23 Ott 2012 | Cultura, Focolari nel Mondo, Spiritualità
Ero un marito poco presente a casa: il mio lavoro comportava assenze prolungate. Quando sono arrivati i figli, dopo qualche tempo mia moglie ha lasciato il lavoro. Tutto sembrava rasserenato e più gestibile, invece proprio allora cominciai a notare qualche cambiamento in lei: difficoltà di comunicazione, freddezza, peggioramento della nostra vita affettiva con un suo allontanamento da me. Finché pensai che il nostro destino fosse come quello di tante coppie che non hanno più niente da dirsi. Mi colpevolizzavo per la mia poca presenza a casa, cercavo di parlarle, ma ci sfuggivamo: una totale incomunicabilità. Sulle amicizie o i familiari non potevamo contare. Dopo un anno, ero ormai convinto che la cosa migliore fosse separarci. Finché un giorno mi disse: «Dobbiamo parlare». Iniziò un discorso delirante. Un banale diverbio con la madre di un compagno di scuola di nostro figlio: un fatto insignificante, ma per lei devastante. Si sentiva minacciata, in una situazione senza uscita. Rimasi stupefatto: «Stai interpretando in modo sbagliato gli avvenimenti, le cose che pensi non sono reali». La sua reazione fu molto negativa; secondo lei non volevo comprendere la situazione. Cercai di convincerla ad andare da un medico, ma rispondeva che non era pazza. Dopo qualche tempo ci rivolgemmo ad uno psichiatra. L’obiettivo delle sedute era convincerla che le fantasie erano il prodotto di alterazioni elettrochimiche del cervello, da risolvere ricorrendo ai farmaci. Dopo molte insistenze cominciò ad assumere medicine. Ero di fronte ad una malattia di cui non sapevo nulla. Lei era diversa dalla persona che avevo sposato, i figli soffrivano e il tunnel sembrava senza uscita. Andammo anche da uno psicanalista, senza però abbandonare i farmaci, quindi le due terapie, analitica e farmacologica, procedevano in parallelo. Si susseguirono delusioni a raffica. In più lei ingrassava, per cui andò invano in vari centri dietetici pieni di profittatori. Scoprii, con stupore e sdegno, un incredibile mondo di ciarlatani che approfittano di queste situazioni. Decisi di studiare il trattato di psichiatria usato da mio figlio all’università per comprendere meglio la situazione. Lei era contenta di vedermi impegnato nel sostenerla, voleva guarire, anche se riteneva reali i suoi deliri. Alla fine trovammo una brava psichiatra, impegnata nel sociale. Era convinta che la cosa migliore fosse la socializzazione, per cui mia moglie conobbe altre persone che vivevano problematiche analoghe e la cosa le giovò. Si susseguivano periodi di relativa attenuazione della malattia e periodi più gravi, in cui cambiava aspetto, piangeva, stava sempre a letto, trascurava la casa.
Per me quello era il periodo di maggiore impegno al lavoro, ero da poco diventato dirigente. Ho avuto più volte la tentazione di andarmene, possibilmente portandomi i figli. Sentivo il peso di una situazione senza uscita. Mi ha fatto rimanere l’amore per lei e, soprattutto per i figli. Poi la situazione si aggravò e per la prima volta dovetti ricoverarla per un mese. Trasformai allora il mio rapporto di lavoro da dirigente a consulente, per avere maggiore flessibilità nel gestire il mio tempo. Una scelta dolorosa dal punto di vista professionale, ma scoprii di avere dentro una positività che avevo sottovalutato: ero capace di affrontare la situazione in un rapporto quasi di complicità con i figli, cercavo di far sentire mia moglie la persona più importante della mia vita. Una spinta importante mi venne anche dagli amici focolarini. Poi una notte, tentò di