29 Dic 2013 | Focolari nel Mondo, Sociale
La storia Il progetto è nato in un dialogo tra amici sulle diverse problematiche del Mezzogiorno – la disoccupazione dilagante, la crisi economica che interessa particolarmente le famiglie e i giovani, l’assenza di iniziative imprenditoriali, ecc. – che ha portato all’impegno di fare qualcosa di concreto per questi problemi, ispirandosi all’Economia di Comunione. Pian piano il cerchio si è allargato, ed è nata l’idea, condivisa fra tanti, di realizzare una Casa di accoglienza per venire incontro ai bambini che vivono drammi familiari, visto che non esiste una struttura apposita a Lecce, ma neppure nelle vicine province di Taranto e Brindisi. La struttura
La Casa di accoglienza è situata in una palazzina presa in affitto, che si sviluppa su 4 livelli. La struttura sarà portata avanti da una cooperativa e da un’associazione intitolata a Chiara Luce Badano per garantire che le attività che si svolgeranno siano sempre ispirate ai grandi valori di solidarietà, purezza e radicalità nell’amore che lei ha vissuto anche nella sofferenza. Le opere di adeguamento della struttura e l’arredo sono state possibili grazie all’autofinanziamento dei promotori e agli aiuti della Provvidenza. Sono già 10 le stanze arredate, insieme agli ambienti comuni e presto entreranno in funzione anche le altre. L’inaugurazione Per sostenere la comunità “Chiara Luce”, si è mobilitata l’intera città di Lecce. Il 6 dicembre la casa di accoglienza è stata presentata agli organi di informazione e alle autorità cittadine. E dieci giorni dopo, lo scorso 16 dicembre, si è svolta una serata di beneficenza presso il Teatro Politeama Greco, con la partecipazione di oltre 700 persone, dall’intrigante titolo: “Erano famosi”. Il Prefetto, il Sindaco, il Presidente della Provincia, un imprenditore, un docente universitario… si sono prestati simpaticamente ad offrire una loro performance al pubblico. È stata una serata straordinaria, che ha divertito e commosso il pubblico. Con generosità e buona dose di ironia è stata messa in scena la “solidarietà”. Fonte: www.chiaraluce.org (altro…)
28 Dic 2013 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
Papa Francesco ha riconosciuto, il 18 dicembre 2013, l’esemplarità della vita di Jerzy Ciesielski (12.02.1929 – 9.10.1970), tra i primi ad accogliere e diffondere la spiritualità dei Focolari in Polonia. Nato il 12 febbraio 1929 a Cracovia, Jerzy Ciesielski consegue la laurea in ingegneria civile e, nel 1957, sposa Danuta Plebaczyk. Le nozze sono benedette dal cardinale Karol Wojtyla che accompagna gli sposi nella loro crescita spirituale. Nascono tre figli, Maria, Caterina e Pietro. Jerzy aveva conosciuto Wojtyla mentre era ancora studente presso il Politecnico di Cracovia, e poi dopo aver conseguito il dottorato e la docenza universitaria, entra a far parte di un gruppo di intellettuali che con il Cardinale proseguono un approfondimento culturale e spirituale. Nel 1968, Jerzy entra in contatto con il Movimento dei Focolari. Colpito dall’ amore evangelico che vede vissuto tra i membri della prima comunità, ne abbraccia la spiritualità e, insieme al dott. Giuseppe Santanché, un focolarino italiano arrivato dalla DDR, si recano dal card. Wojtyla con la richiesta della sua benedizione per il nascente Movimento. «Sente la chiamata a donarsi a Dio come focolarino sposato nell’estate del 1969, dopo una ‘settimana di vacanza’ a Zakopane, località turistica sui monti Tatra»: ricorda Anna Fratta, focolarina medico che è stata testimone diretta di alcuni passaggi della vicenda umana e spirituale di Jerzy. La “settimana di vacanza” era una Mariapoli clandestina… Un incidente sul fiume Nilo in Sudan, il 9 ottobre 1970, porta via Jerzy e i figli Caterina e Pietro . Karol Wojtyla presiede i funerali; divenuto Papa, nel libro “Varcare la soglia della speranza”, descriverà Jerzy come un giovane che aspirava decisamente alla santità. «Questo era il programma della sua vita – scriveva Giovanni Paolo II –. Sapeva che era stato “creato per cose più grandi”, ma, allo stesso tempo, non aveva dubbi che la sua vocazione non era il sacerdozio o la vita religiosa». Wojtyla, nel suo scritto, mette particolarmente in luce come il matrimonio e la vita familiare siano stati considerati dal giovane la risposta ad una chiamata di Dio; ed altrettanto il suo impegno professionale, vissuto come servizio. (altro…)
