11 Mag 2016 | Chiesa, Famiglie, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«“La storia di una famiglia è solcata da crisi di ogni genere”. Esordisce così papa Francesco, nell’accingersi a parlare della crisi di coppia in Amoris Laetitia (AL 232 e segg.), intercettandone con grande realismo i vari passaggi. Pagine che sembrano raccontare la mia storia. Di me, bambino di 5 anni, che la guerra rende orfano di padre e di prospettive. Di me, giovane, che nell’amore di una ragazza ritrova un soffio di vita nuova e una speranza di felicità. Di me, uomo, deluso e rimasto solo. Ma anche il racconto di una comunità che accoglie e che salva. Terminati gli studi nautici e imbarcato sulle navi della Marina Mercantile, in una licenza conosco Mariarosa e sboccia l’amore. Un sentimento così grande che non ammette distanze. Per lei lascio il mare. Il nuovo lavoro ci porta a vivere lontani dalle nostre famiglie, dagli amici, dalla vita di sempre. Tutto l’universo è circoscritto a noi due avvolti nel sogno: sia io che lei puntiamo sull’altro ogni aspettativa di felicità. Tutto fila fino a che le nostre diversità, dapprima attraenti, iniziano ad infastidirci. Fino ad apparirci inaccettabili, fino a non riconoscerci più e a convincerci di aver sbagliato persona. E con amara delusione dobbiamo ammettere che il sogno è finito. E con esso il nostro matrimonio. Ci lasciamo. Mi ritrovo solo, nella casa vuota, in preda a rabbia e disperazione.

1971: quando erano giovani sposi, da poco riconciliati, con i primi cinque figli
Alla festa di nozze di un collega, uno degli invitati mi offre un passaggio per tornare a casa. Incoraggiato dalla profondità del suo ascolto gli racconto della mia situazione. Egli si offre di diventare amici ma io, deluso dalla vita e dalle persone, gli dico di non credere nell’amicizia. “Io ti propongo un’amicizia nuova – rilancia fiducioso –, di amarci “come Gesù ci ha amato”. Quel “come” apre un varco nella mia anima. Comincio a frequentare la sua famiglia e i suoi amici del Focolare, amici che diventano anche miei. È ciò di cui ho davvero bisogno: la vicinanza di persone che non mi giudicano, non danno consigli, non ostentano la propria felicità. Sanno invece comprendere l’angoscia di chi come me è allo sbando. Il loro modo di vivere è come uno specchio in cui rivedo tutto il mio passato, il concatenarsi di errori e di egoismi che l’avevano sciupato. Sul loro esempio comincio anch’io a fare qualcosa di bello per gli altri. 
Renzo e Maria Rosa con tutta la famiglia
Due anni dopo, del tutto inaspettata, arriva una lettera di Mariarosa. Anche lei, per strade del tutto diverse, nella sua città ha conosciuto persone che l’hanno fatta incontrare con lo sguardo d’amore di Gesù. Titubanti ci rincontriamo e in quel momento avvertiamo che Dio ci aveva dato un cuore nuovo e la certezza che il nostro amore poteva sbocciare di nuovo. Un amore la cui misura non era più aspettare ma, dare. Nella misericordia inizia un percorso fino alla rifondazione della nostra famiglia, che sarà allietata da sei figli, fra cui tre gemelle. Ma non più isolati: con altre coppie condividiamo il ricominciare di ogni giorno, sperimentando che pur in mezzo alle fatiche e alle prove, che non mancano mai, possiamo costruirci coppia con un orizzonte di felicità. In un quotidiano intessuto di comunione, di reciprocità, di profonda condivisione di sentimenti, di propositi, di donazione verso i figli e verso tutti. Sperimentando, nella gioia, come scrive Francesco, che una crisi superata porta davvero a “migliorare, a sedimentare e a maturare il vino dell’unione”. E che ogni crisi è l’occasione per “arrivare a bere insieme il vino migliore” (AL 232)». (altro…)
10 Mag 2016 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
