22 Giu 2012 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
“Hanno per protagonisti giovani e ragazzi, famiglie, professionisti, operai, dirigenti, religiose, sacerdoti, che affrontano col Vangelo le situazioni del quotidiano e le sfide della società. Un popolo che crede, vive, muove, coinvolge, nel rispetto delle convinzioni e dell’esperienza altrui, consapevole che ogni persona può dare un contributo alla grande famiglia umana”. Così viene presentato il libro, edito da Città Nuova, a cura di Chiara Favotti. Pubblichiamo, come piccolo ‘assaggio’, una delle storie raccolte in “Una buona notizia, gente che crede, gente che muove”.
«Sono africano e sto studiando nel Nord Italia. Qualche tempo fa avevo letto su una rivista un articolo, in cui l’autore diceva che una “notte” sta pervadendo la cultura occidentale in tutti i suoi ambiti, portando a una perdita degli autentici valori cristiani. Sinceramente non avevo capito molto il senso di questo scritto, finché non mi capitò un fatto che mi fece aprire gli occhi. Era sabato pomeriggio. Alcuni ragazzi, miei vicini di casa, mi propongono di uscire con loro e di trascorrere una serata insieme. Vogliono fare qualcosa di diverso. Siamo in sei o sette. Per iniziare, andiamo a ballare in un locale. All’inizio mi diverto, mi dicono che ho la musica nel sangue, che so ballare bene. Ben presto però mi accorgo che intorno a me alcuni ballano senza alcun rispetto né per se stessi né per gli altri. Non ballano per puro divertimento, ma per lanciare messaggi ambigui. Dentro di me avverto una voce sottile, che mi chiede di andare controcorrente e di ballare con dignità e per amore. Dopo qualche ora, i miei compagni propongono di cambiare locale. Mi fido di loro, in fin dei conti sono miei amici, e accetto. Entriamo in un altro locale. Il tempo di rendermi conto dove sono, tra musica ad altissimo volume, luci psichedeliche e un odore acre che entra forte nel naso, e rimango subito sconvolto. Questa non è una normale discoteca, qui delle ragazze si prostituiscono. Sono molto deluso e arrabbiato. Senza dire una parola mi giro ed esco dal locale. Uno dei miei amici mi insegue. Mi insulta, mi dà del ritardato. Non gli rispondo. Passano pochi minuti, ne esce un altro, questa volta non per insultarmi, ma per darmi ragione. Infine un altro amico si sfila dal locale e anche lui mi dà ragione. Rimango sorpreso, avevo creato una catena di controcorrente. Senza aver parlato né degli ideali cristiani in cui credo, né di Dio, gli altri mi avevano visto e avevano capito. Passa qualche mese. Non pensavo più da un pezzo a quell’episodio. Un giorno un ragazzo, che era stato con noi quella sera, viene da me, mi dice di essersi pentito e di non voler più frequentare quel tipo di locali. Questa esperienza mi ha aiutato a capire più radicalmente la necessità di rischiare e di dire “no” a certe proposte». (Yves, Camerun) Hai anche tu una buona notizia da segnalarci? (altro…)
19 Giu 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“La forte esperienza che l’Irlanda ha vissuto con questo Congresso Eucaristico è una grazia straordinaria che può far cominciare alla chiesa in Irlanda una storia nuova, e in questo siamo tutti protagonisti”, sono le battute finali di Maria Voce all’incontro aperto nella Royal Dublin Society del 16 giugno a Dublino. Poco prima, con Giancarlo Faletti, si erano incontrati con i ragazzi che concludevano nel Congresso Eucaristico il percorso di Run4Unity, portato avanti in particolare nelle scuole. “Qual è il vostro ‘segno matematico’ preferito?” – hanno chiesto i ragazzi. “L’uguale”, ha risposto Maria Voce, “perché in una famiglia, sorelle e fratelli sono tutti uguali”. Giancarlo Faletti ha preferito invece il segno ‘più’: “Ogni persona è un dono di Dio, su ognuno di voi c’è un piano di Dio, e questa è una cosa preziosissima”. Il programma continua con il pomeriggio aperto che vede riunite 300 persone – capienza massima della sala, e gli altri fuori – di cui oltre la metà sono volti sconosciuti ai focolarini irlandesi. Si presentano applicazioni concrete della spiritualità di comunione vissuta nel campo della famiglia, della scuola, della chiesa. Tutto