Si avvicina la prima giornata mondiale dei nonni e degli anziani indetta da Papa Francesco per il 25 luglio 2021. I nonni Sarah e Declan O’Brien ci raccontano come vivono il loro dialogo con i nipoti che non hanno mai conosciuto Dio.Sono stata profondamente influenzata nel mio percorso di fede da mio nonno. Veniva da una famiglia tradizionale irlandese che si stabilì nello Yorkshire alla fine del 1800. Alla fine divenne, grazie al suo duro lavoro e alla sua natura onesta, un uomo d’affari rispettato e di successo a Bradford. Essenzialmente, era un uomo di Dio e amava la chiesa, ma non parlava molto di queste cose. La cosa che ho notato di lui era il suo amore per tutti e il suo amore gentile per me, sua nipote. Il suo modo di vivere ha avuto un grande effetto su di me e ha influenzato molto le decisioni che ho preso in seguito. Ora io e mio marito Declan siamo nonni! I genitori dei nostri quattro nipoti hanno scelto di non educare i loro figli alla fede in Dio. Noi rispettiamo le loro decisioni mentre cerchiamo di scoprire nuovi modi per trasmettere i valori della fede, offerti con creatività, divertimento e amore. Uno è quello di passare del tempo con i nostri nipoti dove vivono a Parigi. Papa Francesco ci dice: “Il tempo è più grande dello spazio”. Poiché i nostri quattro nipoti vivono all’estero, il tempo che passiamo con loro è ancora più importante. In questo tempo trascorso insieme, cerchiamo di amare i nostri nipoti con pazienza, tenerezza, gentilezza, misericordia e perdono. Anche noi sperimentiamo il loro amore e la loro misericordia. Naturalmente, siamo lontani dalla perfezione e facciamo molti errori lungo la strada, e nella vita familiare non possiamo nasconderci dietro una maschera. I nostri nipoti possono vedere la nostra autenticità o la mancanza di essa. Quando andiamo a trovarli ci sediamo tutti insieme intorno al tavolo per la cena. Ma a volte nostro figlio, una persona che ci impressiona per il suo amore verso tutti, instaura discussioni polemiche con noi. I nostri nipoti possono vedere come rispondiamo a queste situazioni, se cerchiamo solo di guadagnare punti l’uno sull’altro o se cerchiamo di avere un vero dialogo. Spesso non ci riusciamo, ma quando proviamo a metterci nei panni di nostro figlio, ascoltando bene, perdonandolo per alcune osservazioni oltraggiose, versandogli un altro bicchiere d’acqua, portando una luce positiva alla discussione, quando riusciamo in queste cose, e le nostre azioni sono ispirate dall’amore, questo speriamo sia notato dai nostri nipoti. Un secondo modo per trasmettere la nostra fede è condividere cose importanti con i nostri nipoti. Passare del tempo con loro ci permette di parlare, quando è il momento, “di cose importanti con semplicità e preoccupazione” (Amoris Laetitia 260). Cerchiamo di avere il coraggio di dire ciò che è veramente importante per loro. E anche loro possono parlare con noi, se siamo lì per ascoltarli, di cose importanti. E così riusciamo a vivere brevi dialoghi con loro, come tra amici. “Niente lunghe prediche, bastano poche parole”, dice Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari. Una terza via è la preghiera. Non siamo in grado di pregare con i nostri nipoti, ma naturalmente possiamo pregare per loro. E quando usciamo insieme per una passeggiata, a volte possiamo visitare una chiesa. Una volta siamo capitati in un’adorazione eucaristica dove hanno ricevuto la benedizione. Abbiamo goduto con loro del silenzio di stare in chiesa. Si accorgono che andiamo a messa e qualche volta hanno chiesto di venire con noi. I nostri nipoti non leggono storie della Bibbia, ma a Natale abbiamo ricevuto un bel libro pop-up per bambini e ho letto ai nostri due nipoti la storia del Natale, che non avevano mai sentito. Forse l’unica Bibbia che possono leggere è attraverso di noi. La nostra speranza, la nostra gioia, il nostro amore possono essere la loro buona notizia, “una fonte di luce lungo il cammino”, come ha scritto Papa Francesco nell’Amoris Laetitia (290).
