Movimento dei Focolari

Una legge più efficace: l’amore

Al di là delle norme giuridiche che regolano il nostro vivere, l’amore si fa misura più alta della giustizia, e risolve anche  situazioni apparentemente senza via d’uscita Come avvocato, non mi mancano le occasioni per esercitare la mia capacità professionale al servizio degli altri, cercando di non mettere limite alla possibilità di amare nelle circostanze concrete. Questo modo di interpretare e condurre la professione spesso produce un radicale cambiamento negli altri. Un giorno mi ha telefonato una signora. Sua figlia, dopo un litigio con il marito, aveva deciso di separarsi. Il genero aveva trovato un avvocato che – in meno di 24 ore – aveva preparato il ricorso per la separazione consensuale; mancava solo la firma della moglie. La signora, preoccupata, mi chiedeva di intervenire. Sapeva che il gesto dei due giovani era dettato dalla rabbia del momento, e non voleva che questo pregiudicasse il futuro della loro famiglia. Senza il mandato di una delle parti, non potevo però fare nulla. La signora mi ha chiesto di ricevere comunque la figlia, che avrebbe indirizzato da me con la scusa di sentire il parere di un altro avvocato. Ho ascoltato a lungo quella giovane moglie e mi sono resa conto che il matrimonio poteva essere salvato e che davvero i due avevano agito d’impulso, senza rendersi conto delle reali conseguenze: la sola firma in calce al ricorso, infatti, avrebbe significato per i due la probabile fine del loro rapporto. Al termine della conversazione la signora mi chiede di rappresentarla in giudizio. Telefono così al collega che aveva preparato il ricorso, dicendogli che prima di fare una separazione sono solita approfondire bene le ragioni della crisi coniugale e che 24 ore non mi erano sufficienti. Mi sono fatta mandare la bozza del ricorso. Dopo alcuni giorni ho richiamato la signora. Mi ha risposto che sia lei che il marito avevano avuto un ripensamento e avevano deciso di ritornare sui loro passi. Ultimamente ho saputo che adesso hanno anche due bellissimi bambini. (F.C.) (altro…)

Il Gen Rosso sbarca in Marocco: dall’Università al Palazzo del Sultano

Il Gen Rosso sbarca in Marocco: dall’Università al Palazzo del Sultano

Intensi e di piena immersione in un popolo accogliente e ricco della tradizione e della cultura islamica i cinque giorni che il complesso musicale internazionale Gen Rosso ha trascorso a Tangeri, dal 19 al 23 ottobre. Tappe variegate: alla facoltà di Economia e commercio, con un club artistico-musicale di studenti; per le strade del centro storico, con l’incontro di un gruppo di origine senegalese che attraverso la musica vuole trasmettere i valori degli antenati; nell’Aula Magna dell’Università per il grande concerto con gli studenti, e infine, in un’architettura ‘da mille e una notte’, il concerto al Palazzo del Sultano. Tra i giovani all’Università Amore, perdono e accoglienza dell’altro per formare insieme una grande ‘costellazione’, il messaggio comunicato dal concerto nell’Aula Magna. ‘Impatto istantaneo’ tra i 400 studenti e il Gen Rosso, come ha documentato la stampa nazionale, sorpresa da un tale entusiasmo, con interviste non stop. Uno degli amici musulmani diceva: “Avete toccato il cuore dei giovani musulmani, avete il loro linguaggio per parlar con loro”. E uno studente: “Ci avete portato i vostri cuori e così avete raggiunto i nostri!” Al Palais Moulay Hafid, il Palazzo del Sultano, grande la sintonia con il pubblico, che ha accolto con gioia e grande partecipazione il messaggio. Le emozioni suscitate provocano un dialogo spontaneo, desiderio di conoscersi e di approfondire l’amicizia, appena nata, ma che racchiude in sé il DNA della fratellanza. Gen Rosso backgroundDalla sua origine ad oggi il Gen Rosso ha avuto oltre 200 tra artisti e tecnici, ha toccato 44 nazioni in Europa, Asia, Nord e Sud America, Africa e Medio Oriente, con 2500 spettacoli in 220 tournée, 24 lingue cantate, 60 grandi manifestazioni internazionali, 250 workshop e oltre 5.000.000 di spettatori. La produzione discografica conta 54 album e 320 canzoni pubblicate. Il Gen Rosso ha suonato nei contesti sociali più diversi per razza, religione e cultura, spesso anche al di fuori delle abituali rotte dei tour: per progetti di solidarietà, associazioni umanitarie, per carcerati. (altro…)