27 Dic 2013 | Chiara Lubich, Chiesa, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Chiara Lubich con l’Arcivescovo di Canterbury Donald Coggan (1977)
L’importanza del Concilio Vaticano II per la fondatrice del Movimento dei Focolari. È il sottotitolo del quotidiano della Santa Sede, all’articolo apparso lo scorso 12 dicembre, e di cui proponiamo alcuni stralci: Chiara Lubich e l’amore nella Chiesa. «Chiara Lubich e il Vaticano II: una passione immediata, un legame profondo che segnò per sempre il percorso della fondatrice del Movimento dei Focolari. Così scriveva al pastore luterano Klaus Hess il 13 ottobre 1962, due giorni dopo l’apertura del Concilio: “Carissimo Pfarrer Hess, potrà immaginare con quale esultanza stiamo vivendo a Roma questi giorni dell’apertura del Concilio! Penso che anche Lei avrà seguito con amore quello che la Chiesa cattolica sta facendo”. 
Pfarrer Hess
Chiara lo invita a “respirare con noi quell’atmosfera soprannaturale che già avvolge tutta Roma e conoscere Vescovi o Cardinali che hanno la bontà di visitarci tanto spesso in questi giorni. Continuerebbe così quel dialogo aperto l’anno scorso con tanto risultato e continueremmo ad essere strumenti, magari inutili e infedeli, ma sempre strumenti perché il testamento di Gesù si realizzi fra tutti”». Per Chiara Lubich, continua l’Osservatore Romano il Vaticano II è «il Concilio del dialogo per quella sua grande apertura che non è cedimento di fede, ma comprensione nuova verso le altre Chiese e comunità ecclesiali, possibilità di confrontare le ricchezze che ogni tradizione cristiana ha cercato di conservare, riscoperta di ciò che unisce i cristiani sin da ora». Accanto c’è il «dialogo più vasto con i credenti di altre religioni, e quello planetario con gli uomini di buona volontà, con i non credenti, che ha aperto nuove possibilità alla missione evangelizzatrice della Chiesa». «Parole, queste di Chiara, che sembrano pronunciate oggi, tanto sono attuali, mentre si avvicina – con la richiesta formale firmata a Castel Gandolfo il 7 dicembre dalla presidente Maria Voce in occasione del 70° anniversario del movimento – il processo di canonizzazione della fondatrice dei Focolari. Un atto, ha dichiarato Maria Voce che “invita tutti noi a una santità ancora più grande, a costruirla giorno per giorno nella nostra vita, per contribuire a far emergere quella “santità collettiva”, “santità di popolo” a cui Chiara tendeva». Leggi l’articolo completo (altro…)
26 Dic 2013 | Chiara Lubich, Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo

Minoti Aram
La mattina di Natale è arrivata una notizia inattesa attraverso un semplice SMS. “Con dolore comunichiamo che alle ore sei la signora Minoti Aram è spirata a Dubai, dove si trovava presso la famiglia del figlio Ashok”. È stata una sorpresa. Da lunghi anni Minoti Aram era, ormai, sulla sedia a rotelle e la sua salute aveva alti e bassi preoccupanti, ma la sua natura indomita aveva sempre superato tutte le crisi che si erano presentate. Continuava ad essere un punto di riferimento per migliaia di persone che vivono nella zona dello Shanti Ashram di Coimbatore, nello stato del Tamil Nadu, Sud-India. Tante donne e bambini sono stati toccati dal suo amore concreto che ha assicurato a molti una vita dignitosa. Sposata con il Dr. Aram, educatore, pacifista, rettore di università ed infine membro del Raja Sabha, il senato indiano, Minoti aveva condotto una vita nello spirito gandhiano e, insieme al marito, aveva deciso negli anni ottanta di dar vita allo Shanti Ashram, un laboratorio di pace e di impegno sociale che voleva, secondo l’affermazione del Mahatma, essere sempre dalla parte della soluzione piuttosto che dei problemi. 
