Movimento dei Focolari
Le famiglie con Papa Francesco

In Ciociaria, una festa per l’impegno civile

Associazione T. Zoffranieri

Un meeting della solidarietà che ha coinvolto tutti i cardini della vita di una comunità: è successo a Monte San Giovanni Campano, ai primi di settembre, durante la Festa dell’Impegno Civile. In un momento di crisi straziante, al cospetto di una politica incapace di dare soluzioni ai drammi di famiglie e imprese, ecco emergere dal basso quella società civile organizzata, che decide di farsi motore di cambiamento per una comunità più sensibile, più solidale ed inclusiva. Emiliano Fiore, ispiratore e promotore dell’iniziativa, racconta: “Ho sentito in cuore di dovermi spendere per la mia città, interessandomi ai suoi problemi, ai nuovi poveri, ai miei coetanei, all’ambiente, alle sue bellezze, al dolore oggi sempre più diffuso nei nostri ambienti”. “L’ho fatto in piena adesione a quell’Ideale trasmessomi da Chiara Lubich da ragazzo, che chiede scelte controcorrente. Vivere intensamente il carisma dell’unità ha significato sporcarmi le mani, proponendo esperienze e modelli che mettano al centro la relazione, la solidarietà, la legalità e la reciprocità. E la Festa dell’Impegno Civile è stata proprio questo, un’occasione per costruire reti di solidarietà, conoscersi, migliorarsi nella capacità di proteggere e tutelare le peculiarità di una città”.

Gruppo guardie giurate Agri

E così, nella roccaforte ciociara, 16 gruppi di volontari impegnati in vari campi, Misericordia, Circolo Legambiente Lamasena, Civilmonte, Avus, Ass.ne Carabinieri in congedo, Caritas, Ass.ne Santi Antonio e Nicola, Ass.ne Culturale Colli, Gioventù Francescana, Ucim, Ass.ne Tiziano Zoffranieri, A.g.r.i., Ass.ne Protezione Civile Madonna del Pianto, Afas, Forum Provinciale del Terzo Settore, hanno deciso di riscoprire quei genuini legami di comunità, di fraternità, rideterminando un nuovo processo di cambiamento e di sviluppo della propria città, rendendola concretamente più solidale. Si è parlato di ambiente, dell’esigenza di conoscere il piano di protezione civile della città; si è ascoltata musica con band locali, per esaltare i talenti del territorio; si sono allestiti mercatini dell’artigianato, del riuso e della solidarietà. Sono stati riaperti sentieri naturalistici abbandonati da anni, bonificando aree preda di discariche abusive. E poi presentazione di libri, rassegne, promozione di progetti sociali della Caritas locale; e ancora approfondimenti sulle origini della città, dei fatti che l’hanno resa celebre, tra questi la carcerazione di San Tommaso d’Aquino nel castello a due torri che svetta su una delle due colline del paese.

Gli organizzatori

“In quei giorni – ci spiega Emiliano – mi veniva in mente uno scritto di Chiara, oggi molto attuale e quanto mai denso di spunti, “L’attrattiva del tempo moderno”, nel quale scrive: vorrei dire di più, perdersi nella folla, per informarla del divino, come s’inzuppa un frusto di pane nel vino”. Fedele a quella profezia, ho deciso allora di perdermi nella folla, di gettarmi anima e corpo nella mischia della mia città, per informarla che farsi passare addosso questa crisi significa assecondarla”. Quella della Festa dell’Impegno Civile è stata una vera e propria best practice di una comunità che ha voluto far conoscere a se stessa e al mondo circostante quello che di più bello c’è al suo interno, favorendo la costruzione di una comunità a dimensione di famiglia, dove ciascuno stima l’altra associazione più della propria, per un bene più alto, quello della propria città, delle famiglie e imprese. Del resto lo ha detto anche l’economista Luigino Bruni, che, alla domanda da dove iniziare, in un tempo così difficile e buio, risponde: “Un popolo non esce da crisi profonde e identitarie come la presente, senza riscoprire una vocazione, una storia, un sano entusiasmo, un destino. Oggi all’Italia (e noi aggiungiamo a Monte San Giovanni Campano) mancano queste dimensioni ed è da qui che bisogna ripartire”. (altro…)

Le famiglie con Papa Francesco

Egitto: portare sollievo ai fratelli eritrei, etiopi e sudanesi

“Crediamo nella costruzione di un mondo più unito e per questo ci impegniamo ad assumerci le situazioni di maggior sofferenza cui portare aiuto. Inizia così la vicenda di un gruppo di giovani dei Focolari dell’Egitto. Avendo avuto notizia di un carcere in cui vi sono detenuti “speciali”, cercano di saperne di più. Entrano in contatto con uomini, donne e bambini per lo più cristiani provenienti dall’Eritrea con una storia di profondo dolore. Infatti, tentando di fuggire dalla difficile situazione in cui versa il loro paese e pensando di essere condotti in un luogo migliore, sono invece caduti nella trappola dei trafficanti di organi, destinati perciò ad una morte ignota. Quando hanno capito l’inganno, sono fuggiti attraversando le frontiere e si sono rifugiati in Egitto. Privi di documenti, però, sono stati arrestati e condotti in carcere. È lì che i giovani dei Focolari li trovano in attesa di poter un giorno rientrare in Eritrea. “Col sostegno di un religioso e dei giovani dei Focolari – racconta Abdo, testimone diretto – siamo riusciti ad entrare nel carcere. Eravamo molto entusiasti di poter amare concretamente, ma non immaginavamo quale dolore avremmo toccato con mano. Nella prigione – una ex caserma–, il cibo era molto scarso, igiene e cure mediche praticamente inesistenti”. I giovani sono rimasti colpiti dalla presenza di bambini, anche molto piccoli: uno di loro era stato ferito da una pallottola vagante, mentre attraversava la frontiera. “Impossibile dire il dolore che provavamo davanti ad una così grande sofferenza – commenta Abdo –. Con gli occhi pieni di lacrime ci chiedevano che male avessero fatto per meritare di essere in questa situazione”. I ragazzi però non si perdono d’animo, si dividono in gruppi, ascoltano le loro storie, cercano di dare sollievo, speranza nell’amore di Dio, portano aiuto materiale alle necessità più urgenti.

