25 Ago 2020 | Ecumenismo
Il carisma di Chiara Lubich per l’unità dei cristiani. Intervista a Lesley Ellison, anglicana, la prima focolarina non cattolica a seguire Chiara.
Vivere insieme il Vangelo, Parola di Dio; amare il fratello come Gesù ha fatto, fino a morire per l’altro; vivere per l’unità tra i credenti in Cristo, al di là di ogni appartenenza e divisione. È in queste dimensioni che si snoda il potenziale ecumenico del carisma dell’unità di Chiara Lubich. “Una spiritualità completamente ecumenica” la definisce il Card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, nella prefazione al libro “Una spiritualità per l’unità dei cristiani. Pensieri Scelti”, edito da Città Nuova, che raccoglie alcuni discorsi e risposte date in ambito ecumenico della fondatrice dei Focolari, a cento anni dalla sua nascita. L’introduzione è curata dalla presidente dei Focolari Maria Voce e la postfazione offerta dall’allora Segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, rev. Olav F. Tveit, ora Presidente della Conferenza dei vescovi luterani in Norvegia. Lesley Ellison, focolarina anglicana, è la prima focolarina non cattolica a seguire Chiara: La tua esperienza ha aperto la strada a tanti. Hai mai avuto esitazioni? “Sono cresciuta in una famiglia protestante con pregiudizi verso i cattolici, e in quel tempo a Liverpool le due comunità erano separate. Come Chiara, anch’io volevo donare la mia vita a Dio. Quando l’ascoltai per la prima volta, nel 1967 a Canterbury, frequentavo le focolarine di Liverpool da un anno, cercavamo di vivere il Vangelo, ma non sapevo che fossero cattoliche, siccome non conoscevo la comunità di persone attorno al focolare. Quando mi accorsi che erano tutti cattolici ne fui turbata, ma a Canterbury, ascoltando Chiara capii che Dio ama tutti, e che “tutti” include anche i cattolici! Sentivo di dover fare un passo dentro di me e mettere da parte i pregiudizi. Arrivati a Liverpool una coppia cattolica mi ha offerto un passaggio verso casa. Era una cosa inaudita: “Ma sono protestante” ho detto. “Va benissimo! Ci vogliamo bene!” mi risposero. Era la mia prima esperienza ecumenica”! Quando hai sentito che la Spiritualità dell’unità poteva essere la tua? “Nel 1967 andai a visitare la cittadella di Loppiano. Durante la visita ci fu una messa cattolica ma, io, anglicana, non potei ricevere l’Eucarestia. Questa spaccatura fra le nostre Chiese mi sembrò assurda, così dolorosa che dentro di me gridai a Gesù: “Cosa posso fare?” E mi sembrò di sentirlo rispondere: “Dammi la tua vita per l’unità””. Vivere il Vangelo è la via che Chiara ha indicato per l’unità. Perché, da anglicana, questa proposta ti ha colpito? “La mia formazione di giovane anglicana mi chiedeva di “ascoltare, leggere, prendere in rilievo, imparare e digerire interiormente” la parola di Dio. Così l’idea di “vivere il Vangelo”, che ho sentito per la prima volta nel focolare, era di una novità assoluta e ha dato alla mia vita Cristiana una nuova dimensione comunitaria”. Gesù ci chiede di amarci come lui stesso ha fatto, fino a dare la vita per l’altro. Cosa significa questo per te nei rapporti con persone di altre Chiese? “Nella parola “come”, trovo tutto il carisma di Chiara, Gesù crocifisso e abbandonato che è Vita. È il modo in cui Dio stesso ha voluto dialogare con l’umanità, ed è il modello che ci offre per qualsiasi dialogo fra di noi e con lui. Dare la vita per me vuol dire accogliere l’altro, ascoltare, mettere da parte pensieri e giudizi. Ma anche offrire i miei pensieri con distacco dagli stessi. È così che Chiara ha fatto con me e con ogni persona che ha incontrato. Ed è così che cerchiamo di vivere i rapporti fra di noi nel Movimento”.
Claudia Di Lorenzi
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24 Ago 2020 | Chiara Lubich
La pandemia del Coronavirus ha fatto saltare programmi, strutture e procedure in tutti gli ambiti della vita umana. Dappertutto c’è tanto bisogno di creatività per trovare nuove risposte alle sfide che pone questa situazione. È di grande attualità quanto ha proposto Chiara Lubich già nell’anno 1983. Dio parla a noi in vari modi: tra questi vi sono le ispirazioni dello Spirito Santo. Dobbiamo, dunque, servire Dio seguendo anche le indicazioni della voce sottile dello Spirito che parla in noi. Lo Spirito Santo! La Terza Divina Persona che è Dio, come il Padre è Dio e come lo è il Verbo! (…) Egli è nel cuore dei cristiani; è dunque qui nel mio cuore; Egli è nel cuore dei nostri fratelli. (…) Diveniamo attenti ed assidui allievi di questo grande Maestro. Facciamo attenzione ai suoi tocchi misteriosi e delicatissimi. Non lasciamo cadere nessuna di quelle che possono essere sue ispirazioni. Se i primi tempi [del nostro Movimento] abbiamo fatto tanto cammino mettendo in pratica il motto: “Ogni idea, una responsabilità”, ricordiamo che le idee che fioriscono nella mente di una persona che s’è proposta d’amare sono spesso ispirazioni dello Spirito Santo. E perché ce le dà? Per beneficare noi e il mondo attraverso di noi, perché portiamo avanti la nostra rivoluzione d’amore. Attenzione allora: ogni idea, specie se pensiamo possa essere un’ispirazione, sentiamola come una responsabilità da cogliere e mettere in pratica. Così facendo, avremo trovato un ottimo modo per amare, onorare, ringraziare lo Spirito Santo.