suicidarsi. Dopo il nuovo ricovero, venne seguita da una dottoressa che prese a cuore il suo caso. Da allora, soprattutto per la capacità della psichiatra di seguire mia moglie aggiustando la terapia, le cose sono migliorate. A poco a poco abbiamo trovato un equilibrio, lei ha ripreso capacità operativa in casa, esce con me o altre persone ad affrontare quel mondo ostile da lei tanto temuto. E visto che le idee deliranti tornano, cerchiamo di tenere la sua mente sempre impegnata. Questa sua sofferenza mi ha fatto maturare. Ero e sono non credente, ma ho imparato a distinguere il piano etico da quello metafisico. Il piano etico è la relazione con l’altro, prescinde da qualsiasi credo, attiene all’umanità, e può darci la chiave per vivere serenamente. Invece, prima della malattia davo priorità al piano metafisico, quello delle idee e convinzioni, finendo per criticare le persone che non la pensavano come me. Adesso, separati i due piani, sono libero di avere rapporti con tutti. Questo è importante anche nel legame con mia moglie. Per il futuro, sono consapevole che dovrò gestire questa situazione per tutta la vita, mi aspetto ricadute, ma adesso so come affrontarle. A cura di (Tratto da Città Nuova, n. 19 – 2012) (altro…)
22 Ott 2012 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
I primi focolarini arrivati in Argentina, Lia Brunet e Vittorio Sabbione, tra la fine del 1961 e l’inizio del 1962, si proposero come prima attivitá la realizzazione di una Mariapoli. Da pochi mesi si erano stabiliti a Buenos Aires e dato che era giá nata una comunitá a Santa Maria di Catamarca – localitá impregnata della cultura Inca, al centro delle Valli Calchaquies ai piedi delle Ande – animata dal parroco d. Antonio Priori , decisero di realizzarla il quel paesino di montagna a 1.400 chilometri dalla capitale argentina. Dato che la località non aveva alberghi, tutti i partecipanti sarebbero stati alloggiati nelle case delle famiglie. Una catena di donazioni e disponibilità che coinvolse tutta la città. Fu così che, nel luglio del 1962, si svolse la prima Mariapoli latinoamericana a Santa Maria di Catamarca. A 50 anni da questo primo seme dell’Ideale di Chiara Lubich in queste terre, oltre 250 persone provenienti dalle città e dalle provincie vicine si sono date appuntamento l’1° e 2 ottobre 2012 per quella che è stata definita “La Juntada” (l’incontro). Tutto è nato molto spontaneamente, senza tanta organizzazione. C’era il desiderio di ricordare quel momento di fondazione ed esprimere un nuovo annuncio della fraternità evangelica: il risultato superò le aspettative.
Ci sono stati momenti di festa, con la partecipazione di artisti locali. Particolarmente solenne la Messa domenicale, con il ricordo di Lia, Vittorio, d. Antonio Priori, di Rosita Sanchez (una delle prime focolarine argentine che conobbe il Movimento in quella prima Mariapoli), Rubio Moya (volontario, che sostenne la comunitá fino ai suoi ultimi giorni di vita). La dimostrazione che in questi 50 anni lo spirito dell’unità si è radicato a Santa Maria, è stata la visita alle opere sorte e l’incontro con le persone che le hanno fatte nascere, trasformate loro stesse dalla vita del Vangelo. La Scuola Aurora che recupera le tecniche artigianali della cultura delle Valli Calchaquies, e Tinku Kamayu (Insieme per lavorare), una cooperativa di filatura e confezione sorta da un gruppo di alunne della Scuola Aurora. Ed è rimasto nella città, come simbolo di questo momento, un murale dipinto dal giovane artista Jesús Flores che sprime l’incontro della luce portata dal carisma dell’unità e la cultura locale.
