9 Nov 2014 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Un fondo per chi è in necessità Da più di vent’anni lavoro all’ospedale universitario. Un giorno nel mio reparto di dermatologia è arrivata una paziente che nessuno dei colleghi voleva curare, a motivo dei pregiudizi. Gli esami del sangue avevano infatti accertato che era malata di Aids. Non potendola operare, ho cominciato un trattamento diverso con la radioterapia. Dopo tre mesi stava già meglio. Non potendo trattenerla oltre in ospedale e sapendo che i suoi figli non erano in grado di curarla, mi sono informata se aveva parenti in grado di occuparsene. Ne aveva, ma abitavano in un altro Stato. Ho chiesto allora alle mie colleghe se volevano contribuire a pagarle il biglietto, dato che lei non era in grado di farlo. Abbiamo raccolto i soldi non solo per il viaggio, ma anche per aiutare la sua famiglia. Quando la paziente è partita era felice. Dopo questa esperienza, insieme ai colleghi abbiamo deciso di costituire un fondo per aiutare pazienti in necessità. Quante persone sono state aiutate in questi anni grazie a questo fondo! (K. L.- India) La ricetta Ho quarant’anni e soffro d’asma. Quando mi accorgo di aspettare un bambino, l’ostetrica mi propone di abortire. Dico di no. Lei mi spiega che devo scegliere fra il bambino e la mia vita, che è molto importante per gli altri figli che ho. Turbata, non arrivo a capire perché devo uccidere questa creatura innocente. Mio marito, vedendo il mio stato di salute, dice che tutto dipende da me. A questo punto mi danno la ricetta di una medicina “molto importante per la mia salute”. Mio marito la compra. Io non so leggere bene per capire tutto, ma in cuore mi viene un dubbio. Chiedo informazioni: quella iniezione procura l’aborto. Non la faccio e mi affido a Dio. Ai primi dolori ho paura. Ho preparato il testamento, affidando i figli ai parenti. Pulisco un po’ la casa e vado in ospedale. Il parto è più facile delle altre volte, senza nessun problema. Mio marito vorrebbe portare il bambino dall’ostetrica per farglielo vedere. Io preferisco di no: per me è stata un’esperienza personale dell’amore di Dio e non posso esserne orgogliosa, ma solo dirGli grazie. (D. A. – Costa d’Avorio) Ri-innamorarsi Quel giorno, con mio marito, si era creata una forte tensione. «C’è qualcosa che non va?» gli ho chiesto. E lui: «Non ci vuole mica il mago per capirlo». Secondo lui io non capivo le sue esigenze. Era vero, ma mi dicevo: «Ma è possibile che con tante cose belle della nostra vita, lui si ferma alla sola cosa che non va?». Siamo andati a dormire col broncio. L’indomani pensavo: «Siamo una squadra, per risollevare lui devo lavorare su di me, addolcire il mio cuore, chiedere scusa». Non ci riuscivo. Per fare il passo, ho pensato a un atto d’amore concreto per lui, che è appassionato di calcio. Per farlo felice, ho rinviato l’appuntamento fissato per quella sera in modo che lui potesse vedere la partita di calcio di Coppa Europa. Ma per ricominciare davvero dovevamo chiarirci. Così, nonostante la stanchezza e gli impegni, siamo usciti una sera e, prima uno e poi l’altro, ci siamo aperti in una confidenza profonda, come non capitava da un po’. Ci siamo visti diversi e ci siamo capiti. Direi ri-innamorati. (G. S.- Italia) (altro…)
7 Nov 2014 | Centro internazionale, Chiesa, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Terrorismo, persecuzioni contro i cristiani e altre minoranze, secolarismo e fondamentalismo sono alcune delle sfide che interpellano a cercare con rinnovato impegno, costanza e pazienza le vie che conducono verso l’unità tra i cristiani. E tra queste, la via maestra è l’Eucaristia. È quanto ha affermato Papa Francesco incontrando, in Vaticano, i partecipanti al Convegno ecumenico dei vescovi amici del Movimento dei Focolari incentrato sul tema: “L’Eucaristia, mistero di comunione”. Il servizio di Amedeo Lomonaco: “L’amore alla Parola di Dio e la volontà di conformare l’esistenza al Vangelo” fanno germogliare in diverse Chiese e