13 Ago 2020 | Vite vissute
All’età di 100 anni si è spento Padre Bonaventura Marinelli OFMCap, il primo religioso che ha seguito Chiara Lubich. Il ricordo di Padre Fabio Ciardi.
L’ho ricordato pochi giorni fa in occasione del suo onomastico: p. Bonaventura Marinelli. Il 1° agosto 2020 è partito per il cielo, a 100 anni di età, per festeggiare in paradiso il centenario di Chiara Lubich, sua inseparabile coetanea. Che amicizia profonda e fedele! Avendo vissuto a Trento nel convento dei Cappuccini dal 1942 al 1946 come studente di teologia e giovane padre, è stato, come amava dire, “testimone oculare, però a distanza”, degli inizi del Movimento dei Focolari. A distanza perché in quegli anni non erano consentiti grandi contatti. Eppure testimone oculare perché vedeva come vivevano quelle straordinarie “terziarie francescane”. “Dopo il bombardamento del ‘44 – racconta in una lunga conversazione – avevamo Chiara e le sue compagne sempre sotto gli occhi. Venivano a Messa, non nella nostra Chiesa, che era distrutta dai bombardamenti, ma nella sacrestia, che era anche più piccola ed eravamo anche più vicini. Ricordo che per me era ogni volta una impressione molto profonda. Per natura sono abbastanza timido ed ho difficoltà nell’incontro, eppure ricordo che andando alla ‘questua’, durante l’estate, dal ‘43 in poi, mi diventava sempre più facile incontrare le famiglie, la gente, i bambini ecc. Non era dovuto alla mia natura; questo nuovo modo di vedere mi veniva dalla vita che vedevo in Chiara e le sue compagne. Nel ‘46, i miei superiori mi mandarono in Svizzera all’università, ero già sacerdote da un anno. I primi mesi ricevevo lettere dai miei compagni, coi quali avevo fatto il patto di unità. Ad un certo momento, il vuoto, il silenzio: era cominciata l’inchiesta del Sant’Ufficio, ma io non lo sapevo. Da parte mia è stato uno scivolare progressivo in un senso di desolazione inesprimibile. Fino al 23 aprile del ‘48. Ero andato a Trento per le votazioni e quella mattina, prima di tornare in Svizzera, mi sono incontrato con Chiara. Mi ha rimesso nella festa ma in un modo più profondo, ho capito che quel che vale è amare. Sembrava di toccare il cielo col dito. Arrivato a Friburgo le ho scritto una lettera, la prima lettera”. Inizia così una corrispondenza che ha consentito a Chiara di comunicare quando viveva in quel periodo. Grazie a p. Bonaventura oggi abbiamo un patrimonio inestimabile di scritti, alcuni notissimi, come la lettera del 30 marzo 1948, quando gli confida: “Il libro di Luce che il Signore va scrivendo nella mia anima ha due aspetti: una pagina lucente di misterioso amore: Unità. Una pagina lucente di misterioso dolore: Gesù abbandonato”. Quelle lettere testimoniano il rapporto profondo che si è presto instaurato tra i due. 11 maggio 1948: “La sua lettera m’ha confermato il pensiero che m’ero fatto dell’anima sua, molto amata dal Signore e vorrei in un attimo, in un baleno donarle tutto il mio, tutto quello che Dio ha edificato in me sfruttando il mio nulla, la mia debolezza, la mia miseria. (…) Quello che dunque oggi le voglio scrivere è che l’unità che Dio ha fatto, non dobbiamo romperla. (…) S. Francesco non è contento finché Lei non lo rivive e non Lo fa rivivere nei fratelli suoi. – Incominci. Riuscirà”. 8 settembre sempre del 1948: “Quanta gioia mi ha dato per mezzo della sua lettera. C’è Gesù. L’ho provato nella sua sete di ‘vita’, nell’ottimismo che contiene e pullula qua e là, soprattutto nella pace che genera il desiderio di amarlo di più, di più. Stia certissimo che – finché non lascio Gesù (e quando sarà mai? In Paradiso l’avrò ancor più) – non lascio di seguire con occhio vigile e fraterna cura, l’anima sua”. 27 gennaio 1951: “Non può immaginare quanto la sua anima stia ‘penetrando’ (letteralmente! … quasi da sentirne fisicamente l’effetto!) nella mia”. Ricordo la gioia di quando si incontravano e con normalità parlavano fra di loro in trentino… Coetanei, eppure lui si sentiva discepolo e lei sua madre. In una delle prime lettere Chiara si firmò semplicemente “s.m.”, che Bonaventura interpretò subito come “sua madre”. Le risposte firmandosi “s.f.” (suo figlio), e anche Chiara comprese. Una focolarina ricorda che Chiara, salutandolo nel 2000, disse: “Il mio primo figlio religioso!”