2 Nov 2016 | Centro internazionale, Chiara Lubich, Spiritualità
Maria Voce, lei è alla direzione del Movimento dei Focolari che organizza il 15 novembre prossimo all’Unesco un incontro dal titolo “Reinventare la pace”. Ci dice cosa fare nei confronti della “guerra mondiale a pezzi” di cui parla Papa Francesco? Si tratta oggi di reinventare la “pace a piccoli pezzi” e favorire dappertutto iniziative concrete, come piccole luci che brillano nel buio? «Le mille piccole azioni di pace che portano avanti quanti si riferiscono al Movimento dei Focolari, se hanno già valore di per sé come quelle di tantissimi altri, fanno parte di un disegno unitario e hanno una visione comune: tendere alla fraternità universale, orientarsi al “che tutti siano uno”: il sogno di Dio [cf. Gv 17,21]. È questo sguardo e questo orizzonte che incoraggia, sostiene e aiuta a ricominciare sempre, al di là delle difficoltà e in mezzo alle sofferenze che l’impegno a costruire la pace richiede». Sono 20 anni che la fondatrice dei Focolari, Chiara Lubich, ha ricevuto all’Unesco il premio per l’educazione alla pace. Il 15 novembre a Parigi questo incontro presenterà le numerose iniziative che il vostro Movimento ha messo in atto per andare avanti sul cammino di una pace concreta. In Terra Santa per esempio – Giordania, Palestina e Israele specialmente – terre fondamentali per la pace nel mondo, che cosa i Focolari stanno intraprendendo per rispondere alla domanda sull’educazione alla pace e che può essere sorgente d’ispirazione anche altrove tra persone di buona volontà? «L’incontro tra culture e religioni che i Focolari promuovono è un’esperienza quotidiana. Non si limita alla tolleranza o al semplice riconoscimento della diversità; supera persino la riconciliazione. Esso crea, per così dire, una nuova identità, più ampia, comune, condivisa. E’ un dialogo a fatti, che coinvolge persone delle più varie convinzioni, anche non religiose, e spinge a prendersi cura dei bisogni concreti, a rispondere assieme alle sfide in campo sociale, economico, culturale, politico. Avviene in contesti colpiti da gravissime crisi, come Siria, Iraq, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, e molti altri. E’ così anche in Terra Santa. La convinzione è comune: se c’è un estremismo della violenza, si cerca di rispondere in modo strutturalmente diverso, cioè con l’estremismo del dialogo. Un impegno che richiede il massimo coinvolgimento personale e comunitario, ed è rischioso, esigente, sfidante. Lo vivono ragazzi, giovani e famiglie; cristiani, ebrei e musulmani. Sono persone che si sforzano, prima di tutto, a recidere in se stessi le radici dell’incomprensione, della paura, del risentimento. Un estremismo alimentato, giorno dopo giorno, dal mettere in pratica un’arte: l’arte d’amare». Sul piano del dialogo islamo-cristiano in particolare, cosa vi aspettate da questo incontro all’Unesco del 15 novembre prossimo, soprattutto ad appena un anno dall’attentato del 13 novembre a Parigi? Quale messaggio volete mandare su questo argomento? «Ci aspettiamo che possa portare noi e tanti altri ad una nuova e più radicata presa di coscienza che il disegno di Dio sull’umanità è comporci in una sola famiglia, unita e plurale, che suppone le diversità ma non le contrappone. Una realtà da costruire proprio per la via del dialogo, dove quello islamo-cristiano è sempre più importante e necessario, come i fatti dimostrano, ma non è il solo». Fonte: Vatican Insider (altro…)
2 Nov 2016 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Spiritualità

Chiara Lubich con Don Pasquale Foresi. Foto: www.loppiano.it
Come si può aver la certezza di aver scelto veramente Dio e come concretizzare questa scelta nell’atteggiamento quotidiano? «Chiara: (…) Si può avere la certezza solo di quello che si vive nel presente: io adesso, voglio questa volontà di Dio, voglio trovarmi con questi sacerdoti, così cari a Maria, così cari a Dio. Voglio stare qui? Lo voglio, con tutto il cuore! Ma se mi dicessero in questo momento: “Guarda, Chiara, puoi anche scegliere: puoi anche morire e venir subito in Paradiso con Gesù e Maria, con tutti i nostri della Mariapoli celeste, con tutti i santi, con tutti gli angeli; però, questa non sarebbe volontà di Dio, questa sarebbe una volontà tua: cosa sceglieresti?”