SMU: siamo noi la vita, il coraggio, la pace
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Dare a tutti, bambini e ragazzi, l’educazione necessaria a riscattare la propria dignità e costruire il proprio futuro. Questo l’impegno che accomuna le numerose attività di Scholas Occurentes (scuole del dialogo) e AFNonlus dei Focolari, con attività e interventi rivolti a ragazzi di tutto il mondo e una metodologia basata sui valori. Le radici di Scholas, organizzazione internazionale che lo scorso 9 giugno ha avviato le sue attività anche in Italia, con una cerimonia di inaugurazione ufficiale della nuova sede nel Palazzo San Calisto a Roma, risalgono a circa venti anni fa. Jorge Mario Bergoglio era arcivescovo della città di Buenos Aires e aveva intuito il valore delle cosiddette “escuelas de vecinos”. Nel 2013 Papa Francesco ha trasformato quelle scuole di quartiere in una Fondazione Pontificia per promuoverne il paradigma a livello mondiale. La rete attualmente comprende oltre 400mila scuole in collegamento tra loro nei cinque continenti, di tutte le confessioni religiose e anche laiche, pubbliche e private, presenti in 190 Paesi. Alla cerimonia, condotta da Lorena Bianchetti di Rai1, a cui abbiamo partecipato, il Papa ha desiderato essere presente e, di fronte a numerose autorità religiose e istituzionali e rappresentanti dell’associazionismo, ha dialogato a braccio in spagnolo con i giovani di vari paesi del mondo collegati via web. “In questa società” spesso “istruire” diventa “selezionare”, ha sottolineato, invece bisogna “darsi la mano: abbracciare, non aggredire e riconoscere che nessuna persona è un ‘no’, tutti sono un ‘sì’ ed hanno un significato. A volte nell’educazione, “selezioniamo male, creiamo gruppi chiusi”. “Siamo incapaci – ha detto il Papa – di pensare con un altro, incapaci di lavorare con l’altro”. L’educazione, invece è la capacità di parlare “il linguaggio della mente, del cuore, delle mani”. Occorre dunque “unità dentro ognuno di noi” ha detto ancora Francesco: “Se credo quello che sento, che penso, che amo, allora comunico”. “Siamo in un mondo in cui domina la globalizzazione e la globalizzazione è buona – ha spiegato il Papa – però il pericolo è di concepire la globalizzazione come una palla da biliardo, tutta uguale: una sfera dove tutto è equidistante dal centro, ma in cui si annullano le caratteristiche personali di un ragazzo o di una ragazza”. Invece “l’autentica globalizzazione è un poliedro” dove cerchiamo l’unità, ma ciascuno mantiene la propria peculiarità, la propria ricchezza.
Il presidente di Scholas, José María Del Corral, ha spiegato come questo passo “sia fondamentale nel percorso di crescita internazionale della fondazione”. Inoltre la vicinanza del Santo Padre è di stimolo a “intensificare gli sforzi sul fronte dell’educazione partecipata dei giovani”. Anche in Italia ha aggiunto, “Scholas si appella a tutte le forze sane della società per unire gli sforzi e collaborare costruttivamente”. Questa la sfida di Scholas e la sfida di AFNonlus dei Focolari, tra i partner dell’iniziativa, con quasi un centinaio di interventi in una cinquantina di Paesi del mondo e programmi educativi a favore dei ragazzi svantaggiati. “Si tratta di un progetto impegnativo, ma affascinante – ha detto Andrea Turatti, presidente di AFNonlus –. L’aula globale da realizzare mediante il web aiuterà a sviluppare strategie educative e un’azione di promozione umana e sociale nello spirito di sussidiarietà e nella prospettiva della fraternità universale”. Giovanna Pieroni Fonte: AFNonlus online Video (altro…)

Chiara Lubich con Anna Maria e Danilo Zanzucchi, e Gianna Fumagalli. Foto CSC Audiovisivi
