Il Movimento Politico per lโUnitร insieme allโONG New Humanity, espressioni del Movimento dei Focolari, con il supporto di Porticus promuovono il progetto politico globale dal titolo โUna umanitร , un pianeta: leadership sinodaleโ. Rivolto a giovani tra i 18 e i 40 anni con esperienza in rappresentanza politica, leadership governativa o nei movimenti sociali, il programma offre formazione accademica, mentoring personalizzato e un hackathon a Roma con esperti internazionali.
Obiettivo: rafforzare la partecipazione dei giovani politici nei processi di advocacy politica a livello globale, attraverso un percorso di riflessione e azione collaborativa tra leader socio-politici, generando una rete globale di giovani leader provenienti da diversi continenti. Una sfida per superare le attuali crisi (sociali, ambientali, politiche ed economiche) e contribuire a creare una rete di leadership per la generazione e lo sviluppo di strategie politiche a livello internazionale.
Il programma partirร a fine aprile 2025, la scadenza per la presentazione delle domande รจ il 31 marzo, avrร la durata di due anni e sarร totalmente gratuito. Sono previsti contributi di prestigiose istituzioni accademiche e ONG internazionali. Il percorso sarร misto, sia in presenza che online attraverso moduli interattivi con esperti provenienti da tutto il mondo, tra cui importanti leader politici e professori di rinomate universitร . ร previsto un evento di una settimana a Roma โ dal 6 al 12 ottobre 2025 – con ospiti di livello internazionale per co-creare proposte di azioni collaborative a livello globale per risolvere le attuali sfide sociali, ambientali ed economiche.
La lingua non dovrร essere un ostacolo. Per questo motivo negli incontri sincroni ci saranno traduzioni in spagnolo, portoghese, francese, inglese, italiano o altra lingua in base alle esigenze.
Cosa offre il programma?
ร un processo di azione collettiva globale che integra formazione, informazione, relazioni, strumenti e incontri. Offre esperienze e strumenti per aumentare la qualitร della politica e migliorare lโincidenza sulla trasformazione sociale. Sono previsti spazi di formazione e costruzione collettiva di conoscenze con scambio con docenti ed esperti internazionali, con spazi di riflessione tra i partecipanti. I giovani partecipanti saranno sempre accompagnati da un mentore con esperienza politica per migliorare il proprio progetto politico in ambito sociale, economico e ambientale e saranno inseriti-dal secondo anno-in una rete globale di 600 giovani leader provenienti da diversi continenti.
Al termine sarร consegnato un diploma formale che attesta la partecipazione al programma.
In questโanno dedicato al Giubileo della speranza i e le Gen4 di Roma โ i bambini del Movimento dei Focolari – hanno iniziato un percorso a tappe per approfondire la storia della cristianitร e capire come vivere il Giubileo nella loro cittร che accoglie milioni di pellegrini provenienti da tutto il mondo. Le tappe riguardano le basiliche vaticane a Roma: San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura, Santa Maria Maggiore. Come guida hanno chiesto aiuto a Padre Fabio Ciardi, OMI, professore di teologia spirituale e autore di numerosi libri e pubblicazioni.
Prima tappa: basilica di San Pietro
Ad ottobre 2024, a due mesi dallโinizio del Giubileo, 33 bambini con altrettanti adulti, prima di entrare in basilica di san Pietro hanno potuto conoscere una realtร del tutto particolare, situata a fianco della residenza dove alloggia Papa Francesco. ร il Dispensario di Santa Marta, un luogo dove il Vangelo si fa carne ogni giorno e si manifesta attraverso lโaiuto a centinaia di mamme e bambini. Unโoccasione per spiegare ai Gen4 come si puรฒ vivere concretamente il Giubileo aiutando il prossimo.
โร un vero e proprio consultorio familiare, che ha iniziato questโopera di attenzione ai bambini poveri e alle loro famiglie nel 1922 – spiega Padre Fabio -. Oggi sono oltre 400 i piccoli che, con le loro mamme, sono assistiti gratuitamente da una sessantina di medici volontari. Sono per la maggior parte persone senza permesso di soggiorno, senza assistenza sanitariaโ. Visite ginecologiche e pediatriche, ma anche visite odontoiatriche per i senzatetto.
