Movimento dei Focolari
Il Risorto fra quelli che si amano

Pasqua 2011: con Gesù Risorto per le strade del mondo

«Carissimi tutti e tutte, la buona notizia che anche oggi siamo chiamati a dare è che Gesù è Risorto ed è vivo in mezzo a noi per l’amore scambievole.
È l’evangelizzazione di duemila anni fa ma sempre attuale che ci coinvolge tutti in un impegno nuovo di vita e di testimonianza.
L’augurio che vorrei giungesse ad ognuno della nostra grande famiglia è di camminare sempre con lui Risorto per le strade del mondo».

Maria Voce

(altro…)

Il Risorto fra quelli che si amano

Santo Domingo: La generosità dei giovani

Un sabato speciale per la grande famiglia dei Focolari in Repubblica Dominicana. Nella Casa San Paolo della Chiesa cattolica dominicana, circa 700 persone convengono da tutto il Paese, un piccolo Paese di una dozzina di province, duecento chilometri su trecento, ma ricca di bellezze locali, di “campanilismi”, con tutti i riflessi positivi e quelli invece negativi legati ai particolarismi. Lo si costata nell’incontro di Maria Voce e Giancarlo Faletti con 150 giovani vicini al Movimento della Repubblica Dominicana: una varietà notevole, una ricchezza di espressioni. Priscilla, ad esempio, racconta di come si sia trasferita dalla sua provincia, Santiago Rodriguez, rurale e nota per le enormi coltivazioni di banani, nella capitale, per studiare psicologia. Ebbene, non è stato facile per lei cambiare ambiente, amici e modo di vivere. Ma la vicinanza con i ragazzi e le ragazze dei Focolari le ha permesso di inserirsi bene nella nuova realtà, diventando anzi un leader per tanti altri amici. La platea di giovani siede silenziosissima: sembra strano, vista la vivacità esuberante di questi giovani dominicani, capaci però di grande generosità e profondità di vita. Le loro domande evidenziano il loro desiderio di radicalità. E così Maria Voce insiste, parlando di “vocazione”, di aspirazione a qualcosa di grande: «Alla vostra età c’è l’amore per il rischio, deve esserci, lo spirito d’avventura, il cercare di fare qualcosa di diverso. È proprio in quest’età che si ha la grazia di fare qualche pazzia! È una pazzia per Dio, quella di seguire l’eventuale sua chiamata, anche se non si è sicurissimi. Ne vale la pena». E Giancarlo Faletti sottolinea come «la gioventù sia per sua natura ricerca, ricerca di studio, lavoro, sport, affetti, impegno. È lì che vengono in evidenzia le potenzialità di ognuno, e anche le capacità di ascolto. Non solo di ascolto delle voci che vengono dall’esterno, ma soprattutto della voce interiore che mi chiede il perché di tutto quello che faccio. Non posso nascondermi di fronte a tante cose, ad una vita frenetica: debbo sapere ascoltare la voce che mi chiede dove va la mia vita». Emerge anche la forte influenza che hanno sui giovani le spinte dell’egoismo e della poca chiarezza, del rumore della città e anche del peccato, della tentazione: «Il nostro amplificatore – risponde Maria Voce – è la presenza di Gesù in mezzo a noi, che fa sentire la sua voce e la rende forte, anche più forte degli altri rumori». Chiara Luce Badano, la giovane del Movimento recentemente beatificata, è per loro un esempio, che li aiuta ad affrontare le difficoltà anche quando, rispetto a quella che può sembrare la normalità, si viene giudicati per una vita cristiana impegnata, in ogni caso controcorrente. «Ma è più importante preoccuparsi che Dio sia contento di te, o solo che lo siano un compagno o una compagna?», chiede loro Maria Voce. Poi «bisogna però che questi amici possano sentire la gioia che esiste tra di voi». Non si tratta di isolarsi, ma di far avanzare la bellezza della vita “con Gesù”, per far sperimentare la bellezza di quel che si fa “insieme”. Commenta Marguerita, una giovane del Nord del Paese: «Quando Maria Voce ci ha parlato di Gesù che sulla croce ha gridato il suo abbandono, ho capito che non è solo dolore; viverlo non vuol dire rimanere nella sofferenza, ma avere la gioia di vivere con Lui e per Lui». Mentre Pablo, di Santo Domingo, sottolinea come «la semplice gioia che ho provato oggi debbo farla diventare un virus che contagia i miei amici». «Siete generosi – conclude Maria Voce –, e mi avete dimostrato che sapete esserlo. Quindi siete capaci di cose grandi. Continuate senza paura di dare di più». Da Michele Zanzucchi (altro…)