Sarah e Declan O’Brien
Pubblicato per la prima volta su Living City e condiviso all’Incontro Mondiale delle Famiglie 2018 a Dublino(altro…)
L’incontro con la Presidente Margaret Karram e il Copresidente Jesús Moran è stata un’occasione di conoscenza reciproca e profonda comunione nel comune impegno verso l’unità. Sabato 26 giugno una delegazione della Chiesa luterana tedesca ha visitato il Centro internazionale dei Focolari a Rocca di Papa (Italia). Accolti dalla Presidente dei Focolari Margaret Karram e dal Copresidente Jesús Morán, i membri della delegazione hanno incontrato anche il Centro “Uno” per l’unità dei cristiani e alcuni componenti del Consiglio generale del Movimento. Nella delegazione erano presenti il Vescovo Frank-Otfried July, Presidente della sezione tedesca della Federazione Luterana Mondiale (DKN/FLM), i Vescovi Ralf Meister e Karl-Hinrich Manzke, rispettivamente Presidente e incaricato per i rapporti con la Chiesa cattolica dell’Unione delle Chiese luterane tedesche (VELKD). Un’occasione di conoscenza reciproca e profonda comunione. L’ascolto reciproco ha portato tutti a sentirsi fratelli e sorelle già uniti in Cristo. L’incontro con la Presidente Karram e il co-presidente Morán, in particolare, è stato un momento di scambio su come affrontare le sfide del mondo di oggi. Emergeva dal dialogo una sintonia nella “passione per l’unità in Cristo” che però si deve estendere a tutta l’umanità: l’amore evangelico ci spinge a cercare la sorella e il fratello accanto a noi. La condivisione di esempi concreti di vita evangelica, di riconciliazione anche nel piccolo, di scelta di Dio nel quotidiano, ha offerto ai partecipanti speranza nel cammino di unità che si sta cercando di portare avanti anche a livello teologico e istituzionale. “Cambiare prospettiva – diceva uno dei Vescovi – significa rendere più concreto cosa significa seguire il Messia. Iniziare da se stessi, non chiedersi cosa voglio ricevere? Ma piuttosto cosa voglio dare, cosa posso dare? Chi vive così è ispirato dallo Spirito e chi è ispirato dallo Spirito è speranza per il mondo”. La delegazione era a Roma in occasione della commemorazione del cinquecentesimo anniversario della scomunica di Martin Lutero da parte di Papa Leone X che segnò, a 4 anni dell’inizio della Riforma (1517), la definitiva rottura all’interno della Chiesa d’occidente. Un anniversario celebrato oggi, però, non per sancire la spaccatura, ma piuttosto per evidenziare, approfondire e sviluppare gli oltre “cinquant’anni di costante e fruttuoso dialogo ecumenico tra cattolici e luterani” che, come si legge nel documento scritto in occasione della Commemorazione Congiunta cattolico-luterana della Riforma del 2016, “ci hanno aiutato a superare molte differenze e hanno approfondito la comprensione e la fiducia tra di noi”[1]. Il giorno precedente alla visita ai Focolari, Papa Francesco incontrando i rappresentanti della Federazione Luterana Mondiale nell’anniversario della Confessio augustana (25 giugno 1530), aveva detto tra l’altro: “Cari fratelli e sorelle, in cammino dal conflitto alla comunione, nel giorno della commemorazione della Confessio Augustana siete venuti a Roma perché cresca l’unità tra di noi. (…) Ho detto ‘in cammino dal conflitto alla comunione’, e questo cammino si fa soltanto in crisi: la crisi che ci aiuta a maturare quello che stiamo cercando. Dal conflitto che abbiamo vissuto durante secoli e secoli, alla comunione che vogliamo, e per fare questo ci mettiamo in crisi. Una crisi che è una benedizione del Signore”[2]. Durante il soggiorno a Roma la delegazione della Chiesa luterana tedesca ha avuto vari incontri in Vaticano, come quello con il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, nei quali si sono affrontati anche temi scottanti di carattere pastorale come, per esempio, per i matrimoni misti l’ammissione all’eucaristia del partner non cattolico. Tra gli incontri previsti, oltre a quello con il Movimento dei Focolari, anche uno con la Comunità di Sant’Egidio.
