30 Apr 2014 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Partirà da Nairobi il collegamento mondiale (http://live.focolare.org/y4uw/) che il 1° maggio, ore 13 italiane, collegherà giovani dei cinque continenti per dare il via alla Settimana Mondo Unito 2014 (SMU): “Bridging cultures”, galassia di attività e azioni dei Giovani per un Mondo Unito (GMU) nei cinque continenti, incentrate sulla reciproca condivisione. Sono previsti altri collegamenti con Giappone, RDC, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Nigeria, Algeria, Portogallo, Brasile. A Nairobi (Kenya) sono giunti in questi giorni un centinaio di giovani: metà rappresentano i popoli africani dell’area sub-sahariana e metà gli altri continenti. “Sharing with Africa”. È il motto per dire la reciprocità che l’edizione 2014 della SMU vuole attuare con il continente africano, emblema di colori, culture e sfide, per approfondire alcuni pilastri delle culture africane, in una reciproca condivisione e scambio di ricchezze. Loppiano (Italia), come ogni anno, si trasformerà in una grande piazza (#Spiazzaci) per dare visibilità ad un’Italia diversa con le iniziative in corso su legalità, dialogo interreligioso e immigrazione. Per saperne di più, consultare: www.facebook.com/y4uw.international?fref=ts Maria Voce, presidente dei Focolari, ha espresso ai giovani riconoscenza per “l’impegno” e “il caparbio coraggio” nell’“inseguire l’obiettivo del Mondo Unito, immersi nelle vicende complesse del mondo contemporaneo e nelle diversificate realtà” a loro vicine. È un “immane cantiere” ha aggiunto, “ma si tratta del sogno di un Dio, come Chiara Lubich amava definirlo”. Assicurando il suo sostegno con quanti “si riconoscono negli ideali del Movimento dei Focolari”, ha ricordato l’augurio rivolto ai GMU da Giovanni Paolo II: “Solo coloro che guardano al futuro sono quelli che costruiscono la storia”, concludendo “e la storia, come lievito nella massa, la stiamo costruendo qui e ora” con tanti altri. Il 1° maggio, inoltre, si vara l’Atlante della fraternità, un primo rapporto su 800 frammenti di fraternità, azioni coraggiose che si propagano nelle città, costruiscono ponti fra uomini, gruppi e culture, aprono strade di dialogo e indicano percorsi nuovi alle comunità. Un viaggio ideale tra meridiani e paralleli del Globo che mostra come la fraternità messa in atto avvolge il mondo. Costituisce il primo documento dello United World Project (UWP) in seguito al Genfest 2012 a Budapest, consultabile su www.unitedworldproject.org. Leggi anche: Un ponte con l’Africa
http://youtu.be/U1TODWAFX-8 (altro…)
29 Apr 2014 | Cultura

Mamme e papà, Gino Soldera, Città Nuova editrice 2014
La gravidanza. Un momento misterioso nel quale prende forma una nuova vita. Un momento magico di relazione tra il bambino e i genitori. Le più recenti scoperte della scienza prenatale dimostrano che esiste un’intensa comunicazione tra il mondo intra ed extrauterino che risulta fondamentale per lo sviluppo psicosomatico del feto. Conoscere le emozioni di un periodo così speciale aiuta ad affrontare con serenità il parto e la vita che da quel momento comincia. Sulla base dell’ampia competenza dell’Autore il volume “Mamme e papà” è un ottimo manuale di educazione prenatale che aiuta la coppia a vivere con consapevolezza e serenità l’avventura di una nuova vita. Ogni capitolo riguarda un aspetto della gravidanza e della prenatalità. Contiene utili esercizi e consigli pratici emergenti dalle testimonianze e da esperienze di gestanti e di mamme. L’Autore: Gino Soldera, psicologo psicoterapeuta e terapista sessuale, è presidente dell’Associazione Nazionale di Psicologia e di Educazione Prenatale (ANPEP). Da più di vent’anni si occupa di gravidanza e prenatale ed è ideatore di diversi e innovativi metodi di lavoro. È autore di diverse pubblicazioni e di un centinaio di articoli su riviste nazionali e internazionali. È stato ospite in diverse trasmissioni radiofoniche e televisive; dirige Il Giornale Italiano di Psicologia e di Educazione Prenatale. La collana PERCORSI DELL’EDUCARE, diretta da Ezio Aceti, Michele De Beni e Giuseppe Milan, propone qualificati contributi sull’educazione adottando una prospettiva interdisciplinare che attinge alle diverse scienze della formazione e al contempo recupera il senso dell’unità e dell’integrità del fatto educativo, esperienza fondamentale e costitutiva del singolo e della comunità. (altro…)
29 Apr 2014 | Chiara Lubich, Ecumenismo, Spiritualità

Partecipanti al convegno – (C) Thomas Klann
«Il carisma dell’unità […] è caduto su una cristiana che Dio ha voluto che fosse cattolica. Però […] non è per i cattolici soltanto, non avrebbe senso, è per tutta la cristianità». Con queste parole di Chiara Lubich si è aperto il corso organizzato dal Centro Uno – segreteria dei Focolari per l’ecumenismo – svoltosi dall’11 al 13 aprile a Castelgandolfo, su “I Pentecostali”: una realtà molto varia nata nel 1901 negli Stati Uniti (ma con prodromi nei secoli precedenti) ed in continua crescita. 
