27 Nov 2000 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Incastonato in uno dei più straordinari paesaggi spagnoli, si erge il celeberrimo monastero benedettino fondato nel 1025 e ricostruito a più riprese. Nella basilica di Santa Maria è custodita la bella statua romanica della Mare de Dèu, patrona della Catalogna. I monaci di Montserrat vengono considerati i primi depositari della cultura e delle tradizioni di questa regione spagnola.
Chiara Lubich è stata invitata dall’abate, padre Soler, a parlare a circa 400 monaci e suore, abati e badesse di una trentina di congregazioni. Presente anche il vescovo Vives, segretario della Conferenza Episcopale della regione catalana. L’abate introduce Chiara esprimendo parole di accoglienza e fraternità. Chiara approfondisce il motivo dell’incontro a cui era stato dato il titolo: “Comunione nella Chiesa: unità tra nuovi e antichi carismi”. Dopo aver parlato dei fondamenti della spiritualità dell’unità, mette in evidenza le somiglianze tra la famiglia benedettina e quella focolarina, come il rilievo dato da entrambe al “Vangelo che si vuole vivere” , e “l’idea di fare della vita un ‘santo viaggio’ “. E’ seguito un profondo dialogo tra i religiose e le religiose presenti e Chiara Lubich. Il vescovo mons. Vives, a conclusione dell’incontro, da lui definito “un momento intenso”, ha espresso una sua aspettativa: “Mi aspetto tantissimo da questo carisma di unità e di comunione: è una chiamata profonda alle nostre Chiese ad aprirsi e ad essere capaci di accogliere la dimensione profonda che l’altro porta”. L’incontro è avvenuto durante la visita di Chiara Lubich in Spagna, dal 26 novembre al 9 dicembre 2002, scandita anche dalla visita ai luoghi dei grandi santi spagnoli: Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Ignazio di Loyola, che, con i loro scritti, hanno ‘segnato’ nel tempo la storia del Movimento. (altro…)
15 Nov 2000 | Chiesa, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
“Perché Francesco d’Assisi affascina ancora e non lascia dormire in pace? Perché invita ciascuno: Tocca a te dare carne al Vangelo oggi, con audacia e senza esitazioni”. Così il Ministro generale dei minori francescani, padre Giacomo Bini, intervenuto ieri nella Basilica di San Francesco ad Assisi. Un ritorno alle radici della spiritualità di Francesco e Chiara d’Assisi, per mantener vivo lo spirito di Assisi. Non solo. Quello di ieri è stato un incontro tra la famiglia francescana e il Movimento dei Focolari dal titolo: “Carismi in dialogo e in comunione nella Chiesa”. Padre Bini ha comunicato con efficacia l’attualità e il fascino della radicalità del Vangelo di Francesco e Chiara che ha ispirato lungo i secoli numerose famiglie religiose di vita contemplativa e attiva, affascinato laici, giovani. Le molte testimonianze che si sono susseguite ne hanno mostrato la grande vitalità a tutt’oggi.
Chiara Lubich ha narrato poi la sua esperienza personale, da cui è sgorgata una nuova spiritualità nella Chiesa, la spiritualità dell’unità. Ha aperto squarci luminosi nel parallelo tra le due spiritualità, passando poi a parlare dei frutti della comunione avviata dalla Pentecoste ’98 tra i nuovi carismi. Ha quindi prospettato un più profondo cammino di comunione anche tra carismi antichi e nuovi, perché “l’aspetto carismatico della Chiesa acquisti nuovo vigore nell’unità piena e cordiale con l’aspetto istituzionale”. “Ne scaturiranno – ha detto – frutti mai visti”.