inframmezzato da brani musicali. Ad ogni capitolo segue un momento di dialogo con Maria Voce e Giancarlo Faletti, su come mettere il Vangelo in pratica e rispondere alle molte sfide. “È più facile o più difficile amare il nemico quando si diventa grandi?” domanda una bambina. “Penso più facile – le risponde Maria Voce – perché Dio ha messo una fiammella nel nostro cuore, e la fiammella diventa più grande ogni volta che amiamo. I grandi sono molto aiutati quando vedono un bambino che ama”. Quando la parola va alle famiglie, il discorso tocca la crisi economica: “Come fare a vivere da cristiani di fronte alle difficoltà economiche di molti?”. Maria Voce ricorda l’esperienza di Chiara Lubich all’inizio dei Focolari, a Trento, nella miseria del dopoguerra. Mettendo in moto la forza dell’amore tra le persone, si arrivava a condividere anche i propri beni, o le proprie necessità. Vivendo la frase del Vangelo ‘chiedete e vi sarà dato’, chiedevano e ricevevano. Il problema di uno era il problema di tutti. Nell’amore Dio interveniva. “E questo fa sì che il lavoro e il benessere materiale non diventino un mito, ma un mezzo per amare di più e per far crescere la comunione fra tutti”. L’ultimo round è quello sulla Chiesa e il rapporto con l’autorità. Alla domanda su come vivere l’unità con la gerarchia ecclesiastica, anche di fronte agli scandali degli abusi e alle accuse di copertura, è Giancarlo Faletti a rispondere, ricordando che è l’autorità di Gesù a dover crescere in ogni cristiano. “È stato importante in questo ultimo periodo incontrarmi con molte persone segnate da questa difficile situazione nella chiesa. Ho sentito persone che si sentivano derubate del sacro, che avevano investito tutta la loro vita in un’esperienza di chiesa, e adesso si sentivano traditi. È come aver investito tutto il tuo capitale in una banca, e questa banca fallisce”. “Per me è un appello a vivere in modo più forte il Vangelo – continua –; questo ci consente un dialogo, un clima di amore, che permette anche a chi ha il ministero episcopale di servizio alla Chiesa, di esprimere ulteriormente le sue parole e di guidarne il cammino. L’autorità morale di Gesù vissuta nella Sua parola è di tutti”. Faletti indica l’esempio Santa Caterina da Siena: vissuta in tempi difficili della Chiesa, ha avuto un rapporto diretto col papa, spingendolo a decisioni forti. Ma lo ha potuto fare solo perché la santa ha lasciato “spazio a Dio nella sua vita”. Dall’inviata Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
16 Giu 2012 | Chiara Lubich, Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
«Quando nel 1993 – racconta María Elena González del Paraguay – ascoltai per la prima volta Chiara Lubich parlare sull’Economia di Comunione (EdC), restai molto sorpresa dal fatto che lei invitava a dividere gli utili aziendali in tre parti: per i più bisognosi, per lo sviluppo dell’azienda e per la formazione dei giovani ai valori del progetto basato sulla “cultura del dare” in contrapposizione a quella del solo “possedere”. È stato per me come un maremoto che ha cambiato la mia vita. In quel tempo lavoravo in una banca dove gli utili – come si sa – finiscono nelle mani degli azionisti. Pensai alle mie qualità manageriali delle quali avrei dovuto un giorno rendere conto a Dio e ai fratelli. Allora decisi di partecipare al progetto EdC come il mio modo di dire un “sì” a Dio, mettendo a disposizione le mie capacità in favore di chi mi stava attorno. Ne parlai con i miei quattro figli, ancora adolescenti, e loro mi incoraggiarono ad andare avanti. Non avevo idea da dove cominciare, ma la risposta non si è fatta attendere. Infatti, vedevo attorno a me gli impiegati delle pulizie pagati male, consigliati peggio, non valorizzati… Decisi di iniziare con alcuni di loro un’azienda per le pulizie e trovammo un primo cliente col quale lavoriamo ancora oggi. Il nostro preventivo iniziale non era fatto bene e non bastava per pagare tutti i lavoratori. Ricordo che per tener fede ai contratti assunti, quando concludevo il lavoro in banca, indossavo la tuta e completavo io le pulizie. Per quanto fosse un grande sforzo sentivo dentro la certezza di essere sulla strada giusta.
