Chiara Lubich: «Come fossi sua madre»
(…) “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra” (Gv 8,7). L’ha detta Gesù a coloro che volevano lapidare l’adultera. Il punto centrale dei comandi di Gesù è proprio sempre l’amore. Per questo Egli non vuole che noi cristiani condanniamo: “Non giudicate”, ha ammonito infatti, e ha proclamato: “Beati i misericordiosi”. Gesù vuole misericordia. Tuttavia dalla sua Parola sembrerebbe di poter dedurre che qualcuno può scagliare la pietra: chi è senza peccato. Non si tratta certamente di noi, di ciascuno di noi, che siamo peccatori. Ma c’è una creatura senza peccato. Lo sappiamo: è la Madre di Dio. Potrebbe, dunque, Maria scagliare la pietra verso qualcuno che ha errato? E l’ha forse fatto nella sua vita? Noi conosciamo la Mamma nostra. Sappiamo ciò che afferma la Scrittura, ciò che tramanda la Tradizione, quello che è il pensiero del Popolo di Dio nei suoi confronti: Maria è amore verso tutti gli uomini, è misericordia, è avvocata dei più miserabili. È a Lei che cristiani senza numero ricorrono, e son sempre ricorsi, quando hanno avuto l’impressione che la giustizia di Dio li sovrastasse. Maria non scaglia pietre. Anzi: nessuno come Lei, dopo Gesù, diffonde amore. Diffonde amore. Perché? Perché è Madre. Una madre non sa che amare E l’amore della madre è tipico: ama i propri figli come sé, perché c’è qualcosa di sé, veramente, nei suoi figli. (…) (…) Anche noi possiamo trovare qualcosa di noi stessi negli altri. Dobbiamo, infatti, vedere Gesù sia in noi che nei nostri fratelli. E allora, come ci comporteremo? Ecco: di fronte ad ogni prossimo: in casa, al lavoro, per strada, con quello del quale stiamo parlando, con le persone con cui ci intratteniamo al telefono, con quelli a vantaggio dei quali esplichiamo il nostro lavoro, di fronte ad ognuno, in questi quindici giorni, dobbiamo pensare semplicemente: devo comportarmi come fossi sua madre. E agire di conseguenza. Una madre serve, serve sempre. Una madre scusa, scusa sempre. Una madre spera, spera sempre. “Come fossi sua madre”: questo il pensiero che deve dominare nei prossimi giorni. Questo il nostro impegno per esser certi di non scagliare pietre e per poter essere per tutti la presenza di Maria sulla terra. Chiara Lubich, Rocca di Papa, 3 marzo 1983 Ascolta l’audio Fonte: Centro Chiara Lubich (altro…)
Giordani: la misericordia nel «Magnificat»
Nel centro di questo potente inno che è il Magnificat, dove si raccoglie lo slancio dei profeti con la profezia della redenzione, è inserito un accenno alla misericordia divina, che può sembrare un’aggiunta retorica. Mi pare invece che quell’allusione alla misericordia del Padre, nel centro dell’inno, abbia un valore capitale, e contenga la spiegazione di quella concisa, esuberante elencazione di fatti divini, che dà all’improvvisazione poetica della giovinetta quindicenne, che custodiva e maturava nel seno Gesù, una bellezza inaudita e una immediatezza costante. Nella prima parte, Maria esalta il «Potente che ha fatto grandi cose» alla sua «serva», sì che le generazioni venture, tutte, la dichiareranno beata. Dio ha fatto il miracolo dell’incarnazione del Verbo per il tramite d’una fanciulla povera, umile, d’un oscuro villaggio d’Israele; atto da cui verrà la salvezza all’umanità di tutti i tempi. Quindi ella osserva: «il suo nome è santo – e la sua misericordia (va) di generazione in generazione … ». La redenzione dunque nasce da un atto di pietà del Padre divino verso gli uomini. Se egli ha compiuto quel prodigio d’amore, che solo un Dio poteva compiere, di far nascere il Figlio in terra da una giovinetta del popolo e di farlo morire su un patibolo per il bene dell’umanità, si deve a un atto di misericordia, si deve a un miracolo di quella misericordia, che è l’amore elevato al culmine. Esso esige che si perdoni al fratello non sino a sette volte, ma sino a settanta volte sette: in pratica sempre, all’infinito; che lo si ami sino a dare la vita per lui. Dio «ha soccorso Israele, suo servo, – ricordandosi della misericordia…». Insomma, tutto, nel governo divino, si riconduce alla misericordia. E lo si vedrà confermato e chiarito nel contegno di quel Gesù, per il cui amore Maria parla, sia quando egli darà da mangiare alle folle e curerà