Padre Fabio quindi lega il suo racconto con la storia di San Pietro attraverso alcuni disegni. I bambini in solenne silenzio ascoltano la sua voce attraverso le cuffiette: โGesรน incontra Simone il pescatore e lo invita a seguirlo. โVieni con me, gli dice, ti farรฒ pescatore di uominiโ. E gli dร un nome nuovo, lo chiama Pietro, che vuol dire pietra, perchรฉ vuole costruire su di lui la sua Chiesaโ. E via via che il racconto continua, ci si sposta in basilica per pregare sulla tomba di San Pietro. โPietro venne a Roma. Quando Nerone incendiรฒ la cittร diede la colpa ai cristiani e Pietro fu ucciso nel circo dellโimperatore Caligola che Nerone aveva rinnovatoโฆe finalmente la tomba di san Pietro nella sua basilicaโ. Cโรจ aria di forte raccoglimento fra i Gen4, nonostante la grande affluenza di turisti in questo sabato pomeriggio romano. Andando verso la Porta Santa si cammina alla scoperta di alcune opere dโarte. โQuesta Madonna era molto cara a Chiara Lubich – racconta Padre Fabio nella navata di destra -: ogni volta che veniva in basilica si fermava qui per pregare Mariaโ.
La tappa a San Giovanni in Laterano
Arriva cosรฌ la seconda tappa nel mese di gennaio 2025. Stavolta il gruppo รจ piรน corposo: 140 persone fra cui 60 bambini, sempre sotto la guida esperta di Padre Fabio, si sono ritrovati per scoprire la basilica di San Giovanni in Laterano, ricca di sorprese e tesori legati alla storia della cristianitร . Attenti e incuriositi, con le cuffiette alle orecchie, per poco piรน di due ore i Gen4 sono rimasti ad ascoltare lโintenso racconto di Padre Fabio.
Gen4 a San Giovanni in Laterano Gen4 a San Giovanni in LateranoGen4 a San Giovanni in Laterano
โร stato bello raccontare la storia dellโobelisco, รจ stato bello spiegare il significato del chiostro โ scrive Padre Fabio sul suo blog -, รจ stato bello raccontare le storie di san Giovanni Battista e di san Giovanni evangelista e di lasciare che i bambini andassero a scoprire le loro statue nella basilica. ร stato bello mostrare lโantica cattedra del Papa e quella attuale, sulla quale si siede per prendere possesso del suo ufficio. ร stato bello indicare le reliquie della tavola sulla quale Gesรน ha celebrato lโultima cena e quella sulla quale Pietro celebrava qua a Roma. ร stato bello attraversare insieme la Porta santaโฆร bello stare con i bambini e raccontare cose belleโฆโ
Ormai i bambini hanno costruito un rapporto speciale con Padre Fabio. Camminano in basilica al suo fianco, gli stringono la mano, gli fanno domande per conoscere qualcosa in piรน. โMa comโรจ il Paradiso?โ chiede una Gen4. โImmagina una giornata di scuola impegnativa. Quando finisce, torni a casa e la trovi bella, accogliente, calorosa, con i tuoi genitori, i nonni, gli amici che ti regalano gioia e attenzioni. Ti senti felice in quel momento, giusto? E cosรฌ รจ il Paradiso: un luogo dove si sta bene, dove ci si sente a casa!โ Termina anche questa tappa. Si torna a casa felici e consapevoli che il Giubileo deve essere per noi un momento in cui dare speranza e felicitร ai piรน disagiati, ai nostri poveri, a chi soffre.
Il percorso continua ma le belle occasioni si rinnovano con le altre generazioni
In attesa di proseguire questo percorso con i Gen4, anche i Gen3 (40 ragazzi adolescenti), i Gen2 (30 giovani) e un gruppo di adulti, affascinati dallโesperienza positiva che i bambini stavano vivendo con Padre Fabio, hanno voluto fare lo stesso percorso, sempre guidati da lui.
โPrima i bambini, poi i ragazzi, poi i giovani e gli adulti. San Giovanni in Laterano, San Pietro, San Paolo, e Santa Maria Maggiore. Cosรฌ vivo e faccio vivere il Giubileoโ scrive Padre Fabio sul suo blog. โRacconto di storia, di arte, di spiritualitร , perchรฉ รจ tutto intrecciato, umano e divino, passato e presente. Sono monumenti vivi, che parlano ancora dopo centinaia di anni e continuano a narrare cose sempre belleโ.
