100 anni di Frère Roger Schutz

Chiara Lubich, Gabri Fallacara, Frère Roger Schutz (1978).

Chiara Lubich, Gabri Fallacara, Frère Roger Schutz (1978).
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10 maggio 2013. Papa Francesco e Papa Tawadros II si incontrano in Vaticano, in ricordo dello storico appuntamento di 40 anni prima tra i loro predecessori, Papa Paolo VI e Papa Shenouda III. Da lì era partita una dichiarazione comune sull’unica fede professata da chiese con tradizioni diverse. «Sono convinto – aveva affermato papa Francesco – che, con la guida dello Spirito Santo, la nostra perseverante preghiera, il nostro dialogo e la volontà di costruire giorno per giorno la comunione nell’amore vicendevole ci consentiranno di porre nuovi e importanti passi verso la piena unità». «Io credo nella diversità nell’unità – aveva dichiarato Papa Tawadros II in un’intervista – Se entro in un giardino in cui i fiori sono tutti rossi e della stessa altezza, è una noia. Invece se entro in un giardino e trovo una rosa rossa, un’altra gialla e una terza bianca e vedo alberi di diversa altezza, questa diversità esprime bellezza e anche forza. Mentre sto seduto con voi, sono ricco dei miei fratelli in Cristo». «Sono parole di chi ha il coraggio d’amare i fratelli – commenta Sherin, focolarina copta – e di accorciare le distanze ed i tempi per una comprensione e condivisione nuova dopo anni di lontananza, permettendo alle due Chiese di intraprendere una via di pace e di fraternità. Non sarà possibile cancellare queste parole della memoria né della storia dell’ecumenismo finché la chiesa godrà un giorno della piena unità dei suoi figli». Quello di maggio 2013 è stato il primo viaggio di Papa Tawadros II dopo la sua elezione, che ha voluto fosse per fare visita al successore di San Pietro, papa Francesco. Era la seconda visita storica del Papa dei Copti al Papa di Roma, accorciando sempre più la distanza fra le due Chiese.
«È vivo nella mia mente l’incontro di questi due grandi uomini di Dio guidati dallo Spirito Santo a condurre i loro greggi verso l’unica Chiesa, che ci sarà nel tempo di Dio. Il ricordo dell’abbraccio fraterno e dell’amore scambievole visibile fra loro mi invade di una gioia immensa. Festeggio con i fratelli delle due Chiese quest’occasione e con entusiasmo guardo al futuro prossimo e ho fiducia nei passi che ci avvicineranno sempre di più, è una grande gioia per tutta la Chiesa! Questo mi sprona a vivere di più per l’unità, prospettiva che mi ha affascinato anni fa quando ho conosciuto il Movimento dei Focolari, dove ho trovato la “Perla preziosa” del Vangelo per la quale si vende tutto. In focolare, condivido questa vita con sorelle di varie Chiese, dove sperimentiamo la gioia del Risorto, segno di quello che sarà la Chiesa nella piena unità. Nella vita quotidiana preghiamo, lavoriamo, ed anche condividiamo momenti di sofferenza – come diceva Papa Francesco parlando dell’ecumenismo della sofferenza – che ci fanno crescere nell’amore e nel rispetto reciproco, credendo che Gesù sulla Croce ha superato ogni divisione ed ha colmato ogni vuoto. Sono felice di condividere quest’esperienza con tanti altri nel mondo che pregano e vivono affinché quest’unità sia sperimentata e vissuta da tutti». Sherin, Focolare di Sohag (Egitto) (altro…)
«In queste ore in cui siamo letteralmente bombardati da violenza, guerre, in mezzo a tanta indifferenza, noi vogliamo testimoniare con forza che c’è un altro mondo, perché c’è!’». Questo l’esordio dal palco dell’Auditorium di Loppiano, dove Nino, Nahomi, Luigi ed Anna hanno condotto con calore e profondità due ore di dialogo con i 1.400 giovani arrivati. La 42° edizione del Meeting dei giovani italiani dei Focolari, si è svolta – come ogni anno – il 1° maggio nella cittadella di Loppiano (Firenze) e ha scelto per titolo: “OUTSIDE, Look, Choose, Be” (Uscire, guardarsi attorno, scegliere, essere). Molte sono state le proposte dei Giovani per un Mondo Unito a sostegno di una cultura della fraternità, come metodo per uscire dall’inerzia personale e sociale ed impegnarsi a cambiare il mondo. Con la Expo dei “Frammenti di Fraternità”, hanno messo in mostra la solidarietà e la partecipazione sociale attraverso una rete di organizzazioni gestite dai giovani. «Mi chiamo Kareem, sono palestinese. Ho 23 anni e mi sono laureato in amministrazione. Dopo la caduta del governo di Arafat sono cominciate le difficoltà per noi cristiani nella striscia di Gaza. Allora eravamo circa 2000 su 1 milione e mezzo di abitanti. Poi siamo molto diminuiti. Sono state anche bombardate due chiese».