infermi, sia quando flagellerà i mercanti nel tempio e urlerà vocaboli aspri contro i farisei e i superbi. È l’inno della totale rivoluzione cristiana. Ma l’aspetto più rivoluzionario di essa sta proprio in quello che ne è il principio: la misericordia. Per essa non distrugge, ma crea, perché l’amore di Dio e dell’uomo non produce che bene. Il Magnificat precisa le direttive del processo d’evoluzione, mutamento e rinascita, in cui socialmente e politicamente, oltre che spiritualmente, si traduce l’ideale evangelico. Un mutamento che parte dall’amore, e si concretizza nella misericordia. Un ideale simile assume oggi un carattere d’urgenza e d’attualità nuova. Erompono d’ogni parte ideologie e contestazioni, guerriglie e rivolte: urgono aspirazioni grandi e belle e s’introducono programmi distruttivi e d’odio. Maria insegna come orientare e costruire questa rivoluzione. È una donna, la madre di Dio, che insegna con la parola e la vita: la vita della madre della misericordia. L’esempio di lei tanto più vale, oggi, quanto più si rivaluta la femminilità. Maria c’insegna la strada della misericordia. È evidente ormai l’inutilità e assurdità delle guerre, e cioè dell’odio, e la necessità di sistemi razionali, fatti di trattative, di dialogo e, soprattutto, d’interventi e doni, da chi può a favore di chi non può. Lo vediamo: l’invio di armi e di denaro a favore di questo o quel popolo serve ad alimentare i conflitti, nei quali la gente pena, agonizza e muore; e a depositare germi di odio contro gli stessi donatori. La prospettiva di quella giovinetta, che intonava tra povera gente il Magnificat, e cioè il metodo della misericordia, è una prospettiva d’intelligenza divina e umana, la sola capace di risolvere il problema d’un mondo minacciato da un’ultima definitiva catastrofe, provocata dalla stupidità dell’odio, droga di suicidio. Per riavere la pace, insomma, col benessere, occorre che noi curiamo le piaghe materiali e morali di chi soffre, sia di qua che di là dell’Oceano, in Europa e in Asia, in America e in Africa, usando una pietà, frutto di comprensione; una carità, che non è debolezza, ma rimozione d’ingiustizie e di egoismi per fare della coesistenza una convivenza, delle nazioni una famiglia. Così vuole Gesù, il figlio di Maria, come assicura anche sua Madre. Igino Giordani, in «Mater Ecclesiae» n. 4/1970 “La Misericordia ne Magnifica” – www.iginogiordani.info (altro…)
Maria, trasparenza di Dio
Fra le tante parole che il Padre pronunziò nella Sua Creazione ve ne fu una tutta singolare. Non poteva esser tanto oggetto d’intelletto quanto d’intuizione, non tanto splendore di sole divino, quanto ombra soave e tiepida, quasi nuvoletta alacre e bianca che tempera e adatta i raggi del sole alla capacità visiva dell’uomo. Era nei piani della Provvidenza che il Verbo si facesse carne, che una parola, la Parola, fosse scritta in terra a carne e sangue, e questa Parola abbisognava d’uno sfondo. Le armonie celesti bramavano, per amor di noi, trasferire il loro concerto unico e solo, sotto le nostre tende: ed esse avevano bisogno d’un silenzio. Il Protagonista dell’umanità, che dava senso ai secoli passati e illuminava e convogliava dietro a Sé i secoli futuri, doveva apparire sulla scena del mondo, ma Gli occorreva uno schermo bianco che a Lui desse tutto il rilievo. Il più gran disegno che l’Amore-Dio potesse immaginare, doveva tracciarsi maestoso e divino e tutti i colori delle virtù dovevano trovarsi composti e pronti in un cuore per servirLo. Quest’ombra mirabile che contiene il sole e ad esso cede ed in esso si ritrova; questo sfondo bianco immenso quasi una voragine, che contiene la Parola che è Cristo ed in Esso si inabissa, luce nella Luce; questo altissimo silenzio che più non tace perché in esso cantano le armonie divine del Verbo ed in Lui diventa nota delle note, quasi il «la» dell’eterno canto del Paradiso; questo scenario maestoso e bello come la natura, sintesi della bellezza profusa dal Creatore nell’universo, piccolo universo del Figlio di Dio, che più non si osserva perché cede le sue parti ed il suo interesse a Chi doveva venire ed è venuto, a Quello che doveva fare ed ha fatto; quell’arcobaleno di virtù che dice «pace» al mondo intero perché la Pace al mondo ha dato; questa