23 Feb 2010 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

segui l’evento in diretta via internet su: http://events.unitn.it/chiaralubich Giovedì 25 e venerdì 26 febbraio alla Sala della Cooperazione di Trento, l’impatto di Chiara Lubich su economia, comunicazione e pace. Analizzare l’impronta di Chiara Lubich non solo nella storia della spiritualità italiana del dopoguerra, ma anche in settori specifici della società contemporanea, nell’economia come nella comunicazione, nella cultura della pace come nel dialogo interreligioso. Indagarne l’effetto provocato nella teologia, nella filosofia, nella pedagogia e nella sociologia. Riscoprire la società e ripercorrere gli eventi storici nei quali la sua vicenda si è sviluppata. Questi i principali obiettivi del convegno internazionale “Chiara Lubich da Trento al mondo: l’impatto di una storia”, organizzato dall’Università di Trento. A due anni dalla scomparsa di Chiara Lubich, l’Ateneo della sua città natale ha programmato due intense giornate di lavori, articolate in quattro sessioni. Il convegno sarà giovedì 25 e venerdì 26 febbraio nella sala della Cooperazione (Trento – Via Segantini, 10) con inizio alle 9. Gli organizzatori annunciano: «Nel convegno si prenderà in considerazione l’ambiente in cui è maturata Silvia/Chiara Lubich, per seguire poi le caratteristiche di uno scenario via via più vasto in cui è andata sviluppandosi la sua azione. Un’attenzione specifica verrà dedicata alla maturazione delle sue concezioni in campo economico e all’ideazione del concetto di “economia di comunione” e alla sua applicabilità. Sarà analizzato il suo modello comunicativo, così come la sua capacità di raggiungere in tutto il mondo soggetti di cultura, tradizioni e fedi completamente diverse. Non si mancherà di analizzare la rilevanza assunta dal suo pensiero in campo filosofico, sul tema della filosofia dell’amore, così come in ambito etico religioso, attorno ai paradigmi della teologia e al messaggio universale dell’unità. Verrà esaminato il profilo da lei assunto in ambito educativo e, parallelamente, l’efficacia dei suoi interventi sia nel dialogo interreligioso sia nella promozione del messaggio universale della pace». Accanto a studiosi di varie discipline dell’Università di Trento, interverranno relatori di vari Paesi. La partecipazione al convegno è libera e gratuita. Il Comitato scientifico del convegno è presieduto da Salvatore Abbruzzese del Dipartimento di Scienze umane e sociali e composto da Andrea Leonardi del Dipartimento di Economia e, per il Dipartimento di Filosofia, Storia e Beni culturali, da Olga Bombardelli, Massimo Giuliani, Michele Nicoletti e Silvano Zucal. Informazioni, programma e registrazione online su http://events.unitn.it/chiaralubich Ulteriori informazioni: tel. +39 0461 281133 – 3228 – 1259 (Fonte: Ufficio Stampa Università di Trento) (altro…)
21 Gen 2010 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo
Carissima Eli, oggi Chiara avrebbe compiuto 90 anni. In questo lasso di tempo l’umanità ha percorso un certo cammino. In questa prospettiva, secondo te che le sei stata vicino così a lungo, quale portata storica ha la sua figura? “Mi sembra che Dio nella storia mandi, in ogni epoca, un carisma per particolari bisogni dell’umanità. In quest’epoca c’è una tensione all’unità, politica, commerciale… Ne sono testimonianza l’Europa unita, l’ONU, il dialogo ecumenico che prima non esisteva. Il Concilio Vaticano II ha aperto le porte alle altre chiese e anche alle altre religioni. Per il carisma dell’unità si può dire che c’era un contesto storico preparato. Il carisma di Chiara, che si può riassumere nelle parole di Gesù “che tutti siano Uno”, è proprio l’unità portata alla massima estensione: “tutti Uno”. Il suo carisma si rivolge a tutti i figli di Dio che è Amore, per cui tutti sono fatti per amare. Chiara, puntando su questa natura dell’uomo, non ha avuto limiti nel creare rapporti con tutti. La sua intuizione che è l’amore scambievole che porta all’unità è stata una novità! La scoperta che si può andare a Dio insieme, in comunione, passando