. Una vita lunga, quella di p. Bonaventura, che lo ha visto professore di Sacra Scrittura, traduttore dal tedesco di commentari biblici, con incarichi importanti nel suo Ordine: provinciale, formatore, definitore generale… Poi chiamato da Chiara a dirigere il Centro internazionale di spiritualità per i religiosi a Castel Gandolfo (Roma) e a Loppiano, la cittadella dei Focolari in Italia. Schivo e di straordinaria umiltà, ha saputo testimoniare senza ostentazione e con sincerità l’Ideale che Chiara gli aveva trasmesso. “Vero bambino evangelico, nella sapienza e semplicità di vita”, ha scritto un confratello. I ricordi personali non mancano, a cominciare da quando nel 1978 andammo insieme in Canada, per un mese intero, ad animare una scuola di formazione per religiosi. Ho poi vissuto in comunità con lui a Castel Gandolfo. Tra l’altro nel mio diario, in data 10 novembre 1999, quando già ci aveva lasciato per un nuovo compito, leggo di una sua visita: “Arriva Bonaventura, ed è aria di festa, come al solito”. Mi ha colpito quel “come al solito”. Ma forse il momento più bello è stato il 18 marzo 2008, quando abbiamo partecipato insieme al funerale di Chiara a Roma alla Basilica di San Paolo fuori le mura. Al termine della celebrazione mi chiese di accompagnarlo alla bara, infrangendo il rigido protocollo. Era ormai anziano e faceva difficoltà ad abbassarsi, ma giunto alla bara si inginocchiò, l’abbracciò e la baciò. Anch’io allora mi inginocchiai a baciare la bara (ma l’espressione non rende… era proprio baciare Chiara). Fu come si rompesse una diga: tutti iniziarono a circondare la bara e a baciarla… Ma quello di Bonaventura rimase il gesto unico del figlio verso la madre. Anche a me ha voluto sempre bene. In una delle ultime lettere mi scriveva: «Ti ricordo e ti ricorderò sempre con riconoscenza e spero di aver ancora la gioia di incontrarti personalmente. Questa mattina ti ho affidato in modo particolare a s. Francesco. Un abbraccio!”.
Fabio Ciardi OMI
(altro…)
12 Ago 2020 | Focolari nel Mondo
Gratitudine per la solidarietà ricevuta e impegno, insieme a diverse comunità religiose, per far risorgere un Paese messaggero di pace. Il Libano come sappiamo è un Paese ancora sotto shock. E Beirut, città irriconoscibile, ha un paesaggio apocalittico: distruzione, tensioni altissime, dolore, rabbia, sfociate anche in episodi di violenza.
E proprio da questa terra ferita è partita, quale giorno fa, una lettera della comunità dei Focolari del Libano indirizzata a tutti i membri del Movimento nel mondo. “Con queste righe – si legge nella lettera – ci preme far arrivare ad ognuno di voi un grazie personale da ciascuno di noi, commosso, profondo, immenso per la vicinanza immediata che ci è stata manifestata, da tutte le parti del mondo, dai grandi e dai piccoli, dai lontani e dai vicini, con telefonate e messaggi”. “Svegliandoci ogni giorno – continuano i membri della comunità dei Focolari – e scoprendo sempre di più l’immensità della catastrofe, i danni materiali, i numerosi ospedali resi inutilizzabili, l’aria inquinata che si respira, ci sentiamo dei ‘sopravvissuti’. Ognuno di noi avrebbe potuto essere sul luogo del dramma. O magari lo era e una mano provvidenziale, gli ha fatto cambiare stanza. Ci ritroviamo però in quello che ha detto una giovane, appena uscita da un ascensore che con l’esplosione è stato sventrato: sentiamo che una nuova vita che ci è data”. Raccontano poi che per le strade, dove tutto sembra gridare disperazione “tantissima gente dal nord al sud, appartenenti alle varie comunità religiose, lavorano per sgomberare le macerie, portando ognuno nel proprio modo, la testimonianza che la ‘risurrezione’ vincerà sulla morte della città, del Paese, dei sogni di molti”. “Insieme a voi – concludono – vogliamo andare avanti perché rinasca un Libano messaggero di pace, di unità, di fraternità tra tutti, un bozzetto di mondo unito”.
a cura di Anna Lisa Innocenti
Si è attivato il Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari, che interverrà attraverso le organizzazioni AMU e AFN. Per chi vuole collaborare, sono stati attivati i seguenti conti correnti:
Azione per un Mondo Unito ONLUS (AMU)
IBAN: IT58 S050 1803 2000 0001 1204 344 Codice SWIFT/BIC: CCRTIT2T presso Banca Popolare Etica
Azione per Famiglie Nuove ONLUS (AFN)
IBAN: IT11G0306909606100000001060 Codice SWIFT/BIC: BCITITMM presso Banca Intesa San Paolo CAUSALE : Emergenza Libano – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – I contributi versati sui due conti correnti con questa causale verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN. Per tali donazioni sono previsti benefici fiscali in molti Paesi dell’Unione Europea e in altri Paesi del mondo, secondo le diverse normative locali. I contribuenti italiani potranno ottenere deduzioni e detrazioni dal reddito, secondo la normativa prevista per le Onlus, fino al 10% del reddito e con il limite di € 70.000,00 annuali, ad esclusione delle donazioni effettuate in contanti.