Il Risorto fra quelli che si amano

Repubblica Dominicana: “Café con leche”

Si dice che la Repubblica Dominicana è una “Svizzera caraibica”. I quartieri centrali della capitale Santo Domingo fanno il verso a Miami o ad Houston, ma senza riuscire a celare le gravi disuguaglianze sociali che colpiscono la società dominicana. Nulla a che vedere con i vicini haitiani e la loro drammatica situazione al limite della sopravvivenza, anche se un milione di haitiani vive nella Repubblica Dominicana, svolgendo solitamente i lavori più duri, dai muratori agli scaricatori di porto, ai lavoratori nelle piantagioni di banani. Ma non si può nemmeno parlare di sacche di povertà, perché ci sono interi quartieri in cui è difficile condurre una vita decente. Uno di questi è Herrera, dove Maria Voce si è recata, nel settore El Café, per conoscere una delle opere sociali sviluppate dal Movimento dei Focolari. Si tratta di una scuola chiamata “Café con leche”, cioè caffelatte, che ricorda così la situazione tipica dei mulatti – né caffè né latte –, stragrande maggioranza della popolazione dominicana. La scuola conta oggi più di 500 allievi, che si alternano per corsi mattutini o pomeridiani, in una costruzione che si è andata ampliando poco alla volta, a partire da quel 1990 che viene indicato come l’inizio dell’avventura di “Café con leche”. È stata Marisol Jiménez all’origine di tutto. Vedendo lo stato di estrema necessità del quartiere e lo stato di semi-abbandono dei bambini, cominciò con l’organizzare un coro nella parrocchia, e poi col radunarli per un campeggio estivo, che si ripeté per due anni, per 500 bambini. Poi le apparve chiaro che bisognava fare qualcosa per migliorare il livello educativo dei bambini, che molto spesso rimanevano nell’analfabetismo. Coinvolse poco alla volta altre amiche e amici, e così nel 1995 la scuola partì con tre maestre e qualche decina di bambini. Maria Voce – in un clima di gioia e condivisione, coi ragazzi issati un po’ ovunque, mentre sulle case adiacenti si erano riunite intere famiglie per partecipare alla festa – ha potuto costatare i progressi del progetto, che si è sviluppato grazie alle “adozioni a distanza” di Famiglie Nuove e a tante generosità catalizzate dalla “Fondazione Igino Giordani-Foco”, che ora è diretta da un’altra appassionata, Margarita Rodriguez de Cano. Un’incredibile serie di eroismi e miracoli, di crescita spirituale e materiale dei bambini, ha portato la scuola ad accompagnare fino alla piena maturità lavorativa centinaia di bambini di El Café. Un esempio di “sviluppo integrale”, che riesce a coinvolgere le famiglie, a sostenerle e a valorizzarle, per dare una speranza di promozione umana. Per sostenere la scuola vengono prodotti oggetti in legno dai ragazzi, vestiti da alcune ragazze e altra oggettistica che viene commercializzata in loco e negli Stati Uniti. Il governo dominicano e lo stesso presidente della Repubblica hanno dato il loro contributo all’iniziativa. «Anche se tutto può apparire piccolo», ha detto Maria Voce nel cortile della scuola, qui si sente che l’amore ha costruito qualcosa di grande. «E questo resta, l’amore resta sempre». Da Michele Zanzucchi (altro…)