[:zh]https://vimeo.com/162393008 旁述:這是一個關於友誼、福音的宣講、幫助窮人和宗教和文化交談的經歷。普世博愛運動剛慶祝傳入亞洲50周年。企業家、大學生、政治家、家庭等作出他們的見證,說明了普世博愛運動的團體於50年前在亞洲開始了卑微的旅程。 Silvio Daneo: 某日下午,我已在候機室準備飛往亞洲;經過不同的手續後,我終於安靜地坐下來,我記得那天是2月16日下午3時,這刻跟50年前離開前往亞洲的時間完全一樣。這樣自然地發生,因為沒有計劃過。回想50年前,重溫那些時刻,真的非常特別。 旁述: 1966年2月16日,盧嘉勒派遣Guido Mirti又叫Cengia 和Giovannna Vernuccio,與其他三位年輕的核心成員把嶄新的合一靈修帶到菲律賓群島和整個亞洲大陸。 Silvio Daneo: 我們飛往菲律賓的時候,正是越南戰爭的高峰期。我們也不知道菲律賓在哪裡,但如果有人說在越南附近,人人都可想而知。之後,越戰持續了十年。……誰知可能一去不回……所以要離開盧嘉勒,離開這裡,真的不容易。 ……我有幸陪伴Cengia,作他的口和耳朵,因為他不懂英語。我只好不斷地說兩種語言,就這樣我在他身邊15年。 Giò Vernuccio: 我們住在一座小房子,絕對沒有買任何東西。隔壁的那位婦人借給我們三張椅子。有三、四個月我們沒有冰箱。那裡的天氣,轉瞬間一切都變壞。 ……我們有點金錢,是人家給我們的。可是不能想到要買什麼,因為周圍的人也沒有。盧嘉勒來到這裡,她給我們確實了這一點,她說:因為他們是如此,你們也必須這樣。……當然理想開始在窮人中傳播,如奇蹟般一樣,很多有錢的人也認識這理想。他們給了我們很多東西,我們便與窮人分享。於是,有錢的人與窮人分享;窮人與有錢的人也分享他們心裡所擁有的。我們運用他們給的金錢進行探訪,所以理想到達南韓和日本。 ……我們有一張亞洲的地圖,貼在門內側,當我把門關上,便看到整個亞洲。總之,亞洲很大……真的不容易……我有過與螞蟻和蜘蛛的歷險,或者貧窮的、水災、地震,都發生在這些島嶼上,但這些人很堅強,用仁愛覆蓋一切。(圖像) Silvio Daneo: 最近,一位記者指出普世博愛運動在亞洲取得巨大成就的原因,正因為這種不強加人意、不施教、不期待,但只付出……用我們的慣語,就是打成一片,即同理心,空虛自己,準備交談。 ……50年前,沒有人想像到今天是如此。這些事實都見證了真理,為歸光榮於上主,同時更能從正面去看事情。(音樂與掌聲) [:]
10 Mag 2016 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità
«Sentivamo forte l’esigenza di calarci nelle ferite della nostra città. Siamo stati coinvolti da Patrizia, insegnante e collaboratrice della rivista Città Nuova, che stava scrivendo un libro sui minori figli di detenuti e aveva appena conosciuto il comitato Break the Wall. Si tratta di 7 detenuti che, tra le varie attività della sezione, si stavano impegnando per consentire ai bambini di avere qualcosa di più del freddo incontro negli stanzoni dei colloqui. Volevano realizzare delle feste, degli eventi per far divertire i bambini e lasciar loro un bel ricordo dei padri da cui vivono separati. Tra noi e i detenuti del comitato, le educatrici e la direttrice della sezione si è subito instaurata una fiduciosa collaborazione. Il primo incontro con i detenuti è avvenuto nel Natale del 2014. Ci colpì, entrando, l’ordine della polizia penitenziaria di lasciare tutto prima di varcare la soglia del cancello: si riferivano agli oggetti personali, per motivi di sicurezza. Ma per noi suonò come un richiamo simbolico, come una spinta a lasciarci dietro tutti i pregiudizi. I detenuti erano increduli che tanti giovani potessero spendere un sabato mattina lì per loro. Da quella festa è iniziato un percorso più che di volontariato, di rapporto vero e profondo costruito con i detenuti stessi. Qualcuno, sentendoci parlare di ciò che facevamo, ci diceva che ci voleva un grande coraggio. Per noi, invece, si trattava di avere fiducia nell’altro, anche se ha commesso un crimine; speranza che si può cambiare e ricominciare. Ricordiamo la gioia di quel detenuto felice di poter investire i suoi talenti in qualcosa di legale, pur non traendone profitto, come accadeva invece con le attività illecite. Per lui che non ha figli, lavorare per i bambini, lo faceva sentire pieno e soddisfatto. L’anno scorso ci siamo incontrati con i detenuti del comitato, per progettare un nuovo evento. Una loro lettera di ringraziamento ha confermato l’entusiasmo e la gioia di quell’incontro, in cui abbiamo potuto sederci insieme, come se non fossimo in una stanza interna alle mura di un carcere. E anche fare merenda insieme, sì, perché ci hanno accolto calorosamente, come si fa con dei vecchi amici. Ormai ci chiamano “i ragazzi del comitato esterno”. In quell’occasione si sono aperti raccontando gli effetti concreti della detenzione sulla vita quotidiana. Ad esempio, ci dicevano che chi è in carcere non riesce più a mettere a fuoco lo sfondo; gli occhi devono riacquistare la capacità di guardare lontano, avendo perso l’abitudine a guardare l’orizzonte. Uno di loro ci ha salutato con un messaggio:“Ai giovani dico di continuare a dedicarsi a