comunità ecclesiali “solide amicizie e momenti forti di fraternità”. Ricordando questa “ricca esperienza”, il Papa esorta ad essere sempre “attenti ai segni dei tempi”, a chiedere al Signore “il dono dell’ascolto reciproco e la docilità alla sua volontà”. Nel nostro mondo travagliato – sottolinea il Pontefice – ha grande valore una chiara testimonianza di fraternità e di unità tra i cristiani: “Questa fraternità è un segno luminoso e attraente della nostra fede in Cristo risorto. Se infatti intendiamo cercare, come cristiani, di rispondere in modo incisivo alle tante problematiche e ai drammi del nostro tempo, occorre parlare ed agire come fratelli, e in modo tale che tutti lo possano facilmente riconoscere”. Anche questo è un modo – aggiunge il Santo Padre – “di rispondere alla globalizzazione dell’indifferenza con una globalizzazione della solidarietà e della fraternità”: “Il fatto che in diversi Paesi manchi la libertà di manifestare pubblicamente la religione e di vivere apertamente secondo le esigenze dell’etica cristiana; le persecuzioni nei confronti dei cristiani e di altre minoranze; il triste fenomeno del terrorismo; il dramma dei profughi causato da guerre e da altre ragioni; le sfide del fondamentalismo e, dall’altro estremo, del secolarismo esasperato; tutte queste realtà interpellano la nostra coscienza di cristiani e di pastori”. Tali sfide – spiega il Santo Padre – sono un appello a cercare le vie che conducono verso l’unità. E tra queste vie, una è la strada maestra: l’Eucaristia come mistero di Comunione. Nell’Eucaristia – conclude il Papa – “sentiamo chiaramente che l’unità è dono e che al tempo stesso è responsabilità, responsabilità grave (cfr 1 Cor 11,17-33)”. Fonte: Radio Vaticana Discorso del Santo Padre (testo integrale) (altro…)
7 Nov 2014 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«Come in prigione», ostaggi in casa, senza possibilità di incontrarsi. Questa è una delle sensazioni più diffuse nei Paesi colpiti dall’ebola, e condivisa anche da Antonette, una dei giovani membri dei Focolari della Sierra Leone. «Questo virus sembra renderci più egoisti e sfiduciati gli uni verso gli altri; non ci permette di andare liberamente verso i nostri amici». È per questo che Antonette si è fatta forza e ha deciso di preparare i pasti per alcune famiglie vicine rimaste senza nulla da mangiare, durante la quarantena di tre giorni che impediva loro di uscire. È in atto un dramma umano molto pesante: «La gente vede i propri cari morire o essere trasportati nei centri specializzati per l’ebola. Sono centri lontani da qui – a scrivere è padre Carlo Di Sopra della diocesi di Makeni – e molti, una volta partiti, non ritornano più. Le famiglie non sanno più nulla di loro, né loro delle proprie famiglie. Si capisce allora perché alcuni si nascondano e che altri preferiscano morire nei propri villaggi. Ma così il virus si propaga e miete ancora nuove vittime». Sì, perché a dover essere sconfitto non è solo il virus, ma anche l’ignoranza: la gente si chiede: c’è veramente l’ebola o è propaganda? Chi ha provocato questa malattia? Non vorranno solo venderci i vaccini per guadagnare? – scrive Carlo Montaguti, medico focolarino in Costa d’Avorio che ha curato un approfondimento sull’epidemia di Ebola nell’ultimo numero di Nouvelle Cité Afrique. A questo aggiungiamo i sedicenti guaritori, come la donna liberiana che avrebbe attirato malati dalla vicina Guinea, contribuendo alla diffusione dell’epidemia in Liberia. E l’insufficienza dei sistemi sanitari nazionali, la loro incapacità di rispondere vigorosamente a una simile urgenza e soprattutto la mancanza di mezzi. «In città come Monrovia (la capitale della Liberia), con 2 milioni di abitanti, la maggior parte degli ospedali e dei centri sanitari sono chiusi per paura del contagio. Così è difficile curare non solo l’ebola, ma tutte le altre malattie». Una situazione che deve essere assunta dalla comunità internazionale, come ha invitato a fare anche papa Francesco nel suo recente appello.
