24 Mag 2016 | Cultura, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
500 giovani di ogni parte del mondo si danno appuntamento in rete per una Conferenza mondiale di giovani per la Pace. L’idea era nata dalla sinergia di Living Peace (al suo attivo progetti di educazione alla pace per bambini ,adolescenti e giovani in 113 Paesi) e di Peace Pals International (espressione di WPPS, World Peace Prayer Society, un organismo associato all’ONU), realizzata col supporto di Fuji Declaration del Giappone e di alcune organizzazioni internazionali. https://www.youtube.com/watch?v=omANVR3qIDI Prendendo spunto dalla Dichiarazione di Fuji, 14 giovani relatori – cristiani e musulmani, di 14 diversi Paesi – si sono alternati in rete lo scorso 30 aprile per esprimere il loro punto di vista a favore della pace, avvalorato da esperienze concrete di accoglienza e riconciliazione, dando così credibilità, a livello planetario, alla loro manifesta convinzione che un mondo di pace è possibile. Sono poi seguiti interventi di giovani dai diversi Paesi: Cile, Russia, Guatemala, Nepal, Giappone, Turchia, Australia, Congo, Malta, ecc. alcuni con testimonianze altri con numerose domande per meglio comprendere come riuscire a diventare artigiani di pace là dove ciascuno si trova a vivere. Molto significativo l’intervento di Edward, un giovane filippino dei Focolari che si è collegato dall’Ecuador, raccontando della sua esperienza a contatto con le popolazioni colpite dal terremoto. E poi la testimonianza di Sherook, una ragazza siriana cui tanti avevano chiesto notizie su ciò che si sta vivendo nel suo Paese. Sherook dopo aver raccontato della situazione in Siria, ancora così precaria e drammatica, non ha potuto trattenersi dalle lacrime, che hanno prodotto un’enorme impressione e partecipazione da parte di tutti. E che hanno suscitato toccanti espressioni di condivisione da parte di due giovani musulmani anch’essi in rete: Omar dell’Egitto e Abir del Marocco. La Conferenza è stata anche l’occasione per presentare United World Project e l’iniziativa ad esso collegata SignUpForPeace. Jules Lamore, coordinatrice di Peace Pals International e membro del comitato che prepara le celebrazioni della Giornata Internazionale della Pace nelle Nazioni Unite, ha telefonato da New York per congratularsi per la Conferenza online. Due giovani hanno anche ottenuto due borse di studio presso la Miami University di Lussemburgo. Carlos Palma, Coordinatore Generale di Living Peace, è stato invitato a presentare la Conferenza nella sede del Parlamento europeo a Lussemburgo in occasione del World Peace Forum del 24-25 maggio. Nel 2015 il Luxembourg Peace Prize era stato assegnato a New humanity, ONG che rappresenta il Movimento dei Focolari. La Conferenza mondiale dei giovani prevede 4 edizioni l’anno. Il prossimo appuntamento sarà il 25 giugno con giovani di organizzazioni e movimenti che si impegnano per la Pace. La 3ª Conferenza si svolgerà a Florianopolis (Brasile) in occasione del Forum per la Pace dei Giovani (22-25 settembre) durante il quale Peace Pals farà dono alla città di un obelisco di pace. La quarta Conferenza, sulle prospettive e l’impegno per l’anno a venire, è programmata per dicembre 2016. (altro…)
23 Mag 2016 | Dialogo Interreligioso, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«Nella nostra cultura – racconta un marito congolese sposato da 14 anni – il primo figlio deve arrivare subito. Se dopo 6 mesi la ragazza non è ancora incinta, la famiglia acquisita la sottopone a grosse tensioni». «È quello che è capitato a me – continua la moglie –. Ai miei suoceri, che erano già anziani e non potevano più lavorare, davamo già metà del nostro stipendio. Ma questo non bastava. Da noi volevano un figlio che rappresentasse la loro continuazione dopo la morte. Dato che in me non succedeva niente, mia suocera voleva convincermi di andare da uno stregone e, vedendo la mia resistenza, ha iniziato a fare pressioni su mio marito affinché chiedesse il divorzio. Ma lui è stato determinato. Pur nel rispetto, ha trovato le parole per dirle apertamente che su questo punto non poteva assecondarla, perché lui mi amava e perché, essendo noi sposati in chiesa, il nostro era un matrimonio “per sempre”. Dopo tre anni abbiamo deciso di adottare due bambini e dopo dodici, grazie a delle cure che ho fatto in Sudafrica e alla nostra fede in Dio, siamo riusciti ad avere prima una figlia e tre mesi fa anche un maschietto”. “Anche mia moglie – incalza un giovane marito pure del Congo – aveva problemi a concepire. Riusciva sì a rimanere incinta, ma dopo pochi mesi perdeva il bambino. Dai vicini di casa ne sentivamo di tutti i colori, accuse fomentate anche da mia zia che non era contenta di mia moglie. La mia famiglia ci ha persino suggerito di compiere un sacrificio tradizionale agli antenati. Abbiamo spiegato loro che come cristiani non siamo contro i riti tradizionali, perché crediamo che anche in essi ci possono essere i semi del