Il messaggio arrivato per l’occasione da Maria Voce (Presidente dei Focolari) sottolinea il cammino percorso: “… Santa Maria è per tutti noi un luminoso esempio di quello che il nostro Ideale è chiamato a fare in queste terre: che si realizzi l’unità nella diversità (…) Spero che la comunione delle esperienze realizzate ed i progetti per il futuro possano dare a tutti la certezza che il cammino che percorriamo insieme ci fa essere quell’unica famiglia che vive per il mondo unito”. “Vedo questo come il futuro di Santa Maria, che è stata la culla dell’Opera di Maria, perché è una città ‘sintesi’, che unisce la tradizione indigena, la creola e la tradizione cristiana”, ha detto un membro del Movimento che partecipò a quella Mariapoli. “Un nuovo sentimento di speranza ha preso forza – ha commentato uno degli organizzatori dell’evento – vedendo la presenza e l’entusiasmo dei giovani che sono rimasti fino alla fine, aiutandoci a comprendere che la continuità dell’Ideale è nelle loro mani”. (altro…)
22 Ott 2012 | Chiesa, Ecumenismo, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità

Il dott. Rowan Williams al Sinodo dei vescovi
«È stato sicuramente un altro fatto inedito: un Arcivescovo di Canterbury che rivolge un intervento al Sinodo dei Vescovi a Roma; e che intervento è stato! Invitato dal Papa a parlare al Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana, Rowan Williams si è concentrato non su nuove strategie o metodi di evangelizzazione, ma sulla formazione in noi cristiani di quella Nuova Umanità alla quale Cristo chiama la sua Chiesa: una formazione in ciascuno di noi che rifletta l’Uomo Nuovo, Gesù Cristo, e che sia costruita attraverso una vita di contemplazione disciplinata. Nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, il dott. Williams ha ricordato al Sinodo uno dei più importanti aspetti della teologia del Vaticano II, ossia il suo rinnovamento dell’antropologia cristiana: una visione dell’umanità fatta a immagine di Dio, e della grazia “che perfeziona e trasfigura quell’immagine così a lungo oppressa dalla nostra abituale ‘inumanità’”. Questo, per i membri del Movimento dei Focolari, richiama immediatamente la chiamata di Chiara Lubich verso una nuova e piena antropologia cristiana. Adesso, la cosa che maggiormente ispira, è l’invito dell’Arcivescovo a vedere Dio, non solo come il “Primo Teologo”, come formulato da Santa Edith Stein, ma come “il primo contemplativo, l’eterno paradigma di quell’attenzione generosa verso l’altro che porta non la morte ma la vita”. La posizione contemplativa comunque non significa per noi una ricerca di un’esperienza privata di santità; assolutamente no. In “questo sguardo dimentico di sé, rivolto verso la luce di Dio in Cristo, noi impariamo a guardarci l’un l’altro”, trovo particolarmente stimolante il fatto che qui Rowan Williams sembri offrire un ponte tra la personale ricerca di santità dei mistici medievali da una parte, e dall’altra, l’insistenza di Chiara Lubich sul bisogno di una spiritualità comunitaria: solo spendendo tempo guardando a Dio-in-Cristo possiamo essere riportati alla nostra vera umanità; ma in quel guardare dobbiamo giungere faccia a faccia con il nostro fratello e sorella (anche il mondo intero) in Cristo, e diventeremo uno. 
Lambeth Palace, settembre 2011. Da sinistra – il Cardinal M. Vlk, l’Arcivescovo Rowan Williams, Maria Voce e Mons. A. Bortolaso
È precisamente in quelle persone e in quelle comunità impegnate in questo sforzo, suggerisce ancora il dott. Williams, incluso il Movimento dei Focolari, che possiamo incontrare questa Nuova Umanità. Solo come Cristiani di tutte le tradizioni impegnati in questo lavoro insieme, la loro testimonianza sarà credibile in un mondo diviso; e solo così il mondo, e specialmente chi è al di fuori dell’istituzione della Chiesa, sarà attratto e vorrà unirsi in questa entusiasmante impresa che trasforma la vita». Vescovo Robin Smith (altro…)
21 Ott 2012 | Cultura, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo, Spiritualità
“
“Chi è forte, non ha bisogno di violenza“, è il motto scelto dalla scuola Werkrealschule di Isny (Allgäu-
Germania), tra i primi partner della nuova edizione del progetto educativo del complesso internazionale
Gen Rosso e dell’associazione Starkmacher. Non più, quindi, il noto “
Forti senza Violenza”, ma
“Starkmacher Schule”, e cioè “Scuola che rende forti”.
Dall’8 al 12 ottobre, studenti e insegnanti della Werkrealschule Isny sono stati coinvolti in un progetto che li ha portati sul palco, insieme al Gen Rosso, con il musical “Streetlight”. E tutto in soli tre giorni di prove! Follia? “Forse sì – dice Tomek, uno dei componenti della band –, ma tutti ci hanno creduto e le prove sono andate avanti senza tregua”. “Un progetto che integra tutta la scuola, non capita tutti i giorni – sostiene il preside Grimm -; per questo motivo Starkmacher Schule è stato introdotto in tutte le classi”.