INTERVISTA della Radio Vaticana al MINISTRO GENERALE P.Giacomo Bini, OFM:
Padre Bini – E’ stato un incontro straordinario di dialogo tra la famiglia francescana e il Movimento dei Focolari, dove, con mia sorpresa, mi sono trovato la basilica pienissima, con la presenza di giovani e meno giovani, e con un’attenzione assolutamente unica. Quindi si è notato veramente che la gente vuole, aspetta da noi qualche cosa di profondo, qualche cosa di vero, di autentico, di vita cristiana vissuta. D. – Quale significato può avere l’approfondimento di questa comunione per la Chiesa del Terzo Millennio? R. – Credo che sia molto importante iniziare questo Terzo Millennio sotto il segno del dialogo dei carismi nella Chiesa, sia quelli che hanno un po’ di storia, sia quelli che nascono oggi, perché noi, famiglia francescana, con la sua storia, possiamo diventare un po’ pesanti, mentre i nuovi carismi di oggi ci richiamano un po’ i segni dei tempi, la capacità di riattualizzarci e di rivivere oggi il nostro carisma con entusiasmo e con generosità. D. – Dal suo intervento e dal discorso di Chiara Lubich, sembrava di cogliere in modo nuovissimo lo zampillare vivo dello Spirito nella Chiesa… R. – Ci siamo trovati subito in sintonia – così mi ha detto anche Chiara – perché sia il carisma dei Focolari, sia il carisma francescano non sono altro che questa trasparenza che ci mette in rapporto diretto con il Vangelo, senza troppi indugi o paure. Oggi abbiamo tanta paura, invece Francesco ci dice anche oggi che è possibile, che il Vangelo non è un libro ma è vita. (altro…)
14 Nov 2000 | Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
Come un fulmine a ciel sereno un fatto gravissimo è venuto a turbare la serenità della mia famiglia: mio cognato, sposato con mia sorella da appena sei mesi, e suo fratello vengono improvvisamente arrestati e chiusi in cella d’isolamento. L’accusa è gravissima: omicidio. La stampa locale si scatena subito a ricamare illazioni infamanti. Era una situazione assurda: tutti conoscevano la mitezza e l’onestà di mio cognato, il suo amore per la giustizia. La mia famiglia era smarrita, sbigottita. Mia sorella, incinta di un mese, si è chiusa in un dolore silenzioso, impenetrabile. Non poteva esistere una spiegazione per un incubo così assurdo. Qualche giorno dopo si viene a sapere chi è stato ad accusare mio cognato e suo fratello: due anziani coniugi, che covavano antichi rancori contro tutta la loro parentela, spinti dal dolore per aver perso alcuni mesi prima un figlio in un agguato mafioso, avevano deciso di farsi giustizia dando sfogo, con un’arbitraria denuncia, a quella vecchia inimicizia. Per i miei e per me è stato un nuovo enorme dolore: quelle persone, infatti, abitano da sempre quasi di fronte a casa nostra, e con la nostra famiglia erano amici quasi intimi. Ora capivamo il loro comportamento da qualche tempo inspiegabilmente differente dal solito. La reazione da parte dei miei è stata di tagliare immediatamente qualsiasi tipo di rapporto con loro: mai più un saluto, mai più uno sguardo. Solo odio e disprezzo. Il male che ci avevano fatto era troppo grave. Mi sembrava che l’amore fosse scomparso dalla mia casa. Capivo che in quell’assurda situazione, in quel crudo dolore, c’era un’occasione incredibile di vivere e sperimentare un amore più grande, che andasse oltre la logica umana. Ma dovevo cominciare io: ” “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia” (Mt 5,7). Sapevo di andare contro la mentalità di tutti, ma ero certo che Gesù mi avrebbe dato la forza e che l’unità con i miei amici mi avrebbe guidato e sostenuto in ogni momento. Quando passavo davanti alla casa dei nostri vicini non affrettavo l’andatura e sollevavo lo sguardo verso le loro finestre: “Buona giornata, signora! Come sta?”. Nonostante tutto, al di là di tutto, in loro potevo vedere e amare Gesù. I miei parenti e tutto il vicinato mi consideravano un traditore. La tensione in casa cresceva. Cercavo di ascoltare, di capire, di essere a disposizione di tutti e di servirli, ma andavo avanti nella decisione di amare anche i nemici. Il parroco mi ha chiesto, un giorno, di accompagnare un sacerdote nel suo giro presso alcune famiglie, per le confessioni degli ammalati. Proprio in casa delle persone che avevano tramato contro mio cognato c’era un anziano da visitare. Davanti al loro portone, prima di entrare, ho rinnovato anche con il prete il patto di amare Gesù in ogni fratello fino alle estreme conseguenze. Tornato a casa, tutti erano al corrente della mia visita