Verbo, ma che ci fidiamo fermamente nell’aiuto di Dio. Un giorno è venuto a trovarci un amico, professore universitario, e sentendo il nostro problema ci ha dato delle preziose indicazioni su come comportarci per far proseguire la gravidanza. Proprio in quel tempo mia moglie era incinta di 5 mesi e, grazie a questi suggerimenti, la gravidanza ha potuto continuare fino alla nascita del bambino. Lo stesso è successo per gli altri 5 figli che sono arrivati in seguito». «Terminati gli studi – racconta André –, ho trovato lavoro in un’altra città e, prima di partire, la famiglia si è riunita per darmi tutti quei consigli di cui secondo loro avevo bisogno. Fra questi c’era anche di sposare una donna della mia tribù. Io non ero d’accordo. Da sempre infatti pensavo che a diventare mia moglie sarebbe stata colei che Dio avrebbe messo sul mio cammino, qualunque fosse la sua provenienza. Quando mi sono innamorato di Julie non sapevo che lei era di una tribù antagonista alla nostra. L’ho saputo più avanti, ed è stato allora che mi sono ricordato delle direttive della mia famiglia. Dopo aver riflettuto a lungo, ho compreso meglio cosa significasse per me vivere il Vangelo. E cioè riuscire a vedere ogni prossimo non come un nemico, ma come un fratello, essendo noi tutti figli dello stesso Padre. Così ho deciso di restare fedele ai principi che Dio mi aveva messo in cuore. Durante il fidanzamento ci sono stati gravi disordini tra le nostre due regioni, ma Julie ed io, nonostante i momenti molto difficili, abbiamo continuato a portare avanti il nostro rapporto finché ci siamo sposati. I nostri vicini erano certi che il nostro matrimonio non sarebbe durato più di 6 mesi”. “Anch’io dubitavo di farcela – confida Julie –, ma poi ho visto quanto André mi era fedele e anche se eravamo diversi per carattere, abitudini alimentari, lingua materna, abbiamo continuato a volerci bene. Quest’anno insieme ai nostri 4 figli abbiamo festeggiato 23 anni di matrimonio”. “Fin dall’inizio, ognuno di noi ha preso l’impegno di fare della famiglia dell’altro la sua propria famiglia – aggiunge André – e, col tempo, siamo riusciti ad avvicinare quei parenti che prima erano contrari al nostro matrimonio. Nella nostra tradizione dare il proprio nome ad un bambino è una dimostrazione dell’affetto che si ha per lui, un modo per immortalarsi in lui. Julie ha voluto dare ai nostri figli il nome dei miei familiari. Con questo suo gesto ora anche lei si trova immortalata nella mia famiglia». (altro…)
19 Mag 2016 | Dialogo Interreligioso, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità

Foto: Rosario De Rosa
Latina, è una città del centro Italia, la più giovane della penisola, costruita durante il ventennio fascista sul terreno bonificato dell’Agro Pontino. La sua popolazione è già in origine “mista”, con provenienze da varie regioni, arricchita oggi dalla maggiore varietà culturale, frutto delle correnti migratorie. Basma si è trasferita lì 18 anni fa, con il marito Ben, dalla Tunisia. In Italia sono nati i loro due figli. «Un giorno – racconta – mentre aspettavo mio figlio più piccolo fuori dalla scuola, ho conosciuto un’altra mamma italiana, con cui piano piano è nata una profonda amicizia. Fino a quel momento, avevo conosciuto tanti cristiani o che almeno dicevano di esserlo, che mi avevano dato un’impressione negativa del cristianesimo, dove tutto era permesso e non si vedeva la differenza fra bene e male. Con questa nuova amica cristiana, abbiamo iniziato a confrontarci sulla nostra fede e scoprivamo sempre più di avere tanto in comune: ognuna di noi aveva messo Dio al centro della sua vita. Lei mi offriva sempre un passaggio in macchina all’uscita da scuola, abitavamo vicino; e così abbiamo iniziato a frequentarci coinvolgendo anche le nostre famiglie, e ho scoperto che dietro questa nuova amica c’era un popolo di cristiani che vivevano tutti per Dio». L’amicizia cresce, con semplici scambi di doni, e conoscenza reciproca: cuscus per tutta la famiglia accompagnato da un servizio di piatti tunisino, una cena insieme. «Abbiamo attraversato la città a piedi, come usiamo noi, e loro dicevano di aver scoperto una città nascosta, popolata da tutti gli amici musulmani». Poi una serata tunisina con contributo libero per sostenere le spese scolastiche dei ragazzi, in un periodo in cui il papà aveva avuto un incidente sul lavoro. Gli amici cristiani mettono a disposizione la casa allestendo un‘ambientazione araba con tappeti, tende, cuscini, tavolini bassi e candele. «Abbiamo fatto insieme la spesa e Basma ha cucinato – raccontano –. Grande è stata la gioia nel constatare di aver raggiunto la cifra esatta per l’acquisto dei libri. Una serata bellissima in cui abbiamo fatto nostra la cultura araba e ci siamo sentiti fratelli. Nel consegnare la cifra, il biglietto diceva: “Grazie per questo viaggio nella tua terra che ci hai fatto fare con te. La tua famiglia di Latina”. Il pianto commosso di Basma ha saldato questo legame fra tutti». 