Gen 2 a San Paolo Fuori le MuraGen 2 a San Paolo Fuori le MuraGen 2 a San Paolo Fuori le Mura
Ed i giovani hanno cosรฌ ringraziato Padre Fabio โper aver preparato i nostri cuori a un’esperienza cosรฌ bella, ci hai aiutato a percorrere insieme questa tappa dell’anno santo, con profonditร e ironia. Ci รจ piaciuta molto l’atmosfera che sei riuscito a creare, suscitando in noi la voglia di visitare insieme altri luoghi romani importanti per i primi cristiani e il desiderio di approfondire il significato di essere pellegrini in cammino verso la meta del Paradisoโ.
Martedรฌ 4 marzo, รจ stato inaugurato il 17.mo anno accademico dellโIstitutoUniversitarioSophiaa Loppiano (Figline e Incisa Valdarno โ FI). La cerimonia si รจ svolta nellโAula Magna dellโIstituto, alla presenza dellโintera comunitร accademica e di una rappresentanza della ricca rete di relazioni e collaborazioni che lโIstituto Universitario Sophia, in questi primi 17 anni di vita, ha saputo tessere con le Istituzioni, gli altri atenei e le realtร del terzo settore.
Sono intervenuti: il Magnifico Rettore Declan OโByrne; il Gran Cancelliere dellโIstituto, S. E. Mons. Gherardo Gambelli, Arcivescovo di Firenze; la Vice Gran Cancelliere, la Dott.ssa Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari; il vescovo di Fiesole, S. E. Mons. Stefano Manetti; il sindaco di Figline e Incisa Valdarno, Valerio Pianigiani; Paolo Cancelli, direttore dellโUfficio sviluppo della Pontificia Universitร Antonianum; Marco Salvatori, Presidente del Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira.
Al centro della cerimonia, la prolusione intitolata โDialogo, religioni, geopoliticaโ tenuta da Fabio Petito, Professore di Relazioni internazionali e Direttore della Freedom of Religion or Belief & Foreign Policy Initiative presso l’Universitร del Sussex, nonchรฉ coordinatore scientifico del Programma Religioni e Relazioni Internazionali del Ministero degli Affari Esteri e ISPI (Istituto per gli studi di Politica Internazionale). Petito ha sottolineato come oggi, ยซla religione sembra essere parte e, a volte, al centro dellโattuale scenario di instabilitร e crisi internazionaleยป. Tuttavia, sebbene si tratti di un fenomeno meno visibile globalmente, ยซnon si puรฒ negare che nellโultimo quarto di secolo ci sia stata una significativa crescita dello sforzo dei rappresentanti delle comunitร religiose nel rispondere alla violenza e alle tensioni politiche, attraverso iniziative di dialogo e collaborazione interreligiosaยป. Petito ha cosรฌ sottolineato lโimportanza che luoghi come lโIstituto Universitario Sophia possono avere nellโapprofondire e diffondere con creativitร la cultura dellโincontro e ยซfar fiorire piccoli semi di speranza e frutti di unitร e fratellanza umanaยป.
Prof. Fabio Petito
In pieno stile Sophia, comunitร accademica internazionale e laboratorio di vita, formazione, studio e ricerca, alla prolusione รจ seguito un momento di dialogo, moderato dal giornalista e vaticanista Andrea Gagliarducci (Eternal Word Television Network e ACI Stampa), che ha visto protagonisti il Gran Cancelliere Mons. Gherardo Gambelli, alla sua prima visita presso lโIstituto, la Vice Gran Cancelliere Dott.ssa Margaret Karram e sei studenti dellโuniversitร .