Il progetto educativo-musicale prevede la convivenza con il Gen Rosso per rappresentare il musical dopo tre giorni di workshop in diverse discipline; e la formazione delle competenze attraverso un training sviluppato nell’Università di Heidelberg per insegnanti e studenti, che aiuta a scoprire gli strumenti e le qualità personali che si possono usare per raggiungere lo scopo. “Già nello scorso anno, alcuni insegnanti e studenti sono stati formati con questo sistema“, confida Anita Heumos, assistente sociale che si trovava l’anno scorso in veste di traduttrice ed ora organizzatrice del progetto nella sua città. “Per molti giovani non risulta scontato salire su un palco ed esibirsi davanti ai coetanei – spiega Tomek -, per questo è importante il sistema di formazione che li aiuta, proponendo loro nuove sfide e competenze. Così si garantisce la sostenibilità del progetto. È una delle novità di questa nuova edizione”.
Günther Kreutzer, insegnante, aggiunge: “Uno spettacolo ha bisogno di tante persone che operano intorno ad esso. Nei workshop, ad esempio, ci sono stati dei traduttori, perché i membri del Gen Rosso provengono da Paesi diversi, un fattore molto coinvolgente e creativo“. “Il 9 ottobre siamo stati ricevuti dalla vice-sindaco della città di Isny, entusiasta di quanto è stato svolto nella scuola; e alcune aziende, due parrocchie (cattolica e protestante) e gente comune, hanno voluto sostenere il progetto con offerte in denaro o doni in natura”, racconta ancora Anita; e continua: “Anche il preside era molto soddisfatto dalla risposta di alcuni genitori, anche essi parte attiva del progetto”. Con l’aiuto della musica e dei diversi laboratori creativi del Gen Rosso, i giovani hanno raggiunto un buon livello di preparazione al progetto, sia come consapevolezza della gravità della violenza di tutti i giorni che della forza interiore per poter affrontare e risolvere i problemi quotidiani. La standing ovation finale dei più di 1000 partecipanti ai due Musical nella Rotmooshalle di Isny, sembrava una ricompensa al grande lavoro svolto da tutti. Un giornale locale ha scritto: “Il Musical fa la scuola felice”. “Lo spirito di unità – conclude Tomek – ha lasciato un forte segno in ciascuno… I volti luminosi sembravano confermarlo!”.
Foto galleria Starmacher Schule Project in Isny
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20 Ott 2012 | Focolari nel Mondo, Spiritualità
«Carlos mi chiama una sera di agosto mentre mi trovo a riposare in un paesino dei Pirenei. La sua situazione è disperata: ha perso il lavoro da qualche mese, i debiti si sono accumulati, verrà sfrattato a breve, non ha dove andare… Ci conosciamo da anni, da quando abbiamo scelto – insieme a tanti altri allora giovani come noi – di cercare di mettere in pratica le parole di Gesù. La sua vita, però, non è stata facile: un matrimonio andato in crisi dopo 15 anni. Due figli ormai indipendenti e che rimangono il principale motivo di vita di Carlos, rimasto solo. Cosa posso fare, in pieno agosto? Ci mobilitiamo via cellulare e skype con alcuni amici e riusciamo ad ottenere l’uso di una casetta disabitata da tempo. L’attrezziamo con l’aiuto di un amico rumeno, e riusciamo a raccogliere la cifra necessaria per coprire le spese di ristrutturazione. Nel frattempo si presenta un lavoro per Carlos. Se si considera la crisi attuale e i suoi 61 anni si può ben parlare di un fatto sorprendente: rientra nelle “sorprese” a cui non ci si abitua mai, eppure sono i frutti “normali” del cercare di vivere il Vangelo nel quotidiano. Ha trovato un lavoro duro: si svolge di notte, scaricando casse per ore ed ore. Soffre di mal di schiena, ma non si può permettere di rifiutarlo. Dopo alcuni giorni, si apre una nuova possibilità come agente commerciale, il suo mestiere di sempre! Un nuovo “fatto sorprendente” che ci fa sentire vicino l’amore di Dio. A metà settembre Carlos si trasferisce nella casetta attrezzata per lui. All’improvviso mi telefona, molto scosso, per dirmi che l’indomani si dovrà presentare davanti al giudice, con l’ingiunzione di pagare i 5.000 € di affitti arretrati. Cerco di tranquillizzarlo, ma la situazione si presenta drammatica. Noi, i suoi amici, abbiamo esaurito le nostre povere risorse e non siamo in grado di raccogliere una tale cifra. Ci resta la fede nell’amore di Dio che non può abbandonare Carlos. Mentre sono in una riunione di lavoro mi arriva un sms: “Ci sono novità, è andata molto meglio del previsto!”