L’Economia di Comunione mette al centro la persona secondo il principio di fare agli altri quello che ciascuno vorrebbe fosse fatto a sé, cercando – come direbbe Chiara Lubich – che l’amore superi la creatività personale ed il prodotto ottenuto. Certo, non è qualcosa di magico, richiede uno sforzo quotidiano; una ricerca incessante della qualità sotto tutti gli aspetti: amministrativo, operativo, relazionale, della scelta di lavoratori disposti ad aderire a questa visione solidaria dell’economia, ecc. Durante tutti questi anni, nonostante le innumerevoli difficoltà legate alla situazione sociale ed economica del nostro Paese e di tutta la regione, ogni lavoratore ha messo il suo granellino di sabbia e così siamo riusciti a superare ogni momento di crisi. È stato in particolare nei momenti di “tempesta” che ci siamo sentiti sostenuti da Dio, il nostro “socio occulto” – come ci piace chiamarlo – “l’azionista maggioritario dell’azienda”, il quale ci ha indicato passo dopo passo la strada da percorrere, attraverso quella voce interiore, che se uno la vuole ascoltare, è sempre forte e chiara. “Ringrazio tanto la possibilità che mi è stata data di lavorare. Anche mia figlia ha cominciato in Todo Brillo ed ora è stata assunta dalla banca”, racconta Benita S., da 12 anni nell’azienda di pulizie. “Qui mi sento importante – aggiunge M. E. L. Ho avuto tante difficoltà e sempre ho trovato il sostegno dell’azienda e tanta comprensione. I problemi continuo ad averli, ma ora riesco a gestirli. Mi sento cresciuta, vedo e valorizzo il frutto del mio lavoro. Mi sento parte di questa grande famiglia che è Todo Brillo”. Oggi nell’azienda “Todo Brillo” lavorano 600 impiegati e siamo presenti in tutte le città di una certa rilevanza del Paraguay». (altro…)
13 Giu 2012 | Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni, Spiritualità

Kevin McKeague e David McConkey
Kevin McKeague e David McConkey sono due dirigenti scolastici che da anni lavorano insieme a diversi progetti. Fin qui tutto ok. Ma la cosa interessante è che il prof. McKeague dirige una scuola cattolica, e il prof. McConkey una scuola protestante, e se vivi a Belfast, nell’Irlanda del Nord, non è proprio la stessa cosa. Le due comunità, per anni, sono state separate, in distinte aree della città, e negli anni dei disordini hanno vissuto nel terrore. “Ho sentito dire da Chiara Lubich che tra i princìpi della rivoluzione francese, il meno sviluppato è la fraternità. Ho visto nel mio incontro con David un’opportunità per costruire ponti e portare nelle nostre comunità un’iniezione di amore” – dichiara il preside McKeague. E i fatti lo dimostrano: nel 2009, in un momento in cui, grazie agli accordi politici, si viveva un momento di pace, improvvisamente la scuola protestante viene attaccata. Nessun ferito, ma grossi danni. I primi a reagire sono proprio gli studenti della scuola cattolica, che organizzano un concerto, “Tutti per tutti”, con l’aiuto dei ragazzi del Movimento dei focolari, poi una manifestazione pacifica a Stormont, la sede del Parlamento Nord Irlandese, e l’incontro di una delegazione mista con la Commissione Parlamentare per l’Educazione. “In seguito a questa testimonianza di unità – racconta il preside McConkey – il Ministero dell’Educazione, che per motivi economici non voleva finanziare la ricostruzione della scuola, ha infine deciso di ricostruirla immediatamente: l’unica scuola nell’Irlanda del Nord a ricevere fondi in quell’anno”. 