queste attività, perché spesso chi sta dentro ha bisogno solo di vedere che dall’esterno c’è un interesse verso i nostri problemi, per avere una seconda possibilità. Spesso il carcere taglia i ponti e l’abbandono crea dei mostri. Per questo da parte mia vi ringrazio”. Nel marzo scorso, per la festa del papà, abbiamo organizzato dei giochi e attività con cui abbiamo animato mattinate o pomeriggi. Mezze giornate così semplici, hanno permesso a quelle famiglie, solitamente divise, di vivere dei bei momenti insieme; e a quei bambini di conservare dei bei ricordi nell’ambito dei rapporti tanto delicati e difficili con i loro papà. Alcuni dei nostri amici erano presenti alla visita che Papa Francesco ha fatto al carcere il Giovedì Santo dello scorso anno, hanno partecipato alla celebrazione della S. Messa e ci hanno raccontato dell’emozione vissuta. È stato per loro un momento prezioso. «Il carcere – ci dicono spesso –, toglie le emozioni oltre che la libertà». Ma in questo tempo forse qualcosa è cambiato: c’è la gioia di incontrarsi e di collaborare senza pregiudizi. In loro abbiamo scoperto il volto di Gesù prigioniero, di Gesù emarginato. Ogni volta, andando via dal carcere di Rebibbia, sentiamo di aver imparato il coraggio di voler cambiare, di ammettere i propri sbagli, di ricominciare. Sperimentiamo l’amore personale di Dio e della sua immensa Misericordia». (altro…)
9 Mag 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
E
ra l’estate del 2013, e dalla condivisione tra un gruppo di ragazzi di Roma nasce l’idea di fare qualcosa per frenare il proliferare del gioco d’azzardo. Sempre più capitava di vedere anziani e giovani incollati davanti alle slot machine, presenti in moltissimi bar. Negli ultimi anni, nonostante la crisi economica, l’offerta e il consumo di azzardo in Italia sono cresciuti vertiginosamente: gli italiani spendono 85 mld all’anno e le slot macchine di ultima generazione sono più di 50.000, gli “azzardopatici” stimati sono circa 800.000. Vediamo come l’azzardo stia devastando le nostre città, impoverendo il tessuto sociale, creando solitudine e isolamento. A guidare l’esponente crescita dell’offerta di azzardo c’è una visione dell’economia in cui importa il solo profitto delle multinazionali del settore, con il consenso da uno stato che vede in esso la possibilità di guadagnare. Davanti a questo scenario desolante quel gruppo di ragazzi romani si è domandato cosa poter fare… e da lì è nata l’idea di premiare quei baristi che hanno scelto di non avere l’azzardo nel proprio locale, andando a fare colazione in massa nei loro bar: facendo quindi uno Slotmob. Inizialmente si pensava di proporlo a Roma e Milano, ma l’idea semplice e concreta ha affascinato diverse persone dal nord al sud della penisola. In questi due anni e mezzo sono stati realizzati 120 slotmob, che hanno visto la partecipazione di più di 10.000 persone, mettendo in rete più di 200 associazioni. Si sono creati così rapporti tra realtà molto diverse tra loro, creando spazi di incontro e conoscenza, ritessendo quel legame sociale che l’azzardo aveva disgregato. «A Roma abbiamo concentrato le nostre forze su una zona soprannominata la “Las Vegas” di Italia – racconta Maria Chiara –. In poco tempo si è creata una rete che coinvolge 7 associazioni locali, che si occupano di azzardo sotto diversi profili. È nato un rapporto sincero, non privo delle difficoltà dal lavorare insieme. Così è partito il progetto “Non Azzardiamoci”, che vede coinvolte alcune scuole della città. Parlare con i ragazzi del potere delle nostre scelte e di come possiamo cambiare una realtà ingiusta a partire da noi, non è affatto facile; ma è davvero importante costruire un mondo più giusto e coinvolgere i giovani in questo processo di cambiamento».
