25 Set 2014 | Chiesa, Famiglie, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Parlano davanti a Mons. Maradiaga, presidente di Caritas internationalis, e Mons. Paglia, del Pontificio Consiglio per la Famiglia, e ai 150 intervenuti al seminario (Roma 18 Settembre 2014), da varie parti del mondo. A questa famiglia di Maddaloni (Caserta), cittadina definita “a rischio” – segnata dalla dolorosa esperienza della perdita di un figlio all’età di 3 anni – è chiesto di dare una testimonianza su come ricostruire la speranza e la solidarietà nelle famiglie di oggi. Il terzo figlio, infatti, Giuseppe, muore in seguito alle complicazioni di una banale influenza, a soli 3 anni e tre mesi. «Quando mi fu data la notizia pensai che stavo sognando, poi un dolore lancinante e la certezza che quella situazione la dovevamo vivere uniti, innanzitutto io e Gino. Ho vissuto quei momenti sentendo una forte presenza di Dio che, pur permettendo quel dolore, mi prendeva in braccio. Una famiglia, con la quale condividevamo un percorso di fede, ci ha proposto di trascorrere insieme un periodo a Loppiano, una cittadella dei Focolari vicino a Firenze». Per Gino è diverso: «Con la morte di Giuseppe, oltre che come padre, mi sentivo defraudato anche come medico che per mestiere aiuto tanti a guarire, non avevo potuto fare nulla per mio figlio! Buio e dolore, dunque. Ma ho voluto lasciarmi guidare da Elisa e volentieri l’ho accompagnata». Immersi nella vita della cittadella «abbiamo sentito crescere in noi la forza di trasformare in Amore il nostro dolore». Nascono altri 2 bambini: «Se non avessimo avuto ben salda la certezza che tutto quello che era successo, anche la perdita di Giuseppe, era per un disegno di Dio che ci amava, non avremmo mai avuto la forza di mettere al mondo altri figli». Con alcuni parenti e amici decidono di dar vita ad una Fondazione che portasse il nome di Giuseppe, indicando tra le finalità lo sviluppo della cultura dell’affido familiare «per rispondere ad un appello di Chiara Lubich, che invitava noi famiglie a svuotare gli orfanotrofi e a dare una famiglia ad ogni bambino». Essa «non nasceva per ricordare nostro figlio, ma dall’esigenza di continuare a donare quell’amore che non potevamo più dare a lui. Volevamo che il motore della Fondazione fosse la “cultura del dare”». L’affido consiste nell’accogliere temporaneamente un bambino nella propria famiglia, in attesa che si risolvano le difficoltà di quella d’origine. A metà degli anni ’90, quando l’esperienza ha inizio, in Italia era una proposta all’avanguardia. Si comincia con la formazione delle famiglie affidatarie, (ad oggi un centinaio) con il sostegno psicologico e materiale, fino a realizzare una casa-famiglia per i bambini in situazione di abbandono. È tra le prime strutture della Regione Campania. Da allora si opera in sinergia con le amministrazioni locali e le istituzioni religiose, chiedendo ad ogni membro della Fondazione spirito di accoglienza e servizio. «Ricordiamo ancora il nostro primo affido – confidano i coniugi Ferraro -: una bimba di 9 mesi, Adjaratu. Ci risuonano ancora le parole dell’allora dirigente dei servizi sociali “Voi non sapete che strada pericolosa state aprendo!” A dire il vero pericoli non ne abbiamo incontrati. Ma difficoltà e fatiche quelle sì, ogni volta superate nel cercare di vivere con radicalità quell’amore evangelico che ci aveva spinti ad operare che, in questi 20 anni si è reso sempre più visibile, con le sue incredibili conferme». (altro…)
18 Set 2014 | Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Ecumenismo, Famiglie, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
“Domenica prossima, con l’aiuto di Dio, mi recherò in Albania. Ho deciso di visitare questo Paese perché ha tanto sofferto a causa di un terribile regime ateo e ora sta realizzando una pacifica convivenza tra le sue diverse componenti religiose. (…) Chiedo a tutti di accompagnarmi con la preghiera (…)”. Papa Francesco ha ricordato ai fedeli il suo viaggio apostolico del 21 settembre all’udienza del mercoledì con queste parole che racchiudono il duplice scopo di questa “visita lampo”: memoria e dialogo, in un paese che dopo 50 anni di sofferta dittatura sta ora vivendo una fiorente stagione di dialogo e collaborazione interreligosa, pur in condizioni sociali ed economiche di seria indigenza e disoccupazione. Le minoranze cattolica e ortodossa (insieme costituiscono circa il 26% della popolazione, oltre ad un folto gruppo di diverse Chiese evangeliche) vivono buoni rapporti ecumenici tra loro e interreligiosi con la maggioranza musulmana. Per questo il Papa desidera portare la riflessione della Chiesa e dell’umanità su una collaborazione interreligiosa che funziona, mentre il terrore e le violenze continuano ad imperversare in Medio Oriente. Anche in Albania è presente una comunità dei Focolari che sta collaborando attivamente nella preparazione di questo viaggio con gioia e grande attesa. Sono circa 200 persone di tutte le età e vocazioni. Sono cattolici, ortodossi ed anche musulmani, molti dei quali giovani, che partecipano alle Mariapoli, l’appuntamento annuale caratteristico dei Focolari. “Recentemente la comunità ha svolto attività ecologiche, aspetto tanto sentito quanto trascurato nel nostro Paese, – racconta una delle focolarine di Tirana –. Stiamo cercando di comunicare una cultura del rispetto per l’ambiente. Durante l’ultima Mariapoli che si svolgeva in una città di mare, abbiamo dedicato mezza giornata alla pulizia della spiaggia. In un’altra occasione abbiamo ripulito un grande parco della capitale e ridipinto i cestini dei rifiuti in un’altra area verde”.
Anche i Movimenti Famiglie Nuove e Ragazzi per l’Unità sono presenti con il sostegno a distanza di una sessantina di bambini e l’azione Schoolmates che ha assicurato gli studi ad un gruppo di ragazzi. “L’arrivo del Pontefice è un evento storico per il nostro Paese – spiega Nikoleta, – e gli siamo infinitamente riconoscenti per averlo scelto per primo tra le terre balcaniche. Lui arriva per rafforzare la fede nella Chiesa d’Albania e i messaggi di pace che porterà, il suo sostegno, sono per noi di eccezionale importanza”. Reegjina riferisce poi che in questi mesi c’è stata una grande preparazione nelle parrocchie e nelle comunità con incontri per conoscere più in profondità il pensiero di Papa Francesco, momenti di preghiera e raccolte di contributi economici per sostenere le spese dell’evento. Ciascuno donava qualcosa secondo le proprie possibilità. Donika, giornalista pubblicista, afferma che questa visita non è importante solo per i cattolici, ma anche per persone di altre religioni “o per chi, come me, non ha un riferimento religioso. I valori che lui porta sono universali, senza eccezione di razza, nazione o fede. Il suo è un cuore buono e grande, che tende a costruire l’uomo più che a convertirlo ed offre speranza. E questo è il dono più importante che il Papa possa offrire all’Albania”. (altro…)
11 Set 2014 | Chiesa, Dialogo Interreligioso, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Parla lentamente d. Justin Nary, 42 anni, della Repubblica Centrafricana a Net-working, il recente appuntamento per sacerdoti e seminaristi svoltosi a Loppiano, mentre racconta del suo Paese, balzato agli onori delle cronache da poco più di un anno in seguito alla sanguinosa guerra civile tra musulmani, cristiani e animisti. Un conflitto semi dimenticato che non fa più audience, ma che continua ad avere tutt’oggi pesanti risvolti quotidiani sulla popolazione. «Da tre anni ero parroco in una grande città che, come tutto il Paese, viveva con la psicosi di un imminente conflitto etnico-religioso. Tutto è iniziato quando mi sono reso conto con dolore che tra noi sacerdoti, Pastori e Imam non ci conoscevamo neppure. Dovevo fare qualcosa perché era in gioco la vita della nostra gente». E’ stato così che d. Justin ha coinvolto gli altri leader religiosi in appuntamenti periodici di condivisione, per trovare insieme il modo di indirizzare i fedeli verso uno stile di vita pacifico. Il colpo di stato ad opera di una minoranza musulmana ha fatto velocemente precipitare la situazione e sono iniziati i massacri a danno della popolazione non musulmana. Ma non era finita: una fazione ribelle composta da cristiani e militari di tradizione religiosa locale ha rovesciato nuovamente la situazione, prendendo il potere e mettendo in atto una feroce vendetta verso i musulmani. Chi poteva lasciava la città, ma circa 2.000 musulmani sono corsi a chiedere rifugio in parrocchia e d. Justin ha aperto loro le porte. Non è passato molto tempo che, saputa la cosa, i ribelli vi si sono recati con l’intento di uccidere tutti, a meno che d. Justin avesse trovato una soluzione, prima dello scadere del loro ultimatum.