. Io scelgo di stare qui con loro, perché scelgo la volontà di Dio. (…) Da quando ho incominciato a vivere così, naturalmente ricomincio ogni attimo. Perché ho capito che quella frase: “il giusto pecca sette volte”, vuol dire un’infinità di volte, perché si scappa sempre fuori dalla volontà di Dio, bisogna essere sempre lì a ritornare dentro nella volontà di Dio. (…) Un’altra esperienza che ho fatto vivendo così, è come ogni atto, il più piccolo: dal lavarsi, al vestirsi, al prendere su una carta, all’accomodare una cosa, all’incontrare una persona… tutto diventa solenne. È meraviglioso, perché questa è una strada fatta per tutti; e veramente deve essere Maria ad avercela suggerita, perché Maria è mamma di tutti: dei sacerdoti, dei laici, delle donne, degli uomini, dei bambini, dei vecchi, di tutti, lei è la mamma di tutti noi, perché è la mamma della Chiesa; perciò lei ci ha dato una strada fatta per tutti. (…) Ora, in questa via così semplice, che tutti i bambini possono vivere, i sacerdoti, le ragazze, gli uomini, gli sposati, tutti la possono vivere, per cui qui si distribuisce proprio una via di accesso alla santità a tutti…, basta che lo vogliano, perché non sono più loro che vivono, è Dio che vive in loro. A me questa cosa mi dà una gioia immensa! Aver potuto avere da Maria il segreto della santità, di una santità popolare, di una santità universale per tutto il popolo di Dio. Per cui quello che il Concilio desidera, che la santità sia per tutti, che non sia limitata ai conventi, a certe categorie di persone, qui abbiamo trovata la strada. E questo è qualche cosa di straordinario. Perché, dire: “Tu puoi farti santo in uno stato di perfezione”; va bene, vai, fatti frate, fatti suora, ecc. Ma poter dire a tutti: c’è una strada che ti puoi fare santo tu; guarda, tu che magari non puoi andare in chiesa perché le circostanze te lo impediscono veramente; tu che sei “oltre cortina” dove non puoi avere contatto con i sacerdoti; tu che sei in prigione, tu puoi farti santo, è la volontà di Dio vissuta, perdendo tutto: la libertà, se si è in carcere; il contatto con la Chiesa se si è “oltre cortina”… Tu lo puoi. Ecco, questo è qualche cosa di straordinario. Solo Maria poteva inventare una cosa di questo genere. Solo una mamma che ci ama tutti e ciascuno personalmente. Solo lei. Io non me la spiego altrimenti. È straordinario. (…) Anche perché la semplicità è una delle cose più difficili da capirsi. Perché è l’unità, è misteriosa. Quindi come si può? Bisogna scegliere Dio una volta, e poi mettersi su questo binario (…)». Chiara Lubich Testo completo Fonte: Centro Chiara Lubich (altro…)
31 Ott 2016 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria

Dot.ssa Chantal Grevin
In che modo un’organizzazione come l’UNESCO serve la pace? Innanzitutto occorre ricordare che l’UNESCO fa parte delle Nazioni Unite. E la pace è l’elemento che sta alla base della nascita delle Nazioni Unite. Scopo dell’UNESCO è il coordinamento della cooperazione internazionale in materia di istruzione, scienza, cultura e comunicazione ed è in qualche modo la sua istanza etica. La sua funzione fondamentale è dunque la pace, soprattutto attraverso il dialogo tra le culture. Il suo programma scientifico intergovernativo, dedicato alle trasformazioni sociali (MOST), evidenzia che nessun cambiamento può essere fatto se non è integrato nelle diverse culture. Di fatto, l’UNESCO è conosciuto per la sviluppo del pluralismo culturale. Ma qual è il legame con la ricerca dell’unità e come far sentire la voce di New Humanity tra tutti i promotori di pace? Se la ricchezza della diversità delle culture deve essere protetta, così come la biodiversità dove è, allora, l’unità, cui aspira l’umanità? Non abbiamo ancora superato questo stadio. La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è, a questo proposito, un fondamento comune, anche se a volte è contestata, ma restano da trovare quei valori comuni, universali, indispensabili per il nostro contratto sociale globale. L’evento del 15 novembre permetterà di riflettere su questo. Questa manifestazione di New Humanity nella sede dell’UNESCO è un contributo ai lavori dell’UNESCO con quello che noi possiamo offrire: delle buone pratiche unite ad una riflessione di fondo. La nostra ONG può far comprendere come l’unità sia la fonte e il traguardo della vita dell’umanità. In un mondo lacerato da conflitti, non è utopico credere alle possibilità di un evento? È vero che il mondo va male, ma abbiamo ragioni per credere nella pace. L’evento renderà visibili coloro che la rendono possibile. La promozione di una cultura di pace non si potrà mai realmente misurare, ma la via è aperta. Personalmente credo nelle organizzazioni internazionali. Possono sembrare impotenti ma non è poca cosa che 195 paesi possano discutere insieme e che paesi belligeranti tra loro si incontrino nella stessa stanza. Nel momento in cui ci si pone su un piano culturale piuttosto che politico, gli scambi sono più liberi. Un esempio: quando la Palestina non poteva entrare nelle Nazioni Unite, l’UNESCO l’ha reso possibile ponendosi sul piano del suo patrimonio culturale da tutelare. Ci auguriamo che il nostro evento abbia un’incidenza attraverso ciò che è stato inviato agli ambasciatori presenti all’UNESCO. Gli atti dell’evento possono diventare un punto di riferimento, un patrimonio culturale interessante per ricercatori e per persone di tutto il mondo. E questo per molti anni. Intervista di Chantal Joly Comunicato stampa (altro…)