È una delle forti testimonianze del 1° maggio. ««La guerra è cominciata nel 2008 –continua Kareem – Un giorno è caduta una bomba molto vicina a me, tanto che per l’esplosione sono stato scaraventato a terra. Tanta distruzione, persone morte! Prima ho provato ad andare da mio padre all’ufficio delle Nazioni Unite, perché mi sembrava il posto più sicuro, ma non è stato possibile. Soltanto dopo 4 ore ho raggiunto casa mia, dovendo passare anche sopra i corpi dei morti. Mia mamma piangeva perché non aveva mie notizie. Abbiamo vissuto 28 giorni in questa costante tensione. Poi, siamo riusciti a lasciare la Striscia di Gaza per andare in Giordania. Con le persone del Focolare, sperimentando una vita fraterna, pian piano ho superato il forte trauma e a credere che con l’amore possiamo costruire un mondo di pace. Da 7 mesi mi trovo a Loppiano. Vivere con giovani di diverse culture e religioni è un’esperienza nuova per me, perché a Gaza non avevamo contatti esterni. Cercando di aprirmi, di accettare gli altri, adesso mi sento a casa, ho trovato quel tesoro che cercavo». «Dopo il terremoto di Haiti del 2010 che ha causato la morte di oltre 220 mila persone, migliaia di haitiani sono emigrati in Brasile». Joao di Florianópolis, a sud del Brasile, apre uno spaccato su una realtà sociale: «Tanti di loro sono laureati, ma non parlando bene il portoghese, trovano lavoro solo come muratori e spesso vengono pagati poco e trattati con disprezzo. Ci siamo domandati cosa potevamo fare. Per avere un primo contatto abbiamo raccolto vestiario e generi alimentari. Non sapevamo come muoverci: loro parlavano francese e dialetto “Kriolo”, e noi non conoscevamo la loro cultura. Ma il desiderio di mettere in pratica quel passaggio del Vangelo “ero straniero e mi hai accolto” ha superato ogni ostacolo. Pian piano ci siamo conosciuti e abbiamo capito quali erano le loro principali difficoltà. La prima era la lingua. Abbiamo iniziato delle lezioni di portoghese, con slide, video e musica. Poi li abbiamo aiutati nelle pratiche per la richiesta di documenti e per l’iscrizione ai corsi tecnici gratuiti del governo, in modo che siano in grado di ottenere un lavoro, una vita migliore. Abbiamo organizzato serate culturali, con piatti, balli e canti tipici della loro terra, siamo andati in spiaggia, e giocato partite di calcio insieme… Vogliamo ora costituire una associazione per sfruttare tutte le possibilità che offrono le istituzioni per favorire il loro inserimento sociale ed culturale. Non è tutto risolto e abbiamo ancora tanto da lavorare, ma ci sembra che un seme di fraternità è stato piantato».