Il sacerdote continua il racconto: «Avevo fatto il possibile per cercare aiuto presso i militari e le autorità, ma invano. E’ stato mentre celebravo la messa, che ho capito che Dio mi chiedeva di donargli la cosa più grande che avevo, la mia vita. Ho così deciso che sarei rimasto con la mia gente musulmani e non, fino alla fine, cosciente che stavo rischiando con loro di essere massacrato. Di fronte alla mia determinazione anche i miei confratelli, che erano venuti per portarmi via, hanno deciso di fare lo stesso». Mancavano ormai pochissime ore allo scadere dell’ultimatum, quando, all’improvviso, ha squillato il cellulare di d. Justin: era il capo dell’esercito dell’Unione africana che assicurava il suo aiuto con l’invio dell’esercito, arrivato precisamente 17 minuti prima dei ribelli, salvando la vita di tutti. «Dopo un fallito tentativo d’assalto, la maggior parte dei rifugiati è riuscita ad emigrare in Camerun – conclude d. Justin –, mentre circa 800 di loro si trovano ancora in parrocchia. Ciò che mi ha dato la forza nei momenti più difficili è stato domandarmi cosa avrebbero fatto gli amici dei Focolari e Chiara Lubich al mio posto. Mi sono ricordato i suoi incontri con gli amici musulmani, quanto lei li amasse ed è stato subito chiaro: avrebbe dato la sua vita per loro». (altro…)
9 Set 2014 | Chiesa, Focolari nel Mondo, Sociale, Spiritualità
Danielle viene dal Brasile, dal grande Stato di S. Paolo. Per arrivare in Italia, la sua comunità si è organizzata in mille modi per trovare fondi per il biglietto aereo. È qui in rappresentanza di tanti giovani del Brasile che non sono potuti venire ma che, come lei, sono impegnati a servire la Chiesa locale, nel suo caso la parrocchia, con la spiritualità dell’unità. Natalia invece viene dal Portogallo. Ha conosciuto la spiritualità grazie al suo parroco che l’accompagna, assieme ad altri 5 giovani. Sono qui perché da alcuni anni hanno iniziato una esperienza di comunione tra di loro che li ha visti crescere come gruppo e che ora si estende ad altre 3 parrocchie, radunando decine di altri giovani. Anche un gruppo di 7 giovani slovacchi sono qui col parroco: il gruppo è di 50 ma hanno dovuto scegliere chi potesse venire per questa prima esperienza perché non c’erano i fondi per tutti. Gli Sloveni sono a quota 14. Tra di loro, Lucka, un giovanissimo pianista con un futuro promettente che ad un certo punto della sua vita ha capito che la musica non era la cosa più importante. Ha messo Dio al primo posto della vita e da lì tutto è cambiato, i rapporti con colleghi, famiglia, e soprattutto con se stesso: è molto più felice.