«Stiamo costituendo un ‘fondo ebola’ per aiutare i più colpiti – scrive ancora padre Carlo -. Dai Focolari in Costa d’Avorio sono arrivati degli aiuti concreti che adesso stiamo distribuendo. Ci sono molti orfani: a volte alcune famiglie vengono decimate dal virus. Un altro religioso, padre Natale, sta cercando disperatamente di trovare un team dall’estero che abbia un laboratorio per i test del virus e che possano venire qui al nord». E continua: « In questi giorni anche due nostri religiosi hanno avuto febbre alta. Era probabilmente malaria, perché la febbre è andata via, ma all’inizio c’è sempre apprensione e ci si trova disarmati, proprio nelle mani di Dio. Ci sono sempre più casi e non lontani da casa nostra. Anche la zona di Kabala che non aveva ancora registrato dei casi, adesso ce li ha. Arrivano notizie che il virus è fuori controllo, soprattutto perché ha attecchito nelle città. Una gran sospensione». Inoltre non si può viaggiare come prima, perché il distretto è in quarantena. E col passare delle settimane padre Carlo confida di capire che «questo non è un ‘angolo di mondo’, come lo avevo definito prima, ma è ‘il cuore di Colui che Chiara Lubich chiama il Super-Amore’», Gesù Abbandonato, che sulla Croce non trova risposte, ma continua ad amare. È l’unica arma rimasta, potente, perché aiuta a non perdere la speranza, a restare uniti, pregare per i malati: «possono toglierci la possibilità di ritrovarci, ma la presenza di Gesù tra noi si può stabilire anche attraverso le porte chiuse delle case», scrive un giovane. E un altro: «Sì, è la nostra impressione. Quella di essere come in prigione, ma anche lì possiamo amare». (altro…)
6 Nov 2014 | Chiara Lubich, Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

31 ottobre 1999 – Firma della Dichiarazione congiunta
15 anni fa la Federazione Luterana Mondiale e la Chiesa cattolica firmavano la “Dichiarazione Congiunta sulla Giustificazione”. Che ricordi ha di quel giorno in cui lei ha apportato da parte luterana la firma su questo importante documento? «Era il 31 ottobre 1999: siamo riusciti a firmare prima di entrare nel 21° secolo, grazie anche a Giovanni Paolo II. Non è stato fatto facile arrivarci, c’era una forte discussione anche all’interno della Chiesa evangelica, soprattutto in Germania. Ho preso coscienza dell’importanza di questo atto quando ho visto alla Chiesa di S.Anna (Augsburg) persone venute da tutto il mondo. Ho provato un grande senso di gratitudine, di libertà e di speranza. Nel pomeriggio dello stesso giorno si sono incontrati, per la prima volta, un gruppo di fondatori e responsabili di movimenti e comunità, evangelici e cattolici. Si è svolto alla cittadella di Ottmaring, assieme a Chiara Lubich ed altri. Quello che ne è nato lo considero “un miracolo”: il cammino di “Insieme per l’Europa”, che ha generato una comunione sentita e sperimentata tra movimenti e comunità molto diversi tra loro». Cosa è cambiato in questi 15 anni? «Si è messo fine alle condanne reciproche del 16° secolo, e sono caduti pregiudizi. Questa mi sembra la cosa più importante. Ora ci si può incontrare come fratelli e sorelle. Il fatto che lo stesso documento sia stato firmato nel 2006 anche dalle Chiese metodiste mette in luce la sua importanza. Purtroppo da allora le Chiese non hanno fatto passi ulteriori, ma in tante questioni possiamo dire che siamo insieme in cammino; nelle parrocchie e nelle comunità si vive di questa speranza». Qual è il significato del documento “Dal conflitto alla comunione”, firmato ancora una volta da entrambe le Chiese, in vista dell’anniversario della Riforma? «È un “inventario” del dialogo cattolico-luterano a livello mondiale. Questo documento è potuto nascere sulla base della Dichiarazione congiunta sulla Giustificazione. È un resoconto della situazione attuale in cui si sottolinea quello