Il dialogo, partendo dalle storie personali dei giovani provenienti da Terra Santa, Filippine, Argentina, Kosovo, Sierra Leone e Perรน, ha toccato temi di importanza globale e di scottante attualitร : il valore della diplomazia dal basso per la risoluzione dei conflitti e la ricerca della pace; lโimpegno per unโeconomiapiรน giusta ed equa, con lโesperienza di Economy of Francesco; il ruolo dei giovani del Mediterraneo nella costruzione di una cultura dellโincontro; il valore della
riconciliazione e del dialogo interreligioso, in particolare tra cristiani e musulmani con lโesperienza sophiana di Wings of Unity; le speranze dei giovani africani impegnati nel progetto Together for a New Africa, per il cambiamento e il bene comune del loro continente; le inquietudini e le fragilitร dei giovani in cerca di una vocazione e realizzazione nel mondo globalizzato.
Lโinaugurazione dellโanno accademico 2024-25 ha evidenziato, una volta di piรน, la capacitร di questa ancora piccola realtร accademica di formare giovani preparati ad affrontare la complessitร del mondo odierno, in una prospettiva trans-disciplinare e di lavorare in sinergia con specialisti di vari campi e Istituzioni per promuovere nella concretezza della vita sociale il dialogo tra le culture, dando impulso alla crescita interiore, intellettuale e sociale delle persone in una dinamica di reciprocitร .
Dichiarazioni
Il Gran Cancelliere dellโIstituto, S. E. Mons. Gherardo Gambelli, Arcivescovo di Firenze: ยซTra gli obiettivi dellโIstituto cโรจ quello di โpromuovere nella concretezza della vita sociale il dialogo tra le culture, dando impulso alla crescita interiore, intellettuale e sociale delle persone in una dinamica di reciprocitร โ. Diverse parole-chiave emergono in questo progetto: promozione, vita sociale, dialogo, crescita interiore, intellettuale e sociale, reciprocitร . Termini tutti indirizzati verso la crescita personale, rendendo cosรฌ capace il singolo, non solo di saper abitare in modo dignitoso il โnoiโ della comunitร in cui รจ inserito, ma anche di sentirsi sempre piรน abitato da quel โnoiโ a cui appartiene. Un โnoiโ che non vuole contrapporsi a un ipotetico โvoiโ, ma che si rende quotidianamente capace di abbracciare tutto ciรฒ che appare con il volto dellโaltro, del diverso, dello scartatoยป.
La Vice Gran Cancelliere, Dott.ssa Margaret Karram, Presidente del Movimento dei Focolari: ยซร importante che in unโistituzione come la nostra si metta in risalto il dialogo e il ruolo delle religioni nellโattuale condizione mondiale, dove โ lo stiamo vedendo in questi ultimi giorni โ persone e popoli rischiano di annegare nel disorientamento e nello sconforto. [โฆ] Anche lโIstituto Universitario Sophia, in quanto โcasaโ di una cultura che รจ fondata sul Vangelo, รจ impegnato con e nella Chiesa ad offrire risposte e orientamenti alla luce del Carisma dellโunitร . A noi, ora, il compito di andare avanti con coraggio e impegnarci a far sรฌ che venga maggiormente riconosciuto lโapporto di questo Istituto Universitario per la promozione della cultura dellโunitร che contribuisce a costruire la pace e la fraternitร tra persone e popoliยป.
Declan OโByrne, Magnifico Rettore dellโIstituto Universitario Sophia: ยซInsieme, come comunitร accademica unita da un ideale comune, continuiamo a costruire Sophia come un faro di sapienza e unitร nel panorama dell’educazione superiore. Che il nostro impegno collettivo possa continuare a illuminare le menti, ispirare i cuori e trasformare la societร , un passo alla volta, verso quella civiltร dell’amore a cui tutti aspiriamoยป.
Valerio Pianigiani, sindaco di Figline e Incisa Valdarno: ยซDi fronte a divisioni e violenze che non possono lanciarci indifferenti, il sapere, la conoscenza, la tolleranza e la comprensione del mondo che ci circonda possono essere l’antidoto alla brutalitร e alle divisioni. Un ponte che aiuta alla comprensione dell’altro, nell’ottica di lavorare tutti insieme e di impegnarsi per un bene comune. Grazie a chi lavora in questo Istituto con passione e impegno ogni giorno, per crescere menti sempre piรน consapevoli anche qui, a Figline e Incisa Valdarno, una comunitร che cresce fermamente nel valore della pace, della solidarietร e del dialogoยป.
