Movimento dei Focolari
Maria Voce e Giancarlo Faletti ricevuti dal Re Abdullah di Giordania

Maria Voce in Giordania

Al limite orientale del Mediterraneo, punto di incontro di Asia, Europa ed Africa, il Medio Oriente è stato la culla di grandi civiltà e delle 3 religioni monoteiste. Per millenni i popoli di queste terre hanno esercitato un influsso notevolissimo sull’Asia minore e sull’Europa mediterranea. Egiziani, Assiri, Babilonesi, Ittiti, Fenici, Persiani, Greci, Arabi, Turchi hanno lasciato un’impronta incancellabile con la loro cultura, la loro arte, le loro religioni. È in quest’area che sono nate le tre fedi monoteiste: L’ebraismo, il cristianesimo, l’Islam; ed è qui che sorge la città Santa (delle 3 religioni), Gerusalemme. Giordania, 27 novembre 1999. Una data che resterà per tutti gli appartenenti ai Focolari di queste terre un giorno impossibile da dimenticare. La fondatrice Chiara Lubich, in visita in Medio Oriente, incontrò ad Amman un migliaio circa di membri del Movimento. Provenivano da più di 20 paesi (del Medio Oriente e anche oltre), alcuni con più di venti ore di pullman, altri in auto e in aereo, superando ostacoli inimmaginabili. Un migliaio di persone in rappresentanza di circa 25.000 aderenti del Movimento presenti in quelle terre. In quell’occasione, davanti a questa folla in festa, Chiara disse: “È meraviglioso stare con voi. Siamo tanti popoli ma un sol popolo qui in questa sala”. E due giorni dopo, il 29 novembre, durante la VII Assemblea della Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace (WCRP), riunita sempre ad Amman, nel suo intervento la fondatrice dei Focolari presentò “l’arte di amare” (con le sue caratteristiche di amare tutti senza distinzioni, prendendo l’iniziativa, entrando nella “pelle dell’altro”, sapendo che ogni donna e ogni uomo è fatto a immagine di Dio), come una via efficace per costruire la pace fra le persone e fra i popoli. Giordania, 28 agosto 2013. L’attuale presidente dei Focolari, Maria Voce, insieme al copresidente Giancarlo Faletti, sono attesi sempre ad Amman dalla comunità dei Focolari in Giordania. Un viaggio che si protrarrà fino al 7 settembre e che, se pur preparato da tempo, oggi riveste un carattere importante e delicato a causa degli ultimi dolorosi eventi che hanno investito la regione, l’Egitto in particolare. Sempre all’Assemblea della WCRP del ‘99, Chiara Lubich affermò: “Siamo qui perché siamo convinti che, nonostante tutto, la pace sia possibile, anzi sia il solo cammino praticabile per un futuro degno dei più alti valori umani”. Forse possono essere, queste parole, la miglior chiave di lettura della prossima visita della presidente dei Focolari in Giordania. (altro…)

Maria Voce e Giancarlo Faletti ricevuti dal Re Abdullah di Giordania

Il dono della Grazia

Perché su di noi si distendesse la grazia, Dio che è artista di inesausta fantasia mise in mezzo a noi una donna – la Nostra Donna – che ognuno ha motivo di chiamare Mia Signora (Madonna). E mise così in mezzo a noi l’amore con la bellezza. In lei, fra tutte le creature umane, una donna è stata messa al rango più alto, e a una donna è stato affidato il compito più grande mai affidato a essere umano: il compito di generare l’elemento di ricongiunzione tra l’umanità e la divinità, poiché tra le due si era aperto un baratro che il desiderio umano non riusciva a colmare. L’autore della società umana mise in mezzo a noi una donna come fonte di pietà e di gioia, d’ispirazione e di elevazione. E poiché questa donna è una vergine, educa a purezza e induce chi cade a purificarsi. Questa vergine è una madre, per noi fonte di grazia, sorgiva di poesia, legame di bontà. Se si toglie lei, la convivenza umana si fa più lugubre, come di orfani senza più carezza e assistenza. La sua gioia non la rimpiazzano le superbie dei negatori, le teorie folli dei dominatori, di quanti hanno interesse a eliminare Madre e Padre, per vedere negli uomini solo dei rivali da sottomettere. Con la festa dell’Assunta la cristianità ripete a mezzo agosto la festa che, in onore del Figlio, celebra nel cuore dell’inverno a Natale. E introduce in mezzo alla fatica un pensiero di bellezza, una poesia verginale che socialmente diventa una vittoria sugli egoismi e un ricordo degli obblighi di solidarietà. A chi non si lascia influenzare dagli appannamenti dell’orgoglio, della politica o della falsa scienza rimangono le assicurazioni messianiche, e cioè rivoluzionarie di questa giovinetta, per la cui azione non si resta mai orfani. Madre di tutti è la Vergine e la sua maternità sostiene, anche oggi, milioni di creature tormentate e disperate. Igino Giordani in: Le feste, Società Editrice Internazionale, 1954 (altro…)

Ritrovare nel prossimo un fratello

Quando si è lasciato spogliare della fede in Dio, l’uomo ha subìto la più grande truffa. Dove poi egli non è stato spogliato della fede in Dio, talora l’ha perduta lo stesso per essersene dimenticato. Ora l’uomo paga spesso il prezzo di queste lunghe dimenticanze, in fondo si è dimenticato del suo stesso essere uomo. Sta in una casa che non riconosce più per sua, e difatti gli è divenuta prigione. Sta con uomini, in cui non ravvisa più i fratelli, il legame che li vincola è formato dal segreto di sfruttarsi l’un l’altro. Va in una scuola, legge giornali, osserva prodotti di una scienza, per cui la verità gli è deformata, sì che ha finito col non conoscere più l’oggetto e col dubitare del soggetto, è trattato e si tratta come un fantasma. Questa dimenticanza si ricapitola nella dimenticanza di Dio. Se si riconosce Dio, si diventa liberi verso gli uomini in terra. Questi uomini risultano allora fratelli, e l’unico sentimento dovuto loro è l’amore. Ritrovando l’uomo, torniamo a vederne la sua dignità. Nei suoi limiti vediamo la sua grandezza, mentre ne constatiamo la miseria. Esso può crollare, ma resta stirpe d’un Dio. La miseria è sua, la grandezza gli è conferita da Uno più grande. Il quale vuole che nella prova noi cresciamo su noi stessi, che utilizziamo la sciagura per esercitare le grandi virtù, giustizia, carità, pietà; che valorizziamo la morte per la vita, la povertà economica per la ricchezza spirituale, al punto che il nostro patrimonio sia tutto patrimonio dello spirito, e la nostra dignità non dipenda dallo stato economico, ma dalla forza del carattere, dalla rassegnazione eroica, dalla vittoria che per noi e in noi il bene riporta sul male. Allora siamo produttori di vita. Questa è la prova a cui assistono cielo e terra, e il cui scioglimento apre un’eternità. Se si passa tra le miserie immiserendoci anche nell’anima, se si reagisce al negativo abbrutendoci, se si crolla prostrandoci nella disperazione e logorandoci, noi sciupiamo stupidamente la nostra fatica, sporchiamo senza dignità le nostre lacrime, denutriamo l’anima. L’amore eroico trasforma il dolore in letizia, le nostre pene diventano strumento per esercizi spirituali: le sciagure pongono a ciascuno un’esigenza di santità, e cioè di umanità perfetta, essendo perfezionata dalla grazia. Tratto da: Igino Giordani, La rivolta morale, Capriotti Editore, Roma 1945 www.iginogiordani.info (altro…)