Chiara Lubich
(in una conferenza telefonica, Mollens, 1 settembre 1983) Tratto da: “Ogni idea, una responsabilità”, in: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, pag. 127. Città Nuova Ed., 2019. (altro…)
22 Ago 2020 | Collegamento
Bintou Konaté, musulmana, con le amiche cristiane ha trasformato il dolore in un’opportunità per aiutare la sua comunità. A cura di Stefania Tanesini, Egilde Verí, Marco Tursi. https://vimeo.com/430766400 (altro…)
21 Ago 2020 | Cultura
È uscito recentemente il nuovo libro del Copresidente dei Focolari, Jesús Morán, dal titolo: “Carisma e profezia”. In continuità con il precedente volume “Fedeltà Creativa. La sfida dell’attualizzazione di un carisma”, Morán offre in questo testo, a partire da alcune conversazioni tenute negli ultimi tre anni, la sua riflessione sul “genio ecclesiale” di Chiara Lubich. Ne parliamo con l’autore.
Come nasce l’idea di questo libro? Avevo questi testi che non erano ancora pubblicati e pensavo di onorare Chiara Lubich nell’anno del suo Centenario e, allo stesso tempo, fare un atto d’amore a tutti nel Movimento dei Focolari. Da quando ho cominciato ad usare questa espressione, “il genio ecclesiale di Chiara”, diversi anni fa, ho visto che a tanti piaceva, e cioè che coglievano in essa un concetto-sintesi che poteva definire la meravigliosa unità sinergica tra la persona di Chiara e il suo carisma, come il “tutto nel frammento”. Sono convinto che Chiara, oltre ad essere stata dotata da Dio di un “genio ecclesiale” sia, davvero, un “genio ecclesiale”, in continuità con altri che ci sono stati nella Chiesa e che hanno aperto orizzonti nuovi, sempre incardinati nella tradizione che risale allo stesso Gesù. Era doveroso approfondirlo in questo Centenario. Come lei stesso ha più volte spiegato, il Movimento dei Focolari, dopo la fase carismatica, sta vivendo la sua fase storica, quella che ha definito “di fedeltà creativa”. È la fase dunque dell’incarnazione nella storia delle profezie di Chiara. Quale secondo lei il principale contributo che il Movimento dei Focolari oggi può dare nell’attuazione di tali profezie in ambito ecclesiale, nel cammino verso l’ut omnes? Quando affermo che siamo entrati nella fase della fondazione storica del Movimento, in fedeltà creativa alla fase della fondazione carismatica, non intendo contrapporre dialetticamente le due fasi. Infatti, anche la fondazione carismatica è stata storica e, quindi, anche quella storica non è priva di carismaticità. Ma sono due fasi diverse, con accenti diversi, che toccano sia il fondo che la forma delle cose. Non c’è dubbio che oggi il tema dell’incarnazione del Carisma dell’unità acquisisca una pregnanza e una urgenza particolari. La fedeltà creativa si esercita sempre tenendo presenti due principi: l’ascolto delle domande che Dio pone nel mondo, l’ascolto di ciò che Dio continua a dire nel nucleo fondante del carisma. A mio avviso, una delle domande che Dio pone alla Chiesa che cammina nella storia del mondo è quella che, sinteticamente, potremmo chiamare “sinodalità”, con le sue aggettivazioni: aperta, comunionale, prossima, attenta alla dignità della persona, specialmente di quelle più vulnerabili. Il Movimento dei Focolari contribuisce a questo cammino ecclesiale con una accentuazione particolarissima, che nasce dal cuore del carisma, e cioè l’esperienza vitale ed incarnata di Dio uno e trino che si fa storia, senza la quale la sinodalità si riduce ad una nuova organizzazione priva della vita dello Spirito. E quali invece gli aspetti di incarnazione di tali profezie per i quali c’è ancora molta strada da fare? Penso che per essere all’altezza della nostra vera vocazione nella Chiesa, i membri del Movimento devono crescere nel cosiddetto sensus ecclesiae. Non che non ci sia, ma c’è bisogno di crescere, che vuol dire vincere definitivamente ogni autoreferenzialità e raggiungere quella maturità che gli ultimi papi ci auguravano. Inoltre bisogna superare ogni dualismo tra impegno civile e impegno ecclesiale, guardando al modello che da sempre teniamo come cristiani nella figura di Gesù, l’uomo-Dio, veramente uomo e veramente Dio. Che cosa vorrebbe dire, a cuore aperto, anche alla luce delle riflessioni che offre nel suo testo, mentre si avvicina la conclusione di questo sessennio nel quale è stato Copresidente del Movimento dei Focolari? Io prego perché Dio ci dia le grazie necessarie per attualizzare vitalmente e radicalmente il carisma di Chiara Lubich. Penso che dobbiamo ripartire, rinascendo dal cuore del carisma, da ciò che noi chiamiamo l’Ideale, e da lì mettere in moto le riforme necessarie perché il Movimento, anche in quanto istituzione, rifletta sempre meglio la vita umano-divina che lo anima. E rinascita vuol dire purificazione e conversione.