Foto: Rosario De Rosa
Poi, improvvisa, la malattia e la morte del marito. «Prima di lasciarci Ben mi ha affidato a questi amici cristiani. Io per prima ne sono rimasta stupita: c’erano i suoi familiari, i fratelli di Moschea, ma forse lui sentiva che con loro c’era veramente un rapporto basato su Dio. Ben è morto lasciandoci in un profondo dolore. Eravamo soli in terra straniera. Io non avevo la forza di vivere», confida Basma. In quei giorni segnati dal dolore, gli amici si alternano nell’accudire la famiglia, preparando da mangiare e cercando di spronarla a ricominciare. «Il suo dolore era il nostro, i suoi figli, i nostri», raccontano. Danno vita ad una grande comunione di beni per sostenerli nel primo periodo. Dopo pochi giorni, una persona si presenta con dieci sacchi di verdura che la proprietaria aveva voluto regalare. La “Provvidenza”, come la chiamano gli amici cristiani, diventa contagiosa, e anche Basma comincia a condividere quanto riceve. Finalmente arriva la proposta di un lavoro. Ma il turno comincia alle quattro del mattino in una fabbrica distante dalla città. Una delle amiche si propone di accompagnarla. Da questo gesto inizia una catena di passaggi, in modo da condividere il peso e riuscire a farcela. «In questo nuovo ambiente di lavoro – racconta Basma -, anche io ho iniziato ad amare tutti, compreso chi mi considerava un nemico a causa del mio velo. Ora c’è un’atmosfera molto bella e i miei amici non devono più accompagnarmi perché i colleghi si offrono di farlo. Nei primi giorni difficili mi ripetevo una frase che avevo sentito dai miei fratelli cristiani: “Dove non c’è amore, metti amore e troverai amore.” È proprio così, l’amore è contagioso». Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
18 Mag 2016 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Chiesa, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Foto © Ernst Ulz – CSC Audiovisivi
«Il 15 maggio Maria Voce e Jesús Morán, presidente e copresidente dei Focolari, nel primo giorno della loro visita in “Africa”, hanno ricevuto il benvenuto degli abitanti della Mariapoli Piero, in Kenya, tra suono di tamburo e grida di gioia», racconta Liliane Mugombozi, direttrice di New City Africa. «Ringraziando i giovani per il loro caloroso benvenuto, Maria Voce confida di aver ricevuto molti messaggi da varie parti del mondo. Colpisce che anche le comunità dei Focolari in Siria abbiano mandato i loro saluti agli africani e assicurato le loro preghiere. “Ringraziamo Dio che ci sia la pace in Kenya – ha detto Maria Voce – e ricordiamoci di quei Paesi dove la pace non c’è. Viviamo questi giorni affinché il nostro vivere in pace possa in qualche modo essere un contributo alla pace in tutto il mondo”». “Prima una fiamma, adesso un incendio, ha invaso tutta l’Africa, un incendio d’amore tra noi!” Quando penso alla Mariapoli Piero oggi, – scrive Liliane – mi tornano in mente le parole di questa canzone composta dai giovani del Focolare nell’anno 2000, durante la visita di Chiara Lubich a Fontem (Camerun)». Situata a circa 27 km dalla città di Nairobi, la Mariapoli Piero si estende su 18 ettari di terra verde. «Nel 1992, anno della sua fondazione, questa cittadella era proprio una piccola fiamma, un seme, che dopo 24 anni è cresciuto fino a diventare un grande incendio, un albero». «Nel suo discorso inaugurale in quel 19 maggio, Chiara Lubich aveva augurato che questo seme potesse diventare un grande albero “con i rami che potrà ospitare tanti uccelli proprio come il regno di Dio narrato da Gesù e cioè tante persone provenienti d’ogni dove che vengono a vedere come s’impara l’unità; come si pratica l’unità; come la si può irradiare attorno; come sarà il mondo là dove l’unità invocata da Gesù e voluta dallo Spirito nei nostri tempi è realizzata”. 