(altro…)
11 Ago 2020 | Famiglie
I 100 anni di Danilo Zanzucchi. Focolarino sposato – fra i primi sulla scia di Igino Giordani – Danilo ben presto diventerà, con la moglie Anna Maria, la coppia guida di Famiglie Nuove a livello mondiale.
Chiara ha sempre avuto una predilezione per quel giovane ingegnere che, dopo aver eretto le sue prime importanti costruzioni nel nord d’Italia (“ancora tutte in piedi” assicura Danilo con orgoglio), lascia una promettente carriera per trasferirsi nella capitale e collaborare a tempo pieno come famiglia alle finalità del Movimento dei focolari. Ma la stima di Chiara Lubich per Danilo è soprattutto per aver saputo cogliere nella sua interezza, il carisma che lo Spirito le aveva consegnato. Fra i suoi primi incarichi, la collaborazione alla costruzione del Centro Mariapoli a Rocca di Papa che diventerà sede internazionale del Movimento. Focolarino sposato – fra i primi sulla scia di Igino Giordani – Danilo ben presto diventerà, con la moglie Anna Maria, la coppia guida di Famiglie Nuove a livello mondiale, mettendo a punto, nei decenni che seguiranno, un’innovativa quanto efficace pastorale famigliare apprezzata a tutte le latitudini per la ricca spiritualità cui attinge e per la sua apertura alle istanze della contemporaneità. Danilo non è passato inosservato neppure ai vertici ecclesiastici, colpiti dalla sua brillante presenza, dalle sue competenze, dalla sua profonda interiorità. Presidente diocesano degli uomini cattolici nella sua Parma (Italia), trasferito a Roma diventerà consultore e, successivamente, membro del dicastero vaticano per la famiglia. Responsabilità queste ultime che lo hanno visto, insieme ad Anna Maria, ospite più volte nella dimora di papa Wojtyla e testimonial del servizio alla famiglia in trasmissioni televisive anche mondovisione. È il pontefice polacco che in una sua visita (1984) al centro internazionale del Movimento accolto da Danilo, non ha esitato a promuoverlo simpaticamente “ministro degli esteri dei Focolari”. Una collaborazione che ha continuato anche con Benedetto XVI. Significativa la sua richiesta ai coniugi Zanzucchi di scrivere il testo per una delle Via Crucis (2012) al Colosseo di Roma da Egli presieduta. Danilo festeggia i suoi 100 anni con accanto Anna Maria (90), i 5 figli (di cui due focolarini e due focolarini sposati), i 12 nipoti e tutto il mondo focolarino, in particolare le innumerevoli famiglie dei vari continenti delle quali con Anna Maria è stato esempio, confidente, guida, rimanendo per ciascuna un punto di riferimento amabile e sicuro. Le sue condizioni psico-fisiche permangono eccellenti, nonostante che Chiara stessa, con tutti noi, tanti anni fa avesse trepidato per la sua salute, poi ovviamente ben recuperata. Riesce a recarsi alla Messa quasi ogni giorno e non è raro vederlo partecipare ai periodici incontri del suo focolare e a quelli delle famiglie-focolare. Forse per lo speciale disegno di cui è investito, il Signore l’ha preservato anche in due forti episodi della seconda guerra mondiale. Lui stesso racconta che se non fosse stato per il provvidenziale strattone di un commilitone che l’ha spinto altrove, sarebbe morto sotto una bomba che stava schiantandosi proprio dove egli si trovava. Più avanti, a salvarlo dal fuoco di un plotone di esecuzione già schierato è stata la sua conoscenza della lingua tedesca. Ancora oggi, per stemperare momenti un po’ complicati, può capitare che Danilo decida di far gustare uno dei suoi mitici e risonanti discorsi in quella lingua, mettendo tutti di buon umore per le varie licenze lessicali che si concede. La gratitudine dell’intero Movimento Famiglie Nuove per questo secolo della vita di Danilo, tutta donata a Dio e ai fratelli, va alla sua grande figura di uomo. Uomo di fede e di opere. Grazie Danilo per essere un gigante di rettitudine e di tenerezza, un esempio di semplicità e di sapienza, una tempra di condottiero e di artista: un santo della porta accanto. Grazie anche, Danilo, per non aver mai smesso, neppure adesso che hai cent’anni, di impersonare quel bambino evangelico che da sempre traspare dal tuo essere, dal tuo dire, dal tuo fine umorismo, dai tuoi acquerelli, dalle innumerevoli vignette spesso improvvisate su tovagliolini di carta, che magistralmente catturano ed esprimono il meglio che è in ciascuno dei protagonisti cui sono dedicate. TANTI AUGURI DANILO! Dal sito Famiglie Nuove (altro…)
