla necessità di creare lavoro, l’incubatore di nuove aziende che funziona su scala regionale nel Polo imprenditoriale di Loppiano, alle porte di Firenze, acquisirà una dimensione nazionale per offrire servizi dovunque si intenda creare lavoro.
Riguardo all’emergenza educativa e alla legalità si apriranno nuovi cantieri e si potenzieranno quelli in funzione in modo da coordinare con maggiore efficacia le iniziative intraprese, facendo diventare i due temi il filo rosso che unirà varie operazioni dei Focolari svolte nei diversi territori del Paese. Sul fronte dell’immigrazione, dell’integrazione e del dialogo interreligioso s’è resa necessaria un’aggiornata mappatura delle varie attività (dall’assistenza alla formazione culturale) presenti da Lampedusa a Varese a favore di chi arriva in Italia.
Analoga fotografia dovrà essere scattata per la presenza attuale dei membri del Focolare in tutti gli organismi di partecipazione della Chiesa cattolica, dalla parrocchia sino agli organismi Cei. Rinnovato e ancor più convinto sostegno è stato manifestato con molta passione per due significative frontiere: il profondo rapporto con le comunità islamiche in varie regioni e le scuole di partecipazione per giovani del Movimento politico per l’unità. Da novembre scorso sono state aperte le ultime dieci. Risultati molto concreti a favore del futuro del Paese. 08-02-2012 di Paolo Lòriga Fonte: Città Nuova (altro…)
18 Gen 2012 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
«Tanti saluti dalla Bulgaria!! Vogliamo raccontarvi come va la nostra preparazione per il Genfest. Quando abbiamo saputo il titolo “Let’s bridge” ci siamo chiesti come possiamo noi, qui a Sofia, costruire dei ponti. Ci sono venuti in mente i rifugiati che arrivano soprattutto dal mondo arabo. Per la maggior parte sono musulmani, qualcuno è da poco tempo qui, qualcuno già da anni. Purtroppo, però, tanti di loro non hanno molti contatti al di fuori del loro gruppo.
Una nostra amica, anche lei rifugiata dell’Iraq, che lavora nel comitato per le donne rifugiate, ci ha detto che loro hanno desiderio di conoscere di più la nostra cultura e anche di conoscere meglio la tradizione bulgara della “festa dell’albero”. Così, il 10 dicembre c’è stato un momento di incontro. Eravamo in 30: 10 Giovani per un mondo unito insieme ai rifugiati, soprattutto dall’Iraq, ma anche dal Libano, dalla Libia e dall’Afghanistan. Il programma consisteva nel presentare le tradizioni natalizie dei nostri Paesi, anche a livello gastronomico. Abbiamo cominciato con un gioco per conoscerci: un gomitolo di lana passava di mano in mano, così ognuno diceva qualcosa di sé: il nome, la provenienza… sufficiente per rompere il ghiaccio ed iniziare a creare un rapporto fra tutti.
Poi, ci sono stati momenti meditativi, una favola per i più piccoli, illustrazione delle abitudini dei vari popoli in questo periodo dell’anno. I rifugiati si sono sentiti amati, erano commossi di tutto quello che era stato preparato per loro e non finivano di ringraziarci.
Al termine della giornata, una ragazza cristiana ha scritto: “Nonostante in Iraq dipingano le uova per l’Anno nuovo e noi in Bulgaria per Pasqua, nonostante le altre differenze nei costumi e nelle feste, noi tutti abbiamo sentito che c’è qualcosa che dappertutto nel mondo opera con la stessa forza e la stessa luce: l’amore. Il nostro amore verso l’altro, verso quella persona che conosci da anni con tutti i suoi difetti o verso chi incontri per la prima volta, che non conosci ancora, ma negli occhi della quale, nonostante tutto, puoi vedere Gesù”. L’incontro si è concluso con invitanti pietanze da tutto il mondo, con racconti vari, sorrisi e gratitudine. Speriamo di essere riusciti a far sentire a queste care persone che sono benvenute e che possono sentirsi a casa». A cura dei Giovani per un Mondo Unito della Bulgaria (altro…)
27 Dic 2011 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Riportiamo la testimonianza di Hanaa Keisar, raccontata in occasione del Conferimento del Premio Madre Teresa di Calcutta in memoria di Chiara Lubich, il 10 dicembre 2011
«In Egitto come sapete quest’anno si è segnata una tappa speciale e inaspettata: il crollo del regime dittatoriale. A quasi un anno dal primo vento di speranza e di libertà, ci troviamo in una fase delicata dove regnano l’insicurezza, lo scoraggiamento, la grande crisi economica e la grande paura del futuro. Nonostante questo scenario, abbiamo costatato con meraviglia come Dio ci sta aiutando a creare una tela nascosta, intessuta di rapporti veri e fraterni. Mentre vi arrivavano le notizie sui giornali e la TV di attacchi sanguinosi a chiese in vari posti del paese o di atti di violenza contro le folle dei manifestanti pacifici nella piazza Tahrir, in uno dei quartieri del grande Cairo, abbiamo lavorato insieme, cristiani e musulmani – tutti animati dall’ideale di unità che ci ha trasmesso Chiara -, ad un progetto, piccolo se si vuole, ma simbolo di unità: il progetto ‘Appartengo’.
