25 Mar 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Sociale
La verde e ospitale Irlanda pullula di ottime scuole dove imparare l’inglese, per studenti di tutte le età e provenienza, è un’esperienza entusiasmante. Non fa eccezione la Language Learning International: soggiorni studio di varie tipologie, tecniche di apprendimento all’avanguardia, famiglie selezionate, intrattenimento culturale e sportivo, ma anche stage in Francia e Spagna per gli studenti irlandesi. Ciò che distingue il lavoro formativo di questa Scuola, fondata da Eugene Murphy a Dublino, nel 1989, è la qualità della relazione con gli studenti, in un’atmosfera accogliente e con uno sguardo sensibile verso le personali caratteristiche di ciascuno. Ma c’è dell’altro. La LLI, con oltre 2 mila studenti l’anno, è ambasciatrice dell’Economia di Comunione nel settore della formazione. Le esperienze che seguono, tratte dal sito dell’EdC, lo testimoniano. «In un campo estivo capita un ragazzo affetto dalla sindrome di Asperger, di cui non si sapeva nulla prima dell’arrivo. La prima soluzione di alloggio non è positiva poiché in casa non riescono a gestire le particolari condizioni del giovane. Lo si sposta tentando con una nuova famiglia ma le difficoltà emergono ancora. Nonostante l’estate sia un periodo intenso, in azienda si vuole garantire un trattamento giusto e sereno a chiunque partecipi, quindi si cerca ancora un’alternativa, fino a trovare un’anziana signora che accetta felice di ospitare e seguire il ragazzo, conoscendo bene la sindrome, di cui è affetto, per coincidenza, anche un suo nipote. Risultato positivo per tutti: lo studente riesce a sfruttare al meglio l’esperienza e rientra a casa contento ed il responsabile dei rapporti con le famiglie dichiara che la presenza di questo ragazzo nel programma ha caricato di valore l’intera stagione!». «Corso inglese di gruppo, gran bella atmosfera in classe ed ottime relazioni instaurate; una delle prove da preparare, però, è una presentazione orale individuale e improvvisamente un ragazzo di 15 anni si avvicina ad Eugene Murphy, fondatore della scuola ed esperto trainer, dichiarando di non sentirsi in grado di farlo a causa della sua balbuzie. Eugene ne parla con altri formatori e decidono di tranquillizzare il ragazzo realizzando la prova in privato. Alla fine, i professori lo incoraggiano a condividere comunque l’esperienza con gli altri, il giovane accetta e, tra emozione e commozione generali, la prova si conclude con un lungo applauso della classe. Si scoprì poi che il ragazzo non aveva parlato fino ai 7 anni e quella performance in pubblico risultò una sorta di miracolo che ha reso lui stesso ed i genitori pieni di gioia». C
athy Young, direttrice della LLI, racconta di un nuovo progetto che ha coinvolto la scuola in un’avventura di apertura con una realtà geograficamente molto lontana dall’Irlanda: «Avevamo il desiderio di intraprendere un progetto di Economia di Comunione che avesse un focus sull’educazione. Dal sito web di AMU siamo venuti a conoscenza di una fantastica iniziativa in Bolivia chiamata Fundación Unisol, che lavora per sostenere alcune delle famiglie più povere di Cochabamba. Abbiamo preso contatto e insieme abbiamo messo a punto un progetto che finanzierà l’acquisto di nuovi libri e computer portatili, fornirà nuovi tavoli e sedie per le aule, sostenendo l’impiego di due insegnanti». Del progetto portato avanti dalle due scuole viene dato regolare aggiornamento. «Questo scambio reciproco – afferma Cathy – è uno degli aspetti più belli della nostra collaborazione e ci aiuta a vivere meglio nel nostro ambiente di lavoro quotidiano». Alla Language Learning International gli studenti apprendono dal vivo il significato di tante parole. Ma la prima di tutte è condivisione. Chiara Favotti (altro…)
23 Mar 2018 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni

Michelle Sopala