Ecco uno squarcio del Meeting 2015, ricco di testimonianze e di tante proposte concrete per rispondere alle urgenti necessità di molti. Intanto, una rete di giovani, di associazioni, di organizzazioni, è già attiva da anni in Italia e opera a vari livelli del tessuto sociale, verso quelle che papa Francesco chiama le periferie esistenziali: “Vogliamo portare alla luce questo sottobosco di solidarietà che c’è e sta costruendo un presente e un futuro di pace, ma che non si conosce abbastanza” – spiegano ancora i giovani dei Focolari. (altro…)
Da oltre tre anni a Catania si attua un fecondo dialogo interreligioso con i fratelli musulmani, che ha il suo inizio nel maggio 2012 grazie all’incontro con l’Imam di Catania, presidente delle Comunità islamiche di Sicilia, Abdelhafid Keith. Da allora è vivo e operante e pienamente inserito nel percorso di fraternità condiviso con altre comunità del Movimento dei Focolari e diverse comunità islamiche in tutta Italia. Aderendo all’invito dell’Iman alcuni membri dei Focolari parteciparono al loro campo estivo a Furci Siculo e su invito dello stesso Iman, salutando i partecipanti, si sono presentati. Il secondo anno la conoscenza si era approfondita e già si sperimentava l’essere famiglia. Dal dialogo fraterno alle partecipazioni alle rispettive attività, alle cene comuni, si è in seguito avvertita l’esigenza di fare qualcosa insieme in Sicilia. Nell’aprile 2013 venne realizzato un convegno sul tema della “famiglia”. La gioia di tutti, cristiani e musulmani, gli interventi dell’Arcivescovo, del Sindaco, del Magnifico Rettore dell’Università di Catania con il loro apprezzamento e incoraggiamento hanno confermato la validità della strada intrapresa. Le difficoltà per le diversità di cultura, mentalità, sensibilità non sono mancate, ma più forte è stato il desiderio di dimostrare a fatti, in particolare alla società catanese ma non solo, che il dialogo e la fraternità sono possibili. Giusy Brogna, siciliana, dopo 12 anni in Egitto, rientra in Italia. Conosce l’arabo e diventa quasi naturalmente “ponte” in questo dialogo. Le chiediamo di raccontarci come prosegue la sua attività. «Come segno tangibile di questo cammino, il giorno dopo il Convegno del 2013, abbiamo incominciato un doposcuola alla Moschea per i bambini musulmani che continua tuttora. Sono seguiti due convegni organizzati da musulmani della Sicilia a cui l’Imam ci ha invitati. All’ultimo mi ha chiesto di essere relatrice nella tavola rotonda.
Insieme continuiamo a vivere “l’emergenza siriani” che giungono a Catania e si fermano per qualche giorno o in stazione o in Moschea prima di ripartire verso il Nord Europa. Hanno bisogno di tutto, arrivano senza niente, neanche le scarpe. Con la comunità islamica abbiamo raccolto cibo, indumenti, medicine… I nostri giovani hanno organizzato una serata intitolata “Siriamente” nella quale, grazie al Vicepresidente della comunità islamica di Sicilia, Ismail Bouchnfa, abbiamo compreso maggiormente la situazione in Medio Oriente. Portando alla Moschea tutto quanto è stato donato, i nostri amici musulmani ci hanno invitati a visitarla, mostrandoci il dormitorio da loro allestito per i profughi. Per terra, su materassi di fortuna, c’erano molte donne che subito si sono alzate, venendoci timidamente incontro. Gesti e sorrisi sono stati strumento di reciproca comprensione. Dopo averci offerto nei loro bicchieri il loro caffè e dopo gli abbracci, ci hanno condotto dai bimbi, ponendoceli fra le braccia. La più piccola aveva 2 o 3 mesi. Altri erano magrissimi o febbricitanti. Narravano di un viaggio di 3 giorni in barca ed esprimevano la speranza di poter raggiungere la Svezia. Quegli occhi ci sono rimasti impressi nel cuore.
Altro momento comune è stata la commemorazione del VI anniversario della morte di Chiara Lubich:“Verso l’unità della famiglia umana. Chiara: maestra di dialogo”. Un bel gruppo di musulmani ha partecipato all’evento nella Chiesa che lo ospitava. Il saluto dell’Imam esprimeva tutta la sua adesione e sottolineava la profondità e l’importanza di questo dialogo della vita che mette in luce quello che ci unisce. Infine tutti i 300 partecipanti si sono trasferiti in Moschea per un momento di convivialità e condivisione. Nel novembre 2014 abbiamo realizzato il II Convegno: “Cultura del dono e bene comune. Insieme per una crescita umana e spirituale nella vita personale, familiare, sociale”. Eravamo circa 500 persone e non c’era differenza fra cristiani e musulmani. Abbiamo visto crescere il rapporto, frutto di un percorso, tanto da sperimentare reciprocamente stima, amore, libertà. A marzo 2015 ci siamo fatti promotori di una campagna di donazione di sangue con l’AVIS di Catania per rispondere concretamente a questa necessità. Davanti alla Moschea, cristiani e musulmani abbiamo donato il sangue. Una testimonianza di quanto il dialogo e l’amore per la città sono condivisi da tanti, che – come veri fratelli – danno “insieme” testimonianza d’unità».
