21 Dic 2016 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Aletta (la seconda a destra) con Chiara Lubich (la prima a sinistra)
Nata a Martignano (Trento) il 27 novembre 1924, Vittoria Salizzoni, trasferitasi per un periodo con la famiglia in Francia, ancora tredicenne avverte la chiamata di Dio: un guizzo interiore che per il momento cerca di accantonare. A 21 anni conosce Chiara Lubich e rimane affascinata dalla novità di vita di cui lei è portatrice. Non ha più dubbi: la via con la quale rispondere alla “chiamata”, percepita fin da ragazzina, è il focolare. Aletta (così Chiara la chiama per invitarla a dare un colpo d’ala, senza guardare indietro), per vent’anni è vicina a lei nello scoprire e attuare i tratti del Carisma che lo Spirito Santo andava rivelando. Fra questi, oltre alla specifica spiritualità dell’unità che lo caratterizza, i principali aspetti concreti del vivere cristiano. Uno di questi, che particolarmente si adatta alla figura di Aletta, è la cura della salute e la salvaguardia dell’ambiente. Aspetto questo che le viene spiegato un giorno da Chiara stessa: «È tutta l’umanità di Gesù; la vita di Gesù in quanto uomo. Gesù è nato da donna come noi, ha avuto freddo, ha avuto fame, ha pianto, ha conosciuto l’affetto umano … Ha dato da mangiare agli affamati, moltiplicato i pani e i pesci, ha guarito tanti ammalati, ha salvato anime. Ma soprattutto ha avuto tanto amore per l’uomo e per la sua sofferenza … La sofferenza, la morte e la resurrezione sono anch’esse espressioni di questo aspetto». Negli anni ‘60 -’70 Chiara le chiede di andare ad aprire il focolare a Istanbul, dove Aletta avrà numerosi e profondi contatti col Patriarca Athenagoras I. Così, per varie volte, ha l’occasione di accompagnarla nelle sue visite al Patriarca. Nella permanenza in quelle terre, Aletta scopre la bellezza della Chiesa ortodossa e delle Chiese d’Oriente, nelle quali vede sottolineata il tradurre la verità in vita, esaltando l’amore. I contatti da lei stabiliti sono i prodromi di un dialogo che sarà fecondo e che continua tuttora con l’attuale Patriarca ecumenico, Bartolomeo I.
Dopo la morte di Athenagoras, Aletta si trasferisce in Libano. Sono anni tormentati dalla guerra civile che, col suo susseguirsi dei bombardamenti, ripete la lezione dei primi tempi a Trento: “tutto crolla, solo Dio rimane”. Condivide con la gente del posto la precarietà e il rischio di quei lunghi anni di guerra, sorreggendo, consolando, infondendo speranza. Difficoltà e pericoli non impediscono il diffondersi del carisma dell’unità, non solo in Libano ma anche in tutto il Medio Oriente, che Aletta visita periodicamente. Nel 1990 ritorna a Roma per restarvi. «Nei primi anni di Piazza Cappuccini – racconta Palmira, anche lei del primo gruppo di focolarine di Trento – andavamo con Aletta nelle valli ad incontrare le prime comunità che andavano formandosi. Era come un angelo, e si capisce perché Chiara l’ha chiamata subito Aletta. E come l’ala di un angelo è stata, per Chiara e per tutti noi, in questi suoi oltre 70 anni di vita in focolare. Parlava poco, ma quel che diceva metteva subito nell’essenziale. Ciò che la caratterizzava era la semplicità, una innata serenità; un equilibrio psicofisico invidiabile». Dieci giorni prima della sua dipartita, Aletta registra un video-messaggio ai giovani del Movimento, i gen, riuniti in congresso: «Voglio salutare tutti i gen del mondo per il loro 50° di vita. Che vadano avanti, sono giovani, hanno forze ancora, possono fare tutto quello che vogliono!». La presidente dei Focolari, Maria Voce, nel dare l’annuncio al Movimento nel mondo della partenza di Aletta, scrive: «Accompagniamo nella gioia e con immensa gratitudine il ritorno di Aletta alla casa del Padre. Non potremmo avere un modello migliore di chi come lei ha dato la vita senza risparmio». A cura di Anna Friso (altro…)
