Movimento dei Focolari
Viaggio in Europa Orientale

Viaggio in Europa Orientale

Il viaggio prevede 3 tappe, che seguiremo su www.focolare.org con l’aiuto dei giornalisti di Città Nuova

  • 13 – 19 maggio: Russia (Mosca)
  • 19 – 25 maggio: Repubblica Ceca (Praga)
  • 25 – 31 maggio: Ungheria (Budapest)

Maria Voce visiterà le diverse comunità dei Focolari in questi paesi. Di particolare rilievo l’incontro a Mosca con l’arcivescovo mons. Paolo Pezzi e con il Nunzio apostolico mons. Ivan Jurkovic. A Praga la presidente incontrerà l’arcivescovo, mons. Dominik Duka. Il 21 maggio si svolgerà un incontro aperto per ricordare i 10 anni dalla visita di Chiara Lubich nella Reppublica Ceca e il lancio dell’operazione “Praga d´Oro”, promossa da lei stessa in quell’occasione per attuare la “nuova evangelizzazione”. Il Movimento dei focolari è presente nei paesi dell’ex-blocco comunista dal 1961. Nel luglio del 1960 il vescovo di Lipsia mons. Otto Spulbek offrì a Chiara Lubich la possibilità di inviare focolarini medici a lavorare negli ospedali della diocesi, vista la mancanza di medici. 50 anni fa, precisamente il 13 maggio 1961, i primi focolarini arrivarono a Lipsia. Dalla Germania Orientale, attraverso contatti personali, il Movimento si diffuse subito dopo nella Cecoslovacchia, in Russia, Lituania e negli altri paesi del blocco comunista. Oggi il Movimento è presente in tutti i Paesi dell’area. (altro…)

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Dobro Pozhalovat’ – Benvenuti a Mosca

13 maggio. Una festa significativa per la cattolicità: la madonna di Fatima. 13 maggio. Una data altrettanto simbolica per il Movimento dei focolari: la notte di “stelle e lacrime”, così è noto quell’episodio della vita di Chiara Lubich quando a causa del bombardamento di Trento aveva dovuto lasciare la sua casa per rifugiarsi nel bosco di Goccia d’oro. Piangendo per ore aveva osservato il muoversi delle costellazioni e aveva capito che solo l’amore poteva vincere quell’immane tragedia. 13 maggio, stavolta del 2011. Maria Voce e Giancarlo Faletti sono atterrati a Mosca per una visita alla comunità del Movimento dei focolari in Russia. Un viaggio che Chiara Lubich avrebbe voluto fare già negli anni ’60 come testimonia un suo discorso di quel periodo, ma che di fatto non ha poi potuto realizzare, anche se tante delle sue prime compagne e compagni hanno qui seminato la spiritualità dell’unità fin dagli anni ’70. All’atterraggio all’aeroporto di Sheremet’evo un timido raggio di sole prova a sfidare un cielo incerto, a tratti piovigginoso.  Lo scalo, modernissimo e luminoso, si confonde tranquillamente con quello delle metropoli occidentali: le griffes che ne popolano negozi e punti ristoro sono le stesse. Superati i controlli di routine, un po’ più serrati dopo l’ultimo attentato, si può esclamare: eccoci arrivati a Mosca! Un piccolo gruppo dei Focolari accoglie con fiori e sorrisi e tre abbracci i nuovi arrivati. Una brigata osservata a distanza dai giovani agenti del controllo, presto distratti dalle incombenze. Sulla superstrada per raggiungere Mosca ci sono grandi cantieri, segno di una città in crescita dal punto di vista commerciale e abitativo: sempre più russi vi si trasferiscono e la popolzione si attesta già sui 15 milioni di abitanti. «Affidiamo a Maria, in questo giorno, il viaggio a Mosca, le persone che incontreremo, tutti quelli che stanno pregando per quest’appuntamento» è stata la preghiera espressa coralmente da Maria Voce e Giancarlo Faletti, davanti ad un’icona della Madonna, mentre si celebrava la messa dedicata proprio alla Madre di Dio. Attesa per l’incontro del 14 maggio con tutti i membri dei Focolari del grande territorio russo. Dagli inizi del Movimento in queste terre è la prima volta che da Celjabinsk, Novosibirsk,  Krasnojarsk , San Pietroburgo, si ritroveranno cattolici e ortodossi a testimoniare una presenza viva, gioiosa, attiva, che sa vincere diffidenze, diversità e distanze notevoli che mettono in discussione gli otto fusi orari della nazione. Qualcuno, però, ha voluto anticipare questo momento di “a tu per tu” con la presidente: le più piccole, infatti, si sono ritratte come tante matrioske colorate, un benvenuto insieme tradizionale e festoso che ben esprime le tante anime della città, connubio di modernità e storia, di orgoglio nazionale e mondialità ineludibile. Dall’inviata Maddalena Maltese

[Russia]

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Croazia: a scuola di Umanità Nuova

