Movimento dei Focolari

Haiti dopo il terremoto

Tutti siamo stati partecipi in questi giorni della dolorosa situazione di Haiti e delle terribili conseguenze del fortissimo terremoto che ha devastato quelle terre. Dal primo momento abbiamo ricevuto messaggi di solidarietà dalla famiglia del Focolare di tutto il mondo, con richieste di notizie e assicurazioni di preghiere per le molte vittime e per la nazione tutta. Sei giorni dopo il devastante terremoto siamo riusciti a parlare telefonicamente con Wilfrid Joachin, coordinatore locale del Focolare, che vive a Mount-Organisé, una città nel nord di Haiti. Joachin fa un punto della situazione di questa parte del Paese: “Due dei nostri amici che studiano a Port-au-Prince sono sopravissuti. Quasi tutte le famiglie hanno perso uno o più dei loro membri nel terremoto, perché molte persone dai villaggi abitano temporaneamente nella capitale per studi o per lavoro. Una famiglia a Carice ha perso sette dei suoi otto figli. In questo momento, come conseguenza della distruzione a Port-au-Prince, tutti cercano di andare via dalla città, verso la campagna”. “Molta gente della capitale è arrivata a Ounaminthe (città del nord-est, situata sulla frontiera con la Repubblica Dominicana), senza niente in mano, perché hanno perso tutto quanto avevano a Port-au-Prince. E non sanno dove andare, senza mangiare da giorni ed elemosinando cibo e alloggio. Lo stesso accade in altre città, come Mount-Organisé, Savanette, Carice. Tutto il Paese è distrutto, rasato al suolo dal grande disastro. Noi siamo venuti con l’idea di costruire un centro per le famiglie povere”. Alcuni anni fa al Movimento dei Focolari in Haiti è stato dato un appezzamento di terra. Joachim e gli altri membri stanno adesso sviluppando un progetto per una costruzione che provvederà alloggio a venti famiglie. Nel frattempo, sarà allestito un centro di distribuzione di abiti, alimenti e di aiuto sanitario. C’è un ospedale vicino a Mount-Organisé e – continua Joachin – “ci prenderemo cura noi di queste famiglie, anche se le nostre risorse sono scarse”. Il gruppo dei Focolari in Haiti dipende molto dall’aiuto dall’esterno per essere in grado di portare a compimento questo progetto. Perciò, si fa appello alla generosità di quanti vorranno aiutare. Si può partecipare da subito. Per informazioni contattare: toronto@focolare.ca (altro…)

Giù le armi: religione, giovani e disarmo

Abolizione delle armi nucleari e di quelle convenzionali con una drastica riduzione generale delle spese militari: l’obiettivo della campagna internazionale di disarmo lanciata dalla conferenza mondiale giovanile che si è svolta a San José, in Costarica, dal 7 al 10 novembre scorso. L’iniziativa è della Global Youth Network, settore giovanile di Religioni per la pace, da anni impegnata nello sforzo di mobilitare energie e capacità creative dei giovani di diverse fedi in vista della pace. Alla conferenza erano presenti, tra altri sostenitori dell’iniziativa, alcuni Giovani per un mondo unito dei paesi limitrofi e rappresentanti del centro per il dialogo interreligioso dei Focolari. Si tratta di un piano globale adottato dalla VIII Assemblea Mondiale di Religioni per la Pace, tenutasi a Kyoto nel 2006, che aveva individuato nella sicurezza condivisa, una nozione chiave per il mondo d’oggi. La scelta del Costarica ha un valore particolarmente significativo. Il piccolo stato centro americano è, infatti, l’unico Paese al mondo ad aver approvato, già nel 1948, una legge per il disarmo interno, rispecchiata poi dallo stato di smilitarizzazione, inserito nella Costituzione dell’anno successivo. L’iniziativa di Global Youth Network è, fra l’altro appoggiata da varie organizzazioni fra cui la Mayors for Peace (Sindaci per la Pace) che raccoglie 2.926 sindaci di altrettante città in 134 Paesi.

“Interponiamo, tra le alluvioni dell’odio, la diga dell’amore”