Stefano Manetti, vescovo di Fiesole: ยซLโimpegno di dialogare e comunicare con tutti accorcia le distanze, elimina le emarginazioni, diventa un segno di speranza evangelico di cui abbiamo estremamente bisogno. Auguro pertanto ai docenti, agli studenti di continuare a riscattare gli ultimi, attraverso il dono delle relazioni, la condivisione dei temi culturali, e continuare ad essere โangeli della speranzaโ per tutti coloro che incontrate sul vostro camminoยป.
Paolo Cancelli, direttore dellโUfficio sviluppo della Pontificia Universitร Antonianum: ยซSiamo convinti che dobbiamo lavorare insieme nella cultura del dialogo come via, nella collaborazione comune come condotta, nella conoscenza reciproca comeย metodo eย criterio. [โฆ]ย Dobbiamo mettere al centro l’umiltร , la vocazione di servire un processo nel quale abbiamo una certezza: nessuno si salva da solo. E proprio in questa logica, che รจ quella della sinfonia delle diversitร , รจ arrivato il momento di mettere in campo i nostri talenti, le nostre emozioni, le nostre volontร , per costruire quella che รจ l’opportunitร di un futuro diverso. Un futuro nel quale la fratellanza e l’armonia possono in qualche modo accompagnarci in quella sinfonia delle diversitร che rendono autentica la missione universitaria. Credo che a livello accademico e a livello scientifico, questa si realizzi nellโinter e trans-disciplinarietร . Di fronte abbiamo un poliedro di complessitร e noi non possiamo risolvere situazioni da soli da un’unica materia. Serve l’idea di stare insiemeยป.
Marco Salvadori, Presidente del Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira: ยซร con grande gioia che porto i saluti del Centro Internazionale Studenti, Giorgio La Pira. L’inaugurazione di un nuovo anno accademico รจ sempre un momento di grande entusiasmo e riflessione. ร l’opportunitร di guardare avanti, di raccogliere le sfide e di contribuire alla costruzione di un mondo piรน giusto e sostenibile attraverso lo studio, l’impegno e la dedizione. Quello che oggi celebriamo non รจ solo l’inizio di un nuovo anno accademico ma la possibilitร di imparare, di crescere insieme e di costruire legami duraturi tra culture e generazioni. Auguro a tutti, allora, in particolare ai giovani studenti, un anno ricco di scoperte di crescita personale e professionaleยป.
Marta, Lina, Efi e Moria sono quattro donne, quattro focolarine, che nella loro vita hanno percorso strade diverse e che ora hanno trovato un punto di incontro tra sogni, realtร e lโaver dato la propria disponibilitร a trasferirsi a Chimaltenango dai loro focolari precedenti, per iniziare lโesperienza di vivere insieme in una cittร dove povertร , interculturalitร e fratture tra etnie sono pane quotidiano.
Chimaltenango รจ una cittร del Guatemala, a 50 km dalla capitale, a 1800 metri sul livello del mare. Quasi 120.000 abitanti di 23 diversi popoli indigeni si sono riuniti lรฌ per poter sopravvivere economicamente.
โSono stata in Argentina per molti anni – esordisce Efi, originaria di Panama. – Poi ho passato qualche anno in Messico e, poco prima della pandemia, sono arrivata in Guatemala dove sono rimasta solo 3 mesi, poi sono dovuta partire per Panama per stare vicino alla mia mamma che si รจ ammalata e poi รจ morta. ร stato un anno che mi รจ servito anche per ripensare a tante cose, per fare il punto su quello che avevo vissuto fino a quel momento e per rinnovare la scelta di donazione a Dio fatta anni faโ. ร tornata in Guatemala per questo progetto a Chimaltenango.
โSono cresciuta in un ambiente rurale, con gente molto semplice e il mio sogno รจ sempre stato quello di fare qualcosa per i piรน umili – racconta Efi. – Qui la povertร รจ molto grande. E ci sono anche le comunitร indigene, ci sono persone che hanno conosciuto la spiritualitร del Movimento e che, a causa della pandemia e della realtร sociale in cui vivono, sono state lasciate ai margini (della societร )โ.