ai vicini. Nuove scenate e umiliazioni, nuova incomprensione. Ma, nell’anima, nuova forza per andare controcorrente. Il giorno dopo, inaspettatamente, mia sorella, che più di tutti soffriva per quanto era accaduto al marito, ha preso la parola e ha comunicato a tutta la famiglia che anche lei aveva scelto la via dell’amore. Ci diceva di aver capito che solo amare tutti è la via giusta, l’unica che le avrebbe permesso di portare luce e conforto vero al marito innocente, durante le visite in carcere. E che anche la creatura che portava in grembo doveva crescere nell’amore e nella pace, non nel rancore e nell’agitazione. Qualche giorno dopo, ho accompagnato mia sorella al carcere e ho rivisto mio cognato. È stato un momento di gioia profonda e di penetrante angoscia. Parlando insieme, fra le lacrime, sentivamo nascere e rafforzarsi in noi la convinzione che solo Gesù, l’innocente calunniato e condannato, poteva far trionfare la verità e la giustizia, se ognuno di noi fosse rimasto nel suo amore. Eravamo in quattro: mia cugina, mia sorella, io e mio cognato in carcere, a portare avanti la nostra battaglia pacifica. Sei mesi dopo l’arresto, mio cognato e suo fratello sono stati liberati e totalmente scagionati. In quest’esperienza così cruda e dolorosa, la luce dell’amore di Dio ci ha toccato tutti ed è entrata con forza nella vita di mio cognato e di mia sorella. Li ha marchiati per sempre e ha fatto loro capire che, in qualsiasi situazione, nessuno mai può toglierci la libertà più grande, quella di amare. Ora tutto è passato: la vita è ricominciata, allietata dalla gioia per la nascita di una bellissima bambina. Quella luce è rimasta. S. S. – Italia (altro…)
13 Nov 2000 | Dialogo Interreligioso, Focolare Worldwide, Focolari nel Mondo
“Musulmani e cristiani, andiamo in fondo al cuore, dove è presente Dio e diciamo a Lui il nostro impegno: vogliamo essere dei soggetti che portano avanti questa rivoluzione pacifica, la fraternità universale”. Chiara Lubich “Chiediamo a Dio di essere non solo buoni in cuore ma anche nelle nostre azioni. Ringraziamo Dio di averci dato Chiara. La vedo come una leader per tutti noi. Lo dico sul serio. E’ una leader per tutti noi”. W.D. Mohammed “Il dialogo infrange le barriere e i pregiudizi. Ci scopriamo membri dell’unica famiglia umana con le ricchezze della propria cultura e storia”. Così il messaggio del Papa a firma del card. Sodano. Mostrare un esempio di fraternità tra cristiani e musulmani. Questo l’obiettivo della grande Convention che si è tenuta a Washington, alla quale hanno partecipato oltre 5 mila tra musulmani, cristiani e membri di altre religioni. Sono intervenuti la fondatrice dei focolari, Chiara Lubich, l’arcivescovo di Baltimora, card. William Keeler, e l’Imam W.D. Mohammed, leader dei moderati musulmani afroamericani. “E’ l’inizio della guarigione delle tante divisioni dell’America”: questa l’impressione a caldo dell’Imam Daud del Maryland. “E’ qualcosa attesa da tempo – dice una donna musulmana – Questo incontro oggi è qualcosa che avrà un futuro. Ci dà la forza e il coraggio per costruire un mondo di unità e di pace”. L’aveva augurato il Papa stesso, in un messaggio molto applaudito letto dal cardinal Keeler, arcivescovo di Baltimora. “Che in questo momento di forti tensioni, le grandi tradizioni religiose portino la pace attraverso un dialogo autentico”: dalle parole del leader degli afro-americani Mohammed trasparivano le sofferenze del razzismo, che ha tentato persino di cancellare l’idendità, la natura stessa del suo popolo. Ma erano rapidi accenni. Emergeva la liberazione, il recupero dell’identità che “fa sentire parte dell’unica famiglia universale, così come è stata creata dal Padre comune”. E del Corano ha messo in luce l’unità e la dimensione trascendente, “senza cui – ha detto – non possiamo essere uomini”. Proprio su queste due dimensioni ha posto l’accento Chiara Lubich, invitata a comunicare la spiritualità dell’unità, sgorgata dal Vangelo. “Dio, che guida la storia, manda di tempo in tempo – ha detto – doni speciali, i Carismi. L’umanità è chiamata da Dio a formare un’unica famiglia. Questo carisma ci è donato proprio per contribuire ad attuare questo disegno divino”. Con molti paralleli tra i versetti del Corano e il Vangelo, ha evidenziato l’esigenza del comandamento dell’amore. “Mettendo in pratica questi insegnamenti – diceva – è in atto qualcosa di più del dialogo: l’esperienza di uno comunione in Dio”. Ed è proprio questa l’esperienza vissuta a Washington. (altro…)
14 Set 2000 | Focolari nel Mondo