Martedì 8 giugno 2021 alle ore 13 locali fermiamoci in ogni fuso orario per pregare per la pace per la Terra Santa, il Myanmar e per tutto il mondo, ciascuno secondo la propria tradizione.“Con UN MINUTO PER LA PACE 2021 l’8 giugno alle ore 13 (locali) invitiamo tutti: cattolici, cristiani delle diverse confessioni, credenti di tante religioni, uomini e donne di buona volontà a unirsi per pregare e lavorare insieme per la pace in tutto il mondo, in particolare a Gerusalemme, tra israeliani e palestinesi e in Myanmar”. Questo l’appello lanciato dal Forum Internazionale Azione Cattolica (FIAC) insieme alle AC italiana e argentina, dall’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche (UMOFC) e da altre associazioni. Il Movimento dei Focolari aderisce a questa iniziativa e invita tutti ad unirsi spiritualmente per questo momento particolare. La data ha un alto significato simbolico: l’’8 giugno 2014 si è svolto nei Giardini Vaticani l’incontro “Invocazione per la pace” promosso da Papa Francesco insieme al Presidente di Israele Simon Peres, al Presidente dell’Autorità Palestinese Maḥmūd ʿAbbās – Abu Mazen, con il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I. A questo incontro era presente anche Margaret Karram, attuale Presidente dei Focolari, che in quell’occasione ha recitato la preghiera per la pace di San Francesco d’Assisi. “Credo nella forza della preghiera perché l’ho vista in azione molte volte, come l’8 giugno 2014, quando Papa Francesco volle quello straordinario momento che è stato “l’invocazione per la pace” in Terra Santa – ricorda la Karram in un’intervista al quotidiano italiano Avvenire – (…) Io ho avuto il privilegio di leggere davanti a loro la preghiera per la pace di S. Francesco d’Assisi. È stata un’esperienza fortissima. Ci si potrebbe chiedere: ‘Ma a cosa è servita questa preghiera?’. È stato un punto luminoso al quale guardare, perché la preghiera – come ha detto l’allora il Custode di Terra Santa – non è una cosa che produce qualcosa, la preghiera genera. Allora dobbiamo continuare a generare la pace dentro il nostro cuore prima di tutto e con tutti gli altri”. Da quella data storica, ogni anno in quel giorno dell’8 giugno il Forum Internazionale Azione Cattolica invita al “Un Minuto per la Pace” per implorare insieme, in tutto il pianeta, la fine di ogni conflitto. Tocca a noi! Coinvolgiamo e diffondiamo questa iniziativa per contare in tutto il mondo un numero sempre più grande di MINUTI PER LA PACE.
Dal 16 al 25 maggio 2021 l’evento vedrà la partecipazione di oltre 1 miliardo di persone nel mondo per dare testimonianza che si può ancora fare qualcosa per il pianeta.Il 9 maggio scorso, a conclusione della Settimana Mondo Unito, i Giovani per un Mondo Unito dei Focolari per il prossimo anno 2021-2022 hanno lanciato una nuova azione: #daretocare per le persone e per il pianeta, proponendo una “conversione ecologica” attraverso iniziative che possano coinvolgere associazioni, enti, Istituzioni, ma anche attraverso i nostri semplici gesti quotidiani, per spezzare la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo, tipica della cultura dello scarto. Il Movimento dei Focolari è partner del Global Catholic Climate Movement (Movimento Cattolico Globale per il Clima) e collabora con associazioni, enti, organizzazioni, istituzioni, movimenti di Chiese diverse e con varie religioni e culture per la cura del pianeta. Una rete globale di persone che hanno a cuore la cura del pianeta. Lo scorso anno Papa Francesco aveva lanciato la Settimana Laudato Si’ in occasione del 5° anno dell’enciclica sull’ambiente. Al termine Francesco ha indetto l’Anno Speciale Laudato Si’ per approfondire l’enciclica sull’ecologia, dando appuntamento alla prossima “Settimana Laudato Si” dal 16 al 25 maggio 2021, che coincide con il sesto anniversario (24 maggio) dell’enciclica. L’evento è organizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano e Integrale insieme a Renova, CIDSE, Caritas Internationalis, Gesuiti – Compagnia di Gesù, Unione Internazionale Superiore Generali, GPIC – Curia Generale Francescani OFM, Unione Superiore Generali. U.S.G. e facilitato dal Movimento Cattolico Mondiale per il Clima in collaborazione con circa 150 organizzazioni cattoliche tra cui i Focolari. L’obiettivo è quello di far maturare una conversione ecologica soprattutto attraverso il dialogo ed è previsto anche un evento dove ci saranno testimonianze di leader religiosi in paesi di tutto il mondo, compresi quelli devastati dalla pandemia COVID-19, come India, Stati Uniti, e le Filippine. La “Settimana Laudato Si’” servirà anche per pianificare ulteriori azioni in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sulla Biodiversità (COP15), la 26esima Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP26), e per il decennio a venire. La “Settimana Laudato Si’” avrà un programma ricco di azioni, webinar e testimonianze per dialogare, scambiarsi opinioni, proporre azioni concrete per il pianeta. Il tema è “Poiché sappiamo che le cose possono cambiare” (Laudato Si’ 13), per mettere in luce la speranza nel mondo che ancora qualcosa si può fare per invertire la rotta. La Settimana mostrerà anche l’impatto trasformativo della “Laudato Si’” sull’educazione mondiale e prevederà il festival “Canzoni per il Creato”, la giornata di azione mondiale ed il lancio della Piattaforma di Iniziative “Laudato Si’”. Tutti gli eventi mondiali saranno tradotti simultaneamente in inglese, spagnolo, italiano, portoghese, polacco e francese. Leader di varie religioni da tutto il mondo, relatori e autori di fama mondiale, più di un miliardo di persone si riuniranno per celebrare anche la conclusione dell’Anno Speciale Laudato Si’ alla fine di questo mese. “In un momento in cui il grido della terra e il grido dei poveri diventano sempre più intensi, la ‘Settimana Laudato Si’’ è l’opportunità perfetta per prenderci cura della nostra casa comune – afferma Tomás Insua, Direttore Esecutivo dal Movimento Cattolico Mondiale per il Clima -. Il tempo scorre. Tutti sono invitati e desiderati a partecipare alla celebrazione e all’azione, attraverso attività locali, eventi online e tanto altro”.
