“È molto toccante che i bambini di Roma pensino all’IRAP (Istituto di riabilitazione audio fonetico). Questa somma è preziosa, soprattutto per il gesto che nasce dal cuore dei bambini.
Abbiamo scelto di vivere questo trimestre all’IRAP cercando di essere “scintille di vita” nel cuore della morte che ci circonda. Questo dono è per noi proprio una scintilla di vita: ci fa sentire che non siamo soli e che, dietro a questo gesto, ci sono sforzi concreti, volti di bambini gioiosi, mani che si sono unite… Tutto questo è seme di vita e di fraternità che ci tocca profondamente. Grazie!
Stiamo vivendo momenti difficili, sì, ma continuiamo ad aggrapparci alla speranza e a scegliere sempre la vita. È davvero andare controcorrente rispetto a ciò che si vive oggi in Libano. Sono sforzi continui, che dobbiamo sempre ricominciare, perché nulla è mai acquisito.
Oggi la parola “pace”, in Libano, sembra perdere il suo significato. Molti non ci credono più, e a volte nemmeno noi. Anche il Time Out, il momento di preghiera quotidiano per la pace che coinvolge il mondo, a un certo punto mi sembrava inutile. Come continuare a crederci, se io stessa, non ci credevo più?
È stato necessario andare più in profondità per riscoprire il vero senso della pace: prima di tutto la pace interiore, che è una sfida in un contesto di guerra, violenza e ostilità. Non lasciarsi scivolare nell’odio verso il nemico, superare la rabbia davanti alle ingiustizie, strappare dall’anima tutto ciò che può corromperla… è una lotta continua.
Alla Risurrezione, il saluto di Gesù agli apostoli — “La pace sia con voi” — ha risuonato in modo nuovo nella mia anima, e ho riscoperto che è Lui la nostra vera pace.
L’impegno attivo per gli altri è una via d’uscita: ci libera dall’isolamento e ci rende più forti”.
IRAP (Institut de Rééducation Audio-Phonétique)
A cura di Maria Grazia Berretta
È attiva l’emergenza Medio Oriente. Ogni contributo permette di portare sollievo alle tante famiglie colpite dal flagello della guerra: molte hanno perso la casa, altre cercano rifugio in strutture che aprono le porte nonostante risorse sempre più limitate.
È da oggi in libreria l’ultimo volume, tra quelli finora pubblicati, che raccoglie quanto lasciato scritto da Chiara Lubich sulla sua esperienza mistica: Paradiso ’49. Un testo per molti aspetti singolare, che certo non mancherà di suscitare una vivace recezione. Soprattutto perché, per la prima volta, mette a disposizione del grande pubblico, senza veli e selezioni, la sorgente ultima dell’avventura cristiana che ha fatto di Chiara una protagonista della seconda metà del secolo scorso e oltre. Consegnandoci un’eredità che resta in gran parte da esplorare e implementare.
Sì, la sorgente ultima: che non è frutto di una sua immaginazione – per quanto geniale – e neppure soltanto di un’originale ispirazione che le è stata concessa. Ma è qualcosa di più e di diverso. Qualcosa – scrive il filosofo Jean-Luc Marion – che viene d’ailleurs: da quell’“altrove” che in Gesù ci è stato dato una volta per sempre “da dentro” e “da sotto” la storia che viviamo, con le sue magnifiche e incredibili espressioni e sorprese e con le sue drammatiche e conturbanti prove.
La vicenda della Chiesa lungo i secoli ben conosce questo riproporsi sempre nuovo di Gesù, come da lui stesso promesso: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Un evento ogni volta imprevedibile e sorprendente. Perché opera dello Spirito che “è come il vento che soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va”. E che pure si fa riconoscibile e apprezzabile.
Il Paradiso ’49, ancora una volta e in forma inedita, è di tutto questo testimonianza disarmata e fedele. In ciò va schiettamente riconosciuto il suo primo valore. E non possiamo non essere immensamente grati a Chiara che alla fine – non senza prima essersi voluta accuratamente garantire della cosa in conformità alla fede della Chiesa – abbia voluto farne dono. Perché l’ha ritenuta cosa preziosa e se n’è riconosciuta responsabile: come di un dono, appunto, fatto da Dio non solo per lei ma per tutti. Di qui un secondo valore di queste pagine: quello che sono destinate a rivestire per l’Opera di Maria. Che è stata forgiata nel suo DNA carismatico proprio grazie agli eventi che vi sono testimoniati: per essere “l’otre nuovo” destinato a custodire e riversare con generosità il “vino nuovo” dello Spirito così comunicato. A servizio del cammino del Vangelo nella storia.
Di qui, infine, il terzo e forse risolutivo valore di questo scritto: rendere fruibile la risorsa decisiva che l’evento di Gesù rappresenta oggi per noi. Il cristianesimo – è stato detto – ha ancora da fiorire. E in questo sfidante tornante epocale, nel dialogo fraterno che i discepoli di Gesù son chiamati a vivere con tutti coloro che cercano la verità e servono la giustizia: no, davvero, ancora non ci siamo detti tutto.