María es la mujer más mencionada en el Evangelio. Más que cualquier otra mujer en la historia ha sido fuente de inspiración, luz y consuelo para muchas personas. Innumerables las personas que han llevado su nombre a lo largo de los siglos. Y ¿quién podría contar las plegarias a ella dirigidas? Su presencia y su intervención en momentos críticos de la historia marcó el camino de variados países. Basta pensar en lo que la Virgen de Guadalupe, la Morenita, aparecida en 1531 a Juan Diego, significó, y significa hasta hoy, para los mexicanos y para toda América Latina. La fascinación de María inspiró, desde los primeros siglos cristianos, poesías y cantos, entre los cuales el antiguo himno oriental “Akatisthos”. Y no podemos olvidar de qué manera la figura de María incidió en la cultura en el segundo milenio. Basta pensar en la alabanza que le dirige San Bernardo en el último canto del Paraíso de Dante: «Virgen Madre, hija de tu hijo», o en el bellísimo comentario al Magnificat que hace Martín Lutero. Pensemos también en los innumerables frescos, pinturas, retablos, estatuas, que se encuentran en las iglesias y galerías de arte de todo el mundo, por no hablar de los sublimes íconos marianos de la tradición ortodoxa. A pesar del secularismo que caracteriza a nuestra época respecto de las anteriores, María sigue siendo aún hoy un punto de referencia. Aquí presentamos la experiencia de una mujer de nuestro tiempo, que no se preocupaba por presentar una reflexión actualizada de la figura de María, pero sin embargo la hizo redescubrir y volver a comprender en clave innovadora y actual a través de su experiencia espiritual que ha arrastrado a miles de hombres y mujeres, y no sólo católicos sino también personas de distintas Iglesias y de diferentes religiones. Como pincel en las manos del pintor, en la humildad de reconocerse como “nada”, Chiara Lubich, con toda su creatividad, fue elegida por Dios para dar vida a un Movimiento que, en el momento de su aprobación oficial por parte de la Iglesia Católica, recibiría el nombre de “Obra de María”. El resultado: una experiencia profética que nos hace descubrir en una luz nueva la actualidad de María. Ciudad Nueva
Inatteso videomessaggio di Papa Francesco
Cherylanne (Doni) Menezes, indiana di Mumbai, fa parte della delegazione di 11 persone che al Sinodo sui giovani, in corso a Roma fino al 28 ottobre, rappresenta il Paese asiatico. Cresciuta in una famiglia molto attiva nella parrocchia del suo quartiere, all’interno di una comunità multi-religiosa, dopo gli studi economici e commerciali Cherylanne comincia a lavorare nel campo della gestione. Ma i suoi interessi spaziano e la portano ad una laurea magistrale presso l’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, in Italia, con una tesi sul dialogo indù-cristiano nel Movimento dei Focolari. Lo stesso che tuttora la vede impegnata, specialmente con i giovani, nel suo Paese. La incontro durante la pausa pranzo dei lavori. La delegazione dell’India è guidata dal cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai, e composta da nove vescovi (della Chiesa latina, siro-malabarese e siro-malankarese) e un altro laico, Percival, presidente dell’Indian Catholic Youth Movement. Cherylanne è presente al Sinodo in rappresentanza del Movimento dei Focolari in India. Per due volte ha incontrato Papa Francesco, insieme alla delegazione. La prima all’inizio dei lavori («Anche i giovani indù della comunità dei Focolari pregano per lei e per questo evento», aveva detto Cherylanne al Papa, strappandogli un’esclamazione di contentezza) e la seconda quando il Sinodo è già entrato nel vivo.
Il 17 ottobre è il giorno dell’atteso nuovo appuntamento. La delegazione è puntuale, all’ingresso dell’Aula Nervi, alle 16, insieme a quella del Sudamerica. La sessione pomeridiana inizia alle 16.30, e nella mezz’ora che la precede Papa Francesco incontra i singoli gruppi, in un “tu per tu” gioioso e informale che è parte integrante dello spirito di questo Sinodo. Percival dona al Papa una croce in legno di sandalo sulla quale è impressa l’immagine del Buon Pastore, opera di un artista indù. «Ho anche delle lettere per Lei, Santo Padre» interviene Cherylanne. Sono lettere bellissime, intrise di affetto, di giovani e famiglie dell’India. Tra queste anche quelle di due giovani, un indù e un musulmano. Oltre a parlare di sé, hanno voluto mettere per iscritto la promessa di pregare per il Papa e per il Sinodo. «Sì, perché – spiega Cherylanne – questo è il Sinodo di tutti i giovani». Consegnata la croce e le lettere, Cherylanne ardisce una domanda: «Santo Padre, vorrebbe rispondere con un videomessaggio a questi due giovani?». «Certamente» risponde Papa Francesco. Lei estrae dalla borsa il suo telefonino e il Papa rivolge lo sguardo dritto allo schermo. «Vi ringrazio tanto per il vostro saluto. Anch’io vi saluto. Prego per voi, voi pregate per me. Siamo uniti in amicizia. L’unità è sempre superiore alle guerre. Lavorare per l’unità della gente, rispettare l’identità di ognuno, qualsiasi sia la religione che professa. Che il Signore vi benedica. Pregate per me!». Il brevissimo video cattura un ultimo fotogramma, il sorriso di Papa Francesco a missione compiuta. Riprendere il saluto del Papa con il proprio telefonino non è cosa che avviene tutti i giorni, le dico. «Non è stato un atto di coraggio – mi risponde – ho semplicemente colto l’occasione, Papa Francesco è sempre molto disponibile». Come procede l’esperienza del Sinodo?, le chiedo. «Stiamo vivendo un’esperienza di discernimento in cui lo Spirito Santo è al lavoro, e fa nuove tutte le cose. L’esperienza vissuta dai discepoli sulla strada verso Emmaus descrive bene quello che stiamo vivendo. La Chiesa sta prendendo coscienza non solo delle sue sfide, ma anche della ricchezza e del suo grande potenziale interno. Vedo una convergenza crescente nei nostri pensieri, qui al Sinodo, e l’urgenza di camminare insieme, giovani e vescovi, clero e laici, movimenti religiosi e associazioni per andare insieme verso il mondo e mostrare il nostro amore in atto».
Chiara Favotti
Guarda il videomessaggio https://vimeo.com/295979829 (altro…)