Udo e Ilona Knoefel, fondatori della comunità pentecostale Jesus-Gemeinde Sohland (Germania) – (C) Thomas Klann
Cinque le lezioni tenute da esperti: la prof.ssa Teresa Rossi della Pontificia Università Angelicum (Roma), Mons. Juan Usma del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, il pastore Albert Pataky, presidente delle Chiese pentecostali dell’Ungheria, Michelle Moran, Presidente del Rinnovamento Carismatico Cattolico Internazionale (ICCRS), Udo e Ilona Knöfel, fondatori della Jesus-Gemeinde Sohland (Germania), una comunità pentecostale. Un centinaio di partecipanti – tra cui pentecostali, riformati, cattolici, una luterana e un’ortodossa – da una ventina di Paesi europei, Brasile e Corea. La prof.ssa Rossi ha fatto una panoramica sulla nascita e lo sviluppo storico del Pentecostalismo. Mentre Mons. Usma ha illustrato il dialogo con la Chiesa cattolica, affermando che si tratta di “una realtà complessa con la quale il Vaticano ha accettato di dialogare”. È da segnalare che già nel Concilio Vaticano II c’era un osservatore pentecostale. Citando il documento di Aparecida, pubblicato dai vescovi latino-americani nel 2007, egli ha sottolineato che non pochi cattolici trasmigrano verso i pentecostalismi, non tanto per motivi dottrinali o teologici ma perché in ricerca di Dio. Il Presidente delle Chiese pentecostali ungheresi, pastore Albert Pataky, da tempo partecipa ad un gruppo ecumenico promosso dai Focolari che si raccoglie mensilmente per meditare insieme la Parola di Dio. “Il nostro movimento – racconta – è nato nella preghiera, che continuamente lo rinnova e lo fortifica”. 
Olivier Fleury e Raphael Tanner di Giovani con una Missione Svizzera, con Mons. Juan Usma Gomez, Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani – (C) Thomas Klann
Nella Germania dell’Est, ancora sotto il regime comunista si è formata una comunità, attorno a Udo e Ilona Knöfel, che per le sue forme carismatiche dapprima non fu accettata dalla Chiesa evangelica locale. Venendo in contatto nel 2004 con il Movimento dei Focolari, ha cercato la riconciliazione. Ora la comunità è impegnata a diffondere la conoscenza di Gesù nella regione ritenuta “più atea dell’Europa”. Molte le esperienze del “dialogo della vita”, tipico contributo dei Focolari. Un dialogo basato “sull’arte di amare” che crea le condizioni perché Gesù, secondo la sua promessa, si renda spiritualmente presente tra cristiani di Chiese diverse (Mt 18,20). A Bari esiste uno scambio vivo tra Focolari e una comunità pentecostale nigeriana. In Venezuela, negli anni, si è sviluppato un rapporto ecumenico che ha permesso di offrire al Congresso Americano Missionario, svoltosi nel novembre 2013 (con la partecipazione di 4.000 delegati), un Forum ecumenico con la partecipazione di un pastore pentecostale venezuelano. Durante il corso a Castelgandolfo, dopo aver sentito un discorso di Chiara Lubich sull’amore reciproco, una dei partecipanti ha chiesto perdono ai pentecostali presenti per i pregiudizi tenuti in cuore. Le sue parole hanno espresso quello che tanti sentivano. “La cosa più importante è l’amore – ha detto il pastore Pataky dell’Ungheria –. L’orgoglio divide, l’amore unisce. Le verità di fede che ciascuna Chiesa porta ci uniranno se noi viviamo nell’amore. L’opera dello Spirito Santo vuole unirci”. (altro…)
28 Apr 2014 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Senza categoria, Sociale
«Con alcuni amici dei Focolari di Bangkok – racconta Luigi Butori, uno dei protagonisti della vicenda –, da tempo cercavamo di portare il nostro aiuto concreto ad alcune famiglie di profughi del Myanmar, dell’etnia karen, che si erano stabilite nel nord della Thailandia. Avevamo condiviso questa esperienza con alcuni amici italiani che ci sostenevano a distanza e ai quali mandavamo periodicamente aggiornamenti fotografici.
