28 Set 2021 | Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Libano: un gruppo di giovani dei Focolari attraverso un mercatino dell’usato sostiene l’iniziativa Lebnenele, che vuol dire “Il mio Libano”. Nata durante le proteste di ottobre 2019, questa iniziativa di giovani studenti si propone di aiutare alcune delle famiglie più bisognose. In Libano, i Giovani per un Mondo Unito del Movimento dei Focolari hanno deciso di sostenere le famiglie connazionali più bisognose. Lo hanno fatto collaborando con un’iniziativa chiamata Lebnenele (il mio Libano), sostenuta da studenti universitari e nata in seguito alle proteste di ottobre del 2019. In quel contesto migliaia di persone tra cui moltissimi giovani scesero in piazza per manifestare contro l’imposizione di nuove tasse da parte del governo. Queste riguardavano beni e servizi quali benzina, tabacco e telefonate online. Le proteste portarono alle dimissioni del Primo Ministro Saad Hariri, avvenute il 29 ottobre 2019. Durante una manifestazione, un gruppo di giovani – che in seguito avrebbe dato avvio a Lebnenele – si era accorto che una persona bisognosa distribuiva fazzoletti a chi ne aveva necessità. Da lì è nata nei ragazzi l’idea di darsi da fare in prima persona. Joelle Hajjar, una giovane che ha collaborato fin da subito col progetto Lebnenele, racconta: “In quel momento abbiamo iniziato a guardarci intorno, alla ricerca di famiglie bisognose. Abbiamo deciso di aiutarle attraverso donazioni che avevamo ricevuto da amici o attraverso i social”. Dopo l’esplosione a Beirut del 4 agosto 2020, evento che causò ingenti danni alla popolazione, il gruppo di giovani ha deciso di portare avanti l’iniziativa Lebnenele esprimendo l’affetto e la cura verso il proprio Paese in difficoltà. L’obiettivo era di raccogliere un numero di beni tale da far arrivare a 50 famiglie pacchi di cibo per Natale. Grazie alla solidarietà che si è costruita intorno a loro, sono riusciti a superare l’obiettivo iniziale, aiutando 76 famiglie. Questo ha dato loro una conferma: l’iniziativa non doveva fermarsi, ma crescere ancora, per riuscire ad aiutare più famiglie. E così è stato: le attività di raccolta fondi per acquistare beni per le famiglie bisognose continua ancora oggi. George e Salim, due ragazzi del gruppo dei Giovani per un Mondo Unito, raccontano: “Abbiamo deciso di aiutare Labnenele creando un mercato dell’usato in cui vendiamo molti oggetti raccolti tra ciò di cui non abbiamo più bisogno e che è ancora in buono stato. Ci sono borse, camice, vestiti, cravatte, libri, oggetti di bigiotteria… tutto in ottime condizioni. Grazie alla vendita di questi prodotti, raccogliamo denaro che usiamo poi per comparare beni di prima necessità che doniamo a Lebnenele. In questo modo sappiamo che i beni arriveranno a molte famiglie libanesi in difficoltà”. Joelle conclude: “I giovani dei Focolari sono stati di grande sostegno in molte attività: ci hanno aiutato donando soldi che avevano raccolto attraverso il loro mercato, e aiutandoci a preparare il materiale da consegnare alle famiglie. Insieme a loro abbiamo avuto sempre il desiderio di diffondere l’Ideale dell’unità a queste famiglie, per creare tra noi una solidarietà e un’unità che è ancora presente oggi”.
