Movimento dei Focolari
SMU 2017: il mondo da un’altra angolazione

SMU 2017: il mondo da un’altra angolazione

#4peaceSe potessimo vedere il mondo da lontano, con uno zoom potentissimo, come talvolta possono fare gli astronauti, vedremmo il nostro pianeta pacifico e addirittura privo di frontiere. A distanza ravvicinata, invece, le immagini di cui disponiamo trasmettono i dettagli di ogni possibile divisione, odio e prevaricazione. A volte, guardare la nostra storia e il nostro pianeta da troppo lontano, o da troppo vicino, rischia di falsare la realtà e depistare il giudizio. Quale sarà la giusta distanza per non perdere di vista la traiettoria verso cui muove la nostra umanità? L’economia, la sociologia, le scienze naturali, la filosofia, interrogandosi sulle trasformazioni dell’era contemporanea, convergono su alcuni principi. Come l’interdipendenza: tutto quanto accade in un luogo può avere conseguenze altrove. Ogni singolo frammento o porzione di umanità svela il suo potenziale più alto nell’appartenenza a un destino comune. Non ci si salva da soli, né si può stare bene, arroccati dentro un guscio, se tutto intorno c’è una diffusa sofferenza. «Che il mondo si convinca che è chiamato all’unità» è la sfida che Chiara Lubich ha lanciato ai Giovani per un Mondo Unito nel 1985. Da oltre vent’anni, i giovani per un mondo unito si nutrono di questa visione del bene comune e operano per dare loro attuazione. Attirati dalle infinite possibilità della fraternità, dall’unico possibile destino della storia e dell’umanità contemporanea, centinaia di giovani di diverse nazionalità stanno accorrendo a Loppiano (Italia). Le loro iniziative, a livello planetario, convergono nella Settimana Mondo Unito che, dal 1995, rappresenta una vetrina delle azioni di fraternità in atto nel mondo. Azioni che confluiscono a loro volta nell’United World Project con l’obiettivo di attirare l’attenzione della società civile e delle istituzioni internazionali verso una cultura della fraternità. (altro…)

Vangelo vissuto: nelle strettoie della vita

Vangelo vissuto: nelle strettoie della vita

Un lavoro migliore «In seguito a un incidente avevo perso un buon posto di lavoro e lo stipendio di mia moglie non bastava a mandare avanti la famiglia. Tuttavia la provvidenza non ci ha mai abbandonati, facendoci trovare al momento giusto dei lavoretti che ci permettevano di tirare avanti. La sera, assieme ai figli, chiedevamo nella preghiera un aiuto, non solo per noi, ma anche per quanti erano nel bisogno. Sei mesi dopo l’incidente, proprio quando la situazione economica nel nostro Paese era diventata più critica, ho trovato un lavoro migliore di quello perso». J.L. – Uruguay La stanza accanto «Ero in ospedale, in uno stato di prostrazione e oscurità, a causa del mio stato di salute e anche per le medicine che prendevo. Non sapevo cosa fare per venirne fuori. Sento un suono di campanello: qualcuno nella stanza accanto chiamava l’infermiera. Mi sono alzato per vedere se potevo dare un aiuto. Si trattava semplicemente di porgere a un malato dell’acqua. Mi sono fermato accanto al suo letto, interessandomi a lui e cercando di ascoltare profondamente le sue parole. Non so come, ma di colpo mi sono sentito più leggero». T. d. M. – Italia Un dono inatteso «Sposati da 50 anni, abbiamo vissuto, come dice il Qoelet, il tempo della gioia e il tempo del dolore. In un momento di particolare ristrettezza, una sera contavamo i pochi soldi rimasti e stavamo riflettendo su cosa fosse meglio comprare per dar da mangiare ai figli. In quel mentre, ci telefona un amico: sarebbe passato da noi perché, avendo ricevuto in regalo due tacchini, ne voleva regalare uno a noi. È proprio vero che abbiamo un Padre che non ci abbandona mai». T. e R. – Polonia Imprevisti «Viaggio spesso per lavoro, per cui devo farmi un programma dettagliato delle cose da fare, pronto però a cambiare certe mie previsioni. Ho notato infatti, con sorpresa, che l’imprevisto, se colto dalle mani di Dio, risulta poi migliore di ciò che avrei programmato. Questo “far spazio” a Lui non solo quando viaggio, ma in tutte le altre circostanze, è una vera scuola a rimanere vigilanti. Di fronte alla bellezza del suo programma, anche quando mi costa perdere il mio, devo riconoscere che il Regista invisibile sa indicarmi qual è la mia vera realizzazione, la mia felicità». T.M. – Polonia (altro…)