Movimento dei Focolari
Noi, la Chiesa

Noi, la Chiesa

Igino Giordani durante una vista a Loppiano

“Se due o tre, adunandosi in nome di Gesù, chia­mano Gesù e Cristo è in mezzo a loro, senz’altro essi compongono una società perfetta: due uomini e l’Uo­mo-Dio, ed ecco in embrione la società umano-divi­na: la Chiesa. Ma è importante notare che egli chiede questo adunarsi, cioè questo mettersi insieme; questo «dialogo», come dice la filosofia sociale d’oggi. Dove uno sta a sé, individualisticamente segregato dagli altri, avviene come di un polo che non faccia contatto con l’altro polo: non genera la luce. Come la grazia di Dio impiega anche mezzi umani per passare, e anche mezzi naturali: acqua (Battesimo), pane (Eucaristia) ecc., quasi per promulgare e ripetere l’incarnazione, così, ponendo accanto all’uomo il fratello, fa scattare l’amore: accende sulla terra la luce, che è Cristo, l’Amore, e apre l’accesso alla fonte. Venuto a rompere l’isolamento, che accresce l’an­goscia dell’esilio, Gesù non ha costituito delle indi­vidualità, ma una società, vale a dire una convi­venza organica: per la quale, come per ogni forma di vita, ha posto, quale legge, l’amore. Per amare, biso­gna essere almeno in due; e per consociarsi bisogna amare. Poiché «l’amore viene da Dio» (1 Gv. 4, 7) amare è far vivere in noi Dio: un mettere Dio tra noi. L’amare perciò, e quindi il mettere in comune (co­municare) la propria anima con l’anima della persona amata, non serve tanto per ricavare gioia e pace per sé o non tanto per dare pace e gioia all’altra, quanto perché tra le due anime viva Dio: e quindi il coronamento dell’amore è farsi uno, l’Uno che è Cristo: si arriva così a costruire in chi ama e in chi è amato il Cristo mistico. Con questa costruzione noi attendiamo a compiere la pienezza del Cristo: a fare il Cristo totale. Per tal modo chi ama una persona, in Cristo, mette a circo­lare lo Spirito Santo, fra sé e l’altra; ed è lo Spirito stesso che circola da Padre a Figlio: è dunque un mettere a vivere in loro la vita della Santa Trinità. E allora si vede che, per tutte le ventiquattro ore della giornata, noi compiamo contemporaneamente un’altra opera misteriosa, immensa, nelle profondità dello Spirito: la costruzione, pietra su pietra, della Chiesa, quale Corpo mistico di Cristo; e in ciò collaboriamo con Dio mentre ne usiamo le forze e ne viviamo la vita: e intanto realizziamo la comu­nione dei santi. In tale impresa, ciascuno è Cristo per il suo fratello: e ogni fratello è Cristo per ciascuno. Questa società con la Trinità è la Chiesa: e amarsi in Cristo è vivere con la Chiesa, vivere la Chiesa e nello stesso tempo completarla, arrivando alla pienezza di essa. La perfezione del cristianesimo sta nel capire e soprattutto nel vivere il Corpo mistico, dal cui ordinato funziona­mento dipende, in proporzione, la sanità di tutte le membra: e se egli immette salute, anche i fratelli godono; se inocula tossine, anche gli altri soffrono. Non i discorsi, non le querimonie curano i mali nel corpo della Chiesa: ma la propria santità, e cioè i globuli sani, che ciascuna cellula immette nel comune apparato circolatorio. Il Corpo mistico reagisce sul corpo sociale come l’anima sul corpo. Tutto il bene che il Corpo mistico realizza sulla terra è spirito di Dio che si inserisce nell’umanità: è Dio che vive tra gli uomini e li recupera a sé. Sì che la Chiesa è il veicolo per riportare la creazione al Creatore”.   Igino Giordani, La divina avventura, Città Nuova, Roma, 1993, pp.47-64. (altro…)