A cura di Anna Lisa Innocenti
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19 Ago 2020 | Nuove Generazioni
Stiamo assistendo a un periodo di grandi cambiamenti, trasformazioni e contraddizioni che possono aprire nuovi modi per cercare il bene comune. Attraverso la nuova campagna #daretocare i giovani dei Focolari vogliono porre il tema della cura in cima dell’agenda politica locale e globale. Dal 20 giugno scorso è partita la nuova campagna dei giovani del Movimento dei Focolari dal nome #daretocare – in continuo aggiornamento sul sito dello United World Project -, cioè “osare e prendersi cura”, farsi carico delle nostre società e del pianeta. Cosa c’entra #daretocare con la politica? Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari credeva che ci fosse una vera vocazione alla politica, una chiamata personale percepita nella propria coscienza e nata da certe circostanze, ispirata da un bisogno sociale debole che sta chiedendo aiuto, da un diritto umano violato o dal desiderio di fare qualcosa di buono per la propria città o nazione. Ma è valido ancora oggi? Javier Baquero da Bogotá in Colombia, Cristina Guarda dall’Italia e Frantisek Talíř da Zubčice in Repubblica Ceca ci aiutano a rispondere a questa domanda. Loro sono giovani del Movimento dei Focolari e fanno parte della rete del Movimento Politico per l’unità, espressione dei Focolari per una cultura dell’unità in politica.
“Ho lavorato in politica da quando avevo 13 anni e formalmente al governo da quando ne avevo 18 – racconta Javier che oggi lavora all’ufficio del sindaco di Bogotá -, e ho lavorato con persone che hanno integrità, che hanno la capacità di affrontare la corruzione, che sono trasparenti. Quindi forse ci sono persone corrotte, ma sono solo alcune. Per me il principio più importante in politica è il servizio. Perché uno mette le proprie conoscenze, abilità, professioni al servizio di una società, dell’umanità, del pianeta. E non lo fai da solo ma insieme ad altre persone. Quindi, il principio che dovrebbe guidare ogni politico è il servizio, un atteggiamento di servizio per rispondere ai bisogni di una società. #daretocare, osare e prendersi cura significa innanzitutto sentire ed essere vicino ai problemi della mia città ma non solo: è pensare e costruire politiche pubbliche per risolvere questi problemi”.
Cristina che negli ultimi cinque anni è stata in politica aggiunge: “Sì, lo so, a volte mi sento disgustata osservando l’odio creato da alcuni politici, la cospirazione del silenzio, la pigrizia o la sordità di fronte ad alcuni problemi complessi. Ma per questo motivo, io e noi dobbiamo agire e fare del nostro meglio. Nella mia azione politica voglio esprimere il mio intenso amore per gli altri facendo del mio meglio per aiutarli a vivere meglio, per alleggerire le loro preoccupazioni e dare loro tutti gli strumenti per realizzare le loro vite così come le sognano”.
“La politica non è male in sé. La politica è fatta da politici, che possono essere più o meno bravi a farla – afferma František, attivista politico regionale. Ecco perché è necessario che i nuovi politici entrino sempre in questo campo e provino a farlo nel miglior modo possibile. Parlare di politica come un servizio è ciò che Papa Francesco mi ha suggerito quando ci siamo conosciuti un anno e mezzo fa. Penso che questa sia la ricetta per una buona politica. La chiave sta realmente nel servire gli altri. Il punto cruciale è il mio pensiero: faccio politica per me stesso o lo faccio per servire? E ogni volta che devo prendere una decisione – piccola o grande – posso scegliere: sto mettendo me stesso per primo o gli altri? E se gli altri vengono messi al primo posto allora andrà tutto bene”! Ecco perché è importante creare reti, pensare e agire a favore del bene comune, prendersi cura di tutti. Per seguire gli eventi della campagna #daretocare visitate il sito dello United World Project.
A cura dei giovani dei Focolari
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