Rev Brendan Leahy
La platea che li ascolta è quella riunita per un workshop sull’ecumenismo, nella giornata dedicata a questo tema, durante il Congresso Eucaristico internazionale, in corso a Dublino dal 10 al 17 giugno 2012. Ma di quale ecumenismo si tratta? Lo ha ricordato Brendan Leahy, docente di Teologia sistematica al St Patrick College di Dublino, e membro dell’Irish Inter-church Meeting, introducendo la serata. “Ci sono molti modi per entrare nello ‘spazio’ dell’ecumenismo” – ha affermato, ricordando l’etimologia greca del termine oikumene che contiene la radice della parola “casa” (oikos) – “ L’ecumenismo è costruire insieme una ‘casa’ nell’unica Chiesa di Cristo”. Dialogo ecumenico come vita, quindi e prima di tutto. Partendo dai tesori che i cristiani hanno in comune: le Scritture, il Credo, gli scritti dei Padri della Chiesa, i doni dello Spirito, la testimonianza del Vangelo vissuto. Un ecumenismo basato soprattutto sul considerare l’altro come “parte di me”, come ha scritto Giovanni Paolo II nel 2001, e sul lasciar vivere lo stesso Cristo tra coloro che sono riuniti nel suo nome (Mt. 18,20). E di esempi di vita ecumenica è stata costellata la serata. Oltre alla toccante testimonianza dei due presidi nordirlandesi, ha preso la parola la Rev. Bronwen Carling, sacerdote donna della Chiesa di Inghilterra. Vive adesso a Tipperary, in Irlanda, e anima un gruppo di persone di diverse denominazioni cristiane che si riuniscono periodicamente per un approfondimento e uno scambio sulla Sacra Scrittura, quello che nel Movimento dei focolari si chiama gruppo della “Parola di Vita”: “Cercando di vivere insieme il Vangelo di Cristo abbiamo scoperto di non essere così diversi. Abbiamo scoperto l’importanza dell’ascolto reciproco. È questo che mi ha permesso di partecipare oggi ad un evento così ‘cattolico’”.
La condivisione tra singoli diventa poi condivisione tra gruppi, ed ecco che alcuni portavoce di Movimenti e Comunità di diverse chiese, presenti a Belfast, raccontano la loro esperienza di “Insieme per l’Europa”: sono la Comunità di Corrymeela, di Sword of the Spirit, de l’Arche e il Movimento dei Focolari. “Abbiamo sentito che questa iniziativa che riunisce oltre 250 movimenti e comunità cristiane d’Europa per il futuro del continente, era fatta proprio per l’Irlanda del Nord”. Ed è così che già nel 2007 si svolge un primo appuntamento nella Chiesa d’Irlanda, con 120 partecipanti di 7 diverse chiese. Una luce di speranza che si accendeva a Belfast. E da lì il cammino è continuato, fino ad arrivare allo scorso 12 maggio 2012, quando proprio a Stormont, si sono riuniti oltre 400 ragazzi, provenienti da scuole della Repubblica d’Irlanda e dell’Irlanda del Nord, per correre la staffetta mondiale “Run4Unity” come segno di speranza e di pace. Per arrivare a questo appuntamento le 4 comunità hanno lavorato insieme, coinvolgendo le scuole, e approfondendo la conoscenza reciproca, anche attraverso alcuni weekend nello splendido scenario di Corrymeela, una comunità che ha come scopo proprio l’ecumenismo, la pace e la riconciliazione. “La condivisione tra noi è diventata sempre più profonda, con un forte senso di comunione. Al punto che il nostro stare insieme mi sembrava un’eco dell’ultima Cena, la Cena del Signore, la santa Comunione”, racconta il rev. David Godfrey, accompagnato dalla moglie Heather. Anche Thomas Kerr, della comunità de L’Arche, dove vivono insieme persone con diverse abilità, sottolinea un momento speciale vissuto in questi weekend: il gesto di lavare i piedi gli uni agli altri. Questo, insieme al patto finale di “amarsi reciprocamente come Gesù ci ha amato” ha suggellato il cammino percorso fin lì dai vari movimenti.
E poi avanti: dopo questa serata al Congresso Eucaristico “si fa più chiara la coscienza che l’ecumenismo non è per gli specialisti, ma possiamo viverlo, nel dialogo della vita, dovunque siamo”. Sono parole – quelle di Renate Komorek, dei Focolari, moderatrice del workshop – che fanno eco a quanto vissuto poche ore prima nell’Arena dell’RDS, dove erano intervenuti il Priore di Taizé Frère Alois, e la presidente dei Focolari, Maria Voce, sulla “Comunione in un solo Battesimo”. “Non bastano le conclusioni e le prese di posizione anche avanzate tra i teologi, se poi il popolo non è preparato – ha affermato Maria Voce, fino ad osare: Uniti da questa spiritualità, vorremmo essere lievito tra tutte le Chiese e contribuire ad accelerare il loro cammino verso la piena comunione anche visibile, anche eucaristica”. Dall’inviata Maria Chiara De Lorenzo (altro…)
12 Giu 2012 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