Lina รจ guatemalteca, di origine Maya, Kaqchikel. Spiega che una delle fratture piรน evidenti รจ tra indigeni e meticci (chiamati anche โladinosโ in Guatemala, che comprendono tutti coloro che non sono indigeni). Non ci sono relazioni fraterne, non c’รจ dialogo. โPer me โ dice – รจ sempre stato un obiettivo riuscire a superare quella frattura. Dal momento in cui ho avuto il mio primo contatto con i Focolari, ho pensato che questa fosse la soluzione per la mia cultura, per il mio popolo, per la mia genteโ. Ricorda il momento del dicembre 2007 quando, al termine del periodo di formazione come focolarina, salutรฒ Chiara Lubich, dicendole: โSono indigena e mi impegno a portare questa luce al mio popolo Kaqchikelโ. โHo sentito che era un impegno espresso davanti a lei, ma fatto a Gesรนโ. Al suo ritorno in Guatemala si รจ dedicata con cura all’accompagnamento delle nuove generazioni, sempre con l’obiettivo di generare legami di unitร sia nelle comunitร indigene che nella cittร .
Moria, Lidia, Marta, Lina, EfiLina in visita a una famigliaCon un gruppo nel focolare
Anche Marta รจ guatemalteca. Meticcia. Nei suoi primi anni in focolare ha anche potuto dedicarsi alla diffusione del carisma dell’unitร nelle comunitร indigene. In seguito, si รจ occupata della gestione del Centro Mariapoli, la casa per incontri a Cittร del Guatemala. Un lavoro intenso durato 23 anni che ha visto svilupparsi il processo di riconciliazione nazionale e di rivendicazione dei popoli indigeni, perchรฉ le diverse comunitร indigene hanno scelto il Centro Mariapoli come luogo di incontro. Poi รจ stata in Messico per un periodo. In quel periodo si parlava di identitร . E la domanda in lei รจ sorta spontanea: โIo che identitร ho? Quali sono le mie radici?โ La risposta lโha trovata nella Vergine di Guadalupe che, quando apparve in Messico nel 1531, fu raffigurata nel poncho di Juan Diego con caratteristiche somatiche tipiche dei popoli nativi americani. โPer me รจ stato capire che ero meticcia come lei, che ha entrambe le radici e che puรฒ dialogare sia con gli uni che con gli altriโ.
Moria, che รจ di Chimaltenango, per motivi di salute vive con la sua famiglia e fa parte del focolare cosรฌ come Lidia, una focolarina sposata che vive a Cittร del Guatemala.
Storie che si intrecciano fino ad arrivare a stabilirsi in questa cittร che riunisce tante provenienze, molte culture in un’unica cultura. โIl nostro desiderio รจ quello di stare con la gente, di avvicinarci. Nelle cose semplici, di tutti i giorni – dice Efi – quel saluto, quel sorriso, quel fermarsi, stare con quella signora che non sa nemmeno parlare spagnolo perchรฉ parla la sua lingua e noi non ci capiamoโ. E racconta: โUn giorno avevo bisogno di comprare del pane. Vado al mercato e le donne che vendono sono sedute su una stuoia di vimini. Se voglio entrare in dialogo con una di loro, mi metto sullo stesso piano, mi chino e, siccome รจ un luogo di commercio, cerco di essere onesta con leiโ.
โDa quando siamo arrivate ci siamo proposte di riprendere contatto con le persone che in vari momenti hanno conosciuto la spiritualitร dell’unitร โ interviene Lina โ per andare a trovarle nelle loro case, portando sempre qualcosa, un frutto, per esempio, come รจ usanza tra questi popoliโ. In questo modo si crea un circolo di reciprocitร e si avvicinano al focolare. La loro casa si riempie cosรฌ delle voci delle mamme con i loro figli o anche dei giovani e, a volte, di qualche papร che prende coraggio e le accompagna. E cosรฌ, senza cercarlo, si crea la comunitร attorno a questo nuovo focolare nel cuore della cultura indigena del Guatemala.
Disceso dalla montagna, dopo una notte di preghiera, Gesรน sceglie i suoi apostoli. Giunto in un luogo pianeggiante rivolge loro un lungo discorso che inizia con la proclamazione delle Beatitudini.