Laura Salerno
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27 Set 2021 | Chiara Lubich
La Parola di Vita di questo mese di settembre ci invita ad essere servitori di tutti. È la condizione necessaria per essere il primo. Se vogliamo essere grandi dobbiamo farci piccoli di fronte al fratello, accudire alle sue necessità, essergli accanto. Se Gesù che è il Signore e il Maestro, ha lavato i piedi (un’azione riservata agli schiavi), anche noi se volgiamo seguirlo, sopratutto se abbiamo particolari responsabilità, siamo chiamati a servire il nostro prossimo con altrettanta concretezza e dedizione. É uno dei paradossi di Gesù. Lo si capisce soltanto se si pensa che l’atteggiamento tipico del cristiano è l’amore, quell’amore che lo fa mettere all’ultimo posto, che lo fa piccolo davanti all’altro, così come fa un papà quando gioca con il figlioletto o aiuta nei compiti di scuola il ragazzo più grande. Vincenzo de’ Paoli chiamava i poveri i suoi “padroni” e li amava e li serviva come tali, perché in loro vedeva Gesù. Camillo de Lellis si chinava sui malati, lavando le loro piaghe, accomodando loro il letto, “con quell’affetto – come scrive lui stesso – che una madre amorosa é solita avere per il suo unico figlio infermo”[1]. E come non ricordare, più vicina a noi, la beata[2] Teresa di Calcutta, che si é chinata su migliaia di moribondi, facendosi “nulla” davanti a ciascuno di loro, i più poveri dei poveri? “Farsi piccoli” di fronte all’altro vuol dire cercare di entrare il più profondamente possibile nel suo animo, fino a condividerne le sofferenze o gli interessi, anche quando a noi sembrano di poco conto, insignificanti, ma che costituiscono invece il tutto della sua vita. (…) “Vivere l’altro”, dunque, e non condurre una vita ripiegata su sé stessi, piena delle proprie preoccupazioni, delle proprie cose, delle proprie idee, di tutto ciò che si considera nostro. Dimenticarsi, posporre se stessi per aver presente l’altro, per farsi uno con chiunque fino a scendere con lui e sollevarlo, per farlo uscire dalle sue angustie, dalle sue preoccupazioni, dai suoi dolori, dai suoi complessi, dai suoi handicap o semplicemente per aiutarlo a uscire da sé stesso ed andare verso Dio e verso i fratelli e così trovare insieme la pienezza di vita, la vera felicità. Anche gli uomini di governo, gli amministratori pubblici (“chi governa”), ad ogni livello, possono vivere la loro responsabilità come un servizio d’amore, per creare e custodire le condizioni che permettono a tutti gli amori di fiorire (…). Dal mattino quando ci alziamo, alla sera quando ci corichiamo, in casa, all’ufficio, alla scuola, per strada possiamo sempre trovare l’occasione per servire, e ringraziare quando siamo a nostra volta serviti. Facciamo ogni cosa per Gesù nei fratelli, non trascurando nessuno, anzi amando sempre per primi. Serviamo tutti! È solo così che siamo “grandi”!
Chiara Lubich
(Chiara Lubich, in Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, Opere di Chiara Lubich, Città Nuova, Roma, 2017, pp. 717-719) [1] Cf. Scritti di San Camillo, Il Pio Samaritano, Milano-Roma 1965, p. 67. [2] Madre Teresa de Calcula fue canonizada el 4 de septiembre de 2016 por el Papa Francisco. (altro…)
24 Set 2021 | Ecumenismo
Seconda giornata dell’incontro dei Vescovi di varie Chiese amici dei Focolari all’insegna dell’unità.
La penombra delle catacombe si rischiara alla luce delle candele e compaiono tra i corridoi persone di varie Chiese che camminano mentre risuonano le parole di una preghiera dei primi cristiani. Si congiungono intorno all’altare della piccola cappella dove la comunità unita condivideva il pane. Tenendosi per mano, con una preghiera spontanea chiedono il dono dell’unità. È l’anticipo del “patto” di amore reciproco che si rinnova anche in ogni incontro di Vescovi amici dei Focolari.
“Il patto rafforza la nostra unità, la nostra alleanza e ci spinge a mantenerla nelle nostre relazioni con fratelli e sorelle, nei nostri Paesi o ovunque siamo”, aveva espresso poco prima il Vescovo Nelson Leite della Chiesa metodista del Brasile. E aggiungeva: “Il patto ha cambiato la mia vita, mi ha motivato e mi ha portato ad accettare le altre persone, a vivere con loro, a imparare ad ascoltarle e a poter instaurare un dialogo, anche se siamo diversi”. Un momento sacro, commovente, che simbolicamente ha racchiuso come in una cappella i 170 Vescovi di varie Chiese cristiane partecipanti al convegno “Dare to be one” sparsi in tutto il mondo. Non c’erano più distanze nè strumenti elettronici che permettevano i collegamenti e le stesse candele delle catacombe davano luce al nuovo impegno d’unità. “È il Comandamento Nuovo di Gesù che vogliamo sia il fondamento dei nostri rapporti, ‘quell’amarsi a vicenda’, vogliamo sia alla base dei nostri rapporti fraterni”, ribadisce Brendan Leahy, Vescovo di Limerick (Irlanda), uno dei moderatori dell’incontro. Con la coscienza che, se si mette in pratica, Gesù può adempiere la sua promessa: “Dove due o più sono uniti nel mio nome, ivi sono io presente in mezzo ad essi” (Mt 18,20). “Noi desideriamo che Gesù possa farci questo dono – afferma Leahy – e per questo vorremmo promettergli che vogliamo continuare a vivere nell’amore uno verso l’altro, ad amare la diocesi e la comunità dell’altro come amo la mia, amare la Chiesa dell’altro come amo la mia”.