di pienezza in pienezza.” E’ stato più volte evidenziato, anche dalle più eminenti personalità della Chiesa, il “dono di profezia” che Chiara possedeva. Potresti fare menzione di qualcuna delle sue intuizioni che, in certo senso, si sono avverate? “Un fatto: si era agli inizi del Movimento, e nella festa di Cristo Re lei ha invitato le sue prime compagne a chiedere ciò che si leggeva nella Scrittura: “…chiedimi e ti darò in eredità le genti…e le terre più lontane”. E lei, ancora in vita, ha visto arrivare questo spirito evangelico in 184 nazioni del mondo, cioè quasi in tutte… Un’altra novità – sulle orme dei Padri della Chiesa –, la presenza di Gesù là “dove due o tre sono riuniti” nel Suo nome. La Sua presenza tra lei e le sue prime compagne che saziava tutte le loro aspirazioni, era un’esperienza nuovissima. Pure la comunione dei beni e l’unità – ne parlavano solo i comunisti – , la Parola del Vangelo – i protestanti -…. L’atteggiamento di apertura e di mettere in rilievo il positivo delle altre chiese, avviando un dialogo ecumenico; anche quello interreligioso, e con tutti gli uomini di buona volontà… tutte cose che hanno poi affermato, prima il Concilio, poi i Papi, e che ora fanno parte della vita della Chiesa. Anche l’esperienza portata avanti con il popolo Bangwa in Africa… – esempio della nuova evangelizzazione -, incominciata già negli anni sessanta. Pure l’importanza dei laici “per fare strada” alla Chiesa istituzionale, nei vari campi umani. E qui si può meglio capire perché Dio abbia scelto una donna, per costruire l’unità fra tutti. “L’Opera di Maria – noi l’abbiamo scritto negli Statuti, voluto da lei e sancito dalla Chiesa – desidera essere – per quanto è possibile – una presenza di Maria sulla terra e quasi una sua continuazione”. C’è una sua forte esperienza spirituale sotto questo desiderio.” Come era il rapporto di Chiara con i giovani e cosa significavano per lei? “Lei aveva un rapporto privilegiato con i giovani, perché sentiva che non avevano bisogno di perdere tante cose come forse gli adulti. Li sentiva più liberi e si trovava benissimo con loro, soprattutto con i giovanissimi. Credeva nella loro natura “incontaminata” e aveva con loro un rapporto diretto, semplice, spontaneo. Era entusiasta di vedere che i giovani sono portati ai grandi ideali, che sembra a loro tutto possibile; e il suo era un ideale grandissimo, positivamente utopico, i giovani ne erano attirati. Lei ha fatto una “rivoluzione” già nel modo semplice di rapportarsi con loro, con i suoi gesti, la normalità della proposta di realizzare sé stessi facendo la volontà di Dio, la santità alla portata di tutti. Riceveva tante lettere dai giovani che volevano imitarla nel seguire Dio, impegnarsi a vivere il Vangelo, a dare tutto… Come quando ha lanciato l’Economia di Comunione: è andata subito dai giovani studenti e li ha sfidati, incoraggiati a prepararsi bene, per portarla avanti. Quando ha iniziato la sua avventura era una giovane e circondata da compagne più giovani ancora di lei. Insomma, ha avuto sempre una grande fiducia nei giovani.” Cosa pensi che ci direbbe Chiara, oggi? “Ci direbbe ancora: amatevi scambievolmente, come Gesù ci ha amato. Questo penso.” (altro…)
25 Nov 2009 | Chiara Lubich, Cultura, Spiritualità
“Quanto desidererei ora averti accanto e parlarti, parlarti. Ti narrerei la grandezza e l’amore di Dio. Ti direi parole che non conoscevo allora, ma solo intravedevo e che solo ora conosco” (da una lettera dell’aprile 1945) “Dio ti ama immensamente” è il titolo del nuovo libro di Chiara Lubich, uscito di recente presso l’editrice Città Nuova e curato da Caterina Ruggiu e Michel Vandeleene. 150 pensieri brevi e aforismi estratti per lo più dalle lettere scritte nei primi tempi del Movimento dei Focolari. Pensieri in cui arde la fiamma dell’amore che era stata accesa da Dio nel cuore della giovane Chiara e che tuttora la contagiano. Pensieri che aiutano a guardare ogni cosa con gli occhi di Dio e a trasformare ogni dolore in amore. Sul sito www.centrochiaralubich.org puoi leggere l’introduzione, curata da M.Chiara Janner.