Foto © Ernst Ulz – CSC Audiovisivi
«Negli anni questa “profezia” è diventata un’esperienza in corso – spiega Liliane Mugombozi – Con le varie realizzazioni la Mariapoli ospita molte persone da tutta l’Africa e oltre, di tutte le estrazioni, di diverse religioni e fedi, bambini, giovani e adulti, uomini e donne, sacerdoti, vescovi e laici per vivere e testimoniare che l’unità è possibile. È un luogo di formazione alla spiritualità dell’unità e alle sue concrete realizzazioni nella società. Come ha detto un giovane 21enne, Michael: “è come un laboratorio dove facciamo le nostre più significative esperienze di vita, dove questo modo di vivere porta numerosi semi di fraternità”». «L’esperienza fatta dagli abitanti– sia stabili che temporanei – della Cittadella è proprio quella della famiglia, una famiglia legata da quell’amore reciproco basato sul Vangelo. È un processo di formazione in corso, nella vita quotidiana, con lo scopo di costruire “comunità cristiane mature” (Christifideles laici, 34)». «La caratteristica di questa cittadella, tracciata ancora da Chiara Lubich, è l’Inculturazione: “La nota specifica poi della cittadella, che è la vocazione del Movimento in Africa, sarà un accento particolare su un nostro preciso dovere e cioè: l’evangelizzazione. Per realizzare ciò questo centro si specializzerà nell’inculturazione”. Nasce così la Scuola per l’Inculturazione: il suo scopo è quello di approfondire la vita del Vangelo cercando di dialogare – dalla prospettiva della spiritualità dell’unità – con le varie culture e prassi dei popoli africani». https://vimeo.com/146788855 (altro…)
16 Mag 2016 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
Progetto MilONGa = Mille ONG in azione, per offrire a giovani over 18 l’opportunità di cimentarsi, da protagonisti, nei cantieri di sviluppo sociale delle periferie del mondo. L’iniziativa è promossa dal Movimento dei Focolari in dialogo con altre organizzazioni umanitarie nel territorio, nel rispetto delle diversità, puntando ad una cultura inclusiva e fraterna. Per la sua attuazione, i Focolari mettono a disposizione le proprie strutture presenti nei 5 continenti e la loro esperienza nell’ambito dei rapporti internazionali, offrendo ai giovani l’opportunità di diventare promotori di pace e di dialogo, in uno sforzo costante di costruire ponti fra individui, popoli e culture. Altro obiettivo è quello di sviluppare nei giovani quelle competenze trasversali capaci di renderli parte attiva all’interno del proprio gruppo e in grado di influenzare i processi decisionali e gli stili di vita nei rispettivi contesti sociali. Si tratta una forma di “volontariato interculturale” che, cercando di capitalizzare il patrimonio acquisito con i numerosi progetti sociali nel mondo, dà modo alle nuove generazioni di allenarsi, da protagonisti, nei processi di cambiamento. Un’occasione per imparare a misurarsi – nello stile della reciprocità – con i differenti contesti culturali; mettere in moto l’esercizio della cittadinanza attiva; sviluppare le proprie competenze relazionali e di leadership. Tutto questo sempre nel confronto con gli altri attori del progetto, in un percorso di crescita non individuale ed isolato ma insieme.
La prima fase prevede destinazioni in paesi dell’America Latina e Caraibi, per allargarsi poi anche in altre aree dove sono presenti attività di sviluppo socialmente inclusivo adatte all’accoglienza. I giovani potranno trascorrere periodi da uno a sei mesi, accompagnati da volontari e tutors locali. Nel portale United World Project è possibile prendere visione delle località dove si potrà svolgere il servizio volontario e scaricare il pdf per l’iscrizione. Successivamente i coordinatori regionali prenderanno contatto con gli iscritti per un’intervista e per valutare con loro una proposta personalizzata che prevede anche una formazione preliminare (svolta in collaborazione con AMU, ONG dei Focolari); attività non formali di teambuilding e networking; e presentazione delle realtà associative che li accoglieranno sul posto. Raggiunta la meta, dopo un breve periodo di training riguardo il contesto locale, i giovani inizieranno il periodo stabilito di volontariato, durante il quale sono previste anche visite culturali, partecipazione ad eventi internazionali ed attività di svago. Per l’Europa l’ente preposto alla selezione ed invio dei volontari è New Humanity, per l’area Ispanoamericana è Sumá Fraternidad e per il Brasile Sociedade Movimento dos Focolari. Gustavo Clariá Per saperne di più: Sito web: http://www.milongaproject.org/ Porfilo facebook: https://www.facebook.com/milongaproject/?fref=ts Contatta: Maria Chiara Humura (mariachiarahumura@gmail.com) (altro…)