Se c’è l’amore vicendevole tra i cristiani, esso è la testimonianza più forte e credibile verso il mondo che ci circonda. E’ quanto dice Jesús Morán, Copresidente dei Focolari, “sì, la nostra unità, l’unità di tutti i cristiani potrebbe essere un contributo decisivo per la trasformazione del mondo. Si tratta di un imperativo etico improrogabile”.
A concludere questi due giorni è Margaret Karram, Presidente dei Focolari, che raccoglie il desiderio espresso da tanti tra i partecipanti di continuare ad andare avanti, “di creare una grande rete che ci aiuti a collegarci insieme, cellule vive unite nel nome di Gesù. Chissà quante iniziative potranno nascere per rinnovare la vita delle nostre Chiese nell’unica Chiesa di Cristo…!”. Così invita tutti ad unirsi per chiedere a Dio Padre di illuminare il cammino da percorrere recitando il Padre Nostro. Si mescolano le parole della preghiera insegnata da Gesù in tante lingue, come in una sinfonia che si eleva al cielo e inonda i cuori e le menti di ognuno sigillando il patto d’unità fatto poco prima.
Carlos Mana
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24 Set 2021 | Ecumenismo
I messaggi del card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, di Justin Welby, Primate della Chiesa Anglicana, e di Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, ai Vescovi di varie Chiese amici dei Focolari durante il Convegno “Dare to be one”. “Rimanete in me e io in voi” (Gv 15, 4). Un’ immagine eloquente quella della vite e dei tralci che accompagna l’invito di Gesù ai suoi. Una chiamata a “stare” per poter portare frutto, la stessa che ha alimentato il Convegno Internazionale dei Vescovi amici dei Focolari, appartenenti a diverse Chiese cristiane, tenutosi a Castel Gandolfo (Roma-Italia) in questi giorni dal titolo “Dare to be one-Osare essere uno. Il dono dell’unità in un mondo diviso”. Ricevere questo dono, nell’ambito dell’impegno ecumenico – spiega S.E. il Cardinal Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, nel suo messaggio a questo incontro – “fa parte della missione dei Vescovi di essere al servizio dell’unità, ma non solamente dell’unità della propria Chiesa, bensì dell’unità di tutti coloro che sono stati battezzati nel nome del Dio Trino. Il battesimo ci unisce a Cristo e ci fa membri del suo unico corpo”. Incoraggia poi i Vescovi delle varie Chiese riunite nel percorrere il cammino nell’amore reciproco per affrontare le sfide del mondo e sottolinea il ruolo fondamentale che gioca la preghiera: “Noi cristiani non siamo capaci di fare l’unità con le nostre sole forze, (…) siamo in grado di produrre divisioni, come la storia e, purtroppo, anche il presente ancora dimostrano. L’unità invece può esserci solamente fatta in dono. (…) Ci deve sempre far riflettere il fatto che Gesù non ha comandato ai suoi discepoli l’unità, né l’ha richiesta a loro, ma che ha pregato per l’unità”. Mirare ad essere una cosa sola in Lui e con il fratello significa farsi fiamma viva, lanterna, fonte luminosa che attira chiunque le sia accanto. È questo il vero senso di questo incontro: portare quella luce fuori, nel mondo. Un auspicio che ritroviamo anche nelle parole di Justin Welby, Primate della Chiesa Anglicana: “Osare essere Uno’ tocchi la vita di molti cristiani, incoraggiando anche loro a crescere nella comunione reciproca. (…) Mai come oggi il mondo ha bisogno dell’unità dei cristiani. In tempi di crisi ambientale e di pandemia mondiale, per non parlare delle molteplici sfide economiche e politiche che affronta il mondo, è sempre più chiaro che nessuno è al sicuro finché tutti non sono al sicuro, e che davvero le nostre azioni si influenzano a vicenda. L’unità fra i cristiani può essere il cemento che consolida la solidarietà degli esseri umani, per diventare, dunque, il fondamento di soluzioni durature”. Affinché “tutti siano uno” (cf. Gv 17,21) risulta necessario, dunque, operare scelte concrete, vivere il dialogo, prendersi cura dell’altro riconoscendolo come fratello. Il messaggio di saluto di Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, ai Vescovi amici dei Focolari traccia una rotta che, grazie alle pagine del Vangelo di Matteo (Mt 14, 24-33) dà speranza e conforta: “Nel corso della storia la barca dei discepoli di Gesù incrocia venti contrari e tempeste: e anche tra gli stessi discepoli di Gesù si sono scatenate spesso e ancora si scatenano alle volte opposizioni, inimicizie, persecuzioni. (…) Nella parabola, Gesù cammina sulle acque andando verso i discepoli (…): “Coraggio, Sono Io, non abbiate paura”. (…) Se abbiamo coraggio – continua – allora non avremo paura a entrare in dialogo gli uni con gli altri, perché tutti siamo di Cristo (…). Quando non avremo più paura, non ci servirà il coraggio, perché saremo uno dell’unico Uno, riuniti attorno al banchetto con il Pane e il Vino di colui che ci dirà “Sono Io”.
