6 Giu 2016 | Cultura
Qu’est-ce que la miséricorde dans les grandes traditions religieuses, chez les philosophes contemporains ? Et comment rendre compte de la foi chrétienne en partant de la miséricorde ? Fruit d’une longue expérience dialogue interreligieux sur plusieurs continents, « Aux sources de la Miséricorde » présente de façon originale la notion de miséricorde, mot-clef pour les grandes religions, aussi bien dans le christianisme que dans le judaïsme, l’islam, le bouddhisme et l’hindouisme ainsi que chez les grands philosophes contemporains. Tous témoignent de l’universalité de l’expérience de la miséricorde de Dieu et de son partage avec les plus fragiles. Alors la miséricorde est-elle un nouveau paradigme théologique, une nouvelle vision du monde qui se dessine de plus en plus et dont nous avons tous tant besoin ? Comment dire aujourd’hui le Christ, unique sauveur du monde à partir de la Miséricorde ? Comment exprimer l’amour miséricordieux qui jaillit de la Trinité et donne sens à toutes nos relations ? En faisant le point sur la situation du discours théologique, ce livre rend compte de la foi chrétienne aujourd’hui, à partir de la centralité même de la miséricorde, noyau de l’évangile et cœur de l’agir du Christ. En cela, cet ouvrage répond exactement aux appels de Jean XXIII et Jean-Paul II, selon les indications du Pape François : « La Miséricorde n’est pas seulement une attitude pastorale, mais la substance même de l’Evangile. Je vous encourage à étudier comment, dans les différentes disciplines – dogmatique, morale, spiritualité, droit, etc… – se reflète vraiment la centralité de la miséricorde. » (Lettre à l’Université catholique argentine, 3 mars 2015). Parue initialement en 2005, cette nouvelle édition a été révisée, actualisée et augmentée par l’auteur, le père Patrice Chocholski, actuel curé et recteur d’Ars et secrétaire général des Congrès mondiaux de la Miséricorde, aux côtés du Cardinal Christoph Schönborn. Nouvelle Cité ed.
6 Giu 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo
«Un esperimento riuscito, che ha rivolto una parola di speranza: una persona aperta al dono di sé, infatti, può essere la risposta alle sfide ambientali epocali che l’umanità si trova a fronteggiare». A parlare, è Luca Fiorani, coordinatore internazionale di EcoOne, a conclusione del convegno “Relazionalità: tra consapevolezza ambientale e sfide sociali” (Budapest , Ungheria) tenutosi dal 27 al 29 maggio presso la Pázmány Péter Catholic University, con la partecipazione di 80 responsabili di ONG ambientali, docenti universitari, funzionari governativi, professionisti in campo ambientale, studenti delle scuole superiori e universitari di diversi paesi. Presentazioni scientifiche di alto livello hanno convissuto con esperienze pratiche e riflessioni transdisciplinari nel campo dell’economia, l’etica e la politica.