che ci unisce, senza tacere i punti che ancora ci dividono. Sono molto grato di questo documento perché ci mette in una dimensione globale e dà una apertura importante proprio in vista del giubileo del 2017, che desideriamo che cristiani luterani e cattolici commemorino congiuntamente». Un augurio per il 2017? «Far vedere al mondo che come cristiani andiamo insieme verso Cristo, questo dovrebbe emergere. Non si tratta di fare diventare Lutero un eroe, ma di concentrarci sul contenuto della Riforma: come possiamo oggi annunciare al mondo il Vangelo della grazia, che Dio è con noi? Sarebbe bello se nel 2017 arrivassimo ad una comune e pubblica “confessione di Cristo, e a vivere su molti piani una vera unità in Lui ».
Che significato hanno per lei gli incontri dei vescovi di varie Chiese a cui partecipa da diversi anni? «È stato il vescovo Klaus Hemmerle che mi ha messo in contatto con il Movimento dei Focolari. Questi incontri sono come dei ‘segnali stradali’ che ci indicano una via. È molto arricchente potersi incontrare con fratelli di altre nazioni e Chiese. Per esempio mi colpisce cosa stanno vivendo i fratelli vescovi nel Medio Oriente. Nel nostro dialogo – lontano dai riflettori della stampa e dei mass-media – posso conoscere e condividere le loro sofferenze, ma anche la loro vitalità. Viviamo una comunione profonda e preghiamo insieme. Certamente c’è sempre questo dolore di non poter ancora celebrare insieme la Santa Cena – ma è sempre un’immensa gioia rivedere i fratelli. È un livello di comunione spirituale profondo, unico direi, come è unico che un Movimento laicale convochi dei vescovi ad incontrarsi. È meraviglioso che ci venga donata dai Focolari questa possibilità ogni anno. È una comunione sperimentata, e questa ha un grandissimo significato. Ed insieme siamo in cammino». Vedi anche: Tv2000it (altro…)
5 Nov 2014 | Famiglie, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Fiorella e Andrea Turatti
«Come tutti i giovani, seppur in modo diverso, eravamo alla ricerca della felicità. Andrea era un tipo molto “popolare”, soprattutto con le ragazze, non credeva nell’amore per sempre ed era ateo. Un po’ alla volta mi adeguai alle sue teorie liberiste. Dopo due anni di fidanzamento, attraverso i giovani dei Focolari incontro Dio, che è amore anche per me. Sento mia la proposta di vivere il Vangelo, di vedere Gesù in ogni persona. Ci provo: è la rivoluzione! Mi si capovolge la vita». «Nel tempo Fiorella mi ha chiesto di accompagnarla a degli incontri per famiglie. Sono rimasto conquistato dal loro stile di vita: volevano vivere il “comandamento nuovo” di Gesù, l’amore reciproco. Mi colpì una coppia, il loro volersi bene: approfittando dell’assenza di Fiorella andai a trovarli, parlammo della vita di famiglia, del rapporto tra noi due, della fede, sentivo di aver sperimentato qualcosa di superiore all’amore pur bello che c’era fra noi due: anch’io avevo incontrato Dio». «In un congresso di “Famiglie Nuove”, sentiamo l’esperienza di famiglie le quali, messo Dio al primo posto della loro vita, partono con i figli per portare il messaggio del Vangelo nel mondo. Siamo affascinati e trascinati. Scriviamo a Chiara Lubich che anche noi siamo pronti a lasciare tutto per andare dove Dio vuole. Dopo qualche anno improvvisamente c’è la possibilità di partire. Ho un momento di paura, in un attimo vedo tutto quello che devo lasciare, poi gli occhi mi cadono sul Crocefisso e penso che in Lui ho la chiave per affrontare qualsiasi situazione. Chiara ci dà una consegna: “Non dovete fare niente di particolare, basta che teniate Gesù in mezzo a voi”. E perché Lui sia in mezzo a noi, dobbiamo intensificare ogni giorno di più il nostro amore reciproco, che ci porta a vederci ogni giorno nuovi, perdonandoci a vicenda, cercando di non andare mai a dormire senza aver fatto pace». 