Minoti Aram, Natalia Dallapiccola
Aveva seguito il marito anche nel suo impegno per il dialogo interreligioso. Il Dr. Aram era stato a lungo uno dei presidenti della Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace (oggi Religioni per la Pace) e, proprio durante il consiglio internazionale di questo organismo, a Pechino negli anni ottanta aveva conosciuto Natalia Dallapiccola. Divennero, come spesso Minoti amava ricordare, sorelle. Dopo la morte del Dr. Aram, (fine anni ’90) fu Minoti a realizzare un suo desiderio: invitare Chiara Lubich in India. 
Chiara Lubich, Minoti Aram
Nel 2001, propose alle diverse organizzazioni gandhiane del Tamil Nadu (Sarvodaya) di insignire Chiara Lubich del Premio Gandhi, difensore della Pace. La sua proposta fu accolta e Chiara Lubich trascorse in India tre settimane, iniziando con un memorabile incontro nella città di Coimbatore, dove – oltre a ricevere il premio – si rivolse ad un pubblico di seicento persone, per la maggioranza personalità della città e giovani, quasi tutti indù. Il giorno dopo, Chiara, Minoti, la figlia Vinu ed alcuni dei loro collaboratori s’incontrarono e misero a punto una via da percorrere per continuare il dialogo intrapreso. Nacquero, in tal modo, i Sarvo-Foco Pariwar (tavole rotonde della famiglia del Sarwodaya e del Focolare). Minoti Aram è sempre stata presente per animare questo originale cammino di dialogo. La famiglia è cresciuta, molti dei collaboratori della famiglia Aram si sono uniti a questi momenti di condivisione fra il movimento gandhiano e quello dei Focolari. Si sono iniziate anche attività sociali ed artistiche, scambi di gruppi di giovani, fino all’organizzazione nel 2009 del Supercongresso gen3 a Coimbatore, dove Minoti volle essere presente nei momenti cruciali con i 1500 ragazzi che vi parteciparono. Con altri Gandhiani partecipò a Roma ai simposi indù-cristiani del 2002, del 2004 e del 2007. Chiara, incontrandola, nel 2004 si rivolse a lei con parole di gratitudine: “Minoti è lì, da voi, che tutto è cominciato!”, riferendosi agli sviluppi inattesi di questo dialogo. Nel 2007 Chiara Lubich, nonostante la salute ormai molto cagionevole, volle salutare Minoti che si trovava in Italia con un gruppo di gandhiani per momenti di dialogo con il Focolare. Due anni fa, in occasione del XXV anniversario della fondazione dello Shanti Ashram, circondata da molti ospiti, volle ricordare l’importanza del dialogo con Chiara e Natalia, sue sorelle. Nei mesi scorsi, aveva con insistenza proposto alla figlia, la dott.ssa Vinu Aram, un convegno presso lo Shanti Ashram per ricordare la figura di Natalia Dallapiccola, perché, diceva, “le generazioni future possano conoscere i pionieri nel dialogo fra seguaci di diverse religioni”. Il convegno era stato fissato per novembre 2014! Roberto Catalano (altro…)
26 Dic 2013 | Chiara Lubich, Focolari nel Mondo, Nuove Generazioni
«Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso: che la sofferenza sia dimenticata, che la felicità e la pace regnino nei 4 angoli del mondo, che i cuori di tutti gli uomini siano legati, che l’amore arda nei loro cuori e che l’unità li raduni in un solo solco di luce. Dio, fa che i fuochi di guerra siano un vago ricordo. Dio, nella tua infinita clemenza e misericordia, permettici di essere più pazienti, e fai di noi degli strumenti d’amore e di pace. Lode a Dio, non c’è potenza né forza che in Lui». Così Naim, un giovane musulmano dell’Algeria. Era esattamente un anno fa quando, proprio durante un loro raduno, riemergeva la necessità di rinforzare la preghiera, di fronte all’incalzare del conflitto in Siria, e si lanciava il Time Out per la pace. E anche oggi ripetono il loro sì, a farsi strumenti di pace nei loro ambienti, dal Centro Africa al Libano e Algeria, dal Salvador all’Argentina, tra le nazioni di provenienza.