La preghiera per l’unità

La preghiera per l’unità

Foto d’archivio: Pasquale Foresi con i giovani del Movimento dei Focolari

Le pagine evangeliche di riferimento sono quelle del capitolo 17 del Vangelo di Giovanni, dense di espressioni dai molti significati, la cui lettura porta Chiara Lubich e le sue prime compagne di avventura a fare di esse la “magna charta” del nascente Movimento dei Focolari. «Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato». «Perché tutti siano una cosa sola». È una frase collegata col versetto precedente, dove Gesù prega anche per coloro che per la parola degli apostoli avranno creduto in lui. È perciò la Parola che fa uno. Unità delle menti attorno alla potenza unificante della Parola che è Cristo. Questa Parola passerà lungo il corso dei secoli, attraverso le culture più varie, potrà aprirsi a molte interpretazioni, ma rimarrà sempre una e farà uno quelli che la accoglieranno. Un’altra caratteristica di questa unità è che mentre, per esempio, nelle scuole filosofiche per rimanere uniti basta non allontanarsi dalle intuizioni fondamentali del maestro, l’unità cristiana è vitale. È unità della mente e del cuore, è famiglia. «Tutti». Indica la più assoluta e ampia universalità senza eccezioni […]. Nel versetto, “tutti” è legato a «una cosa sola». Sono due note caratteristiche della Chiesa: la cattolicità e l’unità. Paolo ribadisce questa vocazione cristiana all’unità quando scrive agli Efesini: «Un sol corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4, 4-6). Pasquale Foresi, Luce che si incarna. Commento ai 12 punti della spiritualità dell’unità, (Rome: Città Nuova Editrice, 2014) 131. (altro…)

Teresa, la donna forte

Un simbolo della civiltà odierna può essere offerto dalla donna. Su rotocalchi e schermi, nella pubblicità e nell’arte, la donna impera come regina. Ma è facile vedere come la sua regalità sia posticcia: quelle dive, che signoreggiano oggi, sono dimenticate domani. In questa prospettiva, per contrasto, ridiventano attuali le biografie delle più grandi sante del cristianesimo e i loro insegnamenti. Teresa, la riformatrice del Carmelo, in mezzo alla rivoluzione protestante, sotto la signoria sospettosa di re e grandi di Spagna, a fronte delle minacce dell’Inquisizione del suo Paese, attuò nella povertà la libertà: l’unica libertà dei figli di Dio; e rifece dell’esistenza un’avventura prestigiosa per travolgere l’umano nel divino. Rimise al centro dell’esistenza individuale e sociale la bellezza, la poesia della santità. Vigeva allora una forma di farisaismo che si potrebbe chiamare misogismo. Ne aveva già patito Caterina da Siena, la quale era respinta nel silenzio perché donna, lei che non finiva di esortare gli uomini, compresi i pezzi grossi, a non comportarsi da femminucce. Santa Teresa si donò con totalità a Dio e trascinò nella donazione altre donne. L’ossessione dei giorni nostri sta in questa domanda accanita, frenetica, ossessiva di onori e ricchezze. Teresa insegna ad emanciparsi da questa schiavitù e recupera la serenità e la pace. E nei suoi scritti spiega le ragioni con una evidenza, una luce che incanta le anime, anche degli uomini d’oggi più aggrappati agli affari. E’ la donna forte, che parla desiderosa solo di servire Dio, con tenacia e forza. Aveva coscienza dell’influsso che la donna consacrata a Dio può esercitare nella società. La sua vita e i suoi scritti mostrano l’essenza della rivoluzione del Vangelo, nei cuori e nelle masse, ridispiegando l’essenza dell’amore che, attraverso il fratello, apre l’accesso a Dio: mette Dio negli spiriti, nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi. Teresa, con la grazia di una madre maestra, insegna a colloquiare senza posa con Dio, un colloquio che tutti possono svolgere, nel tempio della propria anima, anche per strada, anche in mezzo ai rumore. Credo che aumenterà di giorno in giorno il numero di uomini e donne i quali guidati dalla sapienza teresiana ritroveranno le ragioni della vita, risalendo con lei alla fonte. L’azione fiorirà sempre più sulla contemplazione. Ma qui – diremo con la Santa – Marta e Maria van quasi sempre d’accordo, perché l’interiore opera sull’esteriore… Quando le opere esteriori procedono da questa radice, sono fiori ammirabili e profumatissimi, sbocciati sull’albero del divino amore. Teresa era una cosmonauta arditissima del divino; ma era pure una donna pratica, che conosceva il mondo. E perché conosceva il mondo, svettava in paradiso. Se il suo insegnamento sublime si dilaterà, anche la nostra casa, anche il sindacato e la politica e la fattoria, anche il mondo, potrà diventare una sorta di Carmelo, dove Teresa imposterà la regalità femminile della benedetta fra le donne. Igino Giordani, «Fides», n.7-12, 1962, pp.185-187 (altro…)