5 Mag 2011 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

(da sinistra) Anna Fratta e Barbara Schejbal con Giovanni Paolo II
«Ricordo il primo incontro, negli anni settanta, con l’allora cardinale Wojtyla, quando andammo a presentarci. Il Movimento dei focolari in Polonia era agli inizi. Mi colpì la sua umanità, la capacità di ascolto, il rispetto verso ognuno, che ti metteva subito a tuo agio. Ci ascoltò con grande interesse, raccolto in un silenzio profondo. Si intuiva che era colpito dalla grandezza del carisma alla base del Movimento. Ci incoraggiò ad andare avanti: “La grazia per portare avanti il Movimento l’avete voi, il carisma è stato trasmesso a voi, non vi metto accanto un sacerdote. Noi potremmo rovinare tutto. Fate, vivete e poi mi riferite…”. Per capire il significato di queste parole che esprimevano la sua fiducia nel carisma di Chiara Lubich, bisogna pensare che in Polonia, allora, era tutto guidato dalla Chiesa istituzionale: a capo di ogni gruppo c’era sempre un sacerdote. E questa fiducia non è mai venuta a mancare. Ci ha seguito sempre con stima, rispetto e amore. Ho ancora vivo l’ultimo incontro con lui, nel settembre del 1978, poco prima che fosse eletto Papa. Venne da noi la sera tardi. Avevamo un incontro con alcune famiglie, in un convento di suore. Erano i tempi del regime comunista e il Movimento doveva muoversi con prudenza nella “clandestinità”. Il Cardinale era visibilmente stanco, ma voleva essere tra noi. Fu colpito dall’atmosfera, dalle esperienze che alcune coppie gli raccontarono, tanto che, ad un certo punto, disse, tra l’altro: “Voi avete messo al centro l’uomo con la sua dignità. Il vostro carisma affonda le sue radici nel Vangelo. Qui si sente che lo Spirito Santo è in atto…”.
Quando era ancora a Cracovia, Karol Wojtyla conosceva Chiara Lubich solo attraverso i suoi scritti. Subito dopo la sua elezione volle incontrarla. In quei giorni mi trovavo in Italia e ricevo una telefonata: era il segretario del Papa, Stanislao Dziwisz, che io conoscevo molto bene. Mi dice che il S. Padre ci invita alla sua messa, Chiara e me, il giorno seguente alle ore 7. Partimmo quella mattina prestissimo, Chiara, Eli Folonari e io, emozionate, si capisce. Quando arrivammo c’erano ancora tutte le impalcature per il Conclave, e dovemmo fare un lungo giro per arrivare all’appartamento del Papa. Ho ancora nell’animo quella Messa, nella piccola cappella privata del Papa. C’era un raccoglimento, un’atmosfera particolare, una presenza di Dio. C’eravamo noi tre, il Papa con don Stanislao e due o tre suore polacche.
Dopo la Messa, il S. Padre salutò Chiara. Ricordo ancora con quanto rispetto, con quanta stima e amore si rivolse verso di lei. Le chiese di fargli avere una “mappa” in cui fossero segnati i posti dove eravamo. “Così, – disse – so dove appoggiarmi!” Fu l’inizio di un’amicizia, di un’unità sempre più forte tra due persone chiamate da Dio a fare opere grandi, due persone a cui Dio dette due doni per la Chiesa e per l’umanità tutta».
di Anna Fratta
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4 Mag 2011 | Centro internazionale, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Alla vigilia della Pentecoste del 1998 Giovanni Paolo II chiamò a raccolta in Piazza San Pietro i movimenti, i gruppi e le nuove associazioni ecclesiali. Tra gli altri era presente anche il Movimento dei Focolari rappresentato dalla fondatrice, Chiara Lubich. In quell’occasione Papa Wojtyla riconobbe pubblicamente il ruolo di queste realtà nella Chiesa, come mai era stato fatto prima. E in quell’occasione Chiara si impegnò di fronte a lui per la crescita del rapporto di comunione tra i movimenti stessi.