Vari contributi: da un ragazzo di 15 anni fino ad un’anziana dedita alla cura dell’ambiente nella cittadella olandese dei Focolari; tre studenti italiani hanno presentato la loro esperienza a cavallo tra risparmio energetico e “cultura del dare”; uno studente Erasmus a Budapest, uno di Roma e un brasiliano, hanno presentato le proprie esperienze. Il giovane venuto dal Brasile ha sostenuto il viaggio fabbricando e vendendo oggetti e ottenendo un contributo eccezionale dalla sua università. Cinque di loro, ricercatori, hanno ricevuto il “Premio Piero Pasolini” per la qualità della loro presentazione, grazie ai fondi messi a disposizione dall’Economia di comunione. Hanno collaborato, per la preparazione, in grande sinergia alcune agenzie del Movimento dei Focolari: Azione per un Mondo Unito, Economia di Comunione, Umanità Nuova, Giovani per un mondo unito, Movimento politico per l’unità, insieme a New Humanity e all’Istituto universitario Sophia, con “una logistica eccellente da parte del gruppo EcoOne ungherese», afferma Fiorani. Ha introdotto il convegno Zsusa Román, coordinatrice di EcoOne Ungheria, con la domanda: “Che tipo di persona è capace di aver cura dell’ambiente?”. Fiorani, invece, ha illustrato gli obiettivi e caratteristiche di EcoOne: «Un’iniziativa culturale su scala internazionale promossa da docenti, ricercatori e professionisti che operano nel settore delle scienze ambientali. Ci accomuna il desiderio di arricchire la nostra conoscenza scientifica con una lettura umanistica dei problemi ecologici e naturalistici. Insieme ad altri partner, con i quali persegue l’obiettivo della destinazione universale dei beni e della stretta interdipendenza tra i Paesi, EcoOne tenta di calare tali principi a livello sociale, politico, economico quali settori delle tematiche ambientali». Mons. János Székely, vescovo ausiliare di Esztergom-Budapest, ha ricordato l’importanza della “sobrietà e del dono”, in linea con l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. Dopo l’intervento del prof. Miguel Panão, centrato su una nuova visione antropologica in cui la persona è colta nella sua donazione agli altri e alla natura, si è aperto un vivace dibattito. Particolarmente apprezzata la tavola rotonda in cui le sfide sociali poste dall’ambiente sono state affrontate dal punto di vista teologico, climatologico, economico e politico, sottolineando quanto la problematica ambientale richieda il contributo di molte discipline, in primo luogo la politica che guida le scelte e l’economia che imposta i paradigmi di sviluppo. «Il convegno non è un punto di arrivo ma di partenza – conclude Fiorani –. Occorre ora prepararsi a nuove sfide. Il prossimo convegno si svolgerà in Asia!». Info: EcoOne. (altro…)
6 Giu 2016 | Cultura
La Chiesa ha una visione maschilista della donna? Come si è evoluto nel tempo il rapporto tra l’istituzione ecclesiale e le donne? Le sante sono veramente così docili e remissive, lontane dal nostro quotidiano, come l’iconografia cristiana le rappresenta? Le donne nei Paesi cattolici si sono emancipate più tardi (sempre che si siano emancipate davvero)? Quale è stata la vera novità prodotta dalla rivoluzione sessuale? Lucetta Scaraffia, docente universitaria di storia contemporanea convertitasi in età adulta, ha partecipato al femminismo degli anni Sessanta ed è oggi una delle voci cattoliche più autorevoli, nel presente volume in dialogo con Giulia Galeotti, risponde con schiettezza e lucidità a tali domande, imprescindibili per una reale comprensione della condizione femminile nella società occidentale contemporanea.
5 Giu 2016 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Giorgio Marchetti (a destra) con Gino Bonadimani e Aldo Stedile. Foto © CSC Audiovisivi
Mentre studia medicina nella sua città natale (Padova), Giorgio conosce una studentessa trentina sbarcata nel suo stesso ateneo. È una delle prime giovani che con Chiara Lubich hanno dato inizio all’avventura del Focolare. Giorgio è un dirigente diocesano dell’Azione Cattolica, ma non ha reticenza a confidarle la sua continua ricerca e i suoi dubbi sul piano della fede e della dottrina. Un giorno, mentre con un’amica gli parla del Vangelo, Giorgio obietta loro che quelle cose lui le sa già. “Va bene – rilanciano –, ma lei queste cose le fa?”. Giorgio rimane spiazzato. Da allora, racconta egli stesso, la sua ricerca passa “dai libri alla vita”. E dopo una giornata trascorsa sempre pensando “agli altri e mai a me”, sperimenta “una grande gioia”. Decide di recarsi a Trento per conoscere, oltre alle prime anche i primi focolarini e viene a sapere che Gino Bonadimani, pure lui padovano e studente presso la sua stessa facoltà, si sta preparando per diventare focolarino. 