«Nell’esperienza Slotmob – continua – stiamo incontrando tante persone, tante storie, che ci fanno capire quanto l’azzardo sia una ferita aperta nella nostra società. Durante uno di questi slotmob, un signore che ci aveva aiutato ad organizzare i giochi con i ragazzi, prende il microfono e ci racconta la sua esperienza in quanto assiduo consumatore di azzardo. Ci dice:“La mia vita è fatta di luci ed ombre e quello che mi spinge a giocare d’azzardo è la solitudine, ma oggi che vedo tutti voi qui non mi sento più solo. Quindi mi impegno a non giocare più d’azzardo e se mi doveste trovare davanti ad una slot machine, siete autorizzati a riprendermi ricordandomi questa promessa che vi faccio oggi”». «Se guardiamo indietro – conclude Maria Chiara – abbiamo raggiunto risultati impensabili: sono state bloccate due leggi che avrebbero ridotto i poteri dei sindaci nella limitazione dell’azzardo; abbiamo ottenuto il divieto parziale di pubblicità in televisione ed una maggiore attenzione dei media sull’argomento. Siamo consapevoli che la strada è ancora lunga, vogliamo che la pubblicità dell’azzardo sia vietata totalmente e vogliamo che si rimetta in discussione la possibilità di affidare la gestione dell’azzardo alle multinazionali. Per queste ragioni il 7 maggio saremo in più di 40 piazze in tutta Italia, per ribadire il nostro Sì ad un’economia diversa, premiando quei bar che hanno detto no all’azzardo». (altro…)
8 Mag 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Sociale, Spiritualità
«Carissimi Giovani per un mondo unito, so che è desiderato un mio messaggio che concorra anch’esso alla riuscita della Settimana mondo unito. Quale l’argomento che desidero trattare? Non posso sceglierne uno migliore di questo: la vostra finalità: il mondo unito. Ma, possiamo parlare di mondo unito? E’ prevedibile un mondo unito, cosicché l’attenzione, che vi possiamo dare e le forze, che vi spendiamo, possano concorrere a raggiungere veramente un giorno tale obiettivo? O è utopia la nostra, irrealizzabile e fantasiosa, come qualcuno può pensare? Viviamo in un tempo in cui segnali indicatori di una direzione del mondo verso questo obiettivo non mancano. Anzitutto la convinzione che l’unità è un segno dei tempi. E ciò vuol dire che coloro che hanno particolari attitudini e competenze per scrutare il tempo in cui viviamo dicono che nel mondo si sta andando verso l’unità. Ne ho parlato io stessa più volte, e forse qualcuno lo ricorda, ma esaminandone soprattutto l’aspetto religioso. La tensione però all’unità, in questo tempo, non è solo in tale campo, è anche in quello politico. A parte l’ONU cui convergono quasi tutti gli Stati del mondo, vi è in Africa, ad esempio, l’Organizzazione Unione Africana e cioè l’organizzazione di tutti i Paesi africani. In Asia vi sono varie associazioni di stati come: l’Organizzazione della Conferenza Islamica che comprende 53 paesi musulmani; e l’Associazione Economica Sud-Est Asiatico; e altre. In America ricordiamo l’Organizzazione degli Stati Americani (del Nord, Centro e Sud America), e il Sistema Economico Latino-Americano. In Europa la Comunità Economica Europea Centrale che comprende anche i Paesi dell’Est, e l’Unione Europea. C’è inoltre su questo tema il pensiero di molti saggi del mondo, di culture diverse; sarebbe bene conoscerlo. Ma qui