Bobo Dioulasso è la seconda città del Burkina Faso, la più vicina a Bamako, capitale del Mali, dove erano stati segnalati alcuni casi di Ebola. Fra le due città c’è un grande scambio sociale ed economico con un continuo via vai di persone e di merci. «Occorreva agire urgentemente per ridurre al massimo il rischio che il virus raggiungesse anche il Burkina – scrive l’équipe del Movimento dei Focolari a Bobo Dioulasso per la sensibilizzazione contro la malattia del virus ebola -. In pratica, occorreva illustrare a più gente possibile le misure di prevenzione, ma la situazione politica del Paese è tale che non sempre un intervento governativo è possibile». «Abbiamo allora deciso di fare qualcosa noi. Félicité è una volontaria, medico epidemiologo presso l’OOAS (Organizzazione della Sanità per l’Africa dell’Ovest). Il suo ruolo è proprio quello di formare il personale sanitario nella lotta contro le epidemie; in particolare ha lavorato nei Paesi più colpiti dal virus, quali Guinea Conakry, Liberia, Sierra Leone. Félicité ha dato subito la sua disponibilità».
«La prima cosa da fare era avvertire il vescovo, che in quel momento però era fuori sede. Siamo allora andati a parlare col vicario generale, l’Abbé Sylvestre, che ci ha assicurato il pieno appoggio della diocesi per esortare clero e fedeli ad informarsi sulle necessarie misure da prendere. Carlo, un focolarino medico del dispensario della Mariapoli Victoria (Man), dalla Costa d’Avorio ci ha inviato gli audiovisivi, che qui poi abbiamo duplicati per i diversi gruppi di giovani e adulti che avrebbero portato avanti la sensibilizzazione. Questo materiale l’abbiamo anche inviato ad un sacerdote e ad un insegnante di altre due città (Dedougou e Toussiana), interessati alla nostra azione. Félicité si è incaricata della formazione dei gruppi, aiutata da 15 suoi studenti di Paesi dell’Africa dell’Ovest inviati dall’OOAS, alcuni dei quali musulmani». «La campagna è cominciata nel novembre 2014, dapprima negli incontri del Movimento dei Focolari, per allargarsi poi ai vari quartieri, alle parrocchie e anche ad un grande raduno per giovani organizzato dalla diocesi di Bobo Dioulasso. Alla domenica siamo andati a parlare nelle chiese. Siamo intervenuti in una radio privata, in quella diocesana e anche nella emittente nazionale, utilizzando le tre lingue qui più parlate: francese, dioula e moré».
«Questa azione è stata l’occasione per conoscere molte persone. Quando Jean-Bernard ha spiegato ai suoi vicini cosa intendesse fare nel quartiere, ognuno ha voluto offrire qualcosa: chi ha procurato l’amplificazione, chi ha invitato un cantante per l’animazione, un altro si è occupato del trasporto del materiale e un altro ancora ha fornito l’acqua da bere. All’incontro erano presenti circa 200 persone. La voce si è sparsa anche nei quartieri vicini e Jean-Bernard ha ripetuto la presentazione più volte. In una, un infermiere professionale si è offerto di rispondere alle domande; in un’altra è venuto un esperto delle lingue locali, ottimo traduttore. Molto riconoscentiI si sono dimostrati i funzionari del Municipio, ai quali era stato chiesto il permesso di manifestare». «Nel frattempo dal Mali si è saputo che la malattia era stata debellata. Il rischio in Burkina Faso era quindi drasticamente diminuito. L’importante ora è continuare a rispettare le misure di prevenzione. È stata, per noi, una grande opportunità per imparare a lavorare insieme per la nostra gente. Ora bisogna andare avanti». (altro…)