«Siamo venuti non per insegnare, ma per imparare, non per parlare, ma per ascoltare . Vorremo poi, tornando ai nostri Paesi, dire a tanti quanto abbiamo visto e vissuto. Siamo arrivati da diversi paesi europei, dal Medio Oriente, dalla Nuova Zelanda, Stati Uniti e Argentina. Cercare di entrare nella cultura dell’altro, capire il suo punto di vista, è già iniziato tra noi, in modo profondo e sincero», spiega Marco Desalvo, presidente diNew Humanity, al termine dei giorni vissuti a Madaba (Giordania). Si è recato nel Paese dal 7 al 19 agosto insieme 55 giovani di diversi Paesi europei e mediorientali per cominciare la prima fase del progetto “Host Spot”, presso un centro di accoglienza per i rifugiati siriani e iracheni. «Qui ci sono luoghi significativi per le tre grandi religioni monoteiste – racconta Desalvo – . Visitando il fiume Giordano, nel luogo dove è stato battezzato Gesù, mi ha colpito sapere che è il punto più basso della terra. Mi è sembrato un segno dell’atteggiamento che avremmo dovuto assumere davanti ad ogni persona che avremmo poi incontrato. Abbiamo iniziato ogni giornata con un motto da vivere, il nostro “daily input”. Il primo giorno: cercare di capire l’altro, mettendoci a suo servizio, con la coscienza che abbiamo tanto da imparare. Poi, l’incontro con i rifugiati siriani e iracheni: storie di grande dolore, famiglie, bambini… Condividere la sofferenza ci ha unito di più con loro e tra noi. Mai potrò dimenticare Saheed e il suo racconto: un 6 agosto di due anni fa, con tutta la sua famiglia, la mamma che non era in condizioni di camminare, hanno dovuto lasciare di corsa la propria casa, il loro Paese, senza poter prendere nulla con sé: posso solo intuire quanto abbiano sofferto e vissuto in tutti questi mesi, la loro speranza di ritornare e, ora, l’attesa infinita della telefonata che comunicherà loro la possibilità di essere accolti o no in un altro Paese».
Il team di Host-Spot
Il presidente di New Humanity confessa di essere molto colpito dal lavoro dei volontari della Caritas Giordania: «Insostituibile, prezioso, discreto, fonte di speranza, di vita, di amore concreto, medicina per chi li incontra. Senza di loro migliaia di rifugiati non avrebbero un tetto e mezzi di sostentamento, ritrovando la speranza. Insieme a loro, abbiamo toccato con mano il senso più profondo della parola “Caritas”: amore concreto. Due settimane fa mi trovavo in Polonia, alla Giornata Mondiale della Gioventù e ho ancora molto vivo quanto ha augurato Papa Francesco ai due milioni di giovani presenti: “Non andate in pensione a 25 anni, (…) non siate persone da poltrona, (…) puntate in alto. (…) Potranno giudicarvi dei sognatori perché credete in una nuova umanità, che non accetta l’odio tra i popoli, non vede i confini dei Paesi come delle barriere e custodisce le proprie tradizioni senza egoismi e risentimenti. Non scoraggiatevi! Col vostro sorriso e con le vostre braccia aperte voi predicate speranza e siete una benedizione per l’unica famiglia umana”. Qui, in Giordania, ho conosciuto giovani che queste parole le mettono in pratica. Il loro impegno è certamente una goccia davanti ai problemi che stiamo affrontando. Ma con giovani così, ne sono certo, il mondo sarà diverso. Questi giorni ci hanno trasformato in ambasciatori dei rifugiati, della loro sofferenza, di un mondo di Pace». Il Progetto “Host Spot” è promosso da New Humanity ed altre associazioni di 9 Paesi, e co-finanziato dal programma Erasmus+ . L’obiettivo: diffondere una cultura della promozione dei diritti umani. Giovani con background differenti, disposti ad acquisire competenze e conoscenze per difendere il diritto alla libertà di espressione, e ad essere coinvolti nella produzione di documentari che raccontano le storie di vita dei rifugiati. Dopo la Giordania, il progetto prevede anche un corso di formazione in Germania (marzo 2017) per sviluppare competenze tecniche nella produzione di documentari sociali; ci sarà l’incontro con i rifugiati nei campi profughi tedeschi e si farà una comparazione tra diversi sistemi di accoglienza. Leggi anche:Volontariato nei campi profughi in GiordaniaFacebook:www.facebook.com/hostspot9/(altro…)