L’Italia è rappresentata da Nord a Sud. Vivacissimi quelli di Gaeta che, nati come gruppo una decina di anni fa, hanno esteso la loro rete ad altre città vicine. Non possono mancare quelli di Vallo Torinese, sulla scia della serva di Dio, Maria Orsola Bussone, giovane del Movimento dei Focolari impegnata in parrocchia. Non tutti sono impegnati solo a livello parrocchiale, una grande parte si impegnano a livello diocesano, tessendo una rete di rapporti all’interno della diocesi che la vivifica dal di dentro. Una settimana insieme, nell’agosto scorso, promossa dal Movimento parrocchiale e del Movimento diocesano dei Focolari, al Centro Mariapoli di Benevento, con un programma variegato, di momenti di riflessione, preghiera, momenti di svago, giochi, passeggiate ed anche di impegno sociale nelle attività della Caritas della città di Benevento. La Tv regionale ha fatto un servizio, che ha poi portato diversi cittadini a salire al Centro per saperne di più. A conclusione, una domanda pratica: come fare a declinare l’esperienza vissuta a Benevento nella quotidianità e nella pianificazione delle attività delle parrocchie e diocesi? Molte sono state le proposte: periodici collegamenti telematici, più momenti da vivere insieme, calare l’operato nelle “periferie esistenziali”, aiutare il proprio territorio con iniziative ambientali, l’impegno per la pace e molto altro. La responsabilità è affidata alla creatività di tutti che, insieme alla comunità parrocchiale o diocesana dove sono inseriti, si riconoscono compagni di viaggio per dare vita ad una Chiesa più viva ed ad un’umanità più fraterna. (altro…)
6 Set 2014 | Chiesa, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Poco dopo la mia elezione a Vescovo della Diocesi di Skara (Svezia), nel 2012, abbiamo deciso di tenere un incontro ecumenico nella sede vescovile in occasione della Pentecoste di quest’anno, giorno in cui ricorrono i 1000 anni della fondazione della diocesi. L’idea, ispirata da Papa Giovanni Paolo II e sollecitata diverse volte anche dal vescovo cattolico Mons. Anders, aveva come scopo di riunire i rappresentanti delle varie chiese e movimenti cristiani, presenti nella diocesi, sull’esempio di ciò che era stato realizzato nel passato nella diocesi cattolica, proprio durante la Pentecoste. Quando ho avanzato la proposta, sono rimasto piacevolmente sorpreso di come nessuno, nel mio nuovo team, si esprimesse negativamente; al contrario – tutti i dirigenti sentivano che questa esperienza sarebbe stata un complemento indispensabile alla nostra celebrazione del millenario. Le reazioni dei membri delle diverse Chiese mostravano, tuttavia, una strada tutta in salita. Molti erano occupati, magari fuori città, inoltre la celebrazione sarebbe coincisa con la Giornata Nazionale Svedese. Una scoperta, per me, è stata che il giorno di Pentecoste riveste un ruolo importante nella tradizione ortodossa, una sorta di “All Souls Day“. Ciò significava che solo un singolo ortodosso avrebbe avuto modo di rappresentare tutta la famiglia della sua chiesa. Abbiamo spedito gli inviti con largo anticipo e richiamato l´attenzione a questo avvenimento diverse volte. Lo sforzo fatto ha prodotto risultati decisamente buoni. L´incontro che ha avuto luogo quest´anno, ha riunito più di 300 cristiani di diverse chiese e diversi Movimenti tra i quali il Movimento dei Focolari. Il tema è stato “Lasciate che parlino mille lingue” (alludendo al libro degli Atti cap. 2 e al nostro 1000° anniversario). Due degli interventi principali sono stati tenuti da teologi svedesi come Ylva Eggehorn e Magnus Malm. La mattina di Pentecoste, quando sono arrivato nella cattedrale in anticipo rispetto all’inizio del programma, c´era già molta gente in chiesa. Con mia grande gioia ho avuto così l’opportunità di salutare conoscenti e persone nuove, compagni di fede. Dopo una breve spiegazione sulla mattinata, ci siamo suddivisi in diversi gruppi, misti, per discutere e riflettere circa l’importanza della preghiera. Così nel pomeriggio, questa volta in base alla città di provenienza. La giornata si è conclusa con una celebrazione nella cattedrale di Skara. Molti sono stati colpiti