In una giornata soleggiata si è svolto, il 9 giugno, il Convegno “Chiara d’Assisi e Chiara Lubich: due carismi in comunione”, evento che viene ad arricchire l’Anno Clariano con cui si vuole fare memoria, nell’VIII centenario, della conversione e consacrazione a Dio di Chiara di Assisi. E attestare l’attualità del suo fascino. Da qui il voler approfondire il rapporto, meglio la comunione fra il carisma di Chiara di Assisi e di Chiara Lubich. Di grande interesse, quindi, la tavola rotonda introdotta dalle parole del sindaco Claudio Ricci e del vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino. Una declinazione del tema a più voci. Il prof. P. Pietro Maranesi, OFM Cap., ha riflettuto con passione su “Francesco e Chiara: un carisma, due volti”, sulla dimensione profetica e rivoluzionaria che, di per sé, contesta le consuetudini di un’epoca. Sulla novità dirompente di categorie quali la “misericordia” e la “condivisione” che emergono dalla “conversione” di Francesco. Sul “viaggio” spirituale di Chiara che scopre la sua identità nel “volto” di Francesco: “… senza quel volto io non avrei un volto. Ho trovato Dio attraverso di lui”. Una apertura profetica la loro che, nella società medievale, porta a scoprire l’altro come via per arrivare a Dio. Altri tempi ma stessa operazione quella compiuta da Chiara Lubich. Lo dimostra la prof. Sr. Alessandra Smerilli, F.M.A, con “Il riflesso dei carismi nella storia e nella società”. La realtà di un carisma non è solo “grazia”, “gratuità”, ma sono “occhi che, in coloro che vivono un disagio, vedono qualcosa di bello e grande”. Da qui il fatto che i carismi diventino “apripiste nella frontiera dell’umano che spingono i suoi paletti sempre più in avanti” nella ricerca e nell’impegno. Essi, ancora, sono vie per l’emergere del femminile.
Così è per le due Chiara: quella di Assisi riesce a far approvare nella sua regola l’inedita “altissima povertà”. Quella di Trento immette nella chiesa la grande novità che a presiedere un movimento ecclesiale, con dentro tutte le vocazioni, sia sempre una donna. Con realizzazioni laiche, squisitamente civili (come l’Economia di comunione) che dicono quanto i carismi, ieri come oggi, siano dei volani che contribuiscono ad una società più “umana e bella”. La bellezza, l’estetica, infatti, è insita nell’agire di un carisma. “Chiara d’Assisi e Chiara Lubich: la comunione tra due carismi come sorgente di luce” è il tema di Lucia Abignente del Movimento dei focolari. Il rapporto tra queste due grandi figure di donna si iscrive in quella visione ampia che la Lubich ha dei carismi: fiori diversi nel giardino della Chiesa. Lo sbocciare di essi, in sintonia e in risposta alle esigenze dei tempi, è un progressivo fiorire della Parola: “Cristo dispiegato” nel tempo e nello spazio. “Santa unità e altissima povertà” il carisma della prima; “Unità, di cui chiave è l’amore esclusivo a Gesù Abbandonato”, della seconda. La profonda comunione tra i carismi delle due Chiara è richiamo luminoso per raccoglierne l’eredità e vivere con fedeltà il loro messaggio oggi.
“Claritas”, “clarificare”, parole che, nel linguaggio coniato da Chiara Lubich, invitano ad immettere la luce delle realtà spirituali nelle realtà temporali. E’ la convinzione, con cui si assiste, nel secondo atto, alla dedicazione a Chiara Lubich di un largo di strada nei pressi della Basilica Superiore di San Francesco, il che rimanda ad “allargare lo sguardo” secondo Michele Zanzucchi, moderatore della tavola rotonda. Nell’apportare la sua benedizione al “Largo Chiara Lubich” mons. Sorrentino si augura che sia “richiamo per tutti a considerare ogni strada come luogo di incontro e dialogo con tutti”. E il Sindaco Ricci vi vede “le pietre di Assisi, culla del francescanesimo, ricoperte oggi da un carisma in più, con lo stile dell’essere famiglia in una declinazione economica e sociale”. La giornata si chiude al teatro Metastasio con il musical “Chiara di Dio” di Carlo Tedeschi , un viaggio vibrante di danze, ritmo e musica nella vita di Chiara d’Assisi, eseguito con convinzione da una compagnia di giovani che del suo messaggio si fanno testimoni. di Victoria Gómez (altro…)
11 Giu 2012 | Centro internazionale, Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Partecipanti al 50° Congresso Eucaristico Internazionale (C) CSC Audiovisivi
Le attese su questi giorni irlandesi sono tante, ma forse non ci si aspettava che la prima giornata del congresso avesse un timbro spiccatamente ecumenico. E invece sì: è una delle caratteristiche più interessanti di questo 50° Congresso Eucaristico internazionale (Dublino, 10-17 giugno), promosso dalla chiesa cattolica, ma che – proprio per il suo tema principale, la comunione – registra un’apertura al dialogo vitale tra battezzati. Già nei giorni precedenti, durante il Simposio teologico (Maynooth, 6-9 giugno), il dialogo ecumenico era entrato in campo per la prima volta in un contesto simile. Hanno parlato esponenti di varie chiese, tra cui il Metropolita Emmanuel (Adamakis) di Francia, presidente della Conferenza Europea delle Chiese, e il Cardinal Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, intervenuto proprio sulla visione ecumenica della relazione tra Eucaristia e comunione ecclesiale.