. Dopo aver messo la sua situazione sul tappeto – ha sempre pagato i fitti, ha mantenuto un ottimo rapporto con i proprietari dell’appartamento, nel frattempo ha perso il lavoro e non è più riuscito ad onorare gli impegni mensili; si dice pronto a restituire il dovuto nei tempi e nei limiti delle sue attuali possibilità, dato che ora ha un buon lavoro – il giudice, decide di ridurre il debito a soli 1.500 € a condizione, però, che venga saldato entro il 30 ottobre, altrimenti si ricorrerà ad altra sentenza più grave. Ora basta superare l’ultimo scoglio: trovare i 1.500 €. Siamo ad ottobre. La Parola di vita ci ricorda di “gettare le reti” dove le abbiamo già gettate senza successo. Ci riproviamo con fede rinnovata e chi ci aveva detto prima di no, di fronte alla somma ridotta, accetta di anticipare la cifra! Carlos con il suo lavoro potrà ora, pian piano, restituire quest’ultimo debito». (Juan, Barcelona) (altro…)
19 Ott 2012 | Centro internazionale, Focolari nel Mondo
“Una bella notizia”. Non potevano scegliere titolo più azzeccato gli organizzatori di un convegno internazionale svoltosi stamane in Campidoglio presso la sala della Protomoteca. Roma capitale, col suo sindaco, Gianni Alemanno, offre ai suoi cittadini una giornata di confronto e dialogo sulla nuova evangelizzazione. Ospiti alcuni padri sinodali presenti in città in queste settimane per partecipare ai lavori dell’assise indetta da Benedetto XVI proprio sulla nuova evangelizzazione e alcuni laici chiamati come uditori al Sinodo stesso: Maria Voce, presidente del Movimento dei focolari, Francesco Miano, presidente nazionale dell’Azione cattolica e Chiara Amirante, fondatrice e presidente della Comunità Nuovi orizzonti.
In effetti non solo di una bella notizia si è trattato, ma di tante belle notizie. Chi pensava che il cristianesimo fosse una cosa noiosa ha sentito parlare qui di gioia; chi riteneva che l’evangelizzazione fosse l’imposizione di divieti di una religione del “non si può fare”, ha visto che il Vangelo vissuto porta con sè una forza trasformante; chi credeva che la religione fosse un fatto privato ha appreso che essere laici impegnati vuol dire cambiare la vita personale, ma incidere anche nella società. E se qualcuno pensava che il Sinodo fosse un appuntamento per addetti che si svolge tra le mura del Vaticano e lì finisce, oggi ha potuto sperimentare che il Sinodo è venuto in città. (…) Il tema della città e di Roma in quanto città emerge dunque fortemente. Questa Roma, che coi suoi soli monumenti, con le sue basiliche antiche racconta le radici millenarie del cristianesimo, ne testimonia da sé la bellezza anche a chi vi giunge da posti dove il Vangelo non è ancora conosciuto; ma occorre che tutto ciò non rimanga un «museo», come suggerisce padre Lombardi, direttore della Radio Vaticana e della Sala Stampa Vaticana, che si comprenda quanto «l’evangelizzazione che dà speranza, non sia un tema estraneo ad una grande città come Roma».
Un tema, questo, che torna anche nell’intervento di Maria Voce, la quale, oltre a raccontare come il Movimento dei focolari sia nato dal Vangelo e da esso tragga il senso profondo del suo operare nei più vari ambiti dell’agire umano ad ogni latitudine, ricorda che Chiara Lubich stessa, ricevendo nel gennaio del 2000 la cittadinanza onoraria di Roma, aveva dato impulso ad un’opera di evangelizzazione della città portata avanti dai membri romani dei Focolari, quella che viene chiamata Operazione Roma Amor. (Continua su Città Nuova online) Fonte: Città Nuova online 18-10-2012 (altro…)