La comunità di Honduras
«Sono passati otto anni di vicende di ogni tipo in una cultura molto diversa dalla nostra, in Honduras. Alla piccola comunità che abbiamo trovato si sono aggiunti diversi giovani. E questo proprio perché i nostri figli si sono dedicati semplicemente e volentieri, mescolandosi con ricchi e poveri, senza problemi: giocavano tra le baracche, facevano amicizia. Abbiamo fatto una grande esperienza di inculturazione e imparato, a volte con difficoltà, a immergerci nella vita delle persone, nelle loro sofferenze e gioie, e abbiamo trovato degli amici stupendi, un popolo generoso… da cui abbiamo ricevuto moltissimo».
«Alla nostra porta bussavano continuamente bambini poveri che chiedevano un po’ di cibo. Un giorno mi sono stancata, e al bambino che bussava ho detto: “Oggi no!”. Nostro figlio era lì vicino che mi ascoltava e mi ha detto: “Ma mamma c’è Gesù in lui”. Facevamo molti viaggi per incontrare comunità lontane, e in macchina genitori e figli potevamo parlarci, dirci quello che desideravamo per crescere nell’amore tra noi. Anche il nostro vescovo, il Card. Maradiaga ci ha sostenuto, incoraggiato. Aveva una grande stima per Chiara e un profondo rapporto con la nostra famiglia. Spesso su suo invito abbiamo lavorato con altri movimenti e associazioni cercando di portare fra tutti lo specifico del carisma dell’unità». 
La famiglia Turatti
«La provvidenza ci ha sempre accompagnato. Arrivando ci è stata messa a disposizione per un anno una casa e una utilitaria. Una volta, dai miei ex colleghi italiani, ci è arrivata una somma per i biglietti aerei, per un viaggio che dovevamo fare. Periodicamente scarseggiavano alcuni prodotti alimentari basici come lo zucchero, il latte, ecc. E molte volte arrivava qualcuno con una borsetta di latte o zucchero giusto quando ne avevamo bisogno. Dopo qualche tempo che cercavo lavoro, sono stato assunto da una ditta italiana per un ottimo lavoro. Inoltre, un signore ci ha persino regalato una casa, e poi sono arrivati anche i fondi per ristrutturarla ed ampliarla con un salone da 180 posti per gli incontri della comunità. Veramente abbiamo sperimentato quanto sono vere le parole del Vangelo». «Dopo 8 anni abbiamo lasciato il Centro America per far proseguire gli studi ai figli. È stato un vero taglio, che ci è costato, perché partendo dall’Italia avevamo lasciato i nostri ‘campi’, partendo dall’Honduras abbiamo dovuto staccarci soprattutto della gente con la quale si era stabilito un rapporto straordinario di reciprocità. Con Andrea abbiamo sentito che il nostro amore è per sempre, non solo per questa vita ma per l’eternità». (altro…)