Una lettera da Amman, in Giordania. La firma è di Wael Suleiman, direttore della Caritas Giordana, che cura l’accoglienza delle centinaia di migliaia di profughi arrivati dall’Iraq, Siria e Palestina: «La vita non ha più senso per nessuno nel Medio Oriente. Buio dappertutto. Paura. Morte. Odio. Profughi. Campi. Ma l’ideale che ci fa andare avanti, al di là di tutto questo, è scoprire ogni giorno che Dio c’è ancora e ancora; è amore e ci ama immensamente, che l’amore è più forte». È una fede solida, quella che sostiene il direttore di Caritas Jordan. E alla fede si accompagnano opere concrete: l’impegno quotidiano di tanti volontari, ma anche gli aiuti e i progetti internazionali. Tra questi c’è anche “HOST SPOT”, la proposta di New Humanity con altre associazioni di 9 paesi europei e del Medio Oriente per diffondere una cultura della comprensione e promozione dei diritti umani. Dal 7 al 19 agosto 2016 un gruppo di giovani di varie nazionalità si recherà per fare un’esperienza di volontariato presso i centri di accoglienza profughi in Giordania, mossi dal desiderio di avere una profonda consapevolezza delle reali difficoltà che i rifugiati affrontano. Giovani con background differenti, disposti ad acquisire competenze e conoscenze per difendere il diritto alla libertà di espressione, e ad essere coinvolti nella produzione di documentari che mirano a raccontare le storie di vita dei rifugiati. Il progetto prevede l’incontro con i profughi che scappano dal conflitto siriano ed iracheno e che trovano riparo in Giordania. Questa attività si inserisce all’interno di un progetto finanziato dalla Comunità Europea (programma Erasmus + ) chiamato “HOST SPOT”. Il titolo scelto riflette i due aspetti del progetto. Si gioca sul concetto europeo di ‘approccio Hotspot’ – termine dell’UE per indicare quei punti di arrivo di prima accoglienza per i rifugiati dove avviene la distinzione con i migranti economici – e le parole host, che sottolinea invece l’aspetto dell’accoglienza, dell’ospitalità, e spot, una breve presentazione commerciale in televisione o radio tra i principali programmi, visto che il progetto prevede la realizzazione di un video-documentario. Dopo la Giordania, il progetto prevede anche un corso di formazione in Turchia (ottobre 2016) al fine di migliorare le capacità giornalistiche e di storytelling dei partecipanti, per la promozione dei diritti umani ed in particolare della libertà di espressione, e un corso in Germania (marzo 2017) con l’obiettivo di sviluppare competenze tecniche nella produzione di documentari sociali, con le immagini raccolte nelle prime esperienze; allo stesso tempo ci sarà modo di incontrare i rifugiati nei campi profughi tedeschi e fare una comparazione tra diversi sistemi di accoglienza. All’insegna dell’incontro e della reciprocità, ci si propone di documentare e registrare le storie personali e la vita quotidiana nei campi profughi, con lo scopo di fornire all’opinione pubblica maggiori informazioni per comprendere il fenomeno dei flussi e sensibilizzare le coscienze. Info: info@new-humanity.org Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
Un bilancio a 10 anni dal Summit mondiale sulla società dell’informazione (Tunisi 2005): costruire una società dell’informazione incentrata sulla persona, inclusiva ed orientata allo sviluppo, contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, trovare forme di finanziamento adeguate per uno sviluppo equo delle infrastrutture di comunicazione, individuare meccanismi condivisi ed efficaci di gestione di internet. Come si è andati avanti su questi punti nell’ultimo decennio? A questa domanda ha provato a rispondere l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel Meeting dedicato al “WSIS+10”, sulla società dell’informazione, al quartier generale delle Nazioni Unite a New York, lo scorso 15 e 16 dicembre. Il lavoro di valutazione è stato complesso, con il contributo di tanti analisti ed ha portato ad un documento finale adottato all’unanimità dalle delegazioni dei vari paesi. Ne parliamo con l’ing. Cesare Borin, della delegazione di New Humanity, ONG legata al Movimento dei Focolari, che ha partecipato al Forum. New Humanity dal 1987 gode dello Status Consultivo Speciale all’ONU presso l’ECOSOC e dal 2005 dello Status Consultivo Generale. Dal 2008 è riconosciuta come partner dell’UNESCO. «A partire dal WSIS di Ginevra (2003) e Tunisi (2005) il lavoro delle Nazioni Unite ha adottato un approccio aperto alla collaborazione di vari attori, inclusa quella società civile di cui New Humanity è parte, il settore privato, i governi e le organizzazioni internazionali. Già a Tunisi abbiamo partecipato in un bel gruppo di NetOne, in collaborazione con i progetti sperimentali di ESA e Alcatel; come New Humanity abbiamo anche poi curato la traduzione in italiano e portoghese dei documenti finali. Negli anni successivi abbiamo partecipato a vari IGF (i Forum sul Governo di Internet, nati proprio dal WSIS) sempre a nome di New Humanity, stabilendo contatti con varie persone».