Maria Grazia Berretta
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24 Set 2021 | Nuove Generazioni
Diretta streaming internazionale sabato 25 settembre 2021 tradotta in sei lingue per approfondire il percorso formativo – a cura del Movimento dei Focolari – sull’educazione alla sessualità e all’affettività, per uno sviluppo armonico della persona in tutte le sue dimensioni, rivolto a bambini, ragazzi e genitori. “Up2Me mi ha lasciato una maggiore consapevolezza in merito a chi sono io, nella mia sfera emotiva e fisica e riguardo al progetto di vita che vorrei costruire, nonché all’importanza della relazione con gli altri”. “Il programma mi ha aiutato particolarmente a relazionarmi con le ragazze. Mi ha insegnato a rispettarle. Sono più disponibile ad aiutare in casa e sono contento di collaborare con mia madre e mia sorella senza sentirmi inferiore”. “Quest’esperienza mi ha permesso di parlare con ragazzi della mia età di argomenti che sono importanti per noi, ho potuto esprimermi con libertà, senza la paura di essere giudicato”. Sono alcune delle testimonianze di centinaia di ragazzi che in varie parti del mondo hanno potuto partecipare ad Up2Me, il percorso formativo di educazione all’affettività e alla sessualità che punta ad uno sviluppo armonico della persona in tutte le sue dimensioni. Il programma si basa sulla “persona-relazione”. L’essere-in-relazione è l’essenza della persona umana, il fondamento ontologico per favorire una crescita completa che veda bambini e ragazzi, secondo le caratteristiche proprie della loro età, protagonisti di scelte consapevoli e capaci di vivere relazioni positive.
Sabato 25 settembre 2021 alle ore 2.00 p.m. (ora italiana) sarà l’occasione, per chi lo desidera, per saperne di più attraverso un live streaming a questo link, tradotto in sei lingue in simultanea: inglese, francese, spagnolo, neerlandese, portoghese, italiano. Nato nell’ambito del Movimento dei Focolari ad oggi Up2Me si è sviluppato in ventotto nazioni e risponde ad una richiesta ben chiara da parte di bambini e adolescenti che si trovano ad affrontare grandi temi (vita, salute, sessualità, stili di vita moderni, emozioni, scelte per il proprio futuro…) e non dispongono di strumenti adeguati. I genitori spesso si sentono impreparati nel rispondere a queste richieste. Di conseguenza i social media diventano la fonte principale, non formando al valore della persona nella sua interezza. “Queste cose non le ho mai trovate su Internet” è stato lo “sbotto” di una ragazzina al termine di una sessione di Up2Me sulla conoscenza della bellezza e delicatezza del proprio corpo. Up2Me intende rispondere a queste sfide e aiutare i genitori in questa fase di accompagnamento ai bambini e agli adolescenti in un percorso di formazione integrale. Quali sono i temi principali affrontati? Per i bambini: emozioni; corporeità; amicizia; vita e morte… Per i preadolescenti e adolescenti: la bellezza e delicatezza del proprio corpo; la meraviglia della nascita della vita; rispetto della vita umana e del pianeta; igiene personale; aborto; contraccezione; tecniche di riproduzione assistita; dipendenze; pornografia; gender studies; stili di vita salubri (sport, alimentazione, riposo…); opportunità e problemi di internet; importanza dell’aspetto spirituale per l’essere umano; mass media; bullismo; amicizia; emozioni; innamoramento; il progetto di vita… Per i genitori dei preadolescenti e adolescenti: educare in tempi di crisi; autorità e autorevolezza; comunicare bene; l’adolescenza, età di opportunità; come parlare coi figli di sessualità, dipendenze (sostanze, pornografia, smartphone…), stili di vita (alcol, fumo, alimentazione…), new media… Il percorso formativo si rivolge anche a coloro che vogliono diventare “tutor Up2Me” attraverso la partecipazione ad una Scuola internazionale con formazione teorica e sperimentazione pratica. Up2Me è coordinato a livello internazionale da un’equipe centrale collegata con vari team locali. È attivo un Comitato Scientifico internazionale multidisciplinare, con professori di psicologia, pedagogia, medicina, teologia e diritto.
Lorenzo Russo
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