20 Dic 2016 | Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Visitavamo le famiglie con il foglietto della Parola di vita e, fra un discorso e l’altro, si faceva un incontro». A raccontarlo è Carmen artefice, con il marito Mynor e i parenti più stretti, della Mariapoli realizzata nei pressi della loro città, Chimaltenango, a 54 km da Città del Guatemala. La città, economicamente basata sul commercio e l’agricoltura, è integrata ai ritmi moderni della produzione e consumo, ma rimane gelosa custode di una cultura dalle antiche tradizioni. Carmen e Mynor sono il cuore della comunità dei Focolari e la loro casa, particolarmente ampia, ne è la sede locale. Ne parlano con un pizzico di orgoglio nel raccontare le riunioni che lì si fanno. Il Movimento è poco conosciuto e, come prima cosa, bisognava informare il parroco ed insieme, Mynor, Carmen e la sorella Martha, sono andati a trovarlo. Ma un sacerdote da queste parti è molto impegnato, per cui Mynor , che non poteva aspettarlo a lungo, è andato al lavoro in Tribunale. «Il sacerdote non riusciva a capire che cosa porta di nuovo il Movimento – prosegue Carmen – finché mia sorella Martha gli ha raccontato le esperienze dei figli gen3». La prima aveva destinato i soldi della festa dei 15 anni ai bambini poveri di un paesino isolato, l’altro aveva perdonato un compagno che lo aveva sgambettato con conseguente rottura di un braccio. A quel punto il parroco ha compreso gli effetti del vivere la spiritualità dei Focolari. Ottenuto il sostegno della chiesa locale, bisognava coprire le spese perché «Quando le persone sono invitate ad un ritiro – dice Mynor – sanno di essere ospiti». Per questo la preparazione della Mariapoli consiste anche in attività per raccogliere fondi. Una di queste è stato un Bingo realizzato nel salone parrocchiale, per il quale si era fatta una raccolta di regali donati per l’occasione.
Kelly, la seconda dei 4 figli di Carmen e Mynor, studia legge sulle orme del papà. «Siamo in pochi – afferma – ma ci aiutiamo. Siamo solo due gen ma cerchiamo che ci sia sempre Gesù in mezzo a noi e con tutti». Kelly prova ammirazione per la coerenza di vita dei suoi genitori: «Quando invitavano le persone alla Mariapoli raccontavano esperienze che io conoscevo. E quello che dicevano era vero. A casa nostra la Parola di vita è il riferimento per ogni situazione. Così, quando c’è qualche problema, andiamo a leggerla per attuarla». Il rispetto per gli anziani è una delle ricchezze dei Cakchiqueles. Davanti a loro, prima di parlare si fa una riverenza. La maternità, il dono dei figli, sono ritenuti una benedizione di Dio e precedono in valore ogni altro calcolo. «Per me il Movimento – ancora Carmen – è una grazia di Dio che ci accoglie, grandi e piccoli, tutti, così come accoglie le varie culture e lingue diverse. Qui ci apprezzano, con le nostre tradizioni e col nostro modo di pensare». Nella cultura Maya c’è un forte legame con la natura, «noi invochiamo dicendo grazie al cuore del cielo e al cuore della terra e diciamo, come San Francesco: tutti sono miei fratelli. Chiara Lubich l’ha visto anche così, lo Spirito Santo l’ha mossa in questo senso per cui il Movimento dei Focolari ci accoglie come siamo». E conclude Mynor: «La filosofia Maya risalta l’armonia, il rispetto e la solidarietà. Armonia nella famiglia, equilibrio dell’aspetto materiale e spirituale, solidarietà che è uguale a fraternità, per favorire condizioni di cooperazione». Al di là delle contraddizioni che regnano in ogni cultura, il popolo Cakchiquel, conserva tanti valori umani che, illuminati e purificati dal Vangelo, arricchiscono chi vi si avvicina. Filippo Casabianca, da Città di Guatemala (altro…)
18 Dic 2016 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