“Faro” è il nome profetico della cittadella croata, centro di formazione per persone di varie nazioni, chiese, religioni e uomini di buona volontà. Così l’aveva pensata Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei focolari, quando, negli anni ’80 alcuni ettari di terreno e case in disuso vennero messe a disposizione del Movimento a Križevci, a 60 km da Zagabria. Faro oggi è riconosciuta come luogo privilegiato di incontro tra persone provenienti da tutti i Balcani, soprattutto dopo l’azione volta a favorire la riconciliazione fra le varie etnie durante la guerra degli anni novanta. E’ in questa cittadella in Croazia che si è svolta nell’Aprile scorso una scuola di formazione promossa dal Movimento Umanità Nuova, e rivolta a partecipanti di 12 nazioni dell’Europa orientale. Alcuni di questi Paesi sono stati in guerra tra loro in un recente passato, altri invece caratterizzati da enormi problemi economici e una difficile transizione verso la democrazia. Situazioni delicate, non sempre facile da conciliare, ed è proprio per questo che dal 15 al 17 Aprile ci si è focalizzati sulla conoscenza dei valori che animano l’impegno di Umanità Nuova, l’espressione sociale dei Focolari. L’obiettivo è stato quello di fornire competenze concrete per l’applicazione di questi valori nelle diverse sfide che i professionisti devono affrontare nei vari ambiti sociali: dai medici, agli educatori, ai politici, agli economisti, ai magistrati: ognuno con un preciso compito, ma tutti insieme testimoni di fraternità. E’ questa la realtà più vera emersa dal fitto dialogo tra i partecipanti e i membri della segreteria centrale di Umanità Nuova arrivata da Roma e altre regioni d’Italia. Delia da Spalato scrive: «Penso che questa scuola sia stata per ognuno un’occasione nuova per sentirsi protagonista nel vivere per la fraternità nel proprio ambiente e per rimboccarsi le maniche per migliorare la realtà in cui vive. Perché nulla è piccolo di ciò che è fatto per amore». Le fa eco Sanja Jurić che racconta: «Tornando a casa ho parlato a tutti di quanto avevo vissuto: in famiglia, alle colleghe nel lavoro, e ho cominciato a vivere con più intensità cercando di fare bene tutta la mia parte lì dove mi trovo». Sono solo alcune delle conferme al messaggio che Maria Voce, presidente del Movimento, aveva inviato il primo giorno: «Vi auguro che possiate attingere alla forte e illuminante presenza di Gesù fra voi, il Suo modo di pensare e di agire per lavorare per il “bene comune”, sapendo che – come ci ha ricordato spesso Chiara – : “Il mondo è di chi più lo ama e meglio sa dargliene la prova». (altro…)

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Dio mi ama – Dio mi chiama

“Dio mi ama – Dio mi chiama”, era lo slogan impresso sui cartoncini che identificava i giovani presenti a Loppiano (Italia), dal 14 al 19 marzo scorso. Uno slogan che metteva in evidenza l’obiettivo di quei giorni: approfondire la vocazione del focolarino, chiamato da Dio a diventare “apostoli dell’unità” – secondo una bella espressione usata da Giovanni Paolo II – e a seguire Gesù in vista della realizzazione della preghiera di Gesù al Padre: “Che tutti siano Uno” (Gv. 17, 21).

I trentatre giovani presenti, provenivano da varie parti del mondo: chi studente, chi operaio, chi imprenditore… Tutti, però, con l’unico desiderio di posporre ogni cosa a Dio, rinunciando anche a formarsi una famiglia propria, per lanciarsi nell’avventura di costruire l’unità della famiglia umana.

Tante le impressioni raccolte in quei giorni, come quele di Andrè e Jonas del Brasile: il primo  – che ha appena concluso il suo master in storia -, sottolinea di aver  “lasciato delle cose molto belle per trovarne qui altre ancora più belle”; Jonas, invece, pilota di aerei di linea: “Mi rimane la certezza della chiamata di Dio per la forte esperienza spirituale vissuta”. Infatti, spesso è la presenza del Risorto in mezzo alla comunità che fa da amplificatore alla voce di Dio che si fa sentire nel cuore. Stefano, dal canto suo, è un ingegnere romano. Egli sottolinea l’intensità di quei giorni: “Mi porto a casa il rapporto con ciascuno di voi.  Ho capito che Gesù Abbandonato è l’essenza della nostra vocazione ”. In riferimento ad un punto centrale della spiritualità dei focolarini: Gesù sulla croce che muore per tutti e prova l’abbandono del Padre, assumendo su di sé tutti i dolori e gli abbandoni dell’uomo. I focolarini lo scelgono come modello di donazione e radice della loro scelta di vita. Renzo, anche lui italiano, aggiunge col volto raggiante: “Mi porto a casa la straordinaria bellezza della vita di focolare”. Jay fa il giornalista delle Filippine: Lui afferma di aver imparato a Loppiano “a riconoscere nei dolori e nelle difficoltà un volto di Gesù Abbandonato”; e non solo, la sua scoperta è quella di aver provato “ad amarlo con gioia e non più a ‘sopravvivere’ alle difficoltà”. Ed ancora Antony, studente keniota, commette forte: “Puntare in alto: è questa la vocazione del focolarino, la mia, la nostra”. A conclusione di quei giorni che nessuno potrà dimenticare, hanno scritto a Maria Voce, presidente dei Focolari: “E’ stato Gesù a guidarci più in profondità nella nostra vocazione, per portarci ad una nuova intimità con Lui… Gli abbiamo chiesto di aiutarci per essergli fedeli”. E affermano il loro impegno di voler vivere questa “divina avventura cercando di imitare la trasparenza di Maria Santissima, che mai pensò a sé ma solo a Dio”, modello perfetto del cristiano di oggi e di sempre. Ecco alcune immagini dei momenti più salienti di quei giorni, che parlano più delle parole. [nggallery id=38] A cura del Centro dei Focolarini (altro…)