10 Ago 2020 | Chiara Lubich
La pandemia del Coronavirus è una prova di fuoco non solo per i sistemi sanitari, ma anche per gli impegnati in politica, dal livello comunale a quello internazionale. Il seguente estratto di un discorso di Chiara Lubich può essere chiamato a tutto diritto un “inno alla politica”. È di sfida per tutti i politici, e può riempire i cuori dei cittadini di gratitudine per tutti coloro che giorno per giorno devono fare delle scelte coraggiose. […] Se i nuovi Movimenti, in genere, hanno l’interesse delle cose umane, uno di essi, il Movimento dei Focolari, ha dato origine anche ad una espressione politica: il Movimento politico per l’unità, il cui scopo specifico è appunto la fraternità in politica. […] Si è capito, anzitutto, che esiste una vera vocazione alla politica. Chi crede vi avverte la voce di Dio che gli assegna un compito. Ma anche chi non crede si sente chiamato ad essa, ad esempio, dall’esistenza di un bisogno sociale, da una categoria debole che chiede aiuto… E la risposta alla vocazione politica è anzitutto un atto di fraternità: si scende in campo, infatti, per qualcosa di pubblico, che riguarda gli altri, volendo il loro bene come fosse il proprio. Anzi il compito dell’amore politico è quello di creare e custodire le condizioni che permettono a tutti gli altri amori di fiorire: l’amore dei giovani che vogliono sposarsi e hanno bisogno di una casa e di un lavoro, l’amore di chi vuole studiare e ha bisogno di scuole e di libri, l’amore di chi si dedica alla propria azienda e ha bisogno di strade e ferrovie, di regole certe… La politica è perciò l’amore degli amori, che fa in modo che le persone collaborino tra loro, facendo incontrare i bisogni con le risorse, infondendo in tutti la fiducia gli uni negli altri. La politica si può paragonare allo stelo di un fiore, che sostiene e alimenta il rinnovato sbocciare dei petali della comunità. Nel Movimento politico per l’unità costatiamo che il vivere la propria scelta politica come una vocazione d’amore porta a comprendere che anche coloro che hanno fatto una scelta politica diversa dalla nostra, possono essere stati spinti da una analoga vocazione d’amore. E che anch’essi sono parte – nel loro modo – dello stesso disegno, pur presentandosi come avversari. La fraternità permette di riconoscere il loro compito, di rispettarlo, di aiutarli – anche attraverso una critica costruttiva – ad esservi fedeli, mentre noi siamo fedeli al nostro. Nel Movimento politico per l’unità si pensa che si dovrebbe vivere la fraternità così bene da arrivare ad amare il partito degli altri come il proprio, sapendo che entrambi non sono nati per caso, ma come risposta ad una esigenza storica presente all’interno della comunità nazionale. La fraternità fa emergere i valori autentici di ciascuno e ricostruisce l’insieme del disegno politico di una nazione. Lo testimoniano ad esempio, le iniziative di membri del Movimento politico per l’unità volte a creare un rapporto fraterno tra maggioranza e opposizione, sia a livello di Parlamenti nazionali, sia nel governo delle città, iniziative che si sono tradotte in leggi dello Stato o in politiche locali che hanno unito le città nelle quali si sono realizzate. Così colui che, rispondendo alla propria vocazione politica, inizia a vivere la fraternità, si immette in una dimensione universale che lo apre all’umanità intera. E si chiede se ciò che sta decidendo, pur rispondendo agli interessi della propria nazione, non porti ad un danno per le altre. Il politico dell’unità ama la Patria degli altri come la propria.
Chiara Lubich
Da: Chiara Lubich, L’Europa unita per un mondo unito. Discorso al Movimento Europeo, Madrid (Spagna), 3 dicembre 2002 (altro…)
8 Ago 2020 | Collegamento
Brani di vita e quotidianità di Somjit Suwanmaneegul, buddista, di Chiang Rai in Tailandia. Dall’incontro con Giovanni Paolo II ad oggi. A cura di Stefania Tanesini e Lorenzo Giovanetti. https://vimeo.com/430659266 (altro…)