Con Fadi Chehade, presidente di ICANN (in mezzo), organizzazione no profit che gestisce l’assegnazione dei nomi di dominio di Internet.
E oggi? Quale il contributo di New Humanity sui temi specifici trattati? «Come delegazione eravamo presenti in sei: io italiano, la brasiliana Maria Luiza Bigati, la messicana Maria del Rocio Ortega, entrambe ingegneri informatici, Betsy Dugas degli Stati Uniti anche ingegnere informatico, Joe Klock e Anne Marie Cottone della rappresentanza permanente di New Humanity presso la sede ONU di New York». New Humanity nei mesi precedenti ha inviato un proprio contribuito al documento finale: il documento è frutto di una mediazione che ha raccolto grandi questioni attuali come il terrorismo, la tutela dei diritti umani, la protezione delle libertà individuali. Mettere a confronto le grandi differenze di sensibilità che ciascun paese sottolinea, e trovare un punto comune condiviso, rappresenta un grande risultato. Il WSIS è divenuto un luogo di dialogo, pur faticoso, ma che permettere di individuare nuove forme di “governance”». L’ONG internazionale New Humanity ha lavorato per oltre dieci anni a progetti di sviluppo delle capacità delle comunità più povere dell’Africa Sub-sahariana, dell’Asia e dell’America Latina… «L’accesso all’informazione è divenuto uno dei diritti fondanti dell’uomo del nostro millennio. Poter esserne inclusi è importante come rispondere a bisogni essenziali come l’istruzione e la salute. Nei nostri progetti abbiamo provato ad avere sempre come obiettivo primario un pieno coinvolgimento delle comunità locali a cui essi sono destinati, a conferma che i principi espressi non sono una mera speranza». (altro…)
Il premio, assegnato dalla Schengen Peace Foundation, era stato attribuito a New Humanity – Ong che rappresenta il Movimento dei Focolari nelle organizzazioni internazionali – in occasione del Forum mondiale dei giovani per la pace che le due organizzazioni avevano collaborato ad organizzare insieme al Rowad American College lo scorso maggio al Cairo, parte del progetto Living Peace che coinvolge oltre 80 mila studenti e 200 scuole in tutto il mondo nel progettare ed implementare azioni di educazione alla pace. «Dopo essere rimasti così colpiti dallo straordinario lavoro volontario di tanti giovani membri del Movimento dei Focolari – ha scritto il presidente del Forum e della fondazione, Dominicus Rhode – abbiamo spontaneamente deciso di assegnare il Luxembourg Peace Prize 2015 a New Humanity».«È una grande gioia per noi, perché questa è la ragione per cui New Humanity è nata – ha affermato il presidente dell’organizzazione, Marco Desalvo, nel ritirare il premio -: contribuire alla creazione dell’unità della famiglia umana, rispettando l’identità di tutti, e promuovendo uno spirito universale di fraternità. Questo è un riconoscimento per il quale siamo grati, ma soprattutto un incoraggiamento a proseguire il nostro lavoro». Nel presentare l’attività di New Humanity in zone «calde» come la Siria e il Medio Oriente, ma anche in tutta Europa, Desalvo – insieme alla vicepresidente Cecilia Landucci e alla rappresentante dei giovani, Anita Martinez – ha inoltre annunciato il lancio di una raccolta firme per una petizione da portare ai leader internazionali, fino alle Nazioni Unite: «In questo appello – ha precisato – chiediamo a tutti i governi di combattere la povertà estrema con un rinnovato impegno a ridurre le disuguaglianze, continuare gli sforzi per garantire a tutti l’istruzione di base, ridurre la spesa pubblica per gli armamenti così da liberare risorse per lo sviluppo, rivedere gli attuali sistemi di governo nel senso di un maggior controllo democratico delle politiche economiche e monetarie, e adottare nuovi sistemi di applicazione della legge per combattere la criminalità organizzata». Il Forum Mondiale dei giovani per la Pace, all’interno del quale è stato consegnato il premio, è come una piattaforma a livello mondiale per migliorare lo scambio di buone pratiche tra associazioni e individui attivi nel settore della pace e riunisce un gran numero di professionisti di tutte le provenienze e da tutti gli angoli della Terra, che condividono la loro esperienza. Vari interventi intendevano rendere evidente come cercare alternative pacifiche ai conflitti hanno sempre risultati più efficaci, a tutti i livelli e sotto tutti i punti di vista, che le soluzioni di guerra. Sono anche state presentate testimonianze di rifugiati Siriani e di altri Paesi, di chi li ha accolti, e di altri che stanno portando il loro contributo, medico, artistico, spirituale per la pace.Il prossimo Forum si terrà a Florianopolis (Brasile) nel settembre 2016, e già è partito il lavoro di preparazione; un lavoro che è però il punto di arrivo di quello che è l’impegno nel quotidiano, come sottolineano le numerose impressioni e testimonianze raccolte dalle persone coinvolte. Una donna siriana, ad esempio, alla domanda su cosa direbbe agli amici dei Focolari che sono rimasti ad Aleppo, Damasco ed altre località della Siria, risponde: «La vita è preziosa. Se loro sono ancora in Siria, vuol dire che hanno ancora un dovere e un messaggio da portare lì. Chi attraversa ed esce dalla Siria, ha da continuare a lavorare, nello spirito di chi non può lasciare il Paese. Prego Dio continuamente di fermare la guerra e di salvarci da questa tragedia, per poter vivere in pace». (altro…)
Bernd Nilles (secondo da destra) nel Centro internazionale dei Focolari a Rocca di Papa (Roma)
In rete per il bene comune, sull’onda della Laudato Si’, che chiede azioni concrete in tempi rapidi: c’è convergenza di intenti tra Bernd Nilles e Maria Voce, che si sono incontrati al Centro internazionale dei Focolari a Rocca di Papa, lo scorso 9 settembre, insieme al copresidente, lo spagnolo Jesús Morán e alcuni collaboratori in rappresentanza dei giovani e di alcune agenzie dei Focolari (AFN, New Humanity, AMU, EdC). Lavorare sul cambiamento degli stili di vita è una delle priorità della CIDSE in questo momento storico, e il suo Segretario Generale lo sottolinea con forza. Formato nella gioventù cattolica tedesca, Bernd Nilles è stato attivista per i diritti umani, ha lavorato in programmi di cooperazione in Colombia ed è stato ricercatore presso l’Università di Duisburg per lo sviluppo e la pace. «Per fare questo lavoro ci vuole una grande motivazione», confida, e anche per questo cerca sempre nuove strade e nuove collaborazioni. L’evento di inizio luglio in Vaticano (Le persone e il pianeta prima di tutto), aveva permesso di conoscere il lavoro del Movimento dei Focolari nel campo dell’ambiente e dell’economia, e si sono cominciate a intravvedere piste di azione comune. «Abbiamo decenni di esperienza sull’influenza politica, ma per un reale cambiamento occorre anche una trasformazione personale. Voi siete esperti in questo…», afferma Bernd Nilles, curioso di saperne di più. «La vita del Vangelo non lascia le cose come sono – spiega Maria Voce – se vogliamo un cambiamento che sia reale, i pensieri, le ideologie possono accarezzare la mente, la fantasia, però è il Vangelo che trasforma, e c’è un popolo nel mondo intero che cerca di vivere in questo modo». L’enciclica Laudato Si’ è stata per le ONG legate alla CIDSE fonte di grande ispirazione per continuare a promuovere una visione di cambiamento di paradigma e per avviare una mobilitazione senza precedenti. In particolare la CIDSE è impegnata nella preparazione della conferenza mondiale sui cambiamenti climatici che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre. Ma la partita più importante si gioca fuori del palazzo dove stanno lavorando per creare eventi, manifestazioni, partecipazione popolare assieme ad organizzazione della societa’ civile di tutto il mondo. Anche New Humanity (ONG dei Focolari partner dell’UNESCO), sta lavorando insieme alle altre ONG per la preparazione di un documento per la conferenza di Parigi. L’incontro informale è l’occasione per presentare al CIDSE l’Atlante della Fraternità, primo frutto del lavoro dello United World Project, la piattaforma promossa dai giovani del Movimento dei Focolari nella quale convergono tutte le attività che possono essere definite come “azioni di fraternità”, indicizzate secondo precisi parametri. Intanto, in questi giorni, la mobilitazione per la pace ha avuto una forte risonanza sui social con l’hashtag #OpenYourBorders, che raccoglie iniziative concrete a sostegno dei rifugiati. «Ho consigliato la lettura della “Laudato Si” a molti miei amici atei, dicendo “Qui troverete degli input per un cambio radicale nel modo di vivere, che può salvare l’umanità” – afferma Jesús Morán – . Il partenariato che può sorgere tra noi mi sembra provvidenziale per camminare in questa direzione». «Si tratta – spiega – di promuovere lo stile della condivisione. Il cambio di paradigma non è una questione di cosmetica sociale ma di giustizia sociale, nei confronti di coloro per i quali il problema non è l’ambiente, ma la fame, l’accesso all’acqua potabile, la morte per malattie di cui esiste la cura da secoli. Bisogna quindi radicalizzare il discorso nel senso della giustizia. Ci vuole questo lavoro sulle coscienze con tutti i mezzi, a partire da azioni molto concrete e dando loro la massima visibilità». (altro…)