Il Gen Rosso sbarca in Marocco: dall’Università al Palazzo del Sultano

Laboratorio di dialogo, creatività ed innovazione verso un’Economia di comunione

Il titolo “polarizziamoci” è stato scelto per esprimere il desiderio di incontro, di dialogo, di condivisione tra diverse realtà imprenditoriali. Le potenzialità – i bisogni effettivi – la crescita – Queste le tre tematiche al centro dell’Expo, con l’obiettivo di aiutare a recuperare un giusto equilibrio di relazione tra domanda e l’offerta nell’ottica di una crescita delle persone, delle comunità e del territorio. Tra gli obiettivi dell’Expo 2007 : – dare alle aziende la possibilità di proporsi sul mercato per fare business incontrando e conoscendo altre realtà aziendali, attivando un dialogo ed uno scambio costruttivo per mettere in comune best practises, realizzazioni, idee e progetti che contribuiscano a favorire la crescita e lo sviluppo delle capacità e delle potenzialità aziendali; – favorire un processo culturale che promuova la conoscenza e lo sviluppo del progetto Economia di Comunione, un nuovo agire economico che unisce mercato e solidarietà offrendo un contributo a sanare il divario tra ricchezza e povertà nella ricerca di un vero bene comune. Numerosi gli eventi in programma: convegni e tavole rotonde, workshop e laboratori. Sfide, proposte e progetti che coinvolgono numerosi settori: dall’imprenditoria alla comunicazione, dalla sicurezza sul lavoro all’ambito energetico, dalla sanità all’educazione, dalla consulenza aziendale alla produzione alimentare. Attesi 3000 visitatori tra imprenditori, manager, operatori economici, sociali e culturali. Le realtà imprenditoriali presenti appartengono al settore tessile, della comunicazione, della produzione artigianale, impiantistica e alimentare. Vi sono studi professionali che offrono consulenza fiscale e amministrativa, servizi assicurativi, informatici e formazione aziendale. Ufficio stampa: cell. 335.1427215 – e-mail: stampa@polarizziamoci.it

Il coraggio di essere e dirsi cristiani

 

E’ tutto falso?

Sono l’unica in classe a partecipare all’ora di religione. Spesso i miei compagni mi bombardano letteralmente di domande mettendo in discussione tanti punti della nostra fede. Dopo la pubblicazione del libro “Il codice da Vinci”, poi, soprattutto una compagna non perdeva occasione per ripetermi  che ciò in cui credo è tutto falso. Lo sapevo che non aveva ragione, ma ero incapace di risponderle con delle esatte motivazioni. Parlando di questo mio problema con le altre ragazze che come me vogliono vivere il Vangelo, abbiamo deciso di approfondire insieme la figura di Gesù, cercando di capire  come rispondere alle domande della mia compagna. E’ stata un’esperienza bellissima. Se prima era chiaro solamente che la mia compagna aveva torto, adesso ho degli argomenti per risponderle veramente. (L. – Spagna)

Andare o non andare?

Mi trovavo in chiesa con i miei compagni di scuola per il precetto pasquale. Durante la celebrazione tutto era ok, però al momento delal comunione ho incominciato a pensare se alzarmi o no dal banco. Tra i miei amici, infatti, essere cristiani non va certo di moda! Anzi, per loro i cristiani sono persone deboli, per cui mi vergognavo di farmi vedere in fila per la comunione. Temevo di essere preso in giro e questa paura continuava a ripetermi: “Non andare”. Ma poi mi sono fatto coraggio: era più importante seguire la mia fede, piuttosto che le idee dei miei compagni! Tornato al posto, mi sentivo sereno per come avevo agito e felice per aver ricevuto Gesù. Col fatto di conoscere altri ragazzi che vivono come me, grazie al loro amore e alla loro amicizia, ho acquistato più sicurezza in me stesso e in ciò che credo. (M. – Italia)