“Quando nella Prima Guerra mondiale, vigilavo durante la notte in trincea, mi torturava sempre il pensiero del comandamento divino: ‘Quinto: non ammazzare’.” “Ogni cannone che viene costruito, ogni nave da guerra che viene varata, ogni razzo che viene preparato rappresenta un urto a coloro che hanno fame, a coloro che hanno freddo e non hanno da coprirsi.” “Ci occupiamo di generare la pace nella misura con la quale ci occupiamo di generare la guerra?” “Si dia alla pace almeno altrettanto di propositi, di decisione, di azione, di sacrifici che ai fuochi sudanti a preparare metalli.” “Muovere guerra alla guerra; rispondere con la carità alla bestialità: noi dovremmo, sull’esempio di Gesù, interporre tra le alluvioni dell’odio la diga della pietà e della carità.” “La pace è possibile con Cristo solamente. E la pace è scienza, è civiltà, è luce: come la guerra è ignoranza, è istinto, è buio. Aspettarsi, come s’è fatto, dalla carneficina una civiltà migliore […] è lo stesso che pretendere dalla ghigliottina il miglioramento pedagogico delle teste che recide.” “Il disprezzo dell’uomo e il suo deprezzamento derivano dal fatto che non si vede più in lui il Cristo; e allora all’amore è successo l’odio, la spiritualità del principe della morte. Non vale la protesta: e neppure valgono le armi, da quanto la storia incisa sulle nostre carni dimostra. Contro l’odio vale la carità: contro il disprezzo della persona vale solo il valutarla un altro Cristo; contro l’eliminazione, la deportazione, il genocidio vale solo l’amore, per cui si ama il fratello come si ama se stesso, sino all’unità, onde si fa tutto uno con lui, qualunque sia il suo nome.”

I piccoli di Krizevci

I piccoli di Krizevci

Krizevci è a 60 chilometri da Zagabria (Croazia). Qui in seguito alla guerra provocata dalla frantumazione della Yugoslavia negli anni ’90 i conflitti non sono arrivati direttamente, ma tutti i suoi abitanti ne hanno sentito le conseguenze, visto l’alto numero di profughi che anche in questa cittadina di 23.000 abitanti sono arrivati in quegli anni. Anche l’asilo, inaugurato nel 1995, ha riflettuto fin dall’inizio questa situazione: fra i primi bambini, dai 3 ai 6 anni, parecchi erano i figli dei profughi che la guerra ha portato qui dalla Bosnia e dalle zone occupate della Croazia. Adesso sono 110 i piccoli ospiti, e in questi anni ne sono passati oltre 400. Un passo per la ricostruzione del tessuto sociale di una società devastata dalla guerra. Forse è per questo che quando il vescovo Miklovs ha offerto un terreno per edificare la scuola materna, è partita subito una gara di solidarietà internazionale. Con il contributo dell’AMU, l’associazione “Azione per un mondo unito”, organizzazione non governativa legata al Movimento dei Focolari, e di altre realtà associative organizzate, come dai singoli cittadini, sono state fatte le opere in muratura, rifiniture, arredi, pavimentazione esterna, e messo a disposizione materiale didattico. “In tempi così difficili – aveva detto il sindaco di Krizevci durante la cerimonia di inaugurazione – quando sembra che nel mondo dominino solo l’odio, la violenza, la guerra, Krizevci è uno dei fari che cerca di portare la luce e la gioia in questo mondo di lacrime”. Un “raggio di sole” – E non è quindi un caso se l’asilo ha preso il nome di “Raggio di sole”. Un vero raggio di sole in questa terra martoriata sono i sorrisi, la vivacità travolgente di questi ragazzini, autentici e consapevoli protagonisti di questo luogo dove la speranza di un mondo di pace è palpabile realtà. Forse è proprio grazie a loro, che l’asilo ha saputo trasformarsi da oggetto della solidarietà a motore di iniziative di comuni, di associazioni, non solo di ispirazione religiosa. Così anche nella scelta del metodo pedagogico basato sulla pedagogia di comunione, si è provato, per primi in Croazia, ad applicare anche quello di Agazzi, educatrici italiane del primo dopoguerra, che utilizza un materiale didattico molto semplice, povero e naturale che il bambino rielabora con fantasia insieme ai suoi coetanei, sviluppando così la sua capacità di collaborazione e di integrazione. “Ma il valore fondamentale – spiega una delle insegnanti – vuole essere l’amore che crea una comunità viva. Avevo già lavorato in una scuola materna, ma qui c’è qualcosa di nuovo. E’ un lavoro di équipe, nel quale sono coinvolti anche i genitori.” Qui si educa alla pace – Intanto le attività dell’asilo di Krizevci si moltiplicano secondo le linee di un progetto formativo di “educazione alla pace”. In questo senso i bambini vivono esperienze forti di cultura del dare, visitando per esempio un vicino orfanatrofio, o prendendo contatto con altri asili, anche in Italia, intessendo una corrispondenza sempre più fitta. “Raggio di sole” si inserisce ed è una espressione della Mariapoli Faro, una cittadella dei Focolari che ripropone, anche in terra croata, uno stile di vita “cittadino” fondato sull’amore scambievole. La Mariapoli Faro sorge proprio all’interno del comune di Krizevci. Nella cittadella abitano oggi un centinaio di persone con storie, tradizioni, lingue, culture, religioni diverse: sono croati, sloveni, italiani, bosniaci, ungheresi, rumeni, ruteni. Chi passa per la cittadella non può restare indifferente. La gioia profonda dei suoi abitanti – che hanno fatto l’esperienza della guerra – ha la sua radice nel dolore superato con l’amore. (altro…)