In particolare, dopo la visita di uno di noi in Italia nell’ottobre 2013, si è creato un rapporto speciale con i bambini della scuola dell’infanzia dell’I.C.G. Giuliano di Latina, i quali hanno dimostrato subito un gran desiderio di far qualcosa per questi coetanei così lontani, ma che ora sentivano vicini. I loro aiuti si sono orientati in particolare ad un orfanotrofio di Mae Sot, nel nord della Thailandia. È stata un’esperienza davvero toccante per noi, arrivare in quei posti, sapendo di essere messaggeri di bambini che a 10 mila km di distanza si davano da fare per inviare i loro piccoli aiuti. I volti dei bimbi s’illuminavano mentre aprivamo gli scatoloni, ai quali abbiamo aggiunto anche cioccolata, latte e altre buone cose, frutto della condivisione di amici buddhisti, cristiani e musulmani. Una festa per i bimbi vedere questi giocatoli: motociclette, camion dei pompieri e piccoli aggeggi che noi non avremmo saputo come far funzionare: i bimbi “karen” invece, in pochi secondi, ne erano già esperti! Abbiamo potuto distribuire aiuti anche ad altri bimbi al campo profughi e in altri “villaggi” (in realtà, capanne raggruppate vicino a fabbriche, oppure a campi di riso). Il dono è sì importante, ma sperimentiamo ogni volta che è più importante guardare la persona negli occhi, porgergli la mano, “toccare l’altro”, fargli sentire che tu sei lì per lui. All’inizio, sembrano pieni di sospetto; ma poi, pian piano s’illuminano di gioia, di speranza e – anche se non capiamo la loro lingua –, sembra che dicano: “Grazie, oggi mi hai fatto felice… Tutto questo è un dono gratuito? Quando ritornerai?”. “Guarda che ci sono e vivo per te… Non aver paura”. L’esperienza è andata avanti anche quest’anno e ancora una volta non ci è stato chiesto alcun pagamento da parte della dogana thailandese, che è rimasta ammirata dai disegni originali e divertenti che i piccoli di Latina avevano applicato ai 30 scatoloni spediti. Abbiamo consegnato il carico tra le risaie e i canali di Mae Sot, dove chi non ha documenti cerca di sopravvivere come può.
Ma siamo rimasti anche colpiti da quanto questa esperienza stia cambiando la vita delle famiglie dei bambini di Latina. Un papà ci diceva: “La vita dei nostri figli e anche la nostra è cambiata da quando abbiamo iniziato a fare qualcosa per la popolazione karen, che prima non sapevamo neanche esistesse”. E una mamma: “Grazie che ci date quest’occasione per far qualcosa per gli altri; tanti di noi volevano fare qualcosa di concreto, ma non sapevamo cosa e come. La televisione ci da tante cattive notizie, invece questa è una boccata di gioia e di speranza”. Poi una maestra: “I bambini sono elettrizzati all’idea che i loro giocattoli sono arrivati con una grossa nave dall’altra parte del mondo a dei bambini che non hanno nulla. Una bambina non stava più nella pelle quando ha visto la sua bambola in braccio ad una sua coetanea dell’orfanotrofio di Mae Sot”. Gli occhi non tradiscono e quelli dei genitori sono sinceri. Continueremo a lavorare perché questo sogno, questo miracolo d’amore che unisce Latina e un posto sperduto, tra le montagne, nel nord ovest della Thailandia, continui ancora». Guarda il video http://www.youtube.com/watch?v=m928fDtk-U8 (altro…)
26 Apr 2014 | Chiara Lubich, Chiesa, Spiritualità
«… capisco quanto sono vere e sapienti le parole di papa Giovanni XXIII: “Io devo far ogni cosa, recitar ogni orazione, eseguire quella regola come se non avessi altro da fare, come se il Signore mi avesse messo al mondo solo per far bene quell’azione e al buon esito di essa stia attaccata la mia santificazione, senza pensare al dopo e al prima”». Con queste parole annotate sul suo diario, e spesso ripetute in pubblico, Chiara Lubich ribadiva l’importanza per un cristiano di santificarsi facendo la volontà di Dio momento per momento. Concetto di cui trovava conferma nell’insegnamento di Giovanni XXIII. E nella stessa pagina scriveva ancora: «Vedo come la mia anima sia spesso investita, nell’attimo presente, da due, tre cose da fare che poi la lasciano come inquieta. Vedo come spesso il desiderio di arrivare a tutti, di far tutto, di abbracciare il mondo, viene da me interpretato praticamente in modo non giusto. È un’avidità spirituale che appartiene sempre all’uomo vecchio, anche se tinta di zelo. Questo non è il modo di vivere cristiano. Anche chi sta in un negozio di commestibili, se lo desidera, mangia una cosa o l’altra, ma non tutte assieme e non tutto il negozio. Occorre cibarsi, e quindi accontentarsi, di ciò che Dio vuole da noi nel presente. Ho provato a far così in questi ultimi giorni: è un’esperienza meravigliosa. Troncando con violenza tutto ciò che non è volontà di Dio, per inabissarmi solo in quella, ho provato cos’è la sazietà dell’anima: è pace, gaudio, felicità! Una sorta di beatitudine». Fonte: Città Nuova dell’8-11-2010 Guarda anche: Due papi santi: Giovanni Paolo II (altro…)