Carico l’auto e parto di corsa: quando arrivo a casa di mia sorella, cerco la borsetta ma non la trovo. Mi rendo conto di averla smarrita chissà dove durante il tragitto. La borsetta contiene molti effetti personali: agenda, documenti, foto di famiglia, ma anche soldi non miei, provenienti dalla comunione dei beni tra alcune persone e destinati ad una di noi in difficoltà. Questo smarrimento è l’ultimo di una serie di fatti che mi sono successi per distrazione in questi ultimi tempi, che sto vivendo con la mente altrove, in preoccupazioni famigliari. Mio papà si è ammalato seriamente e gli occorre, oltre alle cure mediche, un supplemento di attenzioni ed affetto da parte di noi figli. Non riesco a fare questo, nutro risentimenti nei suoi confronti, perché lo ritengo responsabile di certe situazioni, e questo, oltre a farmi star male, mi spinge a limitare al massimo le mie visite. Ora sono lì davanti alla porta della sua stanza, e quasi gli attribuisco anche la responsabilità di questo ultimo fatto, e sento forte, nell’anima una voce che mi dice: “… Durante questo ultimo periodo hai perso il tuo tempo, ti sei fermata a pensare a quello che è giusto o meno, da quale parte stia la ragione, sei ricca delle tue ragioni; occorre amare Gesù in lui, senza porre alcuna condizione”. E’ un richiamo così forte da parte di Dio, che varco d’impeto la porta della stanza, e semplicemente, senza dirgli tante cose, rimango accanto a papà. So che fà fatica a camminare, e gli insegno degli esercizi specifici, per amarlo come lui vuole essere amato. Questo mio piccolo passo produce subito in lui un cambiamento: improvvisamente da ammalato rassegnato, dimostra di voler guarire, decide di alzarsi, è pieno di buona volontà. Esco dalla stanza e mi ricordo dei soldi che ho smarrito; mi rivolgo a Gesù dicendo: “Ho capito che hai permesso che accadesse questo per farmi comprendere che devo amare sempre senza porre condizioni. Quei soldi tuttavia sono per un fine buono … aiutami a ritrovarli!”. Arrivo a casa, e dopo qualche minuto suona il campanello. E’ un taxista che ha ritrovato la mia borsetta in mezzo alla strada, in pieno traffico. L’apro, e non trovando i soldi, esclamo: “Sono andati persi!”. E lui, di rimando: “Guardi, signorina, che li ho riposti nel portafogli!”. N.N. – Cile (altro…)
22 Ago 2000 | Focolari nel Mondo
Sergej, russo ortodosso Da bambino gli avevano insegnato che Dio non esiste e che la fede è una favola per vecchiette. Ciao, mi chiamo Sergej. Da bambino in Russia mi hanno insegnato che Dio non esiste e che tutti i discorsi sulla fede non sono che favole per vecchiette. Quando sono cresciuto mi sono accorto che il mondo è crudele e che dovevo lottare per ottenere qualcosa. Non m’interessavano gli altri e nemmeno le persone più deboli, come gli anziani, anzi li disprezzavo e li prendevo in giro. In realtà, dietro questo mio atteggiamento, si nascondeva la paura della sofferenza: non avevo una risposta al dolore e perciò cercavo di chiudere gli occhi. Quando ho incontrato i Giovani per un mondo unito, ho conosciuto un altro mondo, il mondo della solidarietà e del rispetto reciproco. Un mondo molto più bello. Timidamente ho provato a vivere così, ad amare tutti facendo il primo passo verso gli altri. Poi i miei nuovi amici mi hanno fatto la proposta di vivere il Vangelo, frase per frase, giorno dopo giorno. Ma che parole! Solo un Dio poteva avere il coraggio di chiedere così tanto all’uomo! Vivendo le sue parole ho conosciuto Gesù. Dopo alcuni mesi ho sentito il bisogno di avvicinarmi alla chiesa ortodossa e mi sono fatto battezzare. Ora Gesù fa parte della mia storia e della mia vita. Così mi sono ricordato dei miei nonni che sono molto anziani e ricevono la loro piccola pensione solo ogni tanto. Non avevo nessun rapporto con loro. Ho incominciato ad andare a trovarli e finiti gli studi mi sono trasferito da loro per poterli aiutare. Non era facile come potete immaginare, anche perché i nonni sono atei convinti e osservano con tanto sospetto la mia appartenenza alla chiesa. Ma oggi viviamo come una vera famiglia e io ho capito che l’amore annulla anche le distanze tra le generazioni. INDIA Mi chiamo Avinash e vengo da Bombay. Quando ho conosciuto i giovani per un mondo unito sono stato toccato subito dal fatto che c’erano uomini e donne, giovani ed anziani, di esperienze e religioni diverse. Sembravano non avere nulla in comune e nello stesso tempo ciascuno di loro aveva un sorriso splendido. Sono stato calorosamente accolto ed introdotto tanto