19 Ott 2009 | Chiara Lubich, Cultura, Dialogo Interreligioso, Spiritualità
Dopo il suo secondo viaggio a Fontem (Camerun) del 1969, incontrando i giovani focolarini della Scuola internazionale di formazione a Loppiano, il 15 maggio 1970, così Chiara Lubich risponde ad una domanda sulle difficoltà incontrate nella convivenza tra giovani di ambienti, culture e mentalità dei diversi continenti, in particolare da parte dei giovani dell’Asia, Africa, e America, nei confronti dei focolarini europei: Noi occidentali siamo assolutamente arretrati e non più adatti a vivere i tempi di oggi se non ci spogliamo della mentalità occidentale, perché è mezza mentalità, un terzo, un quarto di mentalità rispetto al mondo. C’è in Africa, per esempio, una cultura così unica, così splendida, così profonda! Bisognerebbe arrivare ad un incontro di culture. Non siamo completi se non “siamo umanità”. “Siamo umanità” se “abbiamo dentro” tutte le culture. Come? Dell’inculturazione Chiara Lubich parla vari anni dopo, nel 1992, in occasione di un altro viaggio nel continente Africano, a Nairobi: Prima di tutto l’’arma’ potente è il ‘farsi uno’. Farsi uno, sai che cosa significa? Significa accostare l’altro completamente vuoti di noi stessi, per entrare nella sua cultura e capirlo e lasciar che si esprima, finchè l’hai compreso dentro di te e quando l’hai compreso allora sì che potrai iniziare il dialogo… Qui approfondisce l’inculturazione del Vangelo nelle altre culture: … Allora sì, potrai iniziare il dialogo con lui e passare anche il messaggio evangelico attraverso le ricchezze che lui già possiede. Il farsi uno che richiede l’inculturazione è entrare nell’anima, è entrare nella cultura, è entrare nella mentalità, nella tradizione, nelle consuetudini, capirle e far emergere i semi del Verbo”.
24 Ago 2009 | Chiara Lubich
Dal quotidiano “La Voce di Rovigo” E’ una delle ciclabili più frequentata dai giovani, perché collega la stazione e la facoltà di Giurisprudenza, con il polo universitario nella zona del CenSer. La Pista cicalabile, aperta ormai diversi mesi fa da sabato 22 agosto ha un nome: l’amministrazione comunale, infatti, ha scelto di dedicare questa ciclabile a Chiara Lubich, una donna coraggiosa e che si è fatta portavoce di un ideale di fraternità universale, quello portato avanti dal Movimento dei Focolari. L’assessore comunale Giovanni Cattozzi ha ricordato che Chiara Lubich fece una tappa a Rovigo il 22 agosto del 1948: “Allora venne ospitata vicino alla stazione della nostra città. Anche per questo abbiamo scelto di intitolare a lei la ciclabile che collega la stazione alla zona universitaria. Questa ciclabile diventerà un punto di incontro annuale del Movimento dei Focolari”. La cerimonia ufficiale si è svolta sabato alle 10 all’inizio dei giardini di Marconi, punto di partenza del percorso. Presenti le autorità cittadine e anche il vescovo, per la benedizione. Cattozzi ha anche ricordato che Chiara Lubich è cittadina di Rovigo dal 6 dicembre del 2000, quando l’allora sindaco Barbatella le conferì la cittadinanza onoraria. “Con questa intitolazione – ha precisato il primo cittadino, Fausto Merchiori – la giunta intende rendere omaggio a una personalità che per qualità straordinarie ha dato al mondo intero il dono di una grande anima”. Ma il ricordo di Chiara Lubich non è avvenuto solo attraverso l’intitolazione della ciclabile. In città è arrivato anche il Gen Rosso, per un confronto con i giovani per un concerto in piazza. Anche la presidente della provincia, Tiziana Virgili, sottolinea il profondo significato dell’iniziativa: “ E’ importante che Rovigo dedichi a Chiara Lubich una giornata di confronto e attenzione, oltre che una via. Fu una donna che seppe concretizzare l’Amore di Dio.” E il Gen Rosso conquista piazza Vittorio Dal quotidiano “Il Resto del Carlino di Rovigo” “ La pace è la nostra unica chance”, canta il Gen rosso. La piazza applaude, partecipa. Sul palco per cantare, ballare, e soprattutto per lanciare un messaggio di speranza. Da 17 anni non venivano a Rovigo, tanti non li avevano mai ascoltati. Per loro una lieta sorpresa. Invece sotto il palco c’era anche il pubblico degli affezionati. Qualcuno preferisce chiamarli fans. Sono quelli che conoscevano tutte le canzoni a memoria. In gran parte giovanissimi, adolescenti. Perché la speranza diventi realtà c’è bisogno soprattutto di loro. Sopra il palco, invece, l’assessore Cattozzi, con la seconda veste di presentatore. E’ stato lui a volere questo show che ha richiamato sulla piazza circa duemila persone, forse di più. Sopra il palco anche il vescovo della diocesi di Rovigo, mons. Lucio Soravito de Franceschi. Accanto a lui pure il vicesindaco Graziano Azzalin, per portare il benvenuto della città al gruppo di musicisti.