La Repubblica Democratica del Congo (RDC) attraversa una fase politica molto delicata, da quando, il 14 novembre scorso, si è dimesso il premier Augustin Matata Ponyo in seguito all’accordo siglato nell’ottobre scorso, che prolunga il mandato del presidente Joseph Kabila. Kabila avrebbe dovuto terminare il suo incarico il prossimo 19 dicembre, ma la sua coalizione e parte dell’opposizione hanno deciso che andrà avanti fino alle prossime elezioni, previste per l’aprile del 2018. In questo contesto incandescente, lo scorso 29 ottobre si è costituito il Movimento politico per l’Unità (MPPU) congolese, che s’ispira ai valori della spiritualità di Chiara Lubich. «In questo periodo la Chiesa, attraverso la Conferenza Episcopale, sta lavorando per evitare il caos nel Paese – raccontano Damien Kasereka e Aga Ghislaine Kahambu, responsabili locali del Movimento dei Focolari – . Il lancio del MPPU in questo momento è proprio una risposta ad un bisogno. Siamo felici di vedere che i membri del Movimento più impegnati in politica, soprattutto i giovani, sono convinti che le cose possono cambiare. Nonostante tutto non si perde la speranza». Lo scorso 3 dicembre, il MPPU si è presentato ufficialmente nella sala polivalente del centro medico Moyi Mwa Ntongo, a Kinshasa. Il giornale Le potentiel ha dedicato un lungo articolo all’evento, intitolato “Amore e fratellanza nella società: lancio di un movimento di coscientizzazione di massa”. «Lungi dall’essere un partito politico, il MPPU è piuttosto una rete di riflessione e di azione per promuovere la fratellanza nella vita politica congolese. I suoi iniziatori sono convinti che la fraternità universale sia il fondamento ed il motore essenziale per un cambiamento in positivo della società, soprattutto congolese, i cui anti-valori sono duri a morire», scrive il quotidiano. Tra i presenti, c’erano professori universitari e ricercatori, parlamentari nazionali e attori politici, giornalisti, avvocati, religiosi, medici, dottorandi, attivisti sociali ed esponenti di altre categorie socio-professionali. Durante l’incontro si è sottolineata l’opportunità e l’importanza del MPPU nella RDC, in quanto aiuta a “fare politica per l’unità”, di cui c’è tanto bisogno in questo momento difficile.
Il deputato nazionale Dieudonné Upira, uno degli iniziatori del MPPU nella RDC, ha affermato: «Vorremmo preparare una gioventù che non abbia paura come noi. Certamente, non abbiamo fatto molto per questo Paese. Forse non siamo stati formati: è questa la ragione della nostra paura. Per questo vogliamo formare dei giovani interessati a fare il bene, in grado di denunciare, annunciare e rinunciare. Dei giovani che, di fronte alla bipolarizzazione dello spazio politico congolese, possano dire: “Dobbiamo lavorare per la nostra Nazione”. Una gioventù formata può influenzare la società con il suo modo di comportarsi». E Georgine Madiko, ex deputato, anche lei tra gli iniziatori: «Comincieremo dei corsi universitari periodici, che ci permetteranno di formare i giovani attraverso dei moduli. Procederemo a tela di ragno per coprire, man mano, l’intero Paese e tutti i campi. Questa ragnatela ci servirà come sostegno, se non per sradicare, almeno per attenuare il male nella nostra società e promuovere il bene». Si comincerà con un primo gruppo di 50-60 persone. A conclusione, Aga Ghislaine Kahambu, ha ringraziato tutti: «La vostra presenza dimostra che desiderate che il nostro Paese cambi. Non occorre una folla per cambiare la società. Ogni individuo compie molti atti positivi. Ora, vogliamo che questi atti non rimangono più isolati». Gustavo Clariá (altro…)
17 Dic 2016 | Chiesa, Focolari nel Mondo
Usa i social network per inviare gli auguri a Papa Francesco: Twitter: @pontifex Instagram: franciscus Hashtag #Pontifex80 Saluto di Maria Voce https://vimeo.com/196082332 (altro…)