che lo ricordo come uno dei momenti più felici della mia vita. Da quel momento in poi ho sperimentato di fare parte di una bellissima, grande famiglia. Anche se gli altri erano cristiani ed io indù, non mi sono mai sentito escluso quando stavo con loro. Ci scambiavamo le nostre idee, i nostri pensieri e la nostra vita. Sono rimasto sorpreso di scoprire che avevamo problemi simili nella vita quotidiana. Venivamo da diversi mondi, ma ognuno rispettava l’esperienza, il modo di pensare dell’altro. Dbbiamo anche scoperto che avevamo tanti punti in comune nelle nostre rispettive religioni, e al di la di tutto scoprimmo che c’era una Regola d’oro in tutte. In India Mahatma Gandhi dice : “Non posso urtarti senza urtare me stesso”, che è simile a quanto dice Gesù: “Fai agli altri quanto vorresti che sia fatto a te.” L’unità con gli altri giovani m’ha dato la forza di cambiare molti rapporti non facili. Ho capito che dovevo accettare le persone come erano, senza pretendere che cambino. Ero io a cambiare. Ci siamo guardati intorno offrendoci come volontari in molte azioni a beneficio di quanti erano disagiati: abbiamo organizzato la raccolta dei fondi per quanti erano stati toccati dalle calamità naturali, aiutando ed assistendo le persone anziani e gli orfani. Ho sperimentato tanta gioia con questo impegno che dava senso alla mia vita avvicinandomi a Dio. Come indù prego ogni notte e vado nel tempio almeno una volta in settimana. Ma ho sperimentato che Dio non è solamente con me quando prego, ma è sempre lì con me, in me e fuori di me. Mi meraviglio spesso come in un paese come il mio di 1 miliardo di persone ho avuto questa opportunità di incontrare questo meraviglioso ideale dell’unità. Tutta la mia vita ho sempre pregato Dio per chiederGli molte cose. Ma dopo questa esperienza Lo prego di indicarmi la strada per realizzare il suo piano su di me. FILIPPINE – MINDANAO Il dialogo tra cristiani e musulmani è diventato la mia passione. Non perdo occasione per raccontare l’esperienza continua che l’Amore vince tutto. Sono nata in una famiglia musulmana e vengo da Mindanao, la Terra Promessa delle Filippine. Sono cresciuta con la mentalità che i ‘non-musulmani’ sono i nemici dell’Islam. L’educazione, però, mi ha fatto capire l’importanza di costruire il dialogo. Dai membri del Movimento dei Focolari ho imparato l’arte di fare il dialogo: un modo semplice e concreto per farmi uno con l’altra persona, perdendo la mia idea o semplicemente essere la prima a fare un favore. Ho imparato che l’unità è possibile facendo un atto di generosità, di rispetto o di accettazione. Nel 1994 ho partecipato all’ Incontro Internazionale Musulmano-Cristiano. Sono rimasto molto colpito dal numero di musulmani, soprattutto Imam, che condividevano l’idea che l’unità è veramente possibile. Prima ho ricordato la mia bellissima, tranquilla ed armoniosa terra di Mindanao. Oggi presenta un quadro contraddittorio, che la nostra gente, composta da musulmani e da cristiani, mai avrebbe desiderato. Il contrasto che ora stiamo sperimentando a Mindanao è una questione politica, che si discute ad alto livello, ma non è portata alla comprensione della grande maggioranza. La religione non ha niente a che fare con questo. I ribelli musulmani lottano per quello che credono sia il loro più antico diritto, l’ “autonomia”. Tutti richiedono che si concluda questa guerra e che si risolva pacificamente. Però, il governo è deciso nella sua posizione di usare la guerra per raggiungere la pace. Io posso solo fare cose piccole, ma concrete. Sono ritornata ai miei libri e ho ristudiato la nostra storia. Soltanto dopo potrò formulare la mia opinione su come si può risolvere questo conflitto. Però credo fermamente che l’unica cosa che può portare la pace in realtà è l’amore. Ho sentito il mio ruolo di messaggera di pace. Ho cominciato varie attività cercando di promuovere comprensione. Insegnavo in un’ Università Cattolica e questo mi ha permesso di stabilire un rapporto con i giovani, Musulmani e Cristiani. Conoscendo la situazione in Mindanao, i miei amici del Focolare sono stati immediati nell’amore concreto. Ora aiutiamo un gruppo di 500 famiglie musulmane che si sono trasferite vicino alla mia città, e un altro gruppo di 300 famiglie, anche musulmane, di un’altra città. I miei amici musulmani si sono sorpresi di ricevere un tale aiuto da gente cristiana. Costruire la pace non è solo una scelta personale. Per me, mi sembra, c’è una forza divina che mi spinge dal di dentro ad essere uno strumento di pace. (altro…)