Quando ripenso al Genfest 1995 non ricordo solo l’evento in sé, le danze, i volti, l’emozione, le fortissime esperienze dei partecipanti (indimenticabili!). Prima ancora di quei due giorni vissuti al Palaeur di Roma, i miei pensieri tornano all’intensa esperienza di unità costruita durante i mesi precedenti, e in particolare nelle due ultime settimane. Non ricordo i dettagli, ma la sostanza sì! Strano, lo so, ma ogni volta che ci incontravamo per prepararci, il risultato, ricordo, era un’unione più profonda e più forte con Dio. Prima di cominciare, cercavamo di ricordare la prospettica con cui stavamo lavorando. Non eravamo lì solo per divertirci (anche se era tutto davvero divertente!), ma perché credevamo che il nostro potesse essere un contributo al mondo unito, quello che tutti noi sognavamo… Un mondo in cui tutte le relazioni fossero basate sull’amore e il rispetto reciproco, in cui si potessero superare tutte le divisioni. Solo dopo questa premessa ci mettevamo al lavoro. Per prima cosa sono uscite le idee. Poi, da quelle, sono uscite una canzone, una danza, un rap… Ogni piccolo pezzo nasceva offrendo e perdendo ognuno la propria idea, cercando di essere pieni di amore e vuoti di se stessi per capire veramente gli altri. Questo comportava fatica, energie, anche dolore, ma per qualche ragione ci riempiva di una gioia e felicità tutte particolari. Davamo tutto di noi, pronti a perderlo. Era il nostro patto, anche perché, per quanto lavorassimo duramente, non sapevamo se il nostro pezzo sarebbe stato scelto dal comitato organizzatore. E se anche fosse stato scelto, all’ultimo minuto poteva anche essere cancellato. Ma, detto questo, noi andavamo avanti… a tutta velocità!
E ora sul Genfest! Anche se, nel suo complesso, è stato un evento di quelli che ti cambiano la vita, non posso nasconderlo: per me il momento clou fu l’incontro con Chiara Lubich. Non so se anche gli altri 12 mila giovani dell’arena ebbero la stessa sensazione, ma in quel momento fu come se Chiara stesse parlando solo con me. Quando Noel le rivolse l’ultima domanda, “Chiara, dal profondo del tuo cuore, cosa vorresti dire a noi giovani?”, la sua risposta risuonò come una chiamata alle armi, e ancora mi risuona nelle orecchie. Con una intuizione geniale e una comprensione profonda di ciò cui anelano i giovani, Chiara rispose: «Vi ripeto quello che ha detto una volta santa Caterina da Siena, quella grandissima santa, quella donna meravigliosa, parlando ai suoi discepoli: “Non accontentatevi delle piccole cose, perché egli, Dio, le vuole grandi”. È quello che vi dico io: giovani, non accontentatevi delle briciole. Avete una vita sola, puntate in alto, non accontentatevi delle piccole gioie, cercate quelle grandi, cercate la pienezza della gioia». Bene o male, da allora questa è stata la mia esperienza. L’“unità”? È una parola profonda che ancora, dopo 23 anni, sto scoprendo. E la “pienezza della gioia”? Sì! Quella l’ho trovata! Oh! … e a proposito, la nostra performance venne scelta. Guardala (di Nick Cianfaroni). Spero ti piaccia! Michelle Sopala
https://youtu.be/LX6rNkyGjoE (altro…)
22 Mar 2018 | Chiesa, Cultura, Dialogo Interreligioso, Ecumenismo, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità

Jonathan Michelon
Jonathan, come si svolgono i lavori? «Ci sono sessioni in plenaria e di gruppo. I gruppi sono una ventina, divisi per lingua: inglese, francese, spagnolo e italiano. Ogni gruppo ha un redattore e un facilitatore. I partecipanti devono rispondere insieme alle 15 domande proposte dal documento del Sinodo. Alla fine, sarà prodotto un documento che verrà poi consegnato ai Padri Sinodali». Di cosa trattano le domande? «La prima parte è dedicata alle sfide e alle opportunità delle giovani generazioni nel mondo di oggi. Quindi, la formazione della personalità, la relazione con gli altri popoli, le sfide interreligiose, le differenze viste come opportunità, i giovani e il futuro, i loro sogni, il rapporto con la tecnologia, la ricerca del significato della vita, la relazione tra vita quotidiano e il sacro». E la seconda parte delle domande? «Si è parlato della fede, della vocazione, il senso della specifica missione del giovane nel mondo, del discernimento e dell’accompagnamento vocazionale. Poi, il loro rapporto con Gesù, come è percepita dai giovani la figura di Gesù nel terzo millennio. Un’ultima parte era dedicata alle attività formative e pastorali della Chiesa, il rapporto dei giovani con la Chiesa e le loro esperienze».