(da sinistra) Valeria Ronchetti, Chiara Lubich e Giorgio Marchetti. Foto © CSC Audiovisivi
Una chiamata questa che fa breccia pure nel cuore di Giorgio, anche se continua a nutrire dubbi sull’esistenza di Dio. Nell’estate ‘52, durante una delle prime Mariapoli sulle Dolomiti, apre il suo animo a Chiara. E lei, Vangelo alla mano, gli legge ciò che Gesù dice a Marta nel racconto della risurrezione di Lazzaro: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me anche se è morto vivrà. Credi tu questo?” (Gio 11,25-26). «Ecco – gli dice Chiara –, prendi per te questa Parola di Vita: “Credi tu questo?”». E gli suggerisce che se i dubbi fossero tornati, lui avrebbe dovuto ripetere, come Marta: “Sì, Signore, io credo”. In quel colloquio con Chiara, per Giorgio tutto diventa chiaro, semplice. Con sorpresa scopre di avere la fede. E così sarà poi chiamato: Fede. Appena laureato – col massimo dei voti e la lode – Fede entra a far parte del focolare di Trento. Inizia col fare il dentista, attività che continua anche quando si trasferisce a Roma. La chiamata al servizio militare lo porta a Firenze, dove chiede di poter saltare la colazione per andare alla Messa. Dopo alcuni mesi, sono vari i colleghi che partecipano alla Messa ogni mattina. Sebbene in servizio militare, segue la comunità che si sta formando in Toscana. Lo stesso fa quando viene trasferito a Trapani. Oltre a fare il militare ed il responsabile del Movimento, inizia a studiare Filosofia. Nel 1961 giunge a Recife (Brasile). Dalla finestra del focolare si vede una distesa di mocambos, baracche molto povere fatte di legno, lamiera, cartone. «Avrei desiderato andare a vivere con quella gente – confiderà in seguito – a fare qualcosa per loro, magari come medico», invece si trova a mettere le basi per il nascente Movimento dal quale, nei decenni futuri, sarebbero sorte, in Brasile e nel mondo, innumerevoli opere sociali. Nell’aprile ‘64, a Recife, viene ordinato sacerdote. Nel Natale dello stesso anno Chiara lo chiama alla costruzione della cittadella di Loppiano, nei pressi di Firenze. Per Fede, e per la ventina di giovani giunti lì da ogni parte del mondo a prepararsi per la vita di focolare, è un tempo carico «d’imprevisti, progressi, contrattempi, ma anche di risate, di grande allegria; e poi di sapienza, preghiera, contemplazione».
Già responsabile della Sezione dei focolarini dal 1957, lo sarà anche più tardi fino al 2000. Un compito che svolge con grande dedizione, facendo crescere come cristiani e come uomini, generazioni di giovani. Egli ha una particolare attenzione anche per i focolarini coniugati, nella specificità della loro vocazione. Sebbene fortemente impegnato per gli altri, Fede non smette di approfondire, nella sua spiccata attitudine di studioso, diverse discipline. Dal ‘95 fa parte della “Scuola Abbà”, il Centro studi interdisciplinare del Movimento, dando il suo apporto di teologo esperto di etica, ma anche di filosofo e psicologo. Negli ultimi anni, con le difficoltà di salute, comincia quello che Fede ama definire «uno dei periodi più belli della mia vita, tanto che spesso mi trovo a ripetere a Gesù: Non sapevo che la vecchiaia potesse essere un’avventura così bella!», caratterizzata da un «rapporto con Gesù sempre più intimo e profondo». A chi gli chiede come si sente, risponde: «fisicamente male ma spiritualmente benissimo!». Fede lascia in eredità la sua fede inscalfibile in Dio e nel carisma dell’unità. In lui si può ben identificare la figura di un sapiente ed efficace costruttore di un’opera di Dio – il Movimento dei Focolari –, cui egli ha contribuito a sviluppare e a rendere attiva e visibile nella Chiesa e nel mondo. (altro…)
4 Giu 2016 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Luigino Bruni