Nella periferia orientale di Lima in Perù la comunità dei Focolari assiste ogni giorno la gente che vive in estrema povertà, condividendo cibo, aiuti materiali, alfabetizzazione ed esperienze del Vangelo. Huaycán si trova nella periferia orientale di Lima (Perù). Dei 200.000 abitanti, il 90% sono immigrati dalle Ande, in fuga dalla povertà. Conservano le loro tradizioni e la loro lingua, il quechua, l’antica lingua degli Incas. Nelle parti più alte delle colline, la gente vive in estrema povertà. Le loro case hanno pavimenti in terra battuta e una sola stanza (i letti accanto alla cucina), mancano di acqua potabile, elettricità, fognature…. La maggior parte di loro sono venditori ambulanti. Alcune donne fanno le pulizie in casa e alcuni uomini sono operai edili o raccoglitori di rottami. La comunità di Lima ha guardato e scelto questa “ferita di Cristo” per amarla con predilezione. “Siamo arrivati a Huaycán – ricorda Elsa – nel 1998, quando Tata, Carmen, Maria e Milagros ed io portammo la Parola di Vita ad una comunità vicina alla “Scuola Fe y Alegría” delle Suore Francescane. Poi si sono aggiunti Elba, Mario, Lula, Yeri, Fernando e Eury, Cristina… Siamo andati nelle zone alte delle colline e abbiamo condiviso con i più poveri dei poveri le esperienze del Vangelo. Hanno sofferto di malattie, violenza familiare, promiscuità, disoccupazione, droga, fame”. “Ci sedevamo sulle pietre – dice Elba – poi, man mano che diventavano più sicuri, tiravano fuori le loro sedie. In inverno, ci invitavano nelle loro umili stanze. Lì abbiamo incontrato Olinda, la cuoca della scuola, che ha aperto la sua casa per incontrarci. Una bella persona, il nostro punto di riferimento locale. La morte di suo figlio prima e la sua morte improvvisa poi, ci hanno causato molto dolore”. Per alleviare i bisogni, la comunità di Lima ha lanciato diverse iniziative: aiuti materiali, sostegno educativo per i bambini, formazione e alfabetizzazione per gli adulti, sostegno psicologico, follow-up e assistenza sanitaria, vendita di vestiti di seconda mano. “Ogni anno festeggiamo insieme il Natale e la festa della mamma, organizziamo gite e alcuni partecipano alla Mariapoli annuale – ricorda Mario -. Una coppia, dopo essersi preparata, si è sposata durante una delle Mariapoli, in presenza dei loro cinque figli e parenti. È stato un evento che ha segnato la loro vita, come la vita di tanti altri che hanno incontrato il Dio dell’Amore”. “Con la pandemia – continua Cristina – molti hanno perso il lavoro e non hanno abbastanza per nutrire i loro figli. Ci siamo organizzati con alcune famiglie per procurare il cibo necessario e distribuirlo ai più bisognosi. Una donna ha installato un forno, che era rimasto inattivo, per produrre pane. Da marzo a giugno, abbiamo distribuito 140 cesti di cibo e 12.720 pani. Abbiamo incontrato la comunità più povera Granja Verde, bisognosa di una sala da pranzo dove preparare il cibo. Ci siamo organizzati: hanno offerto un pezzo di terra e hanno posato il pavimento di cemento. Abbiamo fornito la cucina con gli utensili necessari e un serbatoio di 2.500 litri di acqua potabile. La sala da pranzo è stata inaugurata il 15 novembre 2020 e ha iniziato a funzionare il giorno seguente. Oggi produciamo 100 pasti al giorno. Sappiamo, come ci ricorda Papa Francesco, che se ci dimentichiamo dei poveri, Dio si dimenticherà di noi. Huaycán, il punto dolente di Cristo, è il nostro preferito e la nostra grande opportunità di ottenere la benedizione di Dio”.