creatura immaginata negli abissi misteriosi della Trinità e a noi donata, era Maria. Di Lei non si parla di Lei si canta. A Lei non si pensa, La si ama ed invoca. Non è oggetto di studio, ma di poesia. I più grandi geni dell’universo hanno messo il pennello e la penna al Suo servizio. Se Gesù incarna il Verbo, il Logos, la Luce, la Ragione, Ella impersona l’Arte, la Bellezza, l’Amore. Capolavoro del Creatore, Maria, per la quale lo Spirito Santo ha sbizzarrito tutte le Sue invenzioni, ha versato molte Sue ispirazioni. Bella Maria! Di Lei mai abbastanza si dirà. (da Maria trasparenza di Dio, Città Nuova, Roma 2003) Fonte: Centro Chiara Lubich Immagine in evidenza: Ave Cerquetti, ‘Mater Christi’ – Roma, 1971 (altro…)
Giordani: “È l’ora di Maria”
«Quando arriva a Maria, la Chiesa universale canta. In mezzo al grigiore e alla noia, spunta il suo nome, e l’atmosfera si rischiara, luci senza fine si accendono. Ella è il sole in cui Dio pose la sua stanza». Così scrive Igino Giordani (in Maria modello perfetto, Città Nuova, Roma, 2012) e con la Chiesa canta anch’egli, ponendosi fra i tanti artisti, teologi, santi che a gara hanno illustrato le virtù della Madre di Dio, la sua bellezza, la grandezza della sua funzione nell’economia della redenzione. Nel libro citato si conclude un cammino: l’avanzare compiuto da Giordani nella comprensione del mistero di Maria, nel suo atteggiamento di vita verso di lei. Di lei, egli aveva già scritto spesso in articoli e in tante pagine dei suoi libri. Le aveva già dedicato un volume: Maria di Nazareth, del 1944. Ma fin lì, il tema era sempre stato contemplare, lodare, invocare Maria. In Maria modello perfetto risulta una differenza, che risuona tutto il salto di maturazione compiuto: ora il tema è, sì, contemplare, ma soprattutto imitare Maria. Il rapporto intellettuale e di vita di Giordani con la Madre di Gesù inizia una dimensione più profonda in seguito al suo incontro del 1948 con Chiara Lubich e con il movimento da lei originato, conosciuto come Movimento dei Focolari, ma il cui nome vero è Opera di Maria. L’esperienza di Chiara e delle persone entrate in comunione con lei, centrata sulla Parola e in particolare sulla preghiera di Gesù per l’unità, ha avuto fin dall’inizio un «timbro mariano». Questo si chiarisce e sviluppa per tappe successive. Tali sono, fra le altre: la totale disponibilità a far germinare la presenza di Maria nella vita spirituale personale e comunitaria; l’impegno a ripetere per quanto possibile la vita di lei, ripercorrendo il suo cammino — la Via Mariae — cosi com’esso risulta dai Vangeli; una particolarissima scelta di lei come madre. Di queste realtà è sostanziato il discorso di Giordani. Lo svolge con arricchimenti della sua cultura teologica e letteraria e con quell’ardore caratteristico che ne fa testimone singolare di amore entusiastico alla Madre di Dio. «Maria incarna la forza, perché incarna l’amore: e l’amore è più forte della morte. E solo in esso si scioglie in nuova vita la disperazione del mondo, da questo calvario dove la colpa universale tutti ci aduna. (…) Poesia, scienza, sapienza, amore, si condensano in Maria, che è il rifugio nella desolazione, è la stella nella tempesta, è la bellezza nell’orrore; segna lei la via per andare al Figlio, cosi come per lei egli più amorosamente viene a noi. Non siamo soli perché c’è la madre: basta accendere il suo nome nella notte del deserto. (…) Ogni santo, ogni cristiano avveduto, sta sulla croce, come Cristo, ma avendo accanto la Madre: nel momento più orrendo scorge gli occhi imploranti di lei, sente l’unità di lei, e allora rimette, fidente, lo spirito nelle mani del Padre». «L’imitazione di Maria» è indicata quale mèta valida per donne e uomini, per vergini, sacerdoti e laici con applicazioni tanto spirituali che sociali. «È l’ora di Maria», scrive Giordani, questa in cui lei vuol rivivere in anime che, «fatte misticamente lei», riescano a generare di nuovo Gesù in mezzo agli uomini d’oggi, sempre più bisognosi di lui. E la vede, specialmente nella profondità abissale della sua desolazione, farsi madre dei redenti, divenire anima di chi sa ospitarla, porsi via praticabile per la santificazione di ognuno di noi. Tommaso Sorgi www.iginogiordani.info (altro…)