in Brasile, da dove vi faccio questo messaggio, non ho la possibilità di averli sottomano. Trovo solo qualche pensiero degli ultimi Pontefici che, perché persone sante, oltreché autorevoli, dicono cose che possono interessare tutti nel mondo. Sia Pio XII che Giovanni XXIII che Paolo VI hanno pensieri simili a questi. Paolo VI, nella Populorum Progressio, dice: “… chi non vede la necessità di arrivare progressivamente a instaurare un’autorità mondiale in grado d’agire efficacemente sul piano giuridico e politico?” Il Papa attuale così si è espresso nel nostro Genfest ’90: “Davvero questa sembra la prospettiva che emerge dai molteplici segni del tempo: la prospettiva di un mondo unito. E’ la grande attesa degli uomini di oggi, la speranza e, nello stesso tempo, la grande sfida del futuro. Ci accorgiamo che verso l’unità si sta procedendo sotto la spinta di un’eccezionale accelerazione”. Carissimi giovani, voi aspirate, voi lavorate per un mondo unito. E che cosa fate? Attività, che possono anche apparire piccole e sproporzionate, anche se significative nell’intenzione, di fronte all’obiettivo che vi siete proposti. Forse, quando sarete più avanti nell’età, qualcuno di voi potrà pure lavorare direttamente nei vari organismi orientati al mondo unito. Ma penso che – se tutto ciò sarà utilissimo – non sarà né questo né quello che vi contribuirà in modo decisivo. Sarà piuttosto offrire al mondo, in questo processo verso l’unità che lo investe, un’anima. E quest’anima è l’amore. Dovete scatenare attorno a voi, in tutti i Paesi in cui vivete, la rivoluzione dell’amore. Oggi non è più sufficiente fare della beneficenza o dell’assistenza, anche se attraverso essa si dà per amore. Oggi occorre “essere l’amore” e cioè sentire con l’altro, vivere l’altro, gli altri e puntare all’unità secondo la nostra spiritualità di fuoco, ormai accesa qua e là, anche per opera vostra, in tutto il pianeta. Lo affermava ancora Giovanni Paolo II, sempre al Genfest ’90: “Siate consapevoli – e ve lo ripeto – che la via verso un mondo unito… è fondata sulla costruzione di rapporti solidali e la solidarietà ha la sua radice nella carità” (nell’amore). Costruire, dunque, rapporti di unità che hanno la loro radice nell’amore. E dovete vivere questo amore anzitutto fra di voi. E così arrivare a realizzarlo con molti, molti, in ogni luogo che frequentate: fra il popolo, ad esempio, fra coloro che ne regolano i destini, nelle istituzioni, nelle organizzazioni piccole e grandi del mondo… Dovunque. Allora sì che le intenzioni di chi le ha messe in piedi, raggiungeranno lo scopo. E si lavorerà veramente per un mondo unito. Coraggio, allora, giovani per un mondo unito. Seguite il più affascinante e splendido ideale che ci può essere sulla terra. E non siete soli! Lo sapete voi, che vi onorate del nome di cristiani, perché, se così agite, Cristo è fra voi. Lo sapete voi tutti, di ogni pensiero e credo, che l’unità fa la forza. E allora avanti: cominciate o continuate, con l’entusiasmo che vi caratterizza, con la determinazione che non vi manca. Io, noi tutti, siamo con voi… per la vittoria finale. Quando Dio vorrà. Ma chi raccoglierà, se non c’è chi semina? A voi questo compito, nell’attuale momento della storia, che, in fondo, fa intravedere non lontano il fine per cui vivete». Chiara Lubich (altro…)