Di fronte alla sfiducia, al disinteresse e all’indifferenza in cui si trovavano tanti egiziani, il progetto ha lo scopo di ridare il senso di appartenenza al proprio Paese spingendo le persone a scoprire le sue ricchezze culturali e abbellire angoli tralasciati e sporchi. È nata così – promossa dall’artista egiziano Helhamy Naguib – l’iniziativa di dipingere murali che esprimano la fraternità, la pace, l’armonia e che responsabilizzino all’impegno civico. Ci siamo lanciati per 2 giorni, con 40 giovani e adulti, a colorare il muro di una scuola in un quartiere popolare e povero col tema “Abbiamo il diritto di sognare!”. Eravamo a 8 mesi dalla rivoluzione del 25 gennaio. Anche se tutto era in regola, la mattina dopo ci arriva la notizia del comune di cancellare il disegno, senza nessuna spiegazione. Era una piccola fiammella che si spegneva.
Ed oggi, nel dopo rivoluzione, ci chiama il responsabile di un quartiere proprio a fare un murale e addirittura nei giorni dei nuovi disordini in Piazza Tahrir. Armati dalla convinzione che la fratellanza è possibile fra tutti, abbiamo iniziato il lavoro coinvolgendo piano piano tutti gli abitanti del quartiere: bambini, giovani e anziani, avvocati e operai, musulmani e cristiani.
Il murale, previsto solo per 60 m, si allungava man mano che i passanti, meravigliati, si fermavano per dipingere con noi, felici di poter dare il loro contributo al segno di uguaglianza e di fraternità. Non era tanto il murale, anche se importante, ma la testimonianza che si dava nel farlo insieme. “La vostra iniziativa è la campagna più riuscita per ridare vita e bellezza alla nostra città”, esclama un signore. Uno dei candidati al nuovo parlamento, tornando dalla piazza Tahrir, ci ha sfidato dicendo: “Voi pensate che con questo bel quadro cambierete l’Egitto?”. È stata la gente del posto a rispondergli: “Questo è ciò che noi possiamo fare. Il cambiamento dell’Egitto lo iniziamo da qua!”.
Si cerca di operare un cambiamento di mentalità, come sta avvenendo con un altro dei nostri progetti rivolto ai minorenni lavoratori, per restituire loro l’infanzia perduta e la loro dignità di persone. Abbiamo assistito a un vero cambiamento nel loro comportamento: da indisciplinati e aggressivi, a ragazzi capaci di rispettare e amare anche il diverso da loro. Tutti sono musulmani e senza parlare di come deve essere il rapporto tra cristiani e musulmani, fra tutti si vive la cosiddetta regola d’oro: “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”». (H. K. – Egitto ) (altro…)
2 Dic 2011 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Orano, la seconda città dell’Algeria, si affaccia sul Mediterraneo. È uno dei maggiori centri commerciali e culturali dell’Africa del Nord. Un gruppo di persone, per lo più musulmane, impegnate a vivere secondo i valori della fraternità proposti dai Focolari, porta avanti un’esperienza con persone non vedenti. Scheherazad ne fa parte dal 1990: “Nel 1997, attraverso una mia sorella più giovane che lavora in una clinica oculistica – racconta –, conosco una suora cattolica che cercava una persona che insegnasse il francese ad un gruppo di non vedenti della città; non mi sento preparata, sono una casalinga e mi sembra che questo impegno superi le mie capacità; eppure, d’accordo con mio marito, decido di accettare, cosciente che in quella proposta si può nascondere un preciso piano di Dio”.
E’ l’inizio di una meravigliosa avventura che, nel tempo, coinvolge la città. Al di là dell’insegnamento, per Sheherazad è la scoperta di un nuovo mondo che conquista il suo cuore e quello di Fouzia, un’amica che condivide l’ideale della fraternità e che in breve tempo si aggiunge come insegnante. Il mondo dei non vedenti si rivela speciale, soprattutto perché la maggioranza di essi è poverissima e socialmente emarginata. “Con il passare del tempo ci rendiamo conto che il nostro atteggiamento di apertura verso l’altro dà all’insegnamento un carattere particolare: diventa un’occasione per sostenere queste persone. C’è chi ha bisogno di trovare un’occupazione, chi di un semplice sostegno o di una parola di conforto”. Nel frattempo, per comprendere meglio le necessità degli alunni, Fouzia e Scheherazad imparano il la scrittura braille. La cosa non passa inosservata: “Un nostro amico, vedendoci dare il nostro tempo senza aspettarci niente in cambio, decide di aiutarci e di unirsi a questa impresa”. Cercano di aiutare i giovani nell’inserimento lavorativo. Una ragazza, ad esempio, cerca un lavoro come centralinista. Si trova un’azienda: “Notiamo la disponibilità del direttore ad aiutarci a trovare una soluzione: è colpito dal nostro impegno e decide di assumere la ragazza a tempo indeterminato”. Tutta la comunità di Orano è partecipe dei progetti e degli obiettivi raggiunti. Si organizzano giornate aperte per far conoscere la vita e le ricchezze di questo mondo.“Il tema di queste manifestazioni è sempre centrato su “l’altro” e alla fine non c’è più il vedente e il non vedente, il musulmano o il cristiano: siamo tutti fratelli e sorelle a condividere la stessa situazione”. La stampa nazionale si interessa a questi appuntamenti, riconoscendo il diritto dei non vedenti a vivere come tutti gli altri. E’ un’opera di sensibilizzazione che porta molte persone a unirsi agli sforzi di Sheherazad e di Fouzia. Superando le difficoltà amministrative e legali si costituisce un’associazione per l’integrazione professionale dei non vedenti che è molto attiva e lavora per la costruzione di una scuola. Anche le istituzioni della città vengono coinvolte e il progetto di formazione viene riconosciuto dal dipartimento per la formazione professionale di Orano. “Manca ancora tanto da fare – conclude Sheherazad – ma fare le cose per gli altri, nonostante tutti i nostri limiti, è bellissimo, entusiasmante! Dà a tutti quella forza per andare avanti che spalanca le porte a nuove sorprese”. A cura della Comunità di Orano – Algeria (altro…)