Da dove provengono i giovani del tuo gruppo? «Dall’Europa (Slovenia, Germania, Grecia, Polonia) ma anche dai continenti, addirittura dalle isole Samoa americane, nell’oceano Pacifico. Un giovane sikh ha condiviso la sua esperienza di fede e il rapporto con i sacerdoti del loro tempio, che sono sempre pronti a dare a tutti una parola di pace. C’è anche una giovane anglicana dello Zimbabwe e che studia per diventare sacerdote. C’è molta saggezza, e il confronto è arricchente». Ci sono esperienze che ti hanno colpito? «Una, in particolare, è quella di un giovane medico polacco, legato al cammino neocatecumenale che, con la moglie, ha fondato un’associazione che si occupa della cura dei moribondi. Stimolato dalla meditazione del primo giorno, sul senso profondo del dolore, basata sull’esperienza di Chiara Luce Badano, ha raccontato quello che vivono. Con gli altri dell’associazione vanno dai malati, li assistono e li invitano ad offrire il loro dolore per tutti. Così, queste persone lasciano la terra “pieni di vita” perché, come lui dice, “la morte è il più bel periodo della vita, perché ci avviciniamo a Dio, a Chi amiamo di più”». Ai giovani dei Focolari è stata affidata l’animazione della messa e le meditazioni quotidiane… «Sì, alcuni giovani della Scuola Gen di Loppiano e dei Centri Gen a Roma hanno formato un coro, il quale sta ora diventando un gruppo inclusivo: invitano chi ha i talenti a partecipare all’animazione della messa. Ieri, si è unito un violinista. Davvero una bella esperienza». Quindi, i giovani sono felici di questa esperienza? «Ci stiamo rendendo conto che stiamo vivendo un momento storico nella Chiesa cattolica. È la prima volta, in 2000 anni, che si fa un sinodo per i giovani con i giovani! Ma per loro è naturale contribuire così alla Chiesa. La Chiesa è loro. Si comportano con il Cardinale e anche con Papa Francesco come con i loro migliori amici: danno loro la mano, li abbracciano… È molto bello». E per te? «Per me è un’esperienza unica, ti rendi conto della vastità della Chiesa e della sua incidenza nel mondo. Qui, hai il mondo, l’universalità della Chiesa». Fonte: Loppiano online
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17 Mar 2018 | Chiara Lubich, Cultura
El primer amor
A las muchas obras de Chiara Lubich (1920-2008) publicadas cuando aún estaba entre nosotros, se añade ahora una selección póstuma de cartas, un género literario especialmente idóneo para desvelar la auténtica personalidad de quien escribe. El libro contiene 60 cartas escritas por Chiara entre los 23 y los 29 años de edad. Cartas que no son un tratado, tampoco son fruto de una elaboración conceptual ni fueron escritas para ser publicadas, pero, por su fuerza profética, se revelan como una de las grandes experiencias espirituales del siglo XX. Pero además, ahora que conocemos el intenso papel que Chiara ha desempeñado en el campo eclesial, ecuménico e interreligioso , cuando uno lee estas cartas, en lugar de sentirse lejos de ella, como si habitase en regiones inaccesibles a la generalidad, la siente muy cerca, «una de nosotros». Resulta convincente en su decidida aserción: «En esta vida que pasa como un relámpago, un sola cosa […] le tenemos que pedir a Dios: amarlo» (C 14). Y la consecuencia lógica es que uno siente hasta qué punto la unidad del mundo es un objetivo perseguible por todos y vocación segura del cristiano. Editorial Ciudad Nueva
16 Mar 2018 | Cultura
Si fece un silenzio denso, interrotto solo dal volo di un moscone che solcava lo spazio soffocante dell’ufficio. «Nguyen Van Thuan ti abbiamo fatto portare qui perché sei colpevole di causare problemi al Governo del popolo sovrano del Vietnam. Sei accusato di propaganda imperialista e di essere un infiltrato delle potenze straniere». È il 1975. Con queste parole François Xavier Nguyen van Thuan, da poche settimane nominato arcivescovo coadiutore di Saigon (Hochiminhville, Vietnam), viene accusato di tradimento e arrestato. Trascorrerà in prigione 13 anni di cui 9 in isolamento. Una vita spesa nell’adesione coerente ed eroica alla propria vocazione, come dirà di lui Papa Giovanni Paolo II. Una storia che merita di essere raccontata.