Si scambiano le esperienze, nei 4 giorni romani dal 19 al 22 dicembre, come quelle del giovane buddista che, dopo l’incontro con i gen sente la spinta ad andare a fondo nella conoscenza della sua religione. Decide di trascorrere un anno in un monastero, facendo l’esperienza con i monaci. O come quelle di chi si interroga sulle scelte per il futuro, il coraggio di costruire una famiglia, l’affacciarsi al mondo del lavoro. Ma la testimonianza più forte arriva dal Medio Oriente – con rappresentanti di Libano e Algeria – che sottolineano la speranza che non muore, anche quando all’orizzonte il cielo non si apre. E per tutti, fra cui tanti da varie nazioni europee, da Maria Voce arriva l’invito auscire fuori. Si rivolge con forza ai giovani presenti: «I gen ci sono lì nelle università? Ci sono lì dove sono gli altri giovani? O stanno sempre fra di loro? Fanno qualcosa per gli altri? Il Papa continua a dire uscire, uscire dalle sacrestie, uscire dal recinto, non appoggiarsi sulle sicurezze, non dire “abbiamo fatto sempre così, andiamo avanti così”».
Come fare? Maria Voce incalza: «Rischiare qualcosa, avere il coraggio di aprirsi al nuovo, avere il coraggio di qualche iniziativa anche ardita, anche estrema, per tentare nuove strade, per costruire nuove relazioni con l’umanità». E, aprendosi, portare quello che può essere il dono caratteristico, la gioia dei seguaci di Gesù, frutto della sua presenza, dove due o più sono riuniti nel suo nome. Motto del congresso dei giovani è, infatti, “Da questo vi riconosceranno…”, citazione del Vangelo che continua: Se avrete amore gli uni per gli altri. [Gv. 13.35]. «Vogliamo dare tutte le nostre forze per costruire la fraternità insieme a tutti» – l’impressione a caldo dei giovani. Un piccolo fatto. «Una macchina mi ha tamponato esattamente in un punto dove qualche tempo prima avevo già preso una botta – racconta Francesco –. Avrei potuto fare la ‘furbata’ di non dire niente e farmi risarcire, ma invece, sceso dalla macchina, ho tranquillizzato il vecchietto imbranato che mi era venuto addosso, e gli ho detto la verità. Sono stato stupido ad aver agito così? Forse, ma invece sentivo la gioia di aver agito rettamente e con misericordia». «Mi ha tanto colpito la sincerità con la quale Maria Voce ci ha parlato, proprio a cuore aperto – spiega Tomaso, italiano –. Siamo partiti che “il sangue ci ribolliva dentro” – conclude –, come diceva Chiara in un video ai gen degli anni ’70. Siamo più decisi che mai a portare a tutti il fuoco del Vangelo vissuto, “la più grande rivoluzione”, quella che non passa». (altro…)