Nel testo di Luca, a differenza del vangelo di Matteo, esse sono solo quattro e riguardano i poveri, gli affamati, i sofferenti e gli afflitti, con lโaggiunta di altrettanti ammonimenti contro i ricchi, i sazi e gli arroganti[1]. Di questa predilezione di Dio nei confronti degli ultimi, Gesรน ne fa la sua missione quando, nella sinagoga di Nazareth[2], afferma di essere pieno dello Spirito del Signore e di portare ai poveri il lieto annuncio, la liberazione ai prigionieri e la libertร agli oppressi.
Gesรน continua esortando i discepoli ad amare perfino i nemici[3]; messaggio che trova la sua motivazione ultima nel comportamento del Padre celeste: ยซSiate misericordiosi, come il Padre vostro รจ misericordiosoยป (Lc 6, 36).
Tale affermazione รจ anche il punto di partenza di quanto segue: ยซNon giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonatiยป (Lc 6, 37). Poi Gesรน ammonisce tramite unโimmagine volutamente sproporzionata:
ยซPerchรฉ guardi la pagliuzza che รจ nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che รจ nel tuo occhio?ยป.
Gesรน conosce veramente il nostro cuore. Quante volte nella vita di ogni giorno facciamo questa triste esperienza: รจ facile criticare โ anche con rigore โ in un fratello o in una sorella errori e debolezze senza tenere conto che, cosรฌ facendo, ci attribuiamo una prerogativa che appartiene a Dio solo. Il fatto รจ che per โtoglierci la traveโ del nostro occhio ci occorre quellโumiltร che nasce dalla consapevolezza di essere peccatori continuamente bisognosi del perdono di Dio. Solo chi ha il coraggio di accorgersi della propria โtraveโ, di ciรฒ di cui ha personalmente bisogno per convertirsi, potrร comprendere senza giudicare, senza esagerare, le fragilitร e le debolezze proprie e degli altri.
Tuttavia, Gesรน non invita a chiudere gli occhi e a lasciar correre le cose. Lui vuole che i suoi seguaci si aiutino vicendevolmente nel progredire sulla via di una vita nuova. Anche lโapostolo Paolo chiede con insistenza di preoccuparsi degli altri: di correggere gli indisciplinati, di confortare i pusillanimi, di sostenere i deboli, di essere pazienti con tutti[4]. Solo lโamore รจ capace di un simile servizio.
ยซPerchรฉ guardi la pagliuzza che รจ nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che รจ nel tuo occhio?ยป.
Come mettere in pratica questa parola di vita?
Oltre a quanto giร detto, cominciando da questo tempo di Quaresima possiamo chiedere a Gesรน dโinsegnarci a vedere gli altri come li vede lui, come li vede Dio. E Dio vede con gli occhi del cuore perchรฉ il Suo รจ uno sguardo dโamore. Poi, per aiutarci reciprocamente potremmo ripristinare una pratica che fu determinante per il primo gruppo di ragazze dei Focolari a Trento.
ยซAgli inizi โ cosรฌ Chiara Lubich ad un gruppo di amici musulmani โ non era sempre facile vivere la radicalitร dellโamore. [โฆ] Anche fra noi, sui nostri rapporti, poteva posarsi la polvere, e lโunitร poteva illanguidire. Ciรฒ accadeva, ad esempio, quando ci si accorgeva dei difetti, delle imperfezioni degli altri e li si giudicava, per cui la corrente dโamore scambievole si raffreddava. Per reagire a questa situazione abbiamo pensato un giorno di stringere un patto fra noi e lo abbiamo chiamato โpatto di misericordiaโ. Si decise di vedere ogni mattina il prossimo che incontravamo โ a casa, a scuola, al lavoro, ecc. โ nuovo, non ricordandoci affatto dei suoi difetti ma tutto coprendo con lโamore. [โฆ] Era un impegno forte, preso da tutte noi insieme, che aiutava ad essere sempre primi nellโamare, a imitazione di Dio misericordioso, il quale perdona e dimenticaยป[5].
A cura di Augusto Parody Reyes e del team della Parola di Vita
[5] C. Lubich, Lโamore al prossimo, Conversazione con gli amici musulmani, Castel Gandolfo, 1ยฐ novembre 2002. Cf. C. Lubich, LโAmore reciproco, Cittร Nuova, Roma 2013, pp. 89-90