Le Filippine, teatro di un secolare divario tra ricchi e poveri, diventano un ottimo contesto per festeggiare i 25 anni dell’Economia di Comunione. Le celebrazioni prendono il via con un Forum di due giorni nell’Università di Santo Tomas (UST) di Manila, con 200 fra economisti e studenti di diversi Paesi, che si conclude con la firma di un Memorandum d’intesa per rafforzare la solidarietà fra l’Università e l’EdC. Si torna idealmente al 29 maggio 1991, quando 25 anni or sono, nasceva in Brasile l’iniziativa, ideata da Chiara Lubich proprio per concorrere a risolvere le disuguaglianze sociali, mettendo al centro di ogni progetto economico le persone, specialmente i più poveri. Un progetto che coinvolge nel mondo oltre 800 aziende. La celebrazione si sposta poi a Tagaytay City, presso la cittadella dei Focolari Mariapoli Pace, dove ha inizio un Congresso panasiatico con 300 partecipanti dal titolo: Economia di Comunione, un’economia per tutti. È l’occasione anche per la presentazione di alcune aziende che in Asia partecipano al progetto. Come il Bangko Kabayan, una banca rurale che nella provincia di Batangas (Filippine) assegna micro-credito ad oltre 11.000 clienti; la falegnameria dei Focolari a Manila; una ditta di consulenze per lo sviluppo aziendale; la Kalayaan Engineering, impresa costruttrice di condizionatori d’aria con oltre 2000 dipendenti. Si presenta anche il gruppo Sumsimidang che porta avanti uno dei migliori ristoranti e pasticcerie della Corea. Tutte realtà economiche dirette da imprenditori che intendono condurre la propria azienda nel rispetto della legalità e nella crescita sostenibile, mettendo al centro la persona e destinando liberamente parte degli utili ai poveri. A svolgere le varie relazioni sono diversi economisti fra cui la francese Anouk Grevin, Luca Crivelli della Svizzera italiana, Anette Pelksman-Balaoing, filippina che insegna in Olanda, l’irlandese Lorna Gold e altri, preceduti dal prof. Bruni, coordinatore internazionale del progetto, che ha il compito di riflettere sui 25 anni dell’EdC. Egli spiega che ogni carisma per prosperare deve restare fedele alle domande iniziali. Le aziende possono essere strumenti di comunione? Il mercato può essere un luogo di fraternità? Possiamo immaginare una società senza più poveri? Ricordando ciò che Chiara Lubich ha detto nel fondare EdC, Bruni rileva che le esigenze dei poveri non hanno ancora trovato soluzione e che quindi occorre continuare nell’EdC, un cammino che si presenta come una vera e propria vocazione. L’Asia, continua Bruni, è stata scelta come sede di questo evento internazionale per la presenza nella società degli stessi segmenti che avevano colpito Chiara quando era in Brasile nel 1991. «Fra quindici anni – egli osserva – il PIL dell’Asia sarà il doppio di quello degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale. Il futuro del mondo dipende quindi dal tipo di economia che si svilupperà in Asia. Celebrare qui il 25° anniversario dell’EdC significa riconoscere che la presenza nel continente asiatico di tale forma di economia è fondamentale». «Si tratta di un’economia – scrive Maria Voce nel suo messaggio dal Kenya – che riguarda il rapporto tra le persone, basata sull’amore reciproco per sanare le disuguaglianze». E continua la presidente: «È per questo che sostenuti anche dalla fiducia e dal coraggio di papa Francesco occorre ora risentire nostra l’urgenza che aveva spinto Chiara a costruire insieme una società dove la comunione dei beni nella libertà sia attuata e sempre più condivisa». Il congresso si conclude con tre importanti risoluzioni: 1. stabilire una rete internazionale di “incubatori d’impresa” a sostegno di giovani imprenditori e delle donne; 2. creare un osservatorio sulla povertà, per garantire che la lotta alla povertà sia sempre centrale e coerente con lo spirito dell’EdC; 3. moltiplicare le Lab-school, laboratori tecnici, professionali e imprenditoriali indirizzati particolarmente ai giovani. https://vimeo.com/168297829 (altro…)