Movimento dei Focolari

Vangelo vissuto/1 – Punto fermo

Nella vita può capitare di tutto: situazioni liete o difficili, lutti, vittorie o sconfitte ma possiamo affrontare ogni circostanza all’insegna di un unico comune denominatore: il rapporto con Dio. Le circostanze saranno sempre diverse, ma Lui è sempre presente; sempre con noi. In isolamento «Domani – disse il medico – la metteremo in isolamento». Mi sentii come un’appestata. Sapevo che qualcuno per quel male era morto. Morire! Non mi faceva paura il dolore che s’accomuna all’ultima battaglia per la vita, ma acuto come una spada in cuore sentii il distacco dai miei. Non li avevo salutati. E ora… forse non li avrei più visti. Piangevo. Eppure, morire voleva dire incontrarsi con Gesù che amavo. Mi sembrava però che l’amore dato e ricevuto qui in terra da tanti mi legasse quaggiù e il volo verso l’alto fosse faticoso. Questi li conoscevo, quello non ancora bene. Eppure avevo cercato sempre di amare Gesù in ogni prossimo: parenti, amici, conoscenti, sconosciuti! «Eri tu, Gesù, che ho amato e trovato in ognuno, quello stesso che – se ora muoio – incontrerò». Quest’ultimo pensiero lentamente mi diede pace. Rimasi a lungo in isolamento, con alti e bassi della malattia, ma quasi avvolta da una presenza arcana con la possibilità di parlare a quell’Unico che mi ascoltava e che potevo ascoltare. M. – Italia Maleducazione a scuola Non so se sono invecchiata io o è cambiata decisamente la generazione. Ne parlavo con i colleghi insegnanti e tutti siamo arrivati alla conclusione che purtroppo mancano le basi dell’educazione. Non è soltanto la mancanza di rispetto verso i professori, dove si vede anche da parte dei genitori un atteggiamento sfrontato di giudizio verso gli insegnanti, ma la completa assenza di un senso di attenzione verso l’altro. In una delle classi più difficili, una “quina”, dopo un fatto increscioso successo, ho fatto presente come in ogni cultura e tradizione ci sia una regola base di convivenza: «Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te». Ed ho chiesto a ciascuno se una tale regola gli sembrasse accettabile. Dopo un grande silenzio ha iniziato a parlare un alunno, poi un’altra… e alla fine si è creato un vero dialogo. Da quel giorno qualcosa è cambiato: quasi invisibilmente, ma qualcosa è cambiato. Ancora una volta mi sono dovuta ricredere. I giovani hanno bisogno di punti veri e fermi. C. – Spagna Ero tentato di emigrare… Specialista in malattie infettive, a causa delle strutture sanitarie carenti, della scarsa igiene e degli stipendi insignificanti, ero tentato di emigrare come molti colleghi. Tuttavia, dopo aver riflettuto con mia moglie, ho deciso di continuare il servizio ai fratelli nel nostro Paese. Con il sostegno di amici cristiani all’estero, è stato possibile costruire una struttura sanitaria completa di laboratorio di analisi e garantire farmaci specifici anche ai più poveri. Oltre allo sviluppo di attività produttive per migliorare l’alimentazione di base, si è cercato anche di assicurare un sostegno psicosociale ai malati e alle loro famiglie. M.- Repubblica Democratica del Congo

A cura di Stefania Tanesini

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Libano: risollevarsi dalle macerie