È in questo contesto che si inserisce l’intervento di Maria Voce, tra i relatori della manifestazione. A precederla è il priore di Taizé, Frère Alois, che – ricordando la storia di Frère Roger Schutz, fondatore della Comunità – ha sottolineato come “la passione che riempie i loro cuori” è proprio l’appello a lavorare incessantemente per “l’unità del Corpo di Cristo”. A seguirla è invece il reverendo Jackson, arcivescovo anglicano di Dublino, con la liturgia della Parola e dell’acqua, per ricordare il comune battesimo. Le parole di Maria Voce sul tema della “Comunione in un solo battesimo” sono di testimonianza, a partire dalla propria esperienza di Vangelo, cominciata quando da giovane studentessa alla facoltà di legge, rimane affascinata da altri giovani che avevano trovato nel vivere le Parole di Gesù una via per la piena realizzazione. È l’esperienza iniziata da Chiara Lubich nel 1943, e che ha coinvolto milioni di persone in tutto il mondo, nella riscoperta del fascino di quelle parole. Cita Lutero, Maria Voce: “Dobbiamo essere certi che l’anima può fare a meno di ogni cosa, fuorché della Parola di Dio”. Parola, tramutata in vita, che dà testimonianza. Ne ha esperienza diretta la presidente dei Focolari, che ha vissuto 10 anni in Turchia, un Paese dove nonostante i segni esterni del cristianesimo fossero assenti, ha potuto “sperimentare la bellezza della famiglia che Gesù è venuto a comporre sulla terra. Nei 70 anni di vita dei Focolari si è sperimentato inoltre che questa spiritualità tipicamente comunitaria ed ecumenica lega chi la vive, in modo da sentirsi un solo popolo cristiano. È il dialogo della vita: “Non bastano le conclusioni e le prese di posizione anche avanzate tra i teologi, se poi il popolo non è preparato – afferma ancora Maria Voce, fino ad osare: Uniti da questa spiritualità, vorremmo essere lievito tra tutte le Chiese e contribuire ad accelerare il loro cammino verso la piena comunione anche visibile, anche eucaristica”. Anche il cardinale Ouellet – inviato da Benedetto XVI come suo rappresentante per questo congresso – ha affermato in questi giorni che il futuro della missione della Chiesa passa attraverso la sua testimonianza di unità e il suo dialogo con tutta l’umanità. E mons. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino e presidente del Congresso, ha rivolto un pensiero ai giovani irlandesi, aggiungendo che “la Chiesa in Irlanda è sulla strada del rinnovamento”. La giornata ecumenica dell’11 giugno prosegue con una serie di workshop, fra questi: “Il dialogo della vita in una nuova fase dell’ecumenismo”. Lo conduce Renate Komorek, del Movimento dei Focolari, con vari ospiti: Rev. Bronwen Carling, anglicana, due presidi dell’Irlanda del Nord, di una scuola protestante e di una scuola cattolica, che hanno fatto un lungo cammino insieme, membri dell’Arche, di Corrymeela e della comunità carismatica. Aggirarsi fra gli stand della Royal Dublin Society, fra i 20.000 partecipanti che sono passati in questa giornata fa proprio ripensare al “pezzo forte” che ci tiene insieme, per usare ancora le parole di Maria Voce: “L’amore reciproco vissuto, che permette la presenza di Gesù fra più cristiani uniti nel suo nome. Gesù fra un cattolico e un anglicano, fra un’armena e una riformata… Così la Chiesa oltrepassa in certo modo i confini degli edifici di culto e, nella piena comunione fra tutti, si fa più vicina all’umanità di oggi per rispondere a tutte le sue esigenze e domande con quelle risposte che solo il Vangelo può offrire”. Dall’inviata Maria Chiara De Lorenzo
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