10 Ago 2009 | Chiara Lubich, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
Siamo convinti che, nonostante siano ancora presenti conflitti o minacce di guerra, nel mondo ci sono già tanti segni positivi che ci dicono che è possibile realizzare la pace. Ma voi mi chiedereste forse: “Cosa possiamo fare noi, ragazzi di varie religioni, per contribuire alla pace? Qual è la strada più breve, più sicura per raggiungerla?”. La Regola d’oro – Chi conosce un po’ le Religioni, che noi pratichiamo, dice che c’è una formula presente in quasi tutte le fedi del mondo. È chiamata: “Regola d’oro”. Essa dice: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. In pratica essa chiede il rispetto degli altri. E per avere il rispetto occorre amare, amarli. Amare tutti – Chiede, ad esempio, di amare tutti senza fare distinzioni tra l’antipatico o il simpatico, il bello o il brutto, il grande o il piccolo, quello della mia patria o lo straniero, il bianco o il nero, il giallo, l’americano, l’africano o il giapponese, il cristiano, il musulmano o il buddista. Tutti vanno amati nello stesso modo. Amare per primi – Questo amore vuole poi che si ami per primi, senza aspettare che l’altro ci faccia una gentilezza o un sorriso. Non bisogna attendere di essere amati, ma fare noi il primo passo. Amare come sé – E ancora occorre amare l’altro come se stessi, condividere i suoi dolori, i suoi successi, le sue gioie… Pensate: se anche tra i popoli si mettesse in pratica questa semplice regola, gli uomini amerebbero la patria degli altri come la propria e non ci sarebbero più guerre. Amare con i fatti – È un amore questo che ama concretamente, non solo a parole ma con i fatti. Se a scuola c’è un ragazzo che ha difficoltà nello studio, questo vorrebbe dire aiutarlo, studiare magari con lui. Amare il nemico – È un amore forte che è pronto ad amare anche il nemico, a pregare per lui, a vincere le offese con il perdono. Amarsi a vicenda – Quando poi questo amore è vissuto insieme da due o più persone, da due o più ragazzi, c’è l’amore vicendevole. Ed è questo il segreto, la via sicura per costruire la pace e l’unità, per realizzare la fraternità sulla terra. Questo amore che dà tanta gioia a chi lo mette in pratica, chiede anche impegno, fatica, coraggio, allenamento. Non si può costruire la pace senza sacrificio. Coraggio allora, carissimi ragazzi! Molto dipende da voi. Allenatevi oggi nell’amare, anche per il futuro che vi appartiene. L’augurio più bello che vi faccio è quello di trovare la felicità incominciando subito a vivere questo amore, nelle famiglie, nelle scuole, nei quartieri delle vostre città e di esserne portatori a tutti. Che tanti altri ragazzi e anche adulti, toccati dal vostro amore, possano dire: “Anch’io voglio vivere come voi”. Così facendo la pace e l’unità diverranno giorno dopo giorno realtà. (dal videomessaggio per la Conferenza dei Ragazzi per il Futuro – Giappone – luglio 2000)