Libano: risollevarsi dalle macerie

Dopo la devastante esplosione a Beirut la sera del 4 agosto la comunità locale dei Focolari insieme all’associazione Humanité Nouvelle si sono messi a lavorare per venire incontro alle esigenze più urgenti delle persone colpite dalla catastrofe. Oltre 100 morti e 4 mila feriti ha causato l’enorme esplosione avvenuta martedì 4 agosto verso le ore 18.10 locali nella zona vicina al porto della capitale libanese Beirut. Porte e finestre in vetro si sono rotte fino ad una distanza di 10 chilometri dalla zona del disastro. Il governo parla di circa 300.000 abitanti senza tetto. Già prima di questa catastrofe il paese dei cedri si è trovato di fronte ad una forte crisi economica rafforzata ancora dagli effetti della pandemia del coronavirus. Secondo fonti ufficiali più del 45% della popolazione vive in povertà e la disoccupazione è salita al 35%. L’esplosione del 4 agosto da un ulteriore colpo fortissimo non solo all’economia e all’infrastruttura del Libano ma anche alla morale di un popolo che ha subìto tanta violenza negli ultimi decenni. Come tutte le associazioni umanitarie anche l’agenzia “Humanité Nouvelle” dei Focolari si è messa in moto per aiutare chi è più colpito. Con l’aiuto della comunità locale del Movimento si è messo a disposizione il Centro Mariapoli “La Sorgente” ad Ain Aar nei presi di Beirut per coloro che hanno perso la propria casa. Gruppi di giovani e adulti si sono resi disponibili per aiutare le famiglie e le persone più colpite, raccogliendo bisogni di diverso tipo: dai viveri fino al materiale per pulire le case e gli appartamenti. ________________________________________ Si è attivato il Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari, che interverrà attraverso le organizzazioni AMU e AFN. Per chi vuole collaborare, sono stati attivati i seguenti conti correnti:

Azione per un Mondo Unito ONLUS (AMU)

IBAN: IT58 S050 1803 2000 0001 1204 344 Codice SWIFT/BIC: CCRTIT2T presso Banca Popolare Etica

Azione per Famiglie Nuove ONLUS (AFN)

IBAN: IT11G0306909606100000001060 Codice SWIFT/BIC: BCITITMM presso Banca Intesa San Paolo CAUSALE : Emergenza Libano – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – I contributi versati sui due conti correnti con questa causale verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN. Per tali donazioni sono previsti benefici fiscali in molti Paesi dell’Unione Europea e in altri Paesi del mondo, secondo le diverse normative locali. I contribuenti italiani potranno ottenere deduzioni e detrazioni dal reddito, secondo la normativa prevista per le Onlus, fino al 10% del reddito e con il limite di € 70.000,00 annuali, ad esclusione delle donazioni effettuate in contanti. – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Per rimanere aggiornato sulla raccolta fondi per questa Emergenza visita i siti AMU e AFN. (altro…)

Il potere della comunione e la provvidenza di Dio

Il potere della comunione e la provvidenza di Dio

La storia di Armando, un venezuelano emigrato con la sua famiglia in Perù: vivere l’Ideale dell’unità nella comunità dei Focolari, condividere i propri bisogni e sperimentare la forza di comunione che attira la provvidenza di Dio. Tre anni fa a causa della difficile situazione in Venezuela abbiamo deciso di emigrare in Perù con mia moglie e i nostri due figli. Lì la comunità dei Focolari, che già frequentavamo nel nostro Paese, ci ha trovato una dimora temporanea per darci il benvenuto, in attesa di trovare un lavoro per pagare l’affitto di una casa. Una persona della comunità dei Focolari, senza conoscerci, ci ha offerto il suo appartamento per un mese mentre sarebbe stato via per visitare suo figlio che viveva in un’altra città. Appena sistemati ci hanno chiesto di fare un elenco delle cose di cui avevamo bisogno per condividerlo con tutti. Così sono iniziati ad arrivare cappotti, pentole, piatti, posate, cibo, ma mi mancava un paio di scarpe di cui avevo bisogno con una certa urgenza… Alla fine del mese, visto che non avevo ancora un lavoro, ci siamo spostati in un altro alloggio temporaneo. Siamo andati a ringraziare chi, senza conoscerci, ci aveva prestato questa casa. Dopo averci conosciuto meglio, disse: “Se posso aiutarvi con qualcos’altro, ditemelo”. Gli abbiamo detto che avevamo fatto un elenco e che l’unica cosa che mancava erano le scarpe. “Sì, ho visto l’annuncio sulla chat WhatsApp”, ha detto, “solo io indosso il 38 …; provali comunque (si è tolto le scarpe) e se ti vanno, sono tue”. Le ho provate ed erano perfette. Ha aggiunto: “Ma nell’annuncio hai detto che avevi bisogno di scarpe sportive”. Andò nella sua stanza e portò un paio di scarpe sportive: “Prendi anche queste”. Ecco come sono arrivate di provvidenza le scarpe che continuo ad indossare. Una sera in un incontro con alcune persone con le quali abbiamo condiviso l’Ideale dell’unità di Chiara Lubich, sono stato in grado di sperimentare ancora una volta la forza della comunione, di condividere i successi, i fallimenti, le gioie, le necessità, prendendo come esempio le prime comunità cristiane che “nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (Atti, 4: 32). È stato un momento speciale: uno dei partecipanti ha detto che due dei suoi figli, in un litigio avevano rotto un computer. La sua prima reazione è stata quella di punire entrambi. Io mi sono sentito addolorato perché ora quei ragazzi non avevano il computer che utilizzavano per i compiti. Dopo aver superato la fase iniziale di rabbia, il padre dei due ragazzi chiamò il tecnico per riparare il pc. Tuttavia, non c’era modo di aggiustarlo. Così ha chiamato i suoi due figli e si è scusato per la sua prima reazione di rabbia, cosicché la pace si è stata ripristinata in quella famiglia. Quando ha finito di condividere ciò che ha vissuto, uno dei presenti ha detto di avere un computer che non usava: “È a tua disposizione, vedremo come farvelo avere”. Per me è stata l’ennesima conferma della forza della comunione. Mi sono chiesto: “E se il primo non avesse condiviso la sua preoccupazione, come avrebbe potuto l’altro offrire una soluzione?” A volte da soli non sappiamo come risolvere un problema e ci blocchiamo nel nostro dolore; se però facciamo il passo di condividerlo in comunione con gli altri e senza nessun interesse, Dio può trovare la soluzione proprio attraverso chi ci sta accanto.