Collana: Biografie grandi santi
Editrice Città Nuova
15 Mar 2018 | Chiara Lubich, Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Il tuo giorno, mio Dio, io verrò verso di Te… Verrò verso di Te, mio Dio, (…) e con il mio sogno più folle: portarti il mondo fra le braccia». Inizia con questa citazione del teologo Jacques Leclercq l’intervento di Jesús Morán, copresidente del Movimento dei Focolari, in occasione dell’evento “La grande attrattiva del tempo presente”: «Siamo ancora oggi stupiti dalla profezia sociale di questa donna straordinaria che, con il suo ideale dell’“ut omnes” (Gv 17,21), dalla sua Trento è arrivata in tutto il mondo». A partire dalla storia del protagonista di una favola, che convive con altri personaggi pensati ma poi scartati dagli autori dei racconti, destinati ad abitare in un altro pianeta, Morán riflette sul ruolo dei profeti: «Essi sono grandi tanto quanto sono piccoli o si fanno tali agli occhi degli uomini. Scartati da essi, derisi, spesso uccisi, sono prediletti da Dio per compiere ciò che nessun altro è capace di fare. I profeti sono infatti i piccoli di Dio: ecco la loro grandezza, anche se spesso sembrano vivere “in un altro pianeta”. Come si sa, la parola “profeta” viene dal greco e indica non tanto colui che predice il futuro ma il portavoce, il messaggero di Dio. Nella Bibbia troviamo anche delle profetesse. I profeti d’Israele parlano al popolo in nome di Dio; e tutto può essere oggetto della loro parola, perché la parola di Dio non ha limiti. […] La vita di Chiara Lubich sa anche di profezia. Ma non si può comprendere il carattere profetico della sua persona a prescindere dal contesto storico in cui è nata e vissuta e dalla sua partecipazione ai destini dell’umanità: la nascita nel Trentino, allora una periferia esistenziale di grande significato storico e sociale, l’esperienza della povertà, il dramma delle guerre mondiali. In mezzo alle vicende del suo tempo – che evocano, appunto, la storia dei profeti, ma anche la sapienza biblica e l’apocalittica – ecco il manifestarsi, in lei, di un carisma particolare, quello dell’unità, che l’ha portata a puntare chiaramente e decisamente alla fratellanza universale». In alcuni suoi appunti del dicembre 1946, sottolinea Morán, «si possono cogliere i capisaldi della profezia sociale di Chiara. Lei, infatti, non è stata una riformatrice sociale, come non lo è stato Gesù. Il sogno di Chiara, in effetti, punta più in alto e più in profondità, e cioè al fondamento antropologico e teologico di ogni riforma sociale: la fratellanza universale e l’unità così come l’ha pensata l’uomo-Dio, Gesù».
«La piccola comunità di Trento che si andava formando attorno alla fondatrice dei Focolari e che di mese in mese cresceva sempre di più vivendo alla lettera quanto era scritto negli Atti degli Apostoli (At 2, 42-48)» è la prima opera sociale messa in atto dal primo gruppo di focolarine. La comunità, spiega Morán, «viveva la comunione radicale dei beni e si prodigava ad accudire i poveri e la moltitudine di sofferenti che il conflitto aveva lasciato alle spalle. Questa radice non si è mai persa, anzi è la fonte ispiratrice di tutte le operazioni e progetti sociali attivati in tutti questi anni da lei e da tutti quelli che al suo seguito hanno fatto proprio l’Ideale dell’unità. In tutto ciò si evidenzia il genio umano ed ecclesiale di Chiara». Anche noi, continua Morán, «abbiamo davanti una storia. Chiara è quell’autrice che ci ha riscattati dall’anonimato per farci protagonisti di un sogno; tutti protagonisti, nessuno escluso». Citando Guislain Lafont, il grande teologo domenicano che, riassumendo la filosofia pratica di papa Francesco, parla del “principio della piccolezza” (“la salvezza viene piuttosto dal basso che dall’alto”) Jesús Morán conclude: «Chiara ha saputo declinare magistralmente questo “principio della piccolezza” nell’impegno di un vero rinnovamento sociale che è stato da lei scatenato col e dal paradigma dell’unità. Questa è la sua grandezza». (altro…)