dalla opportunità di incontrarsi oltre i confini confessionali e constatare che abbiamo veramente tanto in comune. Si può tranquillamente dire che abbiamo bisogno di comunicare di più gli uni con gli altri. Le comunità rappresentate erano: la chiesa luterana svedese, la chiesa cattolica, la chiesa ortodossa, e alcune chiese libere. Ma a quale chiesa appartenessimo non era importante, l´importante era incontrarsi, stare insieme e condividere le nostre esperienze sulla preghiera e non solo. È stato fondamentale trascorrere questa giornata come fratelli e sorelle e, a prescindere da tutto, con Gesù in mezzo a noi. La giornata ha generato in me nuovi impulsi per il futuro e si può dire che abbiamo fatto un passo, nel cammino verso l’unità e che possiamo continuare a camminare con il Signore crocifisso e risorto! Ribadisco il motto di questa giornata, per raggiungere l´unità della Chiesa, unità nella diversità: “Lasciate che parlino mille lingue”». (altro…)
2 Set 2014 | Chiesa, Cultura

In udienza con Papa Francesco
«Assist di Maradona… e gol di Baggio!». No, non era solo nostalgia. Ieri sera allo Stadio Olimpico di Roma, la Partita Interreligiosa per la Pace voluta da Papa Francesco ha regalato non solo sprazzi di magia calcistica, ma un’occasione senza precedenti per veicolare un messaggio capace di intercettare decine di paesi collegati. «La gente, specialmente i giovani, vi guarda con ammirazione per le vostre capacità atletiche» – ha dichiarato Francesco ricevendo in udienza gli atleti prima dell’evento: «anche con i vostri atteggiamenti quotidiani, carichi di fede e di spiritualità, di umanità e di altruismo, potete rendere una testimonianza in favore degli ideali di pacifica convivenza civile e sociale, per l’edificazione di una civiltà fondata sull’amore, sulla solidarietà e sulla pace». Un messaggio di stringente attualità, in un momento di gravissime tensioni in molteplici aree del mondo, che ha ben espresso le numerose organizzazioni che hanno aderito e sostenuto l’iniziativa, tra cui i Focolari che nelle parole di Maria Voce, attuale presidente, l’aveva definita: «Un prezioso contributo alla formazione di una mentalità nuova, aperta all’accoglienza e al dialogo. La sua realizzazione – continuava – sarà segno di speranza e getterà nel cuore di tanti nuovi semi di pace». Il match promuoveva gli sforzi di due associazioni impegnate nel supporto diretto alle fasce più̀ deboli della società̀, in Europa, in Sudamerica e nel resto del mondo, che hanno dato i nomi alle squadre contendenti e beneficiato degli incassi. Da una parte Scholas Occurrentes, ente educativo promosso dallo stesso pontefice, con sede presso la Pontificia delle Scienze nel Vaticano, dall’altra la Fondazione P.U.P.I. Onlus, creata da Paula e Javier Zanetti, ex leggendario capitano dell’Inter campione d’Europa nel 2010 e della Nazionale argentina, che da oltre dieci anni promuove e sostiene programmi di adozione a distanza e assistenza per alleviare le diverse condizioni di disagio attraverso il progetto “Un’alternativa di Vita”, rivolto ai bambini dai 3 ai 13 anni che vivono in contesti socioeconomici svantaggiati.
Dopo un momento musicale condotto dall’attrice e cantante argentina Tini Stoessel, popolare per il suo ruolo Disney di Violetta, la gara ha preso il via contando su 52 atleti, alcuni dei quali vere e proprie stelle del pallone. Volenteroso il mitico Diego Armando Maradona, capace di restare in campo 90 minuti a 53 anni; sempre emozionante il tocco di Roberto Baggio, che non calcava il terreno di gioco dal Maggio 2004, ma ha accettato per l’occasione di tornare a indossare gli scarpini. In campo anche Shevchenko, Trezeguet e Del Piero, indimenticati campionissimi di Milan, il primo, e Juventus, oltre a tanti altri giocatori attualmente in attività, provenienti da ogni angolo del globo. Ampia anche la copertura mediatica: 12 le TV estere presenti, oltre alla RAI. Per la cronaca, la gara si è conclusa con il risultato di 6-3 per la squadra di P.U.P.I.: ma a vincere è stata il messaggio di pace che dall’Olimpico è partito verso il mondo: una partita difficile, appena iniziata, ma che è possibile vincere. (altro…)