A.M. Lima, Perú (raccolta da Gustavo E. Clariá)

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Il “di più”

Il seguente pensiero di Chiara Lubich sottolinea una dimensione costitutiva di una “spiritualità di comunione”: l’essere inscindibilmente legati gli uni agli altri e per questo pure il dover di sopportarci. La pandemia del corona virus ci fa toccare con mano la nostra interdipendenza, in tanti modi, e ci chiede pure, nella vita quotidiana, una maggiore capacità di sopportare. (…) Noi dobbiamo andare a Dio non da soli ma con i fratelli. È questo un nostro “di più”. Dobbiamo tendere alla santità assieme ai fratelli. In pratica, dobbiamo aiutare i nostri fratelli a raggiungere la santità così come facciamo per noi. Un impegno di peso, che tanto facilmente dimentichiamo, ma che è per noi la conditio sine qua non per perseguire la nostra stessa santità. Anzi: è solo amando il fratello fino a questo punto che possiamo sperare la presenza di Gesù fra noi. E quale il modo migliore di vivere questo esigente amore verso i fratelli? Vi sono vari modi, ma uno è da considerare con attenzione, confermato anche dalla mia lunga esperienza. Di esso ho già parlato, ma è così importante che merita ripeterlo. La vita di comunità che noi facciamo, sempre o temporaneamente, domanda di amare costantemente i nostri fratelli, e cioè di farsi sempre uno con loro. Ed è quello che cerchiamo di fare. Ma, anche se impegnassimo in ciò tutte le forze, non sempre riusciremmo, perché siamo ancora in questo mondo e quindi inclini ai difetti e alle mancanze. E prima o poi qualcuno di noi sbaglia. Che fare? Se siamo noi a venir meno all’amore fraterno, rimettiamolo subito in moto. E se fossero i nostri fratelli a comportarsi così, che cosa dobbiamo fare? Credetelo: è sapienza ascoltare san Paolo quando ci sottolinea il sopportare, perché sopportare non è una sottospecie dell’amore; sopportare è insito nella carità, è un suo aspetto, è costitutivo della carità. La carità, infatti, secondo l’apostolo Paolo, non solo «tutto copre, tutto spera, tutto crede», ma anche tutto «sopporta», dice lui. Sopportare è amore, è carità. Senza di esso non si dà carità. Verrà il momento anche di avvertire il fratello dei suoi sbagli; il Vangelo esige pure questo. (…) E facciamo questo solo per amore, non certo, ad esempio, per sfogarci magari di torti subiti dai fratelli, ma con tutto quell’amore che possiamo avere, nella coscienza che se il fratello migliora ne avrò vantaggio anch’io, perché qui sta la novità del nostro iter spirituale: devo lavorare alla perfezione del mio fratello se voglio raggiungere la mia. Siamo legati, non c’è scampo.

Chiara Lubich

  (in una conferenza telefonica, Rocca di Papa, 19 giugno 2003) Tratto da: “Il di più”, in: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, pag. 655. Città Nuova Ed., 2019. (altro…)