Foto © 100viaggi.it

“C’è chi aveva bisogno di medicine, altri di vestiario oppure di un telefono per mettersi in contatto con le loro famiglie che non sapevano dove fossero finiti. Ma la loro prima necessità era quella di avere qualcuno che li andasse a trovare e si interessasse a loro.” I responsabili della prigione indicano nella mancanza di cibo una delle maggiori difficoltà. “Un giorno –Abdo racconta – abbiamo preparato più di 100 piccoli contenitori col “kosheri”, cibo tipico egiziano fatto con pasta e lenticchie. La nostra visita si concludeva, di solito, con un intenso momento di preghiera. Erano loro che cantavano i salmi nelle proprie lingue, un’anima sola e una voce sola, con tale fede e forza interiore che ci coinvolgeva tutti in un clima spirituale profondissimo; non potevamo contenere la commozione!”. Da allora le visite si sono susseguite con costanza, coinvolgendo in questa forte esperienza i giovani per un mondo unito di altre città dell’Egitto come Il Cairo e Sohag. “Ad oggi – conclude Abdo – alcuni eritrei sono già rientrati nel loro paese, ma nuovi detenuti sono arrivati in carcere, vittime della stessa drammatica vicenda. Spesso sentiamo l’impotenza di non poter fare e dare di più, ma li affidiamo a Dio che tutto può. A noi forse viene chiesto questo piccolo contributo per costruire un mondo più unito e fraterno”. (altro…)

Le famiglie con Papa Francesco

Focolari oggi: nuova sterzata verso le periferie del mondo

Un impegno ad uscire fuori da se stessi, ad andare incontro alle periferie anche esistenziali del mondo, mettersi in ascolto dell’umanità di oggi. Si sono lasciati così i 211 delegati del Movimento dei Focolari provenienti dai cinque continenti, al termine del loro incontro annuale che si è svolto nel centro internazionale di Rocca di Papa, dal 26 settembre al 19 ottobre. In una diretta Internet, in cui si sono collegati più di 10 mila punti nel mondo, la presidente Maria Voce ha salutato tutti con un messaggio, sottolineando l’impegno ad orientare lo sguardo e le energie verso le “periferie del mondo”, non solo quelle legate alla povertà materiale, ma anche a quelle dove Dio è assente. Un processo che i Focolari hanno iniziato da tempo e che ha segnato le origini del carisma a Trento e la vita della fondatrice Chiara Lubich e della prima comunità focolarina. Come allora anche oggi i Focolari sentono con urgenza l’imperativo a dimenticarsi di se stessi, curandosi degli ultimi, facendo di tutto perché ci sia una comunione piena. “Spinti da Gesù – ha incalzato Maria Voce parlando ai focolari di tutto il mondo – che continua a soffrire nell’umanità di oggi. Umanità che alle volte ci assale con i suoi dubbi, alle volte con la sua disperazione, ma che vuole incontrare Chi può dare senso a queste domande”. Ma per incontrare il mondo occorre “uscire dalle nostre sicurezze e immergere nell’umanità la fiamma, dell’amore evangelico”. È l’amore che trasforma i fratelli in unica famiglia di figli di Dio, con dei rapporti veri, e dove l’un per l’altro è pronto a dare la vita: un amore che diventa reciproco. Questo sarà il punto della spiritualità dell’unità che tutti i membri del Movimento approfondiranno durante l’anno. A Rocca di Papa erano presenti anche rappresentanti delle comunità dei focolari che vivono in Paesi in guerra. E in questi contesti fortemente provati dal conflitto armato e dalla divisione, la proposta evangelica dell’amore reciproco come via della pace diventa profezia di un futuro di riconciliazione per questi popoli. “Ci siamo trovati non per difenderci, ma per perdonare chi ci ha fatto del male, per incoraggiarci ad amare di più”, affermano i rappresentanti dei Focolari della Siria. Parole forti, cariche di storie personali, di passi compiuti, di una vita che nonostante il buio della “notte siriana”, non cessa di andare avanti nella speranza che diventa preghiera mondiale che “solo il bene può vincere il male”. L’incontro dunque dei delegati termina con l’augurio di tornare nei propri Paesi “con cuore aperto, ciascuno al paese da dove è partito, per estendere questa esperienza di comunione”. Con la speranza che “il Vangelo vissuto da tanti porti ad una nuova avanzata del Regno di Dio nel mondo”. (altro…)