Audio È stato veramente il protettore dei movimenti, perché ha riconosciuto in essi il soffio dello Spirito Santo per la Chiesa. Però proprio in quell’occasione ha anche chiesto ai movimenti di uscire da una specie d’infanzia e di produrre frutti maturi di comunione e di impegno. Papa Wojtyla ha seguito da vicino il Movimento dei Focolari lungo tutto il suo Pontificato… Possiamo dire veramente che abbiamo sentito molto spesso il suo amore di predilezione: nei suoi sguardi, nei suoi saluti, ma anche in tanti gesti concreti. E’ stato lui – per esempio – che ha voluto mettere a disposizione del Movimento l’ex Sala delle Udienze di Castel Gandolfo, che è diventato il nostro Centro Mariapoli dove si susseguono incontri tutto l’anno; e poi come non ricordare la visita fatta al Centro del Movimento dei Focolari: in quell’occasione è stato bellissimo come lui ha ricordato proprio il radicalismo dell’amore, che indicava come una caratteristica del Movimento dei Focolari. Giovanni Paolo II aveva anche un’intesa personale molto profonda con Chiara Lubich: su che cosa si fondava questa sintonia spirituale? Io credo che ci fosse, intanto, proprio questa spiritualità di comunione che lui sentiva presente per un carisma in Chiara, vissuta da tutto il Movimento e che lui agognava per tutta la Chiesa. Poi credo anche l’apertura che trovava in Chiara e nel Movimento verso tutti gli uomini, senza differenza di classi sociali, di religioni, di nazionalità e che corrispondeva al suo sguardo sull’uomo, a questa sua fede nel valore dell’uomo al di là di qualsiasi cosa.
Maria Voce, dal suo punto di vista personale, chi è stato Giovanni Paolo II e che cosa in particolare – pensa – che voglia ricordare oggi alla Chiesa e a tutta l’umanità? E’ stato un grande, in tutti i sensi e sotto tutti gli aspetti. Quello che mi sembra molto importante è stato questo riconoscere in qualunque uomo il Figlio di Dio e, quindi, questa altissima dignità che lui riconosceva negli uomini a tutte le latitudini e che lo portava a privilegiare i rapporti con chiunque e che ha dato anche un grandissimo impulso a tutti i dialoghi nella Chiesa: io ero ad Istanbul quando è venuto nel ’79 in visita al Patriarca Demetrio e ricordo la sua gioia nell’incontrare questo Patriarca ecumenico. Penso inoltre che la sua figura possa dare alla Chiesa e al mondo questa speranza e questa fiducia nell’azione dello Spirito Santo, che nei momenti più bui torna sempre a riprendere in mano le sorti della Chiesa. Questo lui lo ha detto e testimoniato soprattutto con la sua apertura nei confronti dei giovani che sono accorsi sempre numerosissimi ai suoi inviti, perché sentivano in lui la Chiesa-giovane. Quindi addita anche all’umanità, la Chiesa come una Chiesa giovane, bella, capace di dare le sue risposte alle esigenze dell’uomo di oggi. Dal Radio Giornale di Radio Vaticana del 30 aprile 2011 Papa Wojtyla: le testimonianze di Kiko Argüello, Marco Impagliazzo, Maria Voce e Andrea Olivero (altro…)
3 Mag 2011 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Sono le dieci e mezzo quando scendo la scala mobile nella metropolitana alla Stazione Centrale. Non è l’ora di punta, eppure siamo in tanti. Sotto le scale c’è un uomo che sta sventolando un pezzo di carta. Ma tutti hanno fretta e non gli danno retta. Mi fermo. Gli faccio cenno di seguirmi. Andiamo alla piattaforma. Scopro che va nella mia stessa direzione. Con lui sono la moglie, due figlie e un figlio. Non sono abituati ai tappeti mobili e la donna quasi cade per terra. Quando scopro che solo Sabri, il figlio di 10 anni, parla lo svedese, decido di andare con loro fino alla meta. Ma non è così facile, perché quando scendiamo al capolinea ci sono altri fogli di carta… Il primo con la scritta della fermata era pensato per la metropolitana, ora c’è un foglio di carta con l’indirizzo del Consiglio per l’immigrazione che si trova…cinque stazioni indietro. Si torna lì. Nella stazione della metropolitana, chiedo se possono pagare l’autobus. Ancora fogli di carta, una lettera e un biglietto elettronico per il treno. Niente soldi. La lettera dimostra che il loro obiettivo non è il servizio immigrazione, ma uno studio legale che si trova in un’altra parte della città. Sono già in ritardo di mezz’ora per la riunione. Chiamo lo studio legale. Decidiamo che devono prendere un taxi. Mi chiedono se posso prestar loro il denaro per il taxi perché poi certamente l’ufficio legale mi avrebbe rimborsato l’importo. Il taxi è troppo piccolo per portare tutti noi, così mi congedo. Cinque persone grate mi salutano cordialmente. Sono sorpreso, quando alcuni amici poi mi hanno detto che ero stato molto gentile. Perfino pagare il taxi… Certo, ho dovuto superarmi per andare tutto il viaggio con loro, ho perso gran parte della lezione che avrei avuto, e non sono sicuro se davvero rivedrò il denaro. Ma non sarei stato felice di essere aiutato se mi fosse accaduto qualcosa di simile in un paese straniero? La gioia che ho sentito dopo, e ogni volta che ne parlo, è solo un dono in più. Patrick – Svezia Fonte: www.focolare.se (altro…)