«Tra giochi, all’ombra delle conifere, sotto rocce, Chiara [Lubich], ai suoi parlava sempre di Dio, della vergine, della vita soprannaturale: la soprannatura era la sua natura. Conviveva sempre con il Signore: effetto della carità, di cui era, molecola su molecola, edificata. E allora quando s’andava in campagna quelle foreste alpine si trasfiguravano in cattedrali, quelle cime parevano picchi di città sante, fiori ed erbe si coloravano della presenza di angeli e di santi: tutto s’animava in Dio. Cadevano le barrire della materia. Era anche questa una forma di quella riconciliazione di sacro e di profano, per cui, eliminato il brutto, il male, il deforme, si ricuperavano d’ogni parte i valori di bellezza e di vita della natura, in tutti i suoi aspetti. I discorsi di lei, come le opere, risultavano un assiduo sgombero di detriti mortuari per ristabilire la comunicazione, per sé così semplice, della natura con la soprannatura, della materia con lo spirito, della terra col cielo. Una duplicazione dei valori dell’esistenza in terra; un aprire il valico al paradiso. Era l’estate del 1949. Quel godimento fu agevolato dall’eredità di una baita a Tonadico di Primiero, avuta da Lia [Brunet]. A farvi una villeggiatura vi salirono, nel luglio Chiara [Lubich], Foco [Igino Giordani]e le focolarine per stare un po’ sole a riposare fisicamente, dopo i lavori, per i poveri e per sé, durante l’anno. La baita era composta d’un fienile superiore, a cui s’accedeva con una scala a pioli dal piano terra, composto di una stanza con piccola cucina. Sopra si sistemarono alcune brande e un armadio tirato su con una carrucola: e fu il loro dormitorio. Foco andò all’albergo Orsinger ed ebbe occasione di parlare alla sala dei Cappuccini. Nella loro chiesa egli desiderò legarsi “corto” con un voto d’obbedienza il quale però a Chiara non apparve conforme agli usi del focolare. Propose piuttosto un patto di unità, nel senso che alla prossima Comunione eucaristica, sul nulla delle anime, Gesù in lei patteggiasse con Gesù in lui. La mattina alla messa nel comunicarsi i due fecero patteggiare Gesù con Gesù. Fu per lei l’inizio d’una serie di illuminazioni». Igino Giordani, Storia del Movimento dei Focolari, scritto inedito. (altro…)
Un progetto che è già esperienza di vita e azione sociale, un invito a costruire ponti di fraternità e contribuire a far crollare le barriere dell’indifferenza, dei pregiudizi, dell’egoismo. Nato nel 1973 da un’idea di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, il Genfest è un incontro di giovani provenienti da tutte le latitudini. Quella di Manila sarà l’11° edizione. Il Genfest si è affermato nel tempo come un grande festival di idee, pensieri e iniziative che hanno ispirato migliaia di giovani di culture, etnie e religioni diverse a cambiare e orientare la propria vita verso gli ideali della fraternità e del mondo unito. Il programma centrale si svolgerà nel World Trade Center Metro Manila, mentre tutti i workshops si svolgeranno presso l’Università “De La Salle”. BEYOND ALL BORDERS (oltre ogni frontiera), titolo della prossima edizione, vuole sottolineare i confini da superare, a livello personale e sociale, per costruire un mondo più unito e felice, per respirare, amare, lavorare e vivere con uno sguardo aperto e inclusivo. Diverse le manifestazioni artistiche e musicali, i forum, i momenti di expo previsti. Il logo del Genfest 2018 si può riassumere in una parola: essenzialità. “Less is more”, meno è meglio. In un mondo in cui la comunicazione e l’informazione sono sovrabbondanti ed eccessive, il messaggio di Manila sarà improntato alla semplicità e alla potenza che ogni parola possono portare al mondo. Per questo motivo il logo del Genfest è fatto di sole lettere e una semplice linea sotto il titolo. Un segno essenziale che ricorda di andare oltre, al di là dei confini, per sottolineare l’unica cosa che conta nella vita: andare verso tutti per arrivare insieme a realizzare la fraternità universale. Contattaci: info@y4uw.org Le iscrizioni saranno aperte a partire da ottobre 2017 Fonte: Y4UW International https://www.youtube.com/watch?v=C8NvjNYgNEc (altro…)