Segni di speranza: cambiare è possibile

Testimonianza raccontata all’incontro in preparazione dell’Agorà dei giovani di Loreto 2007, il 30 agosto 2007 a Civitanova Marche “Morire per la propria gente – Desiderosi di fare qualcosa per le nostre terre, ci siamo ricordati di una consegna che Chiara Lubich, già nel 1977, aveva dato a noi giovani e che si può sintetizzare nello slogan “morire per la propria gente”. Chiara ci incoraggiava a cercare le situazioni più dolorose, le persone che più soffrono nelle nostre città e ad andare loro incontro per amarle concretamente fino a dare la vita. Ci siamo chiesti: “…se Gesù venisse in persona oggi nella nostra terra, per chi darebbe la sua vita?”.  Subito abbiamo pensato alle tante situazioni dolorose che in particolare nel Sud d’Italia ci troviamo a vivere: dalla mancanza di lavoro che costringe tanti, in particolare i giovani, a trasferirsi nel Nord, ai disagi economici in cui tante famiglie vivono, ma soprattutto ci è venuto in mente il volto di tante nostre città sfigurato dalla cultura dell’illegalità, della violenza, della mafia. E’ proprio lì che ci siamo sentiti chiamati a proporre una nuova cultura, quella della fraternità. Da qui parte una meravigliosa avventura: “Be a sign of Hope – Essere segni di speranza”. Proporre cioè ai nostri amici un’ esperienza di Vangelo vissuto, con durata di qualche giorno, avendo come scopo quello di essere costruttori di frammenti di fraternità in località particolarmente segnate da una cultura mafiosa: sperimentare quindi tutti insieme come potrebbe essere la società se tutti vivessero la fraternità. 2005 – Corleone, per coinvolgere la città in un’autentica esperienza di fraternità  2006 – A Locri, dopo l’omicidio Fortugno  2007 – Gela, con 2.000 studenti delle scuole superiore  2005 – Corleone – Cominciamo, nel luglio del 2005, da questa città vicino Palermo, purtroppo famosa in tutto il mondo per essere una delle culle della mafia in Sicilia. A Corleone sono nati tanti dei boss mafiosi protagonisti di questi anni e da qui sono partite tante azioni di violenza, tra cui gli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino. Sempre a Corleone quest’anno è stato arrestato il boss Bernardo Provenzano, latitante da oltre 20 anni. Lì, insieme a 150 giovani provenienti dalla Sicilia, dalla Calabria ed anche da Malta, nonostante il caldo che superava a volte i 40 gradi, attraverso workshop, passeggiate ecologiche, momenti di sport, dialogo ed approfondimenti culturali alla luce dell’Ideale dell’unità, coinvolgiamo l’intera cittadina, giovani e meno giovani, in un’autentica esperienza di fraternità. L’anno successivo Corleone è stato il punto di ascolto del collegamento mondiale dei giovani per un mondo unito che si svolge l’ultimo giorno della Settimana Mondo Unito. In presenza del vice sindaco, attualmente sindaco della città, simbolicamente è stato piantato un Ulivo in una delle piazze di Corleone, per richiamare a quella che noi sentiamo possa essere adesso la vera vocazione di questa città: la fraternità universale. 2006 – LocriLo scorso anno, pochi mesi dopo l’omicidio dell’On. Fortugno, vice presidente della Regione Calabria, accogliamo il desiderio dei Giovani per un Mondo Unito di Locri di portare un segno di speranza anche in quella città, segnata dalla presenza di una forte realtà mafiosa. Ancora in questi giorni il telegiornale racconta di episodi di violenza che hanno come protagonisti esponenti della criminalità presente nella Locride. In più di 200 ci ritroviamo lì, nel week-end del 1° maggio, proprio a palazzo Nieddu, la stessa sede in cui era avvenuto l’omicidio. La costruzione di un mondo migliore dipende dall’impegno di ciascuno di noi, e ‘insieme’ la pace è possibile. Chiudiamo la manifestazione il 1° maggio con una solenne Messa insieme a Monsignor Bregantini, anche lui protagonista in questi anni di una azione di rinnovamento della Locride, e che sin dall’inizio ha appoggiato la nostra attività. La seconda edizione di “Be a sign…” è trasmessa in diretta, da una radio locale e attraverso internet in tutto il mondo. Gli echi che arrivano in radio sono tanti e tutti positivi, tanto che ci viene proposto di proseguire quest’esperienza con un trasmissione a cadenza mensile. Quest’anno è quindi nata “K2, il mondo visto da un’altra prospettiva”…quella della fraternità appunto: una trasmissione radio a cura dei Giovani per un Mondo Unito della Calabria, che  tocca vari ambiti del vivere umano e vuole diffondere quanto di bello e di costruttivo avviene in Calabria e non solo, proponendo così a tanti l’Ideale del Mondo Unito. 2007 – Gela – Ed arriviamo al 27 aprile di quest’anno con la terza edizione del nostro meeting al quale hanno partecipato in maniera stabile più di 200 persone. Come luogo abbiamo scelto Gela, cittadina della Sicilia Sudorientale dove la presenza della mafia è ormai fortemente radicata nella società in tanti suoi aspetti, dando vita ad una vera e propria cultura dell’illegalità: a Gela il tasso di criminalità è uno dei più alti d’Italia, in media più di un centinaio di omicidi di mafia ogni anno. I giovani rappresentano un’ inesauribile fonte per le cosche criminali per assoldare sempre nuovo “personale”. Tante sono le notizie di omicidi compiuti da “baby killer” pagati solo poche centinaia di euro. A Gela interi quartieri della città sono stati costruiti abusivamente; inoltre l’ambiente è stato quasi completamente deturpato da anni di politiche industriali non proprio “pulite”. Nei mesi precedenti abbiamo preso numerosi contatti con varie realtà che già si impegnano per una rinascita della città: istituzioni pubbliche, associazioni locali, autorità civili e religiose ed inoltre abbiamo incontrato circa 2000 studenti delle scuole superiori, cercando di coinvolgere tutti in questa esperienza di fraternità. Le difficoltà non sono mai mancate: ostacoli nel ricevere autorizzazioni, nel trovare alloggi, nel portare avanti ogni cosa nel rispetto della legalità. Per farvi capire: è stato molto difficile riuscire a trovare una sala per il programma che possedesse l’agibilità, in quanto molte delle stesse strutture comunali sono tutt’ora dichiarate non agibili. A pochi giorni dalle elezioni amministrative della città, è stata forte l’esperienza di non scendere a nessun compromesso, anche se questo significava tante sospensioni, tanti ostacoli anche nelle procedure più semplici. Possiamo dire però che fidandoci di Dio e dell’unità tra tutti noi, alla fine, tra mille peripezie non ci è proprio mancato niente. I vari momenti del programma, con tematiche inerenti alla “cultura del dare” presentata come risposta alla ricerca di felicità che c’è in ogni giovane, approfondimenti su una nuova cultura dello Sport, vissuto come strumento di pace e di fraternità, momenti di dialogo, workshop artistici e sportivi, concerti in piazza, sono stati veri e propri laboratori dove abbiamo sperimentato che la fraternità è possibile. Tutti i giovani presenti sono diventati protagonisti nell’amare. Chi si rendeva disponibile ad orari impensati a lavare i bagni, chi si metteva a servizio di chi si trovava in difficoltà, chi metteva a disposizione la propria auto, chi i propri talenti…insomma tutti siamo diventati costruttori di un bozzetto di Mondo Unito. Anche questa attività è terminata il 1° maggio, con una Messa solenne con la presenza del vescovo della diocesi Mons. Pennisi. Chiara ci ha sempre sostenuti ed incoraggiati con le sue parole. Quest’anno, informata dell’esperienza di legalità che stavamo facendo già durante la preparazione della manifestazione, ci ha suggerito di vivere in modo particolare quelle parole del Vangelo che dicono: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Queste parole di Gesù ci sono subito risuonate fortissime, come fossero il programma da vivere non solo in quei giorni a Gela ma sempre. La via da percorrere per incidere nella nostra terra, per dare la vita per la nostra gente, per cambiare per primi